V-day, Bernardini e Cappato: benvenuto a Grillo sui referendum. Ci saremo...
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- "Chi ha paura di Beppe Grillo?". Un libro di Emilio Targia, Edoardo Fleischner e Federica De Maria
- Marco Pannella consiglia Beppe Grillo: «Collaboriamo sui referendum»
- La Cassazione: insufficienti le firme valide di Beppe Grillo per i referendum
Marco Cappato e Rita Bernardini. Foto di Mihai Romanciuc...ma occhio agli scherzi di regime sulle firme.
Roma, 22 aprile 2008
• Dichiarazione di Marco Cappato, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, e Rita Bernardini, Segretaria di Radicali italiani
Il primo tentativo di referendum per l'abolizione dell'Ordine dei giornalisti - ordine parastatale al quale viene attribuito il monopolio corporativo dei privilegi del giornalismo di regime - risale all'anno 1974. Dopo di allora, abbiamo di nuovo raccolto le firme nel 1995, ma nel voto del 1997 i referendum furono annullati per mancato raggiungimento del “quorum” pur avendo registrato una maggioranza schiacciante dei sì all’abrogazione (65,5%) fra i cittadini che si erano recati ai seggi. Inoltre, nel 1996 militanti e dirigenti radicali si autodenunciarono per aver distribuito il giornale “Risorgimento liberale” non registrato presso il Tribunale perché il direttore responsabile che lo aveva firmato non era iscritto all'Ordine.
Le battaglie e i referendum radicali contro ordine del giornalisti e sovvenzioni all'editoria
Marco Pannella a Beppe Grillo: «Collaboriamo sui referendum»
Dossier sulla validità della raccolta di firme di Beppe Grillo
Anche sugli altri temi due temi, mettiamo a disposizione un patrimonio di lotte che affonda le radici nella storia della Repubblica. I radicali infatti hanno realizzato innumerevoli iniziative parlamentari per evitare che i finanziamenti all’editoria - di partito e non - continuassero ad essere una forma di assistenzialismo e di controllo politico dell’informazione. Per quanto riguarda la legge Gasparri, abbiamo a più riprese proposto il superamento di una legge che non solo mantiene il duopolio Rai-Mediaset, ma lo trasferisce sul digitale - come stigmatizzato già dall’Unione europea - trasformandolo gradualmente in un monopolio della raccolta pubblicitaria a Pubblitalia, che strangola le emittenti locali e la carta stampata. La legge Gasparri inoltre svilisce il “servizio pubblico” a “servizio statale” del monopolio RAI, realizzato senza gare, e senza alcuna considerazione per il referendum sulla privatizzazione che avevamo vinto nel 1995.
Per questo diciamo a Beppe Grillo, innanzitutto: benvenuto! Noi radicali firmeremo le tre proposte referendarie, e siamo disponibili a dare una mano anche dal punto di vista organizzativo, se il nostro aiuto è gradito. Aggiungiamo: occhio agli scherzi di un regime che per decenni ha affinato le armi dell’eversione antireferendaria. In particolare, Marco Pannella ha già inviato a Beppe Grillo un documento sui rischi di annullamento di regime delle firme in ragione della data scelta.
Prossimo V-Day, Sapienza: le firme raccolte da Grillo non saranno valide
• Dichiarazione di Simone Sapienza, radioradicale.it, membro del comitato di Radicali Italiani
31 marzo 2008
Il prossimo 25 aprile Beppe Grillo scenderà in piazza per un nuovo V-Day. Questa volta non si raccoglieranno le adesioni per leggi d’iniziativa popolare ma, visto il successo del 8 settembre scorso, quando in una giornata si raccolsero 300.000 firme, lo strumento scelto e annunciato sarà il referendum abrogativo con quesiti inerenti all’abolizione dell’ordine dei giornalisti, ai finanziamenti all’editoria, e alla legge Gasparri sulle frequenze tv.
C’è però un piccolo problema che (non) stupisce vista la sensibilità dei suoi manager e produttori (gli stessi di Di Pietro) verso lo stato di diritto, le istituzioni e le sue leggi: le firme raccolte non potranno essere depositate! La Legge n. 352 del 1970, infatti, recita chiaramente all’art. 31: “Non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle camere medesime”.
“L’amicizia è costanza dell’attenzione” si cita dalle parti radicali e Grillo non è amico delle leggi e della Costituzione, come ha dimostrato l’assurda e violenta denigrazione nei confronti di Sergio D’Elia, detenuto riabilitato da anni, oggi leader radicale delle campagne per i diritti umani nel mondo.
Del resto, anche ciò che emerge dalla prime esperienze di politica organizzata di Grillo sul territorio, è quanto di più desolante e scontato la storia della partitocrazia abbia conosciuto: assenza di statuti e regolamenti, liste chiuse da responsabili nemmeno votati e allo stesso tempo appello alla partecipazione democratica, come emerso dalle testimonianze riportate da membri dei meetup sul sito di giornalismo partecipativo www.fainotizia.it.
L’unico consiglio che si può dare a Beppe Grillo è di dubitare di più. Dubitare di chi oggi lo consiglia e di chi ne è stato artefice: i Casaleggio, produttori e consulenti strategici, Antonio Di Pietro, referente politico e tutti coloro che tra i giornalisti hanno contribuito a presentarlo come l’unica novità della scena politica italiana.
Guardi invece all’antica esperienza dei radicali, quelli dei “mezzi che prefigurano il fine”, come esempio di tenace e costante denuncia e lotta contro il regime dei partiti e della disinformazione: quegli stessi radicali che senza sposare i metodi della partitocrazia hanno sempre saputo rifiutare il facile populismo.
L’amore per le istituzione e l’attenzione per le sue leggi, i suoi regolamenti e la democrazia interna alle organizzazioni, è l’unico modo per riformarle davvero.
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