Zingaretti: Emma o ci pensi il leader e spunta Letta

7 gennaio 2010

Il manifesto

Una forte e autorevole candidatura di carattere nazionale, una novità da cui ripartire, o un possibile sostegno alla candidatura di Emma Bonino. Ho riferito al segretario nazionale Bersani e al segretario regionale Mazzoli queste mie valutazioni. Si tratta ora di scelte politiche che dovranno compiere gli organismi dirigenti». Cronaca di un«esplorazione» (il termine è made in Pd, non se ne incolpi la cronista) annunciata. Il presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti ha fatto il suo dovere: un giro di telefonate e incontri-lampo. È bastato un giorno, non serviva neanche per la verità, per riferire poi al soviet Pd quello che già era chiaro dallinizio: nel Pd e nella vecchia coalizione di centrosinistra che ha retto la regione cè un accordo di massima sullidea di convergere su Emma Bonino: con rimpianti, mal di pancia ed esplicite dissociazioni. Rimpianti della sinistra radicale che chiede ancora le primarie. Dissociazioni di vari esponenti centristi, come Pierluigi Castagnetti che le preferirebbe Silvia Costa, o della teodem Paola Binetti che minaccia dì votare Polverini e di uscire una buona volta dal Pd. Più che altro, la consapevolezza della situazione di stallo suggerisce ai dirigenti nazionali e locali di accettare Bonino come male minore, una strategia di riduzione del danno. Dallaltra fiancata della nave democratica, Ignazio Marino invece si augura di poter votare Bonino, «candidata di prestigio». e così Paola Concia, che dice «candidatura bellissima». Ma il finale della storia non è così semplice. Intanto perché Bonino, chiamata da Zingaretti ieri nel pomeriggio, non si intenerisce e cala sul piatto la richiesta di unalleanza su scala nazionale con il Pd. Quanto al Lazio, il presidente della provincia ieri sera ha già messo nelle mani del segretario nazionale il vuoto che si è ritrovato fra le mani. La riunione sulle regionali di oggi è rimandata a venerdì, e al suo posto si riuniscono i vertici del Lazio, che - nonostante la buona creanza di Zingaretti - nella sostanza sono stati totalmente bypassati dalle esplorazioni per conto del leader. Dopo tanti inciuci con i democristiani dellUdc, e tanto cercare un candidato papabile anche per loro, almeno digeribile, però ora il Pd non vuole fare la parte di quello che chiude la porta ai cattolici spondando i suoi voti su una laica molto anticlericale. Così Zingaretti consegna il problema a Bersani. Che starebbe facendo pressione sul suo numero due Enrico Letta: per farlo candidare. Lui, luomo che più nel Pd - almeno dopo Massimo DAlema - ha in testa lalleanza con i centristi. Ieri mattina Casini lha detto chiaro e tondo: «Se la scelta dovesse essere tra Bonino e Polverini, noi e il nostro elettorato siamo perla Polverine». Bersani, tornato dalle vacanze negli Stati uniti, dunque è tentato dalla carta Letta: o la va e Casini dice sì, o la spacca e costringe lUdc a pronunciare un no poco comprensibile, che svelerebbe lagreement stretto da tempo fra i centristi e la sindacalista dellUgl voluta da Fini e sostenuta da Francesco Storace. Ma la carta Letta, se giocata, è pericolosissima per lo stesso Bersani. Una sconfitta del suo numero due non potrebbe non ripercuotersi sulla sua segreteria, già messa a rischio di indebolimento dalle possibili sconfitte delle regioni del sud (Puglia, Campania, Calabria e Lazio) sconfitte abbastanza a portata di mano.