Valle d'Aosta: non raggiungono il quorum i primi referendum propositivi d'Italia, affluenza al 27%
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da mariobadino.noblogs.orgNulla di fatto per i referendum propositivi svoltisi ieri in Valle d'Aosta. Secondo i dati ufficiosi forniti dalla Regione, il quorum del 45% non e' stato raggiunto per nessuno dei cinque quesiti e alle 22 di ieri sera, ora di chiusura dei seggi, l'affluenza e' stata del 27%.
In particolare, per il referendum numero uno sulla preferenza unica l’affluenza e’ stata del 27,61%; per il secondo, relativo all’elezione diretta della giunta regionale, del 27,52%; per il terzo, relativo alla dichiarazione preventiva delle alleanze politiche, del 27,60%; per il quarto, riguardante l’equilibrio della rappresentanza tra i generi, del 27,40%, per il quinto, relativo alla creazione di un nuovo e unico presidio ospedaliero, del 27,16%.
Erano stati chiamati a esprimersi sui cinque quesiti 103.765 cittadini, di cui 53.068 femmine e 50.697 maschi. Hanno votato invece in 28.652. Se il quorum fosse stato raggiunto e ci fosse stata una maggioranza di “si’” le proposte di legge referendarie sarebbero state approvate e avrebbero dovuto essere promulgate dal presidente della Regione.
I commenti
Guido Cesal, presidente di Uniòn Valdotaine e Rita Margurettaz, segretario regionale di Stella Alpina, fronte del non voto:
«Non è lo strumento referendario a uscire sconfitto dalle urne, ma coloro i quali lo hanno strumentalizzato. L’unico modo per svilire e banalizzare uno strumento di alta democrazia è dare fiato a iniziative complesse, improbabili e disarticolate”. E conclude: “Sgomberato il campo dall’equivoco, torniamo al lavoro con maggiore serenità, pronti a occuparci dei reali bisogni della comunità valdostana».
Maria Cristina Vasini, coordinatrice della Federation Autonomiste, promotrice del referendum:
«Continuerà a rimare un valido strumento di democrazia partecipata che l’attuale maggioranza ha voluto e votato e che non intende affossare”. Per la Vasini il voto di ieri “parla in maniera chiara e dimostra che i valdostani hanno fiducia nelle istituzioni”, per aggiungere che “il tentativo di destabilizzarle non ha incontrato i favori della popolazione che, al contrario, ha dato prova di maturità e responsabilità politica».
Giorgio Bongiorno, coordinatore regionale di Forza Italia, sostenitore del non voto:
«Una lezione di serietà contro l’abuso dell’istituto referendario, che è uno strumento legittimo, ma che in questo caso è stato promosso da tribuni improvvisati. Forza Italia si è schierata - ha aggiunto Bongiorno - dalla parte di chi ritiene che, su alcuni temi, debba prevalere l’istanza istituzionale. Ricorrere alla piazza con disinvoltura, come ha fatto la sinistra, non paga».
Raimondo Donzel, neosegretario del Partito Democratico valdostano, schierato per il sì:
«Tenuto conto che a differenza delle tornate referendarie del 2005 e 2006 e delle Elezioni Politiche del 2006 non si votava su due giorni, ma solo di domenica, l’affluenza alle urne è stata comunque molto significativa e tale da non poter essere sottovalutata. Nonostante le forti pressioni esercitate dalla compagine astensionista, oltre 28.000 valdostane e valdostani si sono recati alle urne, per esprimersi sui quesiti referendari».
Gabriella Manganoni, segretario regionale dei Comunisti italiani:
«L’elettorato valdostano ha perso il treno più importante per la democrazia. Questa sconfitta dimostra che il regime totalitario dell’Uv con l’appoggio di parte della destra valdostana e parte del partito democratico, regge sempre e comunque, ovviamente grazie al clientelismo, arma con la quale da sempre detta le regole dal palazzo al più piccolo villaggio della Vallee».
Giancarlo Borluzzi (Azione Sociale):
«L’esito referendario nulla toglie al merito di quanti hanno proposto e appoggiato i referendum, semmai impone loro fin da oggi la programmazione, ciascuno nel proprio campo, della strategia finalizzata a capovolgere quei rapporti di forza che impediscono alla Valle di essere una regione ‘normale’».
Carlo Perrin, senatore e leader del movimento autonomista Renouveau Valdotain:
«Formulo un giudizio negativo sulla campagna elettorale referendaria in cui non c’é stato un vero e proprio dibattito sui contenuti e che si è trasformata in una contrapposizione tra due modi di vedere la politica. Prendo atto di questo risultato, ma segnalo tuttavia un’ombra su quanto è accaduto: mi chiedo se i cittadini siano stati veramente sereni nell’andare o meno a esprimere il loro voto, mi auguro sia stato così. Spero che questo episodio di democrazia molto importante serva per ricondurre un giusto dibattito politico in questa regione». Per Perrin, infine, «sono comunque 28 mila elettori che hanno partecipato a questo referendum che di per sé è già un dato interessante».
Paolo Louvin, segretario del movimento Vallee d’Aoste Vive, tra i sostenitori delle leggi di iniziativa popolare:
«Ora nulla potrà più essere come prima: i valdostani hanno avuto, primi in Italia, la possibilità di utilizzare uno strumento nuovo e più hanno deciso di sprecarla». Louvin denuncia anche «le azioni vessatorie nei confronti dei cittadini messe in atto nel corso della campagna elettorale e nella giornata dedicata al voto, la disinformazione, le pressioni e gli inviti a disertare le urne».
Per Louvin, infine, l’astensionismo «é un inquietante segnale di disinteresse, paura o eccessivo interesse personale».
Giorgio Caniglia, portavoce dell’Arcobaleno, promotore del referendum:
«Questo risultato, per noi, è una grande delusione, perché l’obiettivo era quello di coinvolgere i valdostani. Non siamo riusciti a farci ascoltare e la campagna è stata basata sull’astensione senza considerare il problema di votare ‘sì’ o ‘no’ e quindi facendo passare in secondo piano i temi del referendum, importanti per la Valle d’Aosta».
Le indicazioni dei partiti
Avevano invitato al voto
Il Partito democratico della Valle d’Aosta, l’Arcobaleno, Vallé d’Aoste Vive e Renouveau Valdotain.
Avevano invitato al non voto
L’Union Valdotaine, la Fédération autonomiste, la Stella Alpina e Forza Italia.
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