“Un sistema d’affari sta strozzando la Calabria”. Intervista al magistrato De Magistris
Mafia, politica e affari in Calabria. Ne abbiamo parlato con il magistrato più discusso, attaccato e al centro di polemiche e interrogazioni parlamentari: Luigi De Magistris, il pm di Catanzaro che sta scoperchiando il sistema d’affari che impera alla punta dello Stivale. Lo abbiamo fatto pubblicamente sabato scorso, a Reggio Calabria, nel corso della manifestazione conclusiva di “LegaItalia”, il meeting organizzato da “Ammazateci tutti”.
Dottore, ci parli del sistema degli affari e delle tangenti in Calabria.
C’è una nuova forma di criminalità organizzata in Calabria, che non è solo ‘ndrangheta, che tende alla gestione dei fondi pubblici, di quelli che sono arrivati, che stanno arrivando e che arriveranno. Questo è lo snodo fondamentale, perché è lì che si radicano, si rafforzano e aumentano le collusioni tra istituzioni, politica, affari e sistema bancario.
Il procuratore antimafia di Reggio, il dottor Boemi, parla dell’esistenza di un “tavolo” dove queste diverse entità si mettono insieme e decidono.
Quelle che lei chiama le varie entità non agiscono in modo autonomo. Basta vedere le scalate societarie, il sistema delle società miste pubblico-privato che si trovano dietro tutti i settori dei finanziamenti pubblici e si vedrà che la ‘ndrangheta ha un suo ruolo, è pienamente inserita. Non è un terzo livello, questo è un sistema nel quale dentro c’è la criminalità organizzata tradizionale e quella dei colletti bianchi, non sono settori separati gli uni dagli altri. Quando parliamo di gestione dei finanziamenti pubblici (solo per il 2006-07 18 miliardi e mezzo di euro), noi ci accorgiaqmo che dietro il cosiddetto tavolo della spartizione ritroviamo spesso le stesse societò, lo stesso giro di professionisti, gli stessi gruppi di potere. E questo accade se parliamo di rifiuti, di informatizzazione, di acqua o di sanità. Ci sono società che si occupano di tutti questi settori contemporaneamente. Questo sistema ha bisogno di inglobare e controllare anche pezzi di istituzioni deputate al controllo. Ci siamo trovati di fronte a situazioni di commistione tra controllori e controllati che il conflitto di interessi di Berlusconi fa quasi ridere. E accade spesso che il collante di tutto ciò sia, come dire?…
La massoneria…
Massoneria, lobby, circoli, luoghi certamente trasversali.
Che c’è dentro queste società?
Faccia una visura camerale per vedere chi sono i soci, i consiglieri di amministrazione e vedrà che abbiamo il figlio del politico, il nipote, il figlio e il parente del magistrato, e poi del poliziotto, del carabiniere. Un sistema.
Un antistato potente.
Affatto, quando si arriva a questi livelli ci troviamo di fronte a quello che lo scrittore Domenico Starnone definisce la normale devianza. Mi spiego: una volta c’erano i servizi deviati, la magistratura deviata, anche i giornalisti deviati, ora la cosa si sta ribaltando. Deviati sono quei pochi magistrati che fanno inchieste, i pochi giornalisti che scrivono, gli investigatori che fanno il loro dovere. E allora il nostro compito, da cittadini, è ribaltare nuovamente tutto questo e riaffermare di nuovo la presenza dello Stato.
Nel ‘92 scoppiò Tangentopoli e vennero le inchieste di Mani pulite, quali sono le differenze con la situazione di oggi?
Nel ‘92 il quadro politico nazionale era in fibrillazione, gli imprenditori facevano la fila davanti agli uffici dei pm e confessavano, stanchi com’erano di pagare tangenti. La magistratura era compatta, quindi forte. Da allora tutto è cambiato: c’è stato un accordo, anche con la mafia che ha dismesso la strategia delle bombe e dell’attacco allo Stato. Tutti attorno a un tavolo, imprenditoria e politica deviata. L’obiettivo non è più la mazzetta, ma la spartizione dei finanziamenti pubblici. Ci sediamo, facciamo le nostre società, prendiamo. Questa è la regola. Oggi, poi, il conflitto sociale è basso e la magistratura non è più compatta, non ha più la forza per far fronte al sistema, appare narcotizzata.
Di chi è la colpa?
Stiamo pagando gli effetti delle leggi devastanti approvate dai governi precedenti. Speravamo che questo governo avrebbe cancellato le leggi ad personam, non è seuccesso e forse la situazione è per molti aspetti peggiorata.
Un quadro fosco, tutti uguali…
Non è questo, il governo precedente, con i suoi atteggiamenti e gli attacchi sgradevoli alla magistratura, aveva compattato l’opinione pubblica, oggi abbiamo un fenomeno più strisciante. Io, ad esempio, mi sono illuso non tanto di essere sostenuto dalle istituzioni nelle mie inchieste, ma di avere almeno la loro neutralità. Prendo atto, invece, che dalla politica e dalle istituzioni mi vengono una serie di ostacoli. E invece dobbiamo invertire questa tendenza per ridare fiducia all’opinione pubblica che crede nel controllo di legalità.
Lei è il magistrato più ispezionato, attaccato e criticato, in questo momento. Ho letto di un importante politico calabrese che giudica “inattendibili” le sue inchieste. Un altro che dice che lei cerca solo applausi…
Andiamo con ordine: l’attendibilità o meno di una inchiesta la decide un Tribunale, una Corte d’assise, non un politico. Questo avviene nei paesi normali. Per il resto, io sono convinto che un magistrato non debba ricercare il consenso dell’opinione pubblica, sono contrario alla figura del magistrato etico. Quando facciamo una inchiesta dobbiamo prescindere da valutazioni di convenienza o di opportunità che sono quelle che ti possono spingere verso il consenso o il dissenso della pubblica opinione. Detto questo, prendo atto del fatto che in Calabria sento molto più vicine tante persone che non hanno alcun potere, mentre sento lontane le istituzioni. E questo, mi creda, è un dato che mi inquieta. Il ruolo della magistratura è importante, ma non sostitutivo della funzione politica. Detto ciò, è evidente che il diritto ha una sua funzione rivoluzionaria, con il diritto si può cambiare la società.
Dicono che lei stia per lasciare la Calabria.
Si tranquillizzino tutti: ho detto a chi mi offrivas posti altrove che io voglio continuare a fare il pm a Catanzaro. Per farmi andar via devono avere il coraggio di cacciarmi. Se hanno la volontà e la forza di trasferirmi va bene, io sono un servitore dello stato. Ma lo devono dire, non devono fare manovre subdole per mandarmi via.
Lei ha fatto inchieste importanti, spesso abbiamo letto di minacce, intimidazioni, ce ne parli, perfavore.
La cosa più allarmante sono le intimidazioni nei confronti delle persone offese o di chi viene a denunciare reati. Vedo intimidazioni anche violente nei confronti di giornalisti che cercano di raccontare le cose rimuovendo la cappa di silenzio che per troppi anni ha oppresso questa terra. Intimidazioni e ostacoli nei confronti degli investigatori che affiancano il magistrato. Mi preoccupa il messaggio fascista che sta dietro a tutto questo: colpirne uno per intimidirne cento. La realtà è che se indaghi su uno zingaro che ruba macchine ti applaudono, se lo fai su un politico o un colletto bianco è la fine: ti attaccano tutti.
La accusano di non portare mai a termine le sue inchieste, cosa risponde.
Se si fa un monitoraggio, come io ho fatto documentando a chi di dovere, si vedrà che le mie inchieste sono tutte concluse. Qualcuna si è arenata in dibattimento, soprattutto quelle contro i pubblici amministratori. Una sola non è finita, l’inchiesta Poseidone, nella quale c’è stata una grave fuga di notizie che ha favorito gli indagati. Mi è stata scippata.
Da chi?
E’ un dato pubblico, dal mio procuratore che l’ha affidata a se stesso.
Perché?
L’ho spiegato alla procura della Repubblica competente.
Dalle sue inchieste viene fuori un quadro devastante. Il governatore Loiero parla di “un marchio di infamia che pesa sulla Calabria”. Lanci un messaggio ai calabresi onesti, la maggioranza.
Parlo da cittadino. Se fosse stata utilizzata la metà dei fondi arrivati la Calabria poteva essere una piccola Svizzera. Cosi non è. E allora i calabresi si devono ribellare, collettivizzare la loro rabbia. La rivolta civile non è un atto contro, ma a favore delle istituzioni. In un momento di metastasi come questo, la rivolta morale e civile degli onesti può favorire la rinascita della Calabria. Solo così riusciremo ad imprimere su questa terra l’unico marchio che merita: quello della bellezza.







