Troppe spese non sono documentate

Di M.LE - 24 agosto 2007

da Secolo XIX del 20 luglio 2007, pag. 3

Intervista a Sergio D’Elia

I Radicali, da tempo, si bat­tono per dare più trasparenza alla vita politica italiana. In quest’inter­vista il deputato Sergio D’Elia, in­dica alcune strade possibili. «Ab­biamo cominciato male - spiega -visto che sul conto consuntivo per l’anno finanziario 2006 si registra, ad esempio, un aumento di oltre il 25% del rimborso per le spese di viaggio dei deputati: 12 milioni di euro a fronte dei 9 milioni e seicen­tomila del 2005. Quanto al bilancio del 2007, ritengo sia importante contenere la spesa».

Sulle spese di trasporto, in­vece, come vanno le cose?

«Anche qui: ai deputati cessati nel mandato vengono garantiti in misura illimitata spostamenti fer-roviari nazionali, aerei, nei limiti di un plafond che varia sulla durata del mandato, pedaggi autostradali e trasporti navali. Forse è il caso di porre fine a tali privilegi con il ces­sare della carica».

Parliamo dei redditi dei parla­mentari.

«Qui il punto non è tanto l’am­montare complessivo bensì la man­canza di trasparenza. Ad esempio, per toccare l’argomento sollevato dal vostro giornale, se il contributo di 4.190 euro al mese che il deputato riceve per il rapporto eletto-elet­tore (e con il quale si dovrebbero pagare eventuali portaborse), fosse considerato un rimborso, quindi erogato dietro documentazione delle spese sostenute, non ci sa­rebbe problema. Ma se questo non avviene, almeno assoggettiamolo alla fiscalità. Vi sono poi le altre componenti dette dei rimborsi-spese, dalla diaria alle spese telefoniche e di trasporto, che non de­vono essere documentate. Io dico: se non si vuole inserire la diaria nella base imponibile, almeno facciamola corrispondere ai giorni ef­fettivi di presenza a Roma e di par­tecipazione ai lavori parlamentari».

Come facciamo a dare più tra­sparenza a ciò che avviene nel Palazzo?

«Per questo gli strumenti non mancherebbero. Come Radicali proponiamo la pubblicazione di un’anagrafe degli eletti, con la pub­blicazione delle dichiarazioni dei redditi, degli interessi finanziari, della durata degli incarichi, delle presenze in Parlamento, delle spese per lo staff, per l’ufficio, per i viaggi, per i telefoni, e via, sino ai doni ricevuti. Sarebbe un passo avanti».