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Sabato a Roma la festa dei pirati digitali
Dopo il grande successo della prima edizione torna anche quest’anno la Festa dei Pirati. L’appuntamento è fissato per sabato 20 marzo a Roma, a due passi da Montecitorio, al Teatro Capranica, per una giornata di incontri e dibattiti sulla libertà della rete. Dopo il grande successo della prima edizione torna anche quest’anno la Festa dei Pirati. L’appuntamento è fissato per sabato 20 marzo a Roma, a due passi da Montecitorio, al Teatro Capranica, per una giornata di incontri e dibattiti sulla libertà della rete.
Oggi, nel mondo, la maggior parte dei contenuti che circolano in rete vengono scambiati con sistemi di file sharing. Fra le giovani generazioni, blog e social network si stanno affermando come un’alternativa ai grandi monopoli mediatici. La libera circolazione delle idee e dei materiali nel web è ormai un dato di fatto che deve aprire un vero dibattito politico e civile e che non trova soluzione in leggi repressive, di fatto aggirabili.

Elezioni regionali in Francia: le interviste di Radio Radicale

Intervista a Marco Beltrandi sulla pronuncia del TAR che ha sospeso l'efficacia del regolamento dell'Autorità Garante delle Comunicazioni sulle tv private
Internet è libertà. Perchè dobbiamo difendere la rete
I padri domenicani contro il decreto salva-liste
San DomenicoIn un comunicato della Commissione nazionale ''Giustizia, Pace e Creato'' i padri domenicani si schierano contro il decreto 'salva-liste', che pregiudica '«il rispetto delle regole del gioco» poiché «le cambia mentre il gioco stesso si svolge». Paventando una «minaccia per lo Stato democratico», i domenicani stigmatizzano il «messaggio culturale» per cui «il diritto possa intervenire immediatamente e in una logica emergenziale in risposta a qualsivoglia situazione, personale o comunque assai particolare».
I domenicani prendono posizione «in difesa dello Stato democratico e di diritto, che – spiegano - vediamo gravemente minacciato da una serie di provvedimenti legislativi, in cui si inserisce, da ultimo, il decreto legge interpretativo cosiddetto salva liste». La Commissione composta da frati, monache, laici e suore critica in particolare l'articolo 1 del decreto «che da' preminenza ai diritti dell'elettorato rispetto alle formalità». In verità, secondo i padri domenicani, «derubricare a mere formalità le norme sulle modalità e i termini di presentazione delle liste elettorali - peraltro a tutti note - significa anzitutto togliere peso al rispetto delle regole del gioco, cambiandole mentre il gioco stesso si svolge».
«E' inoltre grave - aggiunge la Commissione Giustizia e Pace, presieduta da padre Giovanni Calcara - che, ormai da tempo, si dia ai cittadini questo messaggio culturale: che il diritto possa intervenire immediatamente e in una logica emergenziale in risposta a qualsivoglia situazione, personale o comunque assai particolare». I domenicani sottolineano che «i canoni classici della norma giuridica sono infatti - oltre alla bilateralità e alla coercibilità - la generalità e l'astrattezza. La norma, cioè, è necessariamente prolettica, recando una disciplina valevole per tutti e prima che il fatto si verifichi».
«Pertanto - concludono - se, ad ogni evento specifico scomodo magari per pochi, si interviene subito mediante nuove norme, si distrugge la certezza dei rapporti giuridici e si incide sul senso della responsabilità personale, privata di punti di riferimento stabili anche in termini di sanzioni, di qualunque tipo esse siano».
Marco Pannella e il disturbatore Rocco Carlomagno
Rocco Carlomagno
Speciale Decreto salva-liste

Queste sono solo alcune delle domande che Radio Radicale ha proposto ad autorevoli giuristi e costituzionalisti. Abbiamo cercato analizzare tutte le criticità del decreto d'intepretazione autentica con cui il governo sostiene di aver risolto la questione "legalità" del processo elettorale sollevata dalla lista Bonino Pannella. Il quadro che emerge è a tinte fosche, ogni giudizio più disperente lo lasciamo al libero apprezzamento degli ascoltatori.
Interviste a cura di Josè De Falco, Roberto Spagnoli e Lorena D'Urso.
Gran Bretagna: dibattiti elettorali in Tv ad armi pari

Le parti hanno raggiunto un'intesa: per le prossime elezioni politiche in Gran Bretagna i dibattiti in Tv fra candidati avranno regole ben definite. Saranno tre i confronti tra Brown, Cameron e Clegg. Lo hanno deciso le principali televisioni del Regno Unito e i partiti politici coinvolti nella campagna elettorale.
Bush, Blair, Berlusconi: «un complesso militare-industriale»
«Riferiremo sulle grandi responsabilità - che ritengo di carattere nazionale, internazionale, penale e criminale - per la guerra fatta in Iraq per impedire l'esilio di Saddam e per impedire una soluzione democratica pacifica, visto che il complesso militare-industriale aveva deciso di muoversi in questo modo.

Collegamento con Marco Beltrandi sullo stop della Rai ai talk show, fino al voto delle regionali
Enzo Fragalà: tutti i documenti dall'archivio di Radio Radicale

I sindacati e lo sciopero degli immigrati. I video di RadioRadicale.it

Sull'ipotesi di uno sciopero reale dei lavoratori migranti i distinguo dei sindacati hanno pesato non poco, fino ad escluderne di fatto la praticabilità. Il 1° marzo si terranno manifestazioni e numerose iniziative ma non uno sciopero vero e proprio.
Una delle motivazioni addotte da tutti i sindacati è stata quella della possibile mancanza di comprensione da parte dei lavoratori italiani, soggetti e sensibili alle pressioni xenofobe.
RadioRadicale.it rende pubblica una video-inchiesta che sconfessa questo principale alibi sindacale.
A Brescia e Vicenza - luoghi a più alta concentrazione di lavoro operaio migrante ed esempio di quel nord eletto arbitrariamente a patria padana da una Lega maggioritaria - le interviste di fronte alle fabbriche testimoniano una realtà complessa, ma conscia delle difficoltà dei migranti nel nostro paese. Questi lavoratori sembrano meno sensibili di quello che si creda alle sirene leghiste, anzi riconoscono l'apporto decisivo per l'economia locale del lavoro migrante e, in molti casi, sono disponibili addirittura a scioperare insieme agli immigrati.



