Tutti Neri questi poeti!

Pubblicato il 16 Maggio 2008

Langston HuguesLangston Hugues

Langston Hughes

“Cantante e Poeta nero

degli Stati Uniti”

Tra jazz e poesia

Dal punto di vista tematico , “Ask Your Mama” ci offre una scorciatoia sorprendente del mondo nero americano di oggi, e anche del mondo nero tout court, la cui tecnica utilizzata contribuisce a farci sentire l’unità profonda. L’unità dell’insieme è innanzitutto fatta di una stretta coesione dei suoi temi. Sono tutti centrati intorno alla vita nera, come lo ricorda il ritornello periodico del verso:

Nel quartiere dei neri

Questo “quartiere nero” è alle dimensioni del mondo di colore; comprende comunque i Neri della patria africana che quelli della diaspora, e si sposta alternativamente dal Nord al Sud, dagli Stati Uniti alle Antille e in Africa, perfino nel quartiere Latino. Le allusioni all’attualità e al ruolo sempre più importante che torna all’uomo nero abbondano, e potrebbe partire da “Ask Your Mama compulser” un vero Who’s Who nero, dove figurerebbero, vicino degli artisti, degli scrittori e dei “leaders” neri delle due Americhe, tutti i grandi uomini politici dei giovani stati africani, e anche alcuni altri capi di Stato in rivolta contro l’Occidente, tali come Castro o Nasser. Ovunque dove ci sono degli uomini di colore, sembra voler dire il poeta, gli stessi problemi si pongono. Anche la sua tecnica tende a farci sentire l’unità profonda di “questo terzo mondo”, come in questo verso dove tre scrittori neri (Alioune Diop, Aimé Césaire e Léopold Senghor) sono mescolati in un solo personaggio:

         ALIOUNE  AIME  SEDAR  SAVOURE  A PETITES

         GORGEES  SA  NEGRITUDE.

Più di una volta nel corso di questo poema Langston Hughes ritrova il suo tono combattivo di una volta per fustigare i Sudisti.

Dall’insieme si libera tuttavia una visione dell’avvenire nettamente più confidente e più ottimista che nel “Montage of Dream Deffered”. Verso e contro tutto, il Nero custodisce nel cuore la speranza di vedere un giorno realizzarsi un sogno:

LE REVEREND MARTIN LUTHER KING

MONTE SA LICORNE

SANS EGARD AU SANG

ET AU CLAIR DE LUNE QUI TACHENT SA CORNE.

Per la prima volta, vicino al tema del sogno perpetuamente aggiornato, appare quello del sogno realizzato. Tutta la sezione “Horn of Plenty” lo consacra. Dopo una apertura dove sono enumerate le principali riuscite finanziarie nere del mondo dello spettacolo, dello sport o altrove, il poeta ci fa penetrare più intimamente nell’universo psicologico del Nero arrivato. Un passaggio almeno di questa sezione potrebbe ben avere un valore autobiografico:

CI SONO ARRIVATO! Sì, SONO RIUSCITO!

IL MIO NOME NEI GIORNALI TUTTI I GIORNI!

CELEBRE- ALLA FORZA DEL PUGNO-

DI PERSONA E DI NULLA A QUELLO CHE SONO.

MI CONOSCONO ANCHE NELLA CITTà BASSA,

IN TUTTO IL PAESE, IN EUROPA,

IO CHE UNA VOLTA NON ERO NESSUNO,

NIENTE CHE UNA OMBRA DI Più

OGGI UN NOME ! MIO NOME- UN NOME !

E tuttavia, i bianchi non ammettono che a malincuore possa essere così; l’ascensione sociale del Nero li indispone, e cercano continuamente di fargli sentire delle situazioni sgradevoli per esporli. Queste questioni vengono ad inserirsi nel corso del poema come tanti “breaks” che interrompono momentaneamente lo svolgimento della sinfonia in jazz, e il Nero li conduce con questa risposta imprudente: “Ask Your Mama! ”, corrisponde all’incirca in francese a: “Chiedi alla tua sorellina!”.

E MI HANNO CHIESTO A NATALE

SE IL MIO NERO SI STINGEVA ?

HO DETTO, CHIEDI ALLA TUA SORELLINA!

Sembra dunque, in conclusione, che abbiamo buone ragioni di considerare “Ask Your Mama” come un ampio tentativo di sintesi da parte del poeta, ma quello non significa che tutti gli antagonismi siano stati ridotti e conciliati. Alcuni, al contrario, si sono irrigiditi in una opposizione nuova. Quello è particolarmente vero della posizione del poeta.

Il Dio bianco non viene mai al quartiere nero, poiché egli sa che il chiaro di luna smaschererebbe il suo biancore:

NEL QUARTIERE DEI NERI

DOVE UNA ANTICA RIVIERA SCORRE

E PASSA TRA DELLE CAPANNE DOVE VIVONO UN MILIONE [DI NERI]

E DOVE IL DIO BIANCO NON VA MAI

PERCHé LA LUNA SBIANCHEREBBE IL SUO BIANCORE

Più BIANCO DELLA SUA MASCHERA DI BIANCORE

E LA NOTTE POTREBBE STUPIRSI

E PERDERNE IL RIPOSO.

Come se spesso già nella sua opera anteriore, l’espressione del sentimento religioso del poeta rimane sistematicamente equivoco, e tende a rigettare fuori da sè stesso le contraddizioni interiori che non è ancora pervenuto a sormontare. Così, per quello che riguarda personalmente, la sintesi rimane ancora da fare.

Conclusione:

Langston Hughes e Harlem

Mecca del Nuovo Nero, tempio del Jazz, rifugio delle masse nere emigrate del Sud, punto di raduno dei Neri del mondo intero, focolaio di rivolta, capo- luogo di sette innumerevoli , vivente e suprema incarnazione di questo grande sogno di libertà e di uguaglianza al quale, verso e contro tutte le disillusioni, nè il poeta, nè i suoi fratelli di razza non hanno mai rinunciato a credere, Harlem riassume a lei sola tutti i temi del poeta e di tutti gli aspetti della sua personalità così diversa. Tanto nulla contesterebbe che Langston Hughes sia oggi per eccellenza il poeta di Harlem. Eppure, è tanto di più, poiché nella sua opera di Harlem è simbolo tanto della realtà. Quando la sera tardi il jazz infine tace, e si sente, nel silenzio della notte, battere il cuore della grande città nera, quando “un piede è nel bordo dell’inferno”, “rammentandosi le vecchie menzogne e i colpi di piede ricevuti “, Harlem all’eccesso lascia scoppiare il suo sdegno ; quando infine, certi giorni, quelli dei nostri che sono sfuggiti dal suo “sogno amaro” per andare a perdersi tra i Bianchi non possono pensare a lei senza una stretta di cuore, niente dubbio di allora, sotto la bacchetta magica del poeta, Harlem non rompe miracolosamente i suoi limiti per prendere le dimensioni dell’America nera stessa.

Nè Harlem, nè la sua razza non sapranno d'altronde rivendicare Langston Hughes tutto intero, poiché al di là delle frontiere del suo colore, ha cantato le aspirazioni eterne di tutti gli uomini invaghiti di libertà.

Poeti neri d’America 1965

“Per me”, dice Langston Hughes

Il Jazz è una delle espressioni naturali della vita nera in America, l’eterno battere del tam-tam nell’anima nera- il tam-tam della rivolta contro la stanchezza che si prova in un mondo bianco, un mondo di metro, e di lavoro, del lavoro, e ancora del lavoro; il tam-tam della gioia e del ridere, e del dolore che si elude in un sorriso.

Idioma favorito dalle masse nere urbane il jazz doveva divenire anche il linguaggio abituale di colui che di colpo si era rivelato come il loro poeta: “ Il ritmo della vita è un ritmo di jazz ”.

Ai mezzi del recitante, del cantante e del danzatore possono venire a raggiungere simultaneamente quelli del mimo, perfino dell’attore. Il poema ne vive allora della sua vita autonoma. Attira su di lui tutta una gamma di espressioni artistiche connesse.Questa forma di poesia è tipicamente africana.

L’Africano ha pochi poemi suscettibili di essere semplicemente recitati in quanto poemi. Ama la poesia quando si può drammatizzarla, cantarla e ballarla…Il poeta canta i versi con tanta vivacità che crea una scena drammatica, di cui ne è l’eroe. Essa è del resto, inseparabile dagli atti stesso della vita.

“La vie du Jazz”

Martin Luther KingMartin Luther King

“J'ai fait un rêve ”

Ho fatto un sogno

“ Tornate nel Mississipi, tornate in Alabama, tornate in Georgia, tornate in Louisiana, tornate, tornate nei tuguri e nei ghetti delle nostre città del Nord, convinti che un modo o in un altro la situazione attuale può cambiare e cambierà. Non marciamo in questa vallata di lacrime.

 Vi dico oggi, miei amici, che a dispetto delle difficoltà e delle frustrazioni attuali, ho sempre un sogno. È un sogno profondamente radicato nel seno del sogno americano.

  Sogno che un giorno questa nazione si alzerà per vivere pienamente il vero senso della sua fede. “Teniamo queste verità pur evidenti che tutti gli uomini nascono uguali.”

  Ecco il mio sogno : è che un giorno, sulle rosse colline  della Georgia, i figli degli anziani schiavi e i figli dei loro anziani maestri potranno prendere posto insieme nella tavola della fratellanza.

  Sogno che un giorno stesso lo Stato del Mississipi, Stato desertico, sudando sotto il caldo dell’ingiustizia e dell’oppressione, sarà trasformato in una oasi di libertà e di giustizia.

   Sogno che un giorno i miei quattro nipoti vivranno in un paese dove non saranno giudicati secondo il colore della loro pelle ma in ragione del loro carattere.

   Sogno oggi.

   Sogno che un giorno lo Stato di Alabama sarà trasformato, e che dei piccoli ragazzi neri e delle piccole ragazze nere potranno congiungere le loro mani a quelle dei piccoli ragazzi bianchi e delle piccole ragazze bianche e camminare tutti insieme come fratelli e sorelle.

                 Martin Luther King: il combattente pacifico.

                 N. Horizons/Istra                

Il pastore e apostolo della “Non-violenza”, muore il 4 aprile 1968 sotto i colpi di un sicario

a Memphis…

Biografia di L. Hughes

“Una gioventù movimentata” (1902-1924)

Nato a Josplin, nel Missouri, il 1° febbraio 1902, James Langston Hughes non è quel “Nero nero come la notte” che canta uno dei suoi primi poemi. Tra i suoi antenati paterni, conta, in effetti, un mercante di schiavi ebrei del Kentucky e un distillatore di origine scozzese. La sua ascendenza materna non è meno variegata .

Il padre del poeta, James Nathaniel Hughes, era un uomo duro e aspro al guadagno. Poco tempo dopo la nascita del suo figlio, decide di andare in Mexico, dove soffrirà ancora di più per la discriminazione razziale. Gli sposi si separarono dunque, la mamma, serva delle sue risorse, e cambiando frequentemente residenza , vive di espedienti dovuti ai sottili impieghi che gli offrono, non ebbe per molto la possibilità di occuparsi di suo figlio.

Langston Hughes aveva scritto il suo primo poema per il giorno della distribuzione dei premi alla scuola elementare di Lincoln; ma è alla Central High School di Cleveland ( Ohio) che ebbe la gioia di vedere i suoi poemi pubblicati nella rivista della scuola. Tuttavia, suo padre manifestò nell’intervallo il desiderio di averlo qualche tempo vicino a lui e di occuparsi del suo avvenire, ed è così che a 18 anni, Langston Hughes partì alla scoperta del Mexico. Ma tra il padre e il figlio l’incompatibilità si rivelò quasi totale. Il giovane ragazzo vedeva già la vita da poeta, mentre il padre parlava solo di compatibilità, di studi superiori o altre forme di costrizione.

Sotto l’influenza di suo padre, Langston Hughes si è rassegna dunque ad entrare all’Università di Columbia nell’autunno del 1921. E poi, c’era Harlem a due passi, che l’attraeva molto di più dell’Università Columbia.

Il primo anno finito in Columbia, decide di non tornarci più, si installa a Harlem e cerca del lavoro, un grande problema per un Nero dell’epoca. Era un ripiego, perché sentiva adesso svegliarsi in lui il gusto dell’avventura contenuta troppo a lungo. Questa volta il mare lo chiama, e al di là, l’Africa, terra degli antenati, visita la costa occidentale a favore degli scali del cargo sul quale si è impegnato nel giugno 1923. Al suo ritorno dell’Africa, si impegna su una nave con destinazione Olanda, ma al suo secondo scalo a Rotterdam, nel febbraio 1924, decide di raggiungere Parigi. Lavora prima come cacciatore, poi come cuoco. L’estate, Langston Hughes fa conoscenza con l’Italia del Nord. Per strada, Alain Locke, gli fa visitare Venezia. Dopo aver per qualche tempo svolto una vita di “clochard” nel porto di Genova, trova infine una nave con destinazione New York.

Sono scrittori e cantanti che impressionarono i poeti neri africani…

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