Testimonianza d'Eccezione : Il Professore Kapet De Bana

Pubblicato il 16 Maggio 2008

Altre pagine di questo documento:

  1. OMAGGIO A Aimé Césaire “Negro sono, Negro resto”
  2. Tutti Neri questi poeti!
  3. Senghor e i poeti della negritudine
  4. Testimonianza d'Eccezione : Il Professore Kapet De Bana

Il Professor Kapet De BanaIl Professor Kapet De Bana

Stralcio di una intervista dell’ottobre 2006

KAPET DE BANA è Professore, Presidente della Lega Camerunese dei Diritti Umani- Premio Internazionale, Membro del Comitato di “Suivi” dei Difensori dei Diritti dell’Uomo- Presidente del Consiglio Mondiale della Diaspora Panafricana –Ideatore della prima grande Enciclopedia Politico- Economica-Sociale e culturale dell’Africa contemporanea e dei popoli neri.

° Membro fondatore dell’Unione Inter-Africana dei Diritti dell’Uomo

° Coordinatore Internazionale della “Societé -Savante” (Sapiente) delle Enciclopedie africane.

M. BA: Professore, ripartiamo dalla sua ultima visita a Fort-de-France ( Martinica ), dove ha incontrato Aimé Césaire. Può innanzitutto parlarci della cultura africana in generale e darci una definizione della letteratura africana di oggi ! Ed infine del suo incontro con Césaire, che é appunto uno dei “ leaders ” della evoluzione intellettuale dell’Africa, insieme a lei e molti altri ?

K. DE BANA: Penso innanzitutto che sono i morti ad essere Eroi. Gente come noi, siamo solo qui, per seguire l’esempio dei nostri antenati, come ho detto: Toussaint Louverture, Marcus Garvey , Dubois, NKrumah, Lumumba , Moumié, Martin L. King e passo… (così via,ndr) E poi la gioventù di cui sei il primo, uno dei grandi rappresentanti, porta voce, con polmoni e occhi, per respirare e guardare. È quello che io restituisco per la storia dell’Africa e per la storia dell’umanità. Ma per quello che riguarda, il mio viaggio in Martinica, era la terza volta che andavo e ci riandavo. Ho scoperto la Martinica innanzitutto, dal famoso discorso di Aimé Césaire sul colonialismo, che conosci e poi da Frantz Fanon, il quale é venuto con me nelle boscaglie algerine, per la rivoluzione Algerina. Terzo, dal processo di Cristoforo Colombo, che Marcel Manville, è morto, pace alla sua anima ; abbiamo iniziato con il diritto dei popoli nel disporre di sè stessi, nell’ambito della celebrazione dell’Europa fa dal 1492 sulla scoperta dell’America da Cristoforo Colombo e dove noi celebriamo come giornata di lutto dei popoli neri; perché , è l’inizio dello schiavismo, della tratta negriera, dalla missione ordinata dal Papa, la Chiesa papale di Roma, dove vi trovate , l’origine viene da lì, perché il Papa aveva benedetto tutto questo. Dunque, quando percorriamo, per fare le fondamenta della nuova Etica e della nuova morale politica e filosofica della Rinascenza africana. Parlando adesso della cultura: la cultura, quando abbiamo definito, nell’ambito della Società Sapiente delle Enciclopedie Africane a Cotonou dinanzi all’Oua, abbiamo definito la cultura, dicendo che la cultura africana deve essere nazionale, deve essere rivoluzionaria, deve essere scientifica. Bene! Deve essere nazionale, perché una cultura deve essere la realtà del popolo, del luogo ambientale dove essa si trova. La cultura nazionale è quella che fonda la ricchezza ancestrale, vero ! Quella in cui i popoli, le generazioni hanno trasmesso. Secondo cui, deve essere rivoluzionaria, e vuol dire: visto che l’Africa è stata colonizzata , occorre rivoluzionare le strutture coloniali e neocoloniali , per rifare “ una pelle nuova ”. Deve essere scientifica, vale a dire la scienza non deve dimenticare mai, tutti gli apporti esteriori, le realtà mondiali della storia universale . Bisogna che la Scienza sia la terza dimensione della definizione della cultura, deve dunque essere Nazionale – Rivoluzionaria e Scientifica, soprattutto riguardo il continente, il quale è stato sottomesso e ucciso. Ma le riporto dal discorso di Aimé Cesaire ( Poeta-Politico e Scrittore Martinicano, ndr ) sul colonialismo ed é grazie al discorso suo sul colonialismo, si può comprendere il male, fa si che l’Africano, il Nero, diventa una cosa e non una persona. Il Nero è stato quantificato come cosa (oggetto), e Aimé Césaire denuncia questo. Visto che denuncia questo, il suo compatriota Frantz Fanon, ha parlato di “ Damnés della terre ”, di cui questi dannati della terra, era il nero un dannato della terra ? Vogliamo assolvere l’Africa e adesso vi abbiamo fatto trasmettere questa prima manifestazione, che mi ha condotto questa volta a “ Fort- de-France ”, l' abbiamo battezzato adesso, invece di essere “Fort-de France”, deve essere “ Fort d’Africa ” . Invece di dire le Antille francesi, le Antille inglesi, si deve dire le Antille africane. Abbiamo intrapreso il decolonizzare la Storia sul piano culturale. Se non si decolonizza la storia, allora saremo sempre alla presenza dei monumenti della cultura dei vincitori, e non ci sarà mai la cultura dei vinti. Dobbiamo rimpiazzare tutti i monumenti, tutte le strade, tutte le piazze per mettere i nomi di tutti quelli che sono morti, per liberare l’Africa e liberare il popolo nero. Se deve cambiare la Piazza di “ Lamartine ”, di Victor Hugo, la piazza di questo e questo altro sulle nostre strade, la piazza dei generali di questi e di questi altri, di sbandierare i "famosi" dei paesi occidentali; bisogna sostituire tutto ciò, per decolonizzare la storia, finché si possa fare una nuova pedagogia dell’insegnamento della cultura su delle basi culturali nuove. Ecco a grandi linee, quello di oggi difendiamo; essere il codice della riparazione, vuol dire riparare i torti che sono stati commessi agli Africani ; di marginare l’Africano, di alienarlo, di dimenticarlo e di mettere al suo posto i nomi degli stranieri, di evangelizzarlo purché preghi. Prendiamo il nome dei grandi Dei e dei grandi nomi della storia, dei Pensatori, dei Filosofi che non conosciamo. Adesso se dobbiamo passare gli esami, dobbiamo insegnare il pensiero di Ghezo, insegnare il pensiero di Toussaint Louverture, il pensiero di Lumumba, o di Nkrumah o di Marcus Garvey e di Dubois. ( W.E. B Dubois )– William Edward Burghardt Dubois, ndr ). Ecco la decolonizzazione della storia, consiste anche in una delle rivendicazioni dei popoli delle Antille, della Martinica , come dell’ Africa, per la nuova “Pedagogia” dell’insegnamento della storia, che pretende scrivere i uecentoquaranta volumi della Società Sapiente delle Enciclopedie Africane.

M. BA: Restando sempre sull’argomento della letteratura africana, la letteratura di ieri a confronto con quella contemporanea dei giorni nostri, cosa fa la loro differenza! E in quale direzione va la letteratura africana in questione ?

K. DE BANA: Giustamente la sua questione é talmente pertinente e supporta tutto quello che abbiamo detto finora; perché quando prendete la rinascenza africana , quando leggete il rinascimento italiano per esempio, giusto perché lei si trova in Italia! Bisogna innanzitutto onorare questo grande popolo Italiano, mostrandogli che conosciamo anche la loro storia; perché

qualche parte della storia dell’Italia é legata alla storia dell’Africa. Dunque, quando vedete la rinascenza italiana, quando leggete questa letteratura, vedrete come l’Italia ha la sua rinascenza sui monumenti; perché l’Italia é uno dei più grandi paesi, dove ci sono delle scuole d’arte, la scuola delle creazioni artistiche, l’arte gotica ecc… Anche la Francia é stata costruita e migliorata, con tutto quello che si trova come decorazioni, come monumenti, vengono dall’Italia. Bene! Di conseguenza, é la rinascenza che fa rivivere la storia di un popolo dalla sua storia, dai suoi scrittori, dai suoi letterati, dai suoi pensatori. Ma la storia dell’Africa e della cultura africana, non è pensata dall’africano, non è stata scritta dagli africani. È da qui nascono i duecentoquaranta volumi della prima grande Enciclopedia dei popoli neri e dell’Africa. Quando si insiste che lei pubblica questa struttura in un numero speciale, purché i popoli dell’ Europa e il popolo stesso dell’Italia, vengano adesso con noi, per scrivere la nuova storia dell’Africa umanista.

E dove dico "Quando l’Africa si libererà, il mondo si umanizzerà ” .

Dunque, vogliamo una letteratura africana, delle Poesie africane del pensiero africano. Perché esiste un pensiero Francese, un pensiero Tedesco, un pensiero Americano e in tutto ciò, c’è un pensiero Latino. Ma dove sta il pensiero Africano a questo punto ? Perché vogliamo pensare come gli Europei, é falso! Dunque bisogna che lo scrittore africano, i giornalisti africani che lei é, creino il mezzo di trasmissione del pensiero africano, della cultura africana. Bisogna che si scriva al ritmo delle realtà dell’Africa.Occorre che si creino delle condizioni per insegnare le nostre lingue ai nostri popoli, perché i nostri popoli d’Africa, non sanno nemmeno leggere la Costituzione del loro paese, perché è scritta in Francese. Non sono alfabetizzati né in francese né in Tedesco, né in Italiano. Cosa vai a parlare delle istituzioni e delle leggi internazionali, quanto delle leggi nazionali, se non sono stati educati alle lingue, nelle quali la letteratura é insegnata. Se si insegna la letteratura, é la letteratura straniera che é stata insegnata a questi popoli; i grandi nomi che si citano: Victor- Hugo e compagnia…! Ma non citi i grandi pensatori, non citi “Béanzin” (Re del Benin), “Ghezo"(1818-1858 – IX° Re del Dahomey, attuale Benin, ndr ) ecc… Ma vuol dire che la nostra letteratura galleggerà e non esisterà in relazione all’Etica dello scrittore e alla morale della scrittura. Ecco dunque il nostro pensiero.

M. BA: Dunque, professore non possiamo saltare questo passaggio, il festival delle “arti negre”, che si annuncia per il dicembre prossimo 2006, a Dakar e che fu inaugurato per la prima volta da Senghor nel 1966, tanto per ricordare l’evento! Cosa può dirci su Senghor e su questo progetto?

K. DE BANA: Ah! Giustamente, riguardo Senghor, sono stato uno dei compagni di Senghor, quando gli studenti si furono rivoltati a Dakar nel 1968, sono stato io, a fare il rapporto dell’ africanizzazione dell’Università di Dakar, perché all’epoca ero Docente della Facoltà di Diritto e Scienza economica a Conakry ( Repubblica della Guinea- ndr ), e Senghor chiese che i Capi di Stato della Guinea, della Mauritania e della Costa d’Avorio, gli dessero un consiglio per risolvere questa crisi sociale dell’Educazione in Senegal influenzata dalla Educazione Francese. Sono stato quello che ha scritto il rapporto, con il quale il Presidente Senghor ha risolto questo conflitto, per “africanizzare” l’Università del Senegal (Università Cheikh Anta Diop). In questo caso, quando partivo per Fort de France , per incontrare Aimé Césaire, visto che Senghor e Aimé Césaire , rappresentano i due “ Cantori ” della Negritudine, sono andato prima ad incontrare il Presidente Senghor, che voleva darmi un messaggio per Aimé Césaire, gli dissi in quella occasione, che il popolo Africano non lo considerava come un Africano, non lo considerava come un Poeta africano;

il popolo africano lo considerava come un Poeta francese o uno Scrittore francese di origine Senegalese. Ho ancora ripetuto questo nel dicembre scorso a Dakar, durante l’incontro degli Intellettuali d’Africa e della Diaspora, dicendo che Senghor, non era un Accademico senegalese, era un Accademico francese di origine senegalese. Non bisogna confondere il genere. In questo caso, parlo in termini di Etica e di morale come lei ha sempre accennato; Dunque Senghor, essendo uno Scrittore Francese di origine Senegalese, un Accademico Francese di origine Senegalese si poteva… Siccome Nkrumah ne aveva dato il tono (via), per fare delle Accademie anche in Africa, dato che era rimasto per trentacinque anni al potere, per venire poi, a morire qui in Francia come Accademico, per mandare le sue spoglie, e seppellirle da noi in Africa!, Cosa anormale tra l’altro. Doveva essere sepolto qui in Francia. Ecco la nostra etica, la nostra filosofia in relazione a Senghor. Dunque l’Arte Negra come ho detto, la negritudine di Senghor, sono delle

vecchie cose che risalgono all’epoca del colonialismo. Non siamo qui, per celebrare la negritudine della espressione “ Senghoriana ” . Siamo qui, per celebrare la Rinascenza Africana, la rinascenza culturale- filosofica, la rinascenza Etica come lei sottolinea molto spesso a cui tiene, credo, molto a cuore a questa parola come me, dell’Etica e della morale, dove si debba comprendere il senso di un avvenimento o il senso di un fenomeno. Dunque in rapporto all’etica e alla morale, Senghor non é Africano, la sua Negritudine è una tappa che va rivalutata, anche se all’epoca era una protesta, secondo le loro condizioni di negri a Parigi, dove tra l’altro non rispettano tutt'ora. Non rispettano i negri né in Francia né in Europa, é la stessa cosa dappertutto. Non siamo più qui, per fare i colloqui delle arti negre. Siamo qui per fare il colloquio consacrato alla rinascenza culturale africana e soprattutto, per una filosofia della rinascenza di un pensiero africano. Il cui senso d’altronde è il discorso sul colonialismo di Aimé Césaire. In diverse occasioni ho dichiarato che se Senghor avesse scritto come Aimé Césaire, il discorso sul colonialismo, la Francia non avrebbe mai messo Senghor all’Accademia Francese. Bisogna che tenga molto bene in mente questo concetto, ed é molto importante dal punto di vista del nostro concepimento delle cose.

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