Verbale della riunione preparativa della commissione n.7 del Sesto Congresso di RI

26 ottobre 2007

Lunedì scorso dalle 19.30 alle 22 si è svolta una riunione nel salone del partito sul tema della 7° commissione di Padova: “IL PARTITO CHE NON C’E’ (ANCORA): nuove forme di organizzazione politica per nuove forme di produzione; il “partito-galassia” dei 200.000 iscritti”.

Presenti: Bernardini, Zamparutti, Stanzani, De Lucia, Spadaccia, Perduca, Vecellio, Galli, Lembo, Iervolino, Berardo, Staderini, Moroni, Sapienza.

Abbiamo convocato questa riunione in conclusione di un lavoro d’inchiesta sulle associazioni radicali (vedi allegato) e un censimento di tutti gli strumenti di democrazia partecipativa previsti dagli statuti regionali provinciali e comunali.

La necessità di discutere di questo tema nasce da alcune constatazioni che più volte nell’ultimo periodo Pannella ha posto alla riflessione comune: “L’inadeguatezza strutturale dell’area radicale nel condurre attività politica adeguata alle sue ambizioni “. Il dibattito quindi è stato sul tema della concezione della galassia radicale e l’adeguamento delle regole e strutture.

Proposte emerse in riunione:

  • Campagna nazionale per uso istituti democrazia diretta e denuncia della non approvazione dei regolamenti come esempio del caso Italia.

  • Ripresa mozione del secondo congresso di RI su pubblicizzazione dati.

Dalla mozione generale del II congresso di RI

« dà mandato a tali organi di pubblicare su www.radicali.it i dati personali degli iscritti che esprimeranno il proprio consenso esplicito alla pubblicazione; in particolare relativamente ai dati anagrafici, alle quote di versamento in denaro o ad altre forme di contributo militante, alle somme percepite a vario titolo da parte di Radicali italiani, ad altre informazioni che saranno considerate politicamente rilevanti sia da Radicali italiani che dal soggetto titolare dei dati »

  • Proposta Uleri di pubblicazione un Rapporto Completo su i Finanziamenti, i Costi e le Spese delle Strutture e della Politica Radicale.

Uleri ci scrive:

«C’è un’altra cosa che i Radicali potrebbero forse utilmente fare sul piano dell’informazione e della comunicazione politica: produrre un Rapporto Completo su i Finanziamenti, i Costi e le Spese delle Strutture e della Politica Radicale, da dare alle stampe in 800 – 1000 copie da distribuire in libreria; penso che la prima tiratura sarebbe esaurita in breve tempo. Una sfida politica a sé stessi credo, ma soprattutto agli altri partiti: potrebbe sortire conseguenze al momento non prevedibili ma probabilmente desiderabili. Un’operazione di trasparenza alla quale invitare tutti. I partiti, dapprima, ma non solo».

  • Appuntamento seminariale sui nuovi modelli partecipativi da convocare.

INTERVENTI

Simone Sapienza

Illustrazione dell’inchiesta sulle associazioni radicali e il dossier sugli strumenti di democrazia diretta sul territori.

Rita Bernardini

Un altro calcolo che sarebbe utile fare è quanti degli iscritti a RI sono iscritti alle associazioni.

Con una realtà così piccola come la nostra c’è il rischio di introversione del dibattito in commissione.

Un’organizzazione deve essere pensata come la base di un movimento di 200.000 iscritti

Anche quando c’eravamo organizzati, seguendo lo statuto del 1967 in partiti regionali c’èrano aggregazioni con movimenti tipo Mld e altri tematici.

La forma di partito è molto legata alle leggi elettorali. Con i collegi uninominali è un conto.

Temo un dibattito che punti all’autodistruzione a partire dalla storia delle consulenze.

Nel merito della ricerca effettuata sugli strumenti di democrazia diretta, quella sulla non approvazione dei regolamenti attuativi della democrazia diretta è una campagna nazionale contro l’ennesima illegalità.

Gianfranco Spadaccia

Sul piano teorico il 67 è il punto più alto toccato da noi. C’erto lo statuto del 67 è invecchiato avevamo 2 punti di riferimento: Il Partito laburista che nasceva incorporando sindacati e altre realtà. E l’altro era l’Unuri che riuniva i rappresentanti delle varie università e dei vari schieramenti universitari. Oggi dobbiamo riprenderlo oggi con le modifiche tecnologiche e sociali.

Non bisogna comunque criminalizzare le associazioni attuali che fanno politica in condizioni difficili. Eppure ci sono esempi ottimi di militanti locali di alto livello.

Questo partito che c’è va salvaguardato e non irregimentato in un partito unico ma la galassia.

Poi c’è il problema del partito che non c’è. Abbiamo avuto la possibilità della Rnp che con una nostra soluzione un po’ pasticciata. Forse l’idea del seminario, un convegno che dia inizio ad un dibattito che ha aperto il foglio è cosa che dobbiamo fare, anche perché c’è il partito democratico.

Io vorrei sapere di più come funzionano i partiti americani. Davvero non hanno iscritti?

Io non mi preoccuperei troppo del moralismo radicale . Sono cresciute tecnicamente persone in questi anni e che facciamo non li usiamo? Non darei a questo aspetto molta rilevanza.

Sergio Stanzani

Per determinare una struttura adeguata bisogna sapere cosa si vuole organizzare

No è l’associazione la cellula costitutiva. L’associazione goliardica aveva una struttura legata a ciò che volevamo ottenere: flessibilità trainata dall’urgenza.

Dobbiamo riuscire per la commissione a coinvolgere degli esterni all’area radicale. Anche se, ci capisce qualcosa un’esterno?

Michele Lembo

C’è una voglia di partecipazione che oggi in Italia si esprime in modo impolitico, come in Beppe Grillo. Noi però non riusciamo a intercettarlo. Potrebbe essere uno stimolo puntare sugli strumenti di democrazia diretta. Suggestiva l’idea di Rita per una campagna nazionale per l’emanazione da parte delle amministrazioni di un regolamento attuativo.

Marco Perduca

Nel preparare il giornale avevo proposto come titolo per la commissione “il partito che non c’è, il partito che non deve esserci” perché noi siamo entrambi. Il dibattito sul “partito” e la sua forma non può essere infatti slegata dal Caso Italia cioè dall’impossibilità di far politica in questo paese, specie per come lo intendiamo noi, cioè su obiettivi specifici con aggregazioni variabili di volta in volta. A differenza del passato in cui avevamo promosso movimenti tematici (Lid, cisa, mld ecc) oggi il nostro problema potrebbe essere la concomitanza di tanti fronti e delle organizzazioni che li portano avanti facendo mancare un focus centrale che ci caratterizza.

Il nostro partito, quello della riforma o rivoluzione liberale, quello che “non deve esserci” non può vivere di di espedienti, come un blog, come un meetup, o come il PD che codifica la proibizione per le doppie tessere, ma mirare ad aggregazioni “tematiche” più ampie.

Posto che il problema è di altra natura, potrebbe comunque essere utile trovare qualcuno che ci facesse una presentazione di come sono organizzati i partiti negli altri paesi partendo da USA e Regno unito, ma anche Francia, Spagna e Germania.

Elisabetta Zamparutti

La commissione dovrebbe approfondire come la nostra organizzazione ha consentito la flessibilità che ci ha impedito di divenire casta. E questo è una risposta anche alla storia dei consulenti.

Dovremmo riuscire a coinvolgere anche un esperto di comunicazione come Toscani ma anche la società che questa estate ci ha offerto due giorni di studio.

Rocco Berardo

Bisogna fare modifiche statutarie nel senso di costringere a dei parametri concreti quelle che sono dette le Associazioni Radicali.

Bisogna - per far lavorare le associazioni – decidere di inserire nella mozione generale azioni che le coinvolgano non astrattamente ma nel lavoro concreto le associazioni.

Il Caso Italia esiste anche a livello locale: in primis sul sistema dei “derivati” che (come dimostrato da una puntata di Report) sono un debito pubblico attivato dalle amministrazioni locali che rischia di mandare in fallimento i Comuni le Province e le Regioni

Se si fa un raffronto di dove siamo con le associazioni e calcoliamo gli iscritti in ogni comune di Italia potremmo accorgerci di avere iscritti radicali in città dove non abbiamo nessuna associazione… facendo un lavoro al dettaglio potremmo moltiplicare esponenzialmente la diffusione nel territorio.

I centri di iniziativa e di incontro, a differenza di quanto accaduto a Milano, dovrebbero essere pretesi, e le associazioni potrebbero fare un censimento di quanto sia assente il finanziamento alla politica anche a livello locale.

Massimiliano Iervolino

Già il fatto che su 47 associazioni hanno risposto solo 22 è qualcosa di allucinante

Le associazioni devono avere un ruolo principale di cerniera con RI. Oggi sono cellule dormienti. Si svegliano solo se hanno un’iniziativa nazionale forte.

Questa debolezza si è vista all’ultima riunione dell’associazione sui 2000 iscritti. Credo sia importante fare iniziative locali oltre a quelle nazionali.

Sul deterioramente indirizzari, dovremmo fare un calcolo su quanti negli ultimi anni sono stati gli indirizzari persi e quanti acquistati.

C’è poi un timore nel partito che se le associazioni diventano troppo grandi e autonome diventano un potenziale problema. Due garanzie: 1)non si possono presentare alle elezioni 2) devono mandare lo statuto al segretario che deve riconoscerlo o meno. Ora è troppo discrezionale. Occorre riformare lo statuto per delineare meglio questi criteri.

E’ importante continuare a fare riunioni con le associazioni e aprire il dibattito su questo tema fondamentale.

Mario Staderini

Limite strutturale. Uso reciproco virtuoso tra centro e periferia.

Altro tema che dovremmo affrontare è il partito di servizio.

Potremmo proporre al congresso due strumenti da parte del partito centrale in relazione ai propri iscritti e ai segmenti di società come supporto a uso della democrazia diretta. Supporto alle associazioni locali, impegno sugli indirizzari.

Coinvolgere settori di società civile. Aggregare con indirizzari gli altri da noi, anche attraverso l’assunzione sul territori di istanze sociali.

Se ci devono essere esperti chiamerei che oggi è in grado di conoscere manifestazioni e chi ha esperienza di manifestazioni del basso.