Radio Carcere parla dello sciopero della fame dei radicali con Capezzone, Buemi, Lussana, Ceraudo, Ardita e Biondi.
Il primo punto è la decisione di tempi certi per la discussione di un atto di clemenza.
A sorpresa l'intervento di Marco Pannella Roma, 10 dicembre 2002 - Radio Carcere, la rubrica del martedì sera in Onda su Radio Radicale che tratta di problemi legati al regime di detenzione, questa sera ha affrontato la questione della lotta non-violenta che Radicali Italiani sta portando avanti da sabato scorso, per arrivare ad una discussione in Parlamento su un atto di clemenza nei … confronti dei detenuti delle carceri italiane, arrivati ad una condizione di reclusione pressoché disumana, causata principalmente dai problemi di sovraffollamento.
Il taglio ai farmaci per le carceri Durante la puntata, si è acceso un faro anche sull'iniziativa che i medici penitenziari, guidati dal Prof.
Francesco Ceraudo, direttore del centro clinico del carcere Don Bosco di Pisa, Presidente dell'associazione dei medici penitenziari italiana e Presidente del Consiglio Internazionale dei medici penitenziari, stanno portando avanti contro la decisione del Governo di tagliare le spese per i farmaci destinati alle carceri.
Secondo il Prof.
Ceraudo la scelta del Governo nella legge finanziaria per il 2003 sarebbe inutile, perché il risparmio è solo virtuale, in quanto, con il tempo, andrebbero aumentando le spese mediche di tipo ospedaliero.
Inoltre il prof.
Ceraudo ha denunciato la stato già precario della condizione sanitaria delle carceri italiano, definendola di "respiro asmatico".
Per questo domani (11 dicembre 2002) si incatenerà davanti al carcere Don Bosco di Pisa per denunciare e lottare contro questo provvedimento.
Il lavoro come prima risorsa per il recupero, contro la cecità dei politici Ospite della trasmissione anche il dott.
Sebastiano Ardita, Direttore generale dell'Ufficio detenuti e trattamento del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, che come prima cosa ha appoggiato l'iniziativa non-violenta dei radicali.
Ardita ha poi lanciato accuse pesanti versa la gestione attuale delle carceri italiane, in particolar modo per ciò che riguarda le opportunità di lavoro offerte ai detenuti.
Ardita ha affermato che l'obiettivo di uno Stato dovrebbe essere quello di dare l'opportunità a tutti i detenuti i lavorare, ma, ha quindi detto, "i fondi sono stati dimezzati e per questo dobbiamo rivolgerci all'esterno sperando che qualche privato ci dia questa possibilità, formando una sorta di franchising della solidarietà".
"Il nostro obiettivo - ha proseguito Ardita - è che i detenuti lavorino tutti.
Il sovraffollamento non aiuta questa situazione e il mondo carcerario sa che con un forte sgravio della popolazione si faciliterebbe un po' la situazione: è un dato banale, ma le questioni che si pongono sul piano politico sono questioni di tipo diverso, passano attraverso quello che è un ragionamento che vive del brodo di cultura del consenso elettorale, della volontà della società, del mandato egli elettori, questo è il ragionamento che porta poi la politica a dividersi su questi punti".
La Lega avrebbe la soluzione, ma resta la Buemi-Pisapia A parlare di lavoro per i detenuti anche la responsabile per la giustizia della Lega, Carolina Lussana, che ha descritto un progetto di legge avanzato dalla Lega per cercare di svuotare le carceri e reinserire i detenuti.
Le persone detenute che sceglierebbero la strada delle "libertà", sarebbero poi introdotte in un programma di lavoro civilmente utile, ma non retribuito e quindi senza la possibilità di mantenersi.
Secondo la Lega però, si potrebbe sopperire alla gratuità del rapporto di lavoro, offrendo vitto e alloggio per il tempo rimanente di pena.
La proposta più convincente sembra essere quella ormai antica: la Pdl Pisapia-Buemi, ed è proprio l'on.
Enrico Buemi, dello Sdi, a descriverla, affermando prima di tutto che non si tratta di indultino, ma di una scarcerazione con la possibilità di rientrare in carcere, se si sgarra, e scontare anche la pena per cui era stato attivato l'atto di clemenza.
Le carceri scoppiano, bisogna fare qualcosa: arrivano i radicali! Quindi l'indulto, o per lo meno la discussione sull'indulto, appare quanto mai necessaria, perché le carceri scoppiano e se anche la Lega, che è sempre stata dichiaratamente contro un atto di clemenza, pensa ad una soluzione per il sovraffollamento, come ha ricordato il segretario di RI Capezzone, probabilmente qualcosa bisogna fare e il prima possibile.
Per questo Radicali Italiani sta lottando, dando corpo alla battaglia, per aiutare i presidenti delle Camere e i parlamentari ad arrivare il prima possibile a questa discussione, senza chiedere una decisione precisa in merito, perché non sarebbe coerente con la lotta per la legalità.
Se la classe politica non prenderà un dovuto provvedimento su questo - come ha ricordato Marco Pannella, intervenuto a sorpresa in conclusione di trasmissione - "proseguiranno nel loro comportamento criminogeno", perché "le carceri sono le università del crimine" e condannare persone che hanno commesso ogni tipo di reato a vivere in condizioni disumane e ad imparare a diventare criminali, è prima di tutto contro producente per la sicurezza della società stessa.
Il primo punto è la decisione di tempi certi per la discussione di un atto di clemenza.
A sorpresa l'intervento di Marco Pannella Roma, 10 dicembre 2002 - Radio Carcere, la rubrica del martedì sera in Onda su Radio Radicale che tratta di problemi legati al regime di detenzione, questa sera ha affrontato la questione della lotta non-violenta che Radicali Italiani sta portando avanti da sabato scorso, per arrivare ad una discussione in Parlamento su un atto di clemenza nei … confronti dei detenuti delle carceri italiane, arrivati ad una condizione di reclusione pressoché disumana, causata principalmente dai problemi di sovraffollamento.
Il taglio ai farmaci per le carceri Durante la puntata, si è acceso un faro anche sull'iniziativa che i medici penitenziari, guidati dal Prof.
Francesco Ceraudo, direttore del centro clinico del carcere Don Bosco di Pisa, Presidente dell'associazione dei medici penitenziari italiana e Presidente del Consiglio Internazionale dei medici penitenziari, stanno portando avanti contro la decisione del Governo di tagliare le spese per i farmaci destinati alle carceri.
Secondo il Prof.
Ceraudo la scelta del Governo nella legge finanziaria per il 2003 sarebbe inutile, perché il risparmio è solo virtuale, in quanto, con il tempo, andrebbero aumentando le spese mediche di tipo ospedaliero.
Inoltre il prof.
Ceraudo ha denunciato la stato già precario della condizione sanitaria delle carceri italiano, definendola di "respiro asmatico".
Per questo domani (11 dicembre 2002) si incatenerà davanti al carcere Don Bosco di Pisa per denunciare e lottare contro questo provvedimento.
Il lavoro come prima risorsa per il recupero, contro la cecità dei politici Ospite della trasmissione anche il dott.
Sebastiano Ardita, Direttore generale dell'Ufficio detenuti e trattamento del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, che come prima cosa ha appoggiato l'iniziativa non-violenta dei radicali.
Ardita ha poi lanciato accuse pesanti versa la gestione attuale delle carceri italiane, in particolar modo per ciò che riguarda le opportunità di lavoro offerte ai detenuti.
Ardita ha affermato che l'obiettivo di uno Stato dovrebbe essere quello di dare l'opportunità a tutti i detenuti i lavorare, ma, ha quindi detto, "i fondi sono stati dimezzati e per questo dobbiamo rivolgerci all'esterno sperando che qualche privato ci dia questa possibilità, formando una sorta di franchising della solidarietà".
"Il nostro obiettivo - ha proseguito Ardita - è che i detenuti lavorino tutti.
Il sovraffollamento non aiuta questa situazione e il mondo carcerario sa che con un forte sgravio della popolazione si faciliterebbe un po' la situazione: è un dato banale, ma le questioni che si pongono sul piano politico sono questioni di tipo diverso, passano attraverso quello che è un ragionamento che vive del brodo di cultura del consenso elettorale, della volontà della società, del mandato egli elettori, questo è il ragionamento che porta poi la politica a dividersi su questi punti".
La Lega avrebbe la soluzione, ma resta la Buemi-Pisapia A parlare di lavoro per i detenuti anche la responsabile per la giustizia della Lega, Carolina Lussana, che ha descritto un progetto di legge avanzato dalla Lega per cercare di svuotare le carceri e reinserire i detenuti.
Le persone detenute che sceglierebbero la strada delle "libertà", sarebbero poi introdotte in un programma di lavoro civilmente utile, ma non retribuito e quindi senza la possibilità di mantenersi.
Secondo la Lega però, si potrebbe sopperire alla gratuità del rapporto di lavoro, offrendo vitto e alloggio per il tempo rimanente di pena.
La proposta più convincente sembra essere quella ormai antica: la Pdl Pisapia-Buemi, ed è proprio l'on.
Enrico Buemi, dello Sdi, a descriverla, affermando prima di tutto che non si tratta di indultino, ma di una scarcerazione con la possibilità di rientrare in carcere, se si sgarra, e scontare anche la pena per cui era stato attivato l'atto di clemenza.
Le carceri scoppiano, bisogna fare qualcosa: arrivano i radicali! Quindi l'indulto, o per lo meno la discussione sull'indulto, appare quanto mai necessaria, perché le carceri scoppiano e se anche la Lega, che è sempre stata dichiaratamente contro un atto di clemenza, pensa ad una soluzione per il sovraffollamento, come ha ricordato il segretario di RI Capezzone, probabilmente qualcosa bisogna fare e il prima possibile.
Per questo Radicali Italiani sta lottando, dando corpo alla battaglia, per aiutare i presidenti delle Camere e i parlamentari ad arrivare il prima possibile a questa discussione, senza chiedere una decisione precisa in merito, perché non sarebbe coerente con la lotta per la legalità.
Se la classe politica non prenderà un dovuto provvedimento su questo - come ha ricordato Marco Pannella, intervenuto a sorpresa in conclusione di trasmissione - "proseguiranno nel loro comportamento criminogeno", perché "le carceri sono le università del crimine" e condannare persone che hanno commesso ogni tipo di reato a vivere in condizioni disumane e ad imparare a diventare criminali, è prima di tutto contro producente per la sicurezza della società stessa.
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