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A Roma un pugno di pseudo-antiproibizionisti pretende di proibire la possibilità per i radicali di manifestare a sostegno della legalizzazione della cannabis.
A New York, invece, una calorosa accoglienza Roma, 4 maggio 2002 - Applausi a New York, torte in faccia, insulti e spintoni a Roma.
Questo il diverso esito, a diverse latitudini, dell'accoglienza riservata ai radicali al Million Marjuana March.
Infatti, mentre negli Usa Marco Perduca, presidente del Consiglio Generale del Partito Radicale, prendeva la parola in occasione dell'avvio della marcia di New York, registrando la calorosa … accoglienza dei manifestanti, in Italia, a Roma, i radicali vengono accolti da spintoni e urla da gruppi dei cosiddetti centri-sociali, ed hanno potuto evitare un'aggressione fisica e continuare a per la legalizzazione della marijuana solo solo grazie all'intervento delle forze dell'ordine.
Un gruppo di "caporali" In realtà, la manifestazione che ha visto la partecipazione di circa duemila persone intente soprattutto a ballare, è stata guastata da un gruppuscolo di quelli che Daniele Capezzone ha definito una decina di "caporali" dei centri sociali che, come preannunciato dalle colonne di Liberazione, non gradivano la presenza dei radicali per le loro prese di posizione in materia di politica estera, a partire dall'appoggio militare agli interventi nei Balcani ed in Afganistan.
Dal veto al non gradimento Inizialmente gli organizzatori romani avevano posto un veto alla presenza dei radicali, ma dopo la presa di posizione dell'organizzazione interanazionale che ha promosso l'iniziativa, l'associazione "Cures not Wars", che ha invece accolto con calore la presenza dei radicali, gli esponenti dei centri sociali e del Manifesto e di Liberazione hanno dovuto ripiegare su un più modesto "non gradimento" ribadito più volte nei giorni scorsi dalle colonne dei quotidiani di sinistra.
Torta proibizionista in faccia a Capezzone Il non gradimento si è tramutato anche in una torta che ha bersagliato il segretario di Radicali Italiani, Daniele Capezzone insieme ad una sequela di insulti, contro i quali i radicali hanno scandito il coro "libertà, libertà".
"Quel che mi preoccupa - ha detto Capezzone - non e' la cattiva qualita' della torta, e' l'incapacita' di alcuni di praticare, di concepire e di vivere una lotta politica davvero democratica".
Strade alternative"Qui non e' in causa - ha aggiunto Capezzone - la possibilita' di farsi una canna o di rincoglionirsi in un centro sociale, quello che va conquistato e' il diritto del cento per cento dei cittadini a fare le loro libere scelte individuali.
E' cio' che i proibizionisti, che pure si spacciano da antiproibizionisti, su questa piazza non hanno capito".
Alla fine i radicali dopo esser rimasti in piazza per un paio d'ore, protetti da un cordone di polizia, al momento in cui il corteo ha cominciato a snodarsi hanno preferito allontanarsi e manifestare con le proprie bandiere scegliendo una strada alternativa.
Soprattutto politicamente.
A New York, invece, una calorosa accoglienza Roma, 4 maggio 2002 - Applausi a New York, torte in faccia, insulti e spintoni a Roma.
Questo il diverso esito, a diverse latitudini, dell'accoglienza riservata ai radicali al Million Marjuana March.
Infatti, mentre negli Usa Marco Perduca, presidente del Consiglio Generale del Partito Radicale, prendeva la parola in occasione dell'avvio della marcia di New York, registrando la calorosa … accoglienza dei manifestanti, in Italia, a Roma, i radicali vengono accolti da spintoni e urla da gruppi dei cosiddetti centri-sociali, ed hanno potuto evitare un'aggressione fisica e continuare a per la legalizzazione della marijuana solo solo grazie all'intervento delle forze dell'ordine.
Un gruppo di "caporali" In realtà, la manifestazione che ha visto la partecipazione di circa duemila persone intente soprattutto a ballare, è stata guastata da un gruppuscolo di quelli che Daniele Capezzone ha definito una decina di "caporali" dei centri sociali che, come preannunciato dalle colonne di Liberazione, non gradivano la presenza dei radicali per le loro prese di posizione in materia di politica estera, a partire dall'appoggio militare agli interventi nei Balcani ed in Afganistan.
Dal veto al non gradimento Inizialmente gli organizzatori romani avevano posto un veto alla presenza dei radicali, ma dopo la presa di posizione dell'organizzazione interanazionale che ha promosso l'iniziativa, l'associazione "Cures not Wars", che ha invece accolto con calore la presenza dei radicali, gli esponenti dei centri sociali e del Manifesto e di Liberazione hanno dovuto ripiegare su un più modesto "non gradimento" ribadito più volte nei giorni scorsi dalle colonne dei quotidiani di sinistra.
Torta proibizionista in faccia a Capezzone Il non gradimento si è tramutato anche in una torta che ha bersagliato il segretario di Radicali Italiani, Daniele Capezzone insieme ad una sequela di insulti, contro i quali i radicali hanno scandito il coro "libertà, libertà".
"Quel che mi preoccupa - ha detto Capezzone - non e' la cattiva qualita' della torta, e' l'incapacita' di alcuni di praticare, di concepire e di vivere una lotta politica davvero democratica".
Strade alternative"Qui non e' in causa - ha aggiunto Capezzone - la possibilita' di farsi una canna o di rincoglionirsi in un centro sociale, quello che va conquistato e' il diritto del cento per cento dei cittadini a fare le loro libere scelte individuali.
E' cio' che i proibizionisti, che pure si spacciano da antiproibizionisti, su questa piazza non hanno capito".
Alla fine i radicali dopo esser rimasti in piazza per un paio d'ore, protetti da un cordone di polizia, al momento in cui il corteo ha cominciato a snodarsi hanno preferito allontanarsi e manifestare con le proprie bandiere scegliendo una strada alternativa.
Soprattutto politicamente.
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