V-day, Bernardini e Cappato: benvenuto a Grillo sui referendum. Ci saremo...

Pubblicato il 23 Aprile 2008
Marco Cappato e Rita Bernardini. Foto di Mihai RomanciucMarco Cappato e Rita Bernardini. Foto di Mihai Romanciuc

...ma occhio agli scherzi di regime sulle firme.

Roma, 22 aprile 2008

• Dichiarazione di Marco Cappato, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, e Rita Bernardini, Segretaria di Radicali italiani

Il primo tentativo di referendum per l'abolizione dell'Ordine dei giornalisti - ordine parastatale al quale viene attribuito il monopolio corporativo dei privilegi del giornalismo di regime - risale all'anno 1974. Dopo di allora, abbiamo di nuovo raccolto le firme nel 1995, ma nel voto del 1997 i referendum furono annullati per mancato raggiungimento del “quorum” pur avendo registrato una maggioranza schiacciante dei sì all’abrogazione (65,5%) fra i cittadini che si erano recati ai seggi. Inoltre, nel 1996 militanti e dirigenti radicali si autodenunciarono per aver distribuito il giornale “Risorgimento liberale” non registrato presso il Tribunale perché il direttore responsabile che lo aveva firmato non era iscritto all'Ordine.

Anche sugli altri temi due temi, mettiamo a disposizione un patrimonio di lotte che affonda le radici nella storia della Repubblica. I radicali infatti hanno realizzato innumerevoli iniziative parlamentari per evitare che i finanziamenti all’editoria - di partito e non - continuassero ad essere una forma di assistenzialismo e di controllo politico dell’informazione. Per quanto riguarda la legge Gasparri, abbiamo a più riprese proposto il superamento di una legge che non solo mantiene il duopolio Rai-Mediaset, ma lo trasferisce sul digitale - come stigmatizzato già dall’Unione europea - trasformandolo gradualmente in un monopolio della raccolta pubblicitaria a Pubblitalia, che strangola le emittenti locali e la carta stampata. La legge Gasparri inoltre svilisce il “servizio pubblico” a “servizio statale” del monopolio RAI, realizzato senza gare, e senza alcuna considerazione per il referendum sulla privatizzazione che avevamo vinto nel 1995.

Per questo diciamo a Beppe Grillo, innanzitutto: benvenuto! Noi radicali firmeremo le tre proposte referendarie, e siamo disponibili a dare una mano anche dal punto di vista organizzativo, se il nostro aiuto è gradito. Aggiungiamo: occhio agli scherzi di un regime che per decenni ha affinato le armi dell’eversione antireferendaria. In particolare, Marco Pannella ha già inviato a Beppe Grillo un documento sui rischi di annullamento di regime delle firme in ragione della data scelta.

Prossimo V-Day, Sapienza: le firme raccolte da Grillo non saranno valide

• Dichiarazione di Simone Sapienza, radioradicale.it, membro del comitato di Radicali Italiani

31 marzo 2008

Il prossimo 25 aprile Beppe Grillo scenderà in piazza per un nuovo V-Day. Questa volta non si raccoglieranno le adesioni per leggi d’iniziativa popolare ma, visto il successo del 8 settembre scorso, quando in una giornata si raccolsero 300.000 firme, lo strumento scelto e annunciato sarà il referendum abrogativo con quesiti inerenti all’abolizione dell’ordine dei giornalisti, ai finanziamenti all’editoria, e alla legge Gasparri sulle frequenze tv.

C’è però un piccolo problema che (non) stupisce vista la sensibilità dei suoi manager e produttori (gli stessi di Di Pietro) verso lo stato di diritto, le istituzioni e le sue leggi: le firme raccolte non potranno essere depositate! La Legge n. 352 del 1970, infatti, recita chiaramente all’art. 31: “Non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle camere medesime”.

“L’amicizia è costanza dell’attenzione” si cita dalle parti radicali e Grillo non è amico delle leggi e della Costituzione, come ha dimostrato l’assurda e violenta denigrazione nei confronti di Sergio D’Elia, detenuto riabilitato da anni, oggi leader radicale delle campagne per i diritti umani nel mondo.

Del resto, anche ciò che emerge dalla prime esperienze di politica organizzata di Grillo sul territorio, è quanto di più desolante e scontato la storia della partitocrazia abbia conosciuto: assenza di statuti e regolamenti, liste chiuse da responsabili nemmeno votati e allo stesso tempo appello alla partecipazione democratica, come emerso dalle testimonianze riportate da membri dei meetup sul sito di giornalismo partecipativo www.fainotizia.it.

L’unico consiglio che si può dare a Beppe Grillo è di dubitare di più. Dubitare di chi oggi lo consiglia e di chi ne è stato artefice: i Casaleggio, produttori e consulenti strategici, Antonio Di Pietro, referente politico e tutti coloro che tra i giornalisti hanno contribuito a presentarlo come l’unica novità della scena politica italiana.

Guardi invece all’antica esperienza dei radicali, quelli dei “mezzi che prefigurano il fine”, come esempio di tenace e costante denuncia e lotta contro il regime dei partiti e della disinformazione: quegli stessi radicali che senza sposare i metodi della partitocrazia hanno sempre saputo rifiutare il facile populismo.

L’amore per le istituzione e l’attenzione per le sue leggi, i suoi regolamenti e la democrazia interna alle organizzazioni, è l’unico modo per riformarle davvero.