«Tutti insieme appassionatamente?» di Biagio Marzo

14 ottobre 2009
Angelo BonelliAngelo Bonelli

Parlamentare socialista nella X, XI e XII legislatura, è stato presidente della Commissione Bicamerale per la ristrutturazione delle Partecipazioni statali. Ha fatto inoltre parte della direzione nazionale del PSI, nel cui ambito, dopo aver ricoperto per due volte l’incarico dell’organizzazione.

Per quella che si chiama comunemente eterogenesi dei fini, due forze politiche distinte e distanti tra di loro hanno assunto un comune denominatore: Marco Pannella. Nessuno si aspettava che l’entrata in scena di Pannella, nell’assemblea di Bobo Craxi, rivalutasse la tradizione dei socialismo autonomista e libertario e, nel contempo, determinasse solo per la sua presenza il capovolgimento delle sorti del congresso dei Verdi. Non pensiamo minimamente che Pannella pur chiamandosi Marco di nome, abbia le medesime facoltà del Leone alato di “preparare la strada” - incipit del Vangelo Secondo Marco - per nuove prospettive, ma in politica mai dire mai. Sicché, il combinato disposto di Socialisti e Verdi hanno messo in crisi Sinistra e libertà (SL). Già di per sé incapace di decollare, per troppe contraddizioni culturali e politiche al suo interno. Oltretutto, non ha alcun leader capace di guidarlo. Neppure Niki Vendola, che pure si era proposto al ruolo di leader, non è il tipo, per la sua cultura politica, in grado di risollevare le sorti della sinistra. Vale la pena ricordare che è stata profetica la frase di Daniel Cohn Bendit a margine della Assemblea di Bagnoli di SL: ‘la sinistra è un bellissimo ricordo”. La presenza di Pannella acquista altresì un significato importante per la scelta compiuta dai Radicali italiani, nell’ultimo Comitato nazionale, di scendere direttamente nelle prossime elezioni regionali, per questo motivo hanno lanciato una campagna di raccolta di “pre firme” per la presentazione delle liste Bonino - Pannella. Nello stesso tempo, hanno chiesto degli incontri, per verificare se c’è ancora un terreno di intesa, al Pd in cui sono stati ospitati nelle ultime politiche e all’Idv di Di Pietro, partito apparentato con il Pd. Con i democratici non crediamo che ci possa essere un’alleanza dopo che si è rimangiato la parola data per quanto riguarda la candidatura di Marco Pannella nelle scorse europee. Con Di Pietro, è meglio mettersi l’anima in pace, sapendo già d’ora che non ci potrà essere alcuna alleanza, visto che lui è giustizialista tanto al chilo e loro garantisti a prova di bomba. Alla luce dei fatti, i Radicali di Pannella, i Socialisti di Bobo Craxi e i Verdi di Boato e Bonelli potrebbero giocare le medesima partita elettorale. Beninteso, la nostra è solo una ipotesi di scuola, non essendoci elementi che possano convalidare le reali intenzioni dei giocatori di cui sopra. L’unica novità è legata agli avvenimenti della scorsa settimana in cui sono successi dei fatti di rilievo politico nell’area dei socialisti e nel partito dei Verdi, mentre infuriava la polemica nei confronti della Corte costituzionale e il Capo dello Stato alimentata da Presidente del consiglio. Benché le due forze non abbiano eletti in Parlamento e non contano un fico secco nel teatro politico, le loro ultime iniziative potrebbero mettere in moto un nuovo processo di alleanze, in vista delle prossime elezioni elettorali. I Socialisti riscoprono la peculiarità autonomista, per cui le alleanze a geometria variabile sono la scelta politica per avere almeno alcuni eletti e per costruire, se ci saranno le condizioni, un radicamento nuovo, svincolato dal residuato elettorale del vecchio Psi, anche perché in via di consunzione. Insomma, un soggetto nuovo di zecca, per le idee e per le proposte, capace di calamitare consensi tra i ceti sociali innovatori, stanchi del populismo imperante, dei conformismo, nemico di ogni politica di cambiamento e della antipolitica: negazione assoluta di cultura delle istituzioni. Bobo Craxi ha lanciato la sfida al Ps di Nencini e il segretario socialista, pur rivendicando con molto orgoglio le sue nobili ascendenze politiche, si è dichiarato in linea di principio disposto confluire in “Sinistra e libertà”, con il PS al pari delle altre componenti che faranno parte. Il che significa, però, sia pure tra mille clausole e subordinate, che Nencini, accettando l’auto scioglimento del Partito socialista, ha decretato la morte. A maggior ragione, dopo che Vendola e Fava hanno chiesto il congresso anticipato, accelerando sulla tabella di marcia fissata a Bagnoli, in una assemblea in cui ha gettato le basi per un socialismo a misura dei problemi della società in continua evoluzione. Marco Boato e Angelo Bonelli hanno vinto il congresso dei Verdi in cui avrebbero dovuto soccombere, lasciando via libera a Grazia Francescano e a Loredana De Petris per dar vita alle liste di Sinistra e Libertà. Mentre la coppia vincente sceglie il mantra di Daniel Cohn Bendit secondo cui la sinistra è un concetto superato, piaccia o no, il tempo è post ideologico per cui l’unica politica possibile è il trasversalismo, la coppia sconfitta è l’opposto, sottomessa alla sinistra più d’antan che ci possa essere in giro e ferma a un mondo che non esiste più. Il vecchio ecologismo, screditato dal ministerialismo, ha fatto il suo tempo, e rischia di fa perire i Verdi definitivamente e meno male che a Fiuggi si siano fatti carico Boato e Bonelli di rilanciarlo in chiave riformista. In conclusione. Negli anni Ottanta apparve il fenomeno dei Verdi, tuttora importante, soprattutto in Nord Europa e in Francia, dove, sotto la guida di Cohn-Bendit, gli ecologisti hanno recentemente ottenuto una clamorosa affermazione elettorale. Quella guida che in Italia, senza alcun dubbio, è mancata e la cui assenza stava portando allo scioglimento del partito, ma, per via dello sforzo di Boato e Bonelli, i Verdi ritroveranno l’identità perduta. Bene. A condizione che i Verdi non vadano dietro a movimenti disseminatori di populismo e di antipolitica.

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