«Teodem: una nuova questione cattolica?»
Piazza San PietroCon un documento diffuso a conclusione del convegno "Teodem: una nuova questione cattolica? Valori e politica nella società post-secolare", arrivano le parole d'ordine di coloro che in Italia si rivolgono alla Chiesa per declinare il proprio contributo alla formazione del Partito Democratico.
I ‘teodem’ non si rassegnano «a vedere la presenza dei cristiani in politica irrilevante, silenziosa o nostalgica di un passato che non ritorna». «La nostra è un’opera di resistenza e di innovazione», si legge nel manifesto finale. Resistenza «ad un laicismo da combattimento» da una parte, e «all’avanzare di una religione senza fede; di un cristianesimo ridotto a tradizione anziché scelta impegnativa per la vita personale; di un richiamo alle radici cristiane come risposta al bisogno di appartenenza di una società sempre più confusa e disorientata» dal’altra. L’innovazione, invece, riguarda il fatto che «nelle tradizioni politiche del ‘900 non troviamo risposte alle contraddizioni e ai problemi del nostro tempo». E questo in materia di scienza e tecnica, ma anche di lavoro, immigrazione, terrorismo, e altri temi ancora. «Non è più tempo di partiti di soli cattolici», affermano i ‘teodem’, ma «occorre essere ‘lievito’ e ‘lampada’ nei diversi schieramenti politici in cui si articola il bipolarismo». I promotori del convegno sono stati Paola Binetti, Luigi Bobba, Marco Calgaro, Enzo Carra ed Emanuela Baio Dossi.
«Il nostro compito è nel centro sinistra, la nostra prospettiva è nel partito democratico», afferma il manifesto, che puntualizza come «sarebbe del tutto inimmaginabile un approdo tardivo alla casa social-democratica». L’obiettivo, si legge tra l’altro, è «rimettere a fuoco il nesso tra valori e politica per non consegnare alla destra e alle strumentalizzazioni di ogni parte politica una sorta di esclusività nella rappresentanza dei valori». A partire di lì, il manifesto stila anche nove «principi fondativi per il nuovo partito democratico»: una visione della libertà che consideri la persona «in relazione con gli altri»; un «rifiuto esplicito della guerra» e la «promozione della pace»; una «etica del limite» in materia di tecnica, scienza e vita; il sostegno al mercato inteso come «strumento di civilizzazione»; «la promozione dell’equità sociale»; una «forte autonomia dei corpi intermedi»; «un assetto delle istituzioni e delle regole elettorali» che ravvivi la partecipazione democratica; la valorizzazione della famiglia «fondata sul matrimonio come soggetto sociale»; e, infine, una «visione integrale dei diritti umani».
Alla tre giorni di convegno hanno partecipato i maggiori leader del centrosinistra. Francesco Rutelli ha ribadito che «il Partito democratico deve essere un partito garante di una ispirazione plurale, di una libertà di scelta profonda; che abbia una visione personalista della libertà». Rutelli inoltre ha aggiunto che è necessaria «un’ etica del limite di fronte al dirompente potere della scienza, perché non tutto ciò che è tecnicamente lecito è eticamente lecito».







