Il Cairo, 25 novembre 2003 - Rassegna della stampa araba curata da Emma Bonino.
Al-Ahram titola con la notizia dell'arrivo delle delegazioni delle fazioni palestinesi per le due giornate di dialogo che avranno luogo al Cairo.
Riporta poi un'intervista a Talabani, presidente del consiglio del governo transitorio in Iraq, che invita la resitenza irachena a fermare le azioni militari contro le forze americane per una settimana.
Altre notizie riguardano il ruolo dell'Onu in Iraq; al-Hayat sottolinea come la Lega Araba debba mandare truppe di peace keeping in Iraq in collaborazione con l'Onu per … affiancare le forze di occupazione.
Su as-Safir, giornale libanese, un editorialista si dice deluso dal piano di Bremer per l'Iraq perché sostiene che non rappresenta nessun progresso reale verso la restaurazione della sovranità di quel paese.
Circa la politica americana in Iraq, sempre as-Safir sostiene che il pugno di ferro con cui stanno reagendo agli attacchi alla resistenza indica che non hanno imparato nulla dai loro errori e sono caduti nella trappola tesa loro da Saddam.
Sulla situazione d'insicurezza in Iraq e la reazione alla resistenza irachena da parte degli americani, Mustafa Alrawi pubblica un articolo intitolato «An illusion of change in Iraq» (l'articolo in inglese) e dice che l'amministrazione Bush sogna se pensa che gli attacchi diminuiranno d'intensità.
Sulla situazione irachena c'è un'ottima analisi di Sami Shoursh su al-Hayat intitolata «Arab Sunnis In Iraq: Invisible Divisions» (l'articolo in inglese) che approfondisce la situazione dei sunniti in Iraq, rispetto a quella degli sciiti e dei curdi, ed fa un'analisi sui quattro gruppi in cui sono divisi e le diverse strade politiche che percorrono.
Questa divisione così dura tra i sunniti arabi rende difficile - sostiene l'articolo - per gli americani, gli sciiti ed i curdi trattare con loro in modo trasparente.
La leader radicale si sofferma poi su un altro editoriale dal titolo «La caduta del muro di Berlino del Nord Africa» che fa un'analisi della situazione euromediterranea.
Una volta che i 10 nuovi membri entreranno nell'Unione europea il peso strategico si sposterà verso il centro-est europeo - esordisce l'articolo.
Questa è una realtà economica, geografica e politica che noi arabi dobbiamo prendere in considerazione soprattutto perché i nuovi membri giocheranno un ruolo nuovo nelle prese di decisioni europee.
I valori della democrazia, dello stato di diritto ed un'economia di mercato, adottati dai 10 nuovi aderenti alla Ue, sono fattori che fanno sì che gli stati del Nord Africa che sembrano ancora vivere in tempi differenti non siano neanche considerati come membri potenziali dell'Unione.
Questa nuova direzione - continua l'analisi - rischia di aumentare l'alienazione negli Arabi come partners dell'Unione europea.
Per cui il dialogo tra gli stati mediterranei, conosciuto come 5 più 5, o dei 10, avrà come punto maggiore all'ordine del giorno la sicurezza.
Oggi il bacino mediterraneo offre un'immagine spaccata a metà: la parte nord vive nel benessere, mentre quella sud sta andando velocemente verso la povertà, la disoccupazione e la marginalizzazione.
La cosa migliore è quella di riuscire a mobilitare le società attorno ad un progetto comune che faciliti la partecipazione politica ed un risveglio di civiltà.
Se l'Europa vuole sentirsi più sicura, deve aiutare quei paesi e quelle persone del sud del mondo che incoraggiano le riforme politiche, la trasparenza economica e combattono la povertà, terreno favorevole per i terroristi ed emigranti illegali L'Europa - conclude il brano - ha tutto l'interesse ad incoraggiare le riforme politiche nei nostri paesi.La Bonino poi affronta l'argomento di due crimini d'onore accaduti in Giordania.
La legge giordana prevede sentenze più leggere per questi crimini, cosa condannata duramente da gruppi per i diritti umani e anche la Regina di Giordania si è impegnata su questo tema.In chiusura, la leader radicale aggiorna sulla situazione interna libanese, sia economica che politica.
Gli esperti vedono il programma di privatizzazione come l'unica risposta alla drammatica situazione libanese, ma l'inasprimento della polemica tra Emile Lahoud e Rafik Hariri ha fermato anche questo progetto.
Al-Ahram titola con la notizia dell'arrivo delle delegazioni delle fazioni palestinesi per le due giornate di dialogo che avranno luogo al Cairo.
Riporta poi un'intervista a Talabani, presidente del consiglio del governo transitorio in Iraq, che invita la resitenza irachena a fermare le azioni militari contro le forze americane per una settimana.
Altre notizie riguardano il ruolo dell'Onu in Iraq; al-Hayat sottolinea come la Lega Araba debba mandare truppe di peace keeping in Iraq in collaborazione con l'Onu per … affiancare le forze di occupazione.
Su as-Safir, giornale libanese, un editorialista si dice deluso dal piano di Bremer per l'Iraq perché sostiene che non rappresenta nessun progresso reale verso la restaurazione della sovranità di quel paese.
Circa la politica americana in Iraq, sempre as-Safir sostiene che il pugno di ferro con cui stanno reagendo agli attacchi alla resistenza indica che non hanno imparato nulla dai loro errori e sono caduti nella trappola tesa loro da Saddam.
Sulla situazione d'insicurezza in Iraq e la reazione alla resistenza irachena da parte degli americani, Mustafa Alrawi pubblica un articolo intitolato «An illusion of change in Iraq» (l'articolo in inglese) e dice che l'amministrazione Bush sogna se pensa che gli attacchi diminuiranno d'intensità.
Sulla situazione irachena c'è un'ottima analisi di Sami Shoursh su al-Hayat intitolata «Arab Sunnis In Iraq: Invisible Divisions» (l'articolo in inglese) che approfondisce la situazione dei sunniti in Iraq, rispetto a quella degli sciiti e dei curdi, ed fa un'analisi sui quattro gruppi in cui sono divisi e le diverse strade politiche che percorrono.
Questa divisione così dura tra i sunniti arabi rende difficile - sostiene l'articolo - per gli americani, gli sciiti ed i curdi trattare con loro in modo trasparente.
La leader radicale si sofferma poi su un altro editoriale dal titolo «La caduta del muro di Berlino del Nord Africa» che fa un'analisi della situazione euromediterranea.
Una volta che i 10 nuovi membri entreranno nell'Unione europea il peso strategico si sposterà verso il centro-est europeo - esordisce l'articolo.
Questa è una realtà economica, geografica e politica che noi arabi dobbiamo prendere in considerazione soprattutto perché i nuovi membri giocheranno un ruolo nuovo nelle prese di decisioni europee.
I valori della democrazia, dello stato di diritto ed un'economia di mercato, adottati dai 10 nuovi aderenti alla Ue, sono fattori che fanno sì che gli stati del Nord Africa che sembrano ancora vivere in tempi differenti non siano neanche considerati come membri potenziali dell'Unione.
Questa nuova direzione - continua l'analisi - rischia di aumentare l'alienazione negli Arabi come partners dell'Unione europea.
Per cui il dialogo tra gli stati mediterranei, conosciuto come 5 più 5, o dei 10, avrà come punto maggiore all'ordine del giorno la sicurezza.
Oggi il bacino mediterraneo offre un'immagine spaccata a metà: la parte nord vive nel benessere, mentre quella sud sta andando velocemente verso la povertà, la disoccupazione e la marginalizzazione.
La cosa migliore è quella di riuscire a mobilitare le società attorno ad un progetto comune che faciliti la partecipazione politica ed un risveglio di civiltà.
Se l'Europa vuole sentirsi più sicura, deve aiutare quei paesi e quelle persone del sud del mondo che incoraggiano le riforme politiche, la trasparenza economica e combattono la povertà, terreno favorevole per i terroristi ed emigranti illegali L'Europa - conclude il brano - ha tutto l'interesse ad incoraggiare le riforme politiche nei nostri paesi.La Bonino poi affronta l'argomento di due crimini d'onore accaduti in Giordania.
La legge giordana prevede sentenze più leggere per questi crimini, cosa condannata duramente da gruppi per i diritti umani e anche la Regina di Giordania si è impegnata su questo tema.In chiusura, la leader radicale aggiorna sulla situazione interna libanese, sia economica che politica.
Gli esperti vedono il programma di privatizzazione come l'unica risposta alla drammatica situazione libanese, ma l'inasprimento della polemica tra Emile Lahoud e Rafik Hariri ha fermato anche questo progetto.
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