Vitalizi radicali, i Toni Negri sono tanti

Di Franco Adriano - 27 settembre 2007

Non c’è solo Toni Negri a ri­scuotere il vitalizio parla­mentare di 3 mila 108 euro al mese (1.733 euro netti) senza aver mai messo piede in un’au­la parlamentare. Oltre al leader di Potere Operaio, che nel 1983 era detenuto per associazione sovversiva e insurrezione ar­mata contro i poteri dello stato quando Marco Pannella lo in­serì nelle liste radicali, ci sono i cosiddetti onorevoli supplenti, ossia coloro che secondo un mec­canismo inventato dagli stessi radicali dovevano sostituire, do­po due anni dall’elezione, i veri eletti. Quei nomi, adesso, fanno bella mostra di sé nell’elenco dei beneficiari che ItaliaOggi sta pubblicando integralmente in questi giorni. Per ora IO ne ha individuati quattro: Angelo Pezzana, Luca Boneschi, René Andreani e Pietro Craveri. Tut­ti con versamento figurativa­mente quinquennale percepiscono il vitalizio parlamentare mensile di 3 mila 108 euro, pro­prio come Toni Negri. Il pie­montese Pezzana, tra i fonda­tori del partito radicale a Tori­no e del Fuori, il primo movi­mento di liberazione omosessuale, incassa anche il vitalizio quale ex consigliere regionale del Piemonte, Alla camera Pez­zana doveva subentrare a Adelaide Aglietta, che a sua volta doveva subentrare al posto di Marco Pannella. Ma l’Aglietta, essendo segretario del partito si dimise subito (era stata proclamata il 23 gennaio 1979 mentre le sue dimissioni furono accet­tate il 31 gennaio 1979). Ed anche Pezzana rinunciò a fare il parlamentare. O, meglio, pro­prio come l’Aglietta, non essen­doci l’istituto della rinuncia preventiva, venne proclamato il 6 febbraio 1979 e si dimise il 14 febbraio dello stesso anno. Ma gli fu sufficiente restare una settimana in carica per guadagnarsi la pensione per tutta la vita. Avrebbe potuto anche sbri­garsi prima. Come Boneschi e Andreani che durarono un solo giorno. O ancor meglio come Craveri, che alla prima seduta del senato, il 9 luglio 1987, ap­pena qualche ora dopo la pro­clamazione, si dimise lasciando il posto a Francesco Corleone. Sul caso di Boneschi, che dove­va subentrare a Marcello Crivellini e invece dopo la procla­mazione ufficiale, il 12 maggio 1982, rinunciò dimettendosi il giorno dopo, allora si disse che lo fece per non godere dell’im­munità parlamentare in rela­zione a una querela scaturita dal caso della morte di Giorgiana Masi (allora egli era l’avvo­cato dei famigliari della vitti­ma). Infine, Andreani. Anche lui nel giro di un giorno, era il 20 settembre 1984, fu procla­mato e si dimise. Ma quelle po­che ore di permanenza e di cal­pestio dell’aula parlamentare gli fornirono quella rendita a vi­ta che tutti sognano e che per pochi eletti è divenuta realtà.

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