Troppe spese non sono documentate
da Secolo XIX del 20 luglio 2007, pag. 3
Intervista a Sergio D’Elia
I Radicali, da tempo, si battono per dare più trasparenza alla vita politica italiana. In quest’intervista il deputato Sergio D’Elia, indica alcune strade possibili. «Abbiamo cominciato male - spiega -visto che sul conto consuntivo per l’anno finanziario 2006 si registra, ad esempio, un aumento di oltre il 25% del rimborso per le spese di viaggio dei deputati: 12 milioni di euro a fronte dei 9 milioni e seicentomila del 2005. Quanto al bilancio del 2007, ritengo sia importante contenere la spesa».
Sulle spese di trasporto, invece, come vanno le cose?
«Anche qui: ai deputati cessati nel mandato vengono garantiti in misura illimitata spostamenti fer-roviari nazionali, aerei, nei limiti di un plafond che varia sulla durata del mandato, pedaggi autostradali e trasporti navali. Forse è il caso di porre fine a tali privilegi con il cessare della carica».
Parliamo dei redditi dei parlamentari.
«Qui il punto non è tanto l’ammontare complessivo bensì la mancanza di trasparenza. Ad esempio, per toccare l’argomento sollevato dal vostro giornale, se il contributo di 4.190 euro al mese che il deputato riceve per il rapporto eletto-elettore (e con il quale si dovrebbero pagare eventuali portaborse), fosse considerato un rimborso, quindi erogato dietro documentazione delle spese sostenute, non ci sarebbe problema. Ma se questo non avviene, almeno assoggettiamolo alla fiscalità. Vi sono poi le altre componenti dette dei rimborsi-spese, dalla diaria alle spese telefoniche e di trasporto, che non devono essere documentate. Io dico: se non si vuole inserire la diaria nella base imponibile, almeno facciamola corrispondere ai giorni effettivi di presenza a Roma e di partecipazione ai lavori parlamentari».
Come facciamo a dare più trasparenza a ciò che avviene nel Palazzo?
«Per questo gli strumenti non mancherebbero. Come Radicali proponiamo la pubblicazione di un’anagrafe degli eletti, con la pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi, degli interessi finanziari, della durata degli incarichi, delle presenze in Parlamento, delle spese per lo staff, per l’ufficio, per i viaggi, per i telefoni, e via, sino ai doni ricevuti. Sarebbe un passo avanti».


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