Seduta pomeridiana All'ordine del giorno: 1) Quesiti posti dal Presidente della Corte di Appello: declaratoria di dacadenza di giudici di pace; disciplina transitoria
2) Scadenza dell'ultimo biennio per i Magistrati assegnati alla DDA di Reggio Calabria
3) Indizione dei concorsi per Uditore giudiziario
4) Nomine e conferme di componenti privati del Tribunale per i minorenni di Roma
5) Ricorsi
6) Autorizzazione
7) Nomina dei Giudici di pace del distretto della Corte di Appello di Reggio Calabria
8) Scadenza dell'ultimo biennio per i Magistrati assegnati alla DDA di Reggio Calabria
9) Benefici … previsti dalla Legge n.356/91 art.
3 comma 3: due proposte, quella alternativa è di Cassano e Consolo Il CSM nelle agenzie di stampa SPATARO, SLOGAN DA REGIME, VADA IN GIRO E VERIFICHI SUE LACUNE Roma, 5 dic.
- (Adnkronos) - E' ancora fuoco incrociato al Csm per l'attacco contro i magistrati pronunciato ieri in Senato dal ministro della Giustizia.
Dopo le proteste 'a caldo', anche oggi i consiglieri di palazzo dei Marescialli reagiscono duramente alle parole del Guardasigilli.
''Una sortita gravissima, senza precedenti'', torna a denunciare Armando Spataro, togato del Movimento per la giustizia, che accusa Castelli di ''reiterare slogan da regime''.
''Lo inviterei a girare per gli uffici -aggiunge- per verificare di persona quali e quante lacune strutturali sono direttamente attribuibili al suo ministero...''.
Ma Spataro attacca anche la risoluzione presentata dalla Cdl in Senato.
''Le preoccupazioni per la tenuta del sistema e per il livello di garanzie che potranno essere assicurate aumentano -avverte- Accanto all'auspicio di una integrazione dello spazio giuridico europeo e di una piu' intensa collaborazione internazionale, davvero stupefacente se si pensa ai danni prodotti dalla legge sulle rogatorie, si parla di separazione delle carriere, di priorita' nelle scelte dell'azione penale da attribuire alle maggioranze parlamentari...''.
Un programma, denuncia Spataro, che prevede ''lo stravolgimento del sistema-giustizia che il mondo ci invidia''.
Ma, al di la' del documento della maggioranza, sono le parole di Castelli che bruciano.
''Siamo alla pretesa di imporre ai giudici l'interpretazione della legge'', osserva Gianfranco Gilardi (Md), che denuncia la riproposizione del ''teorema'' sui magistrati politicizzati ''tanto piu' grave in quanto rivolto a cio' che i magistrati fanno quando interpretano le leggi''.
''Mi chiedo -aggiunge- fino a quando i magistrati potranno continuare a svolgere serenamente il proprio lavoro''.
''Castelli -ricorda il laico del centrosinistra Sergio Pastore- e' titolare dell'azione disciplinare.
Se pensa che i magistrati fanno politica anziche' sentenze, perche' non la esercita? Oltretutto, e' lui il responsabile della funzionalita' della giurisdizione...
Quando censura sentenze -osserva ancora- il ministro pone oggettivamente un conflitto tra poteri dello Stato, cioe' viola uno dei cardini dello Stato di diritto''.
Preoccupazione esprime anche Graziella Tossi Brutti, laico dei Ds.
''Aver controbilanciato le dimissioni di Taormina con dichiarazioni cosi' violente -sostiene- non fa presagire nulla di buono.
Gli attacchi ai magistrati di Milano non rientrano piu' nella normale critica, si e' travalicato ogni limite''.Ma dal Csm si sbarra la strada anche all'ipotesi, indicata sempre da Castelli, di pm sottoposti all'esecutivo.
''La subordinazione del pm al ministro della Giustizia la abbiamo gia' sperimentata quando non c'era la democrazia -ricorda Margherita Cassano, togato di Mi- sappiamo cosa significa.
Non e' cosi' che si da' trasparenza all'azione giudiziaria o si attua l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
Il nostro sistema costituzionale e' invidiato in tutto il mondo.
Sottoporre il pm all'esecutivo significherebbe in concreto -avverte- sottoporre alle direttive del potere politico le scelte dei reati e le persone da perseguire''.
Fa eco Pastore: ''La Costituzione non lo consente.
L'unica via per risolvere il problema della 'giustizia politica' -suggerisce- e' ripristinare l'autorizzazione a procedere che consente al Parlamento di attribuirsi la responsabilita' politica del mancato esercizio dell'azione penale.
Poi, il popolo giudichera' chi non consente che possibili autori di reato vengano giudicati...''.
''Castelli -attacca Tossi Brutti- si e' addentrato in un terreno pericolosissimo.
La sottoposizione del pm all'esecutivo non solo e' politicamente inopportuno, ma da respingere perche' e' contraria ai nostri valori costituzionali''.
GIUSTIZIA: CASO OLAF, CSM VERSO 'NO' A CASTELLI SU REVOCA DOMANI IN PLENUM, SI CONFERMA FUORI RUOLO PER TRE TOGHE ITALIANE Roma, 5 dic.
- (Adnkronos) - Il Csm si avvia a dire 'no' al ministro della Giustizia sul 'caso Olaf', l'organismo europeo antifrodi.
Quindi, a confermare i collocamenti fuori ruolo dei tre magistrati italiani Nicola Piacente, Ernesto Perduca e Mario Vaudano, vincitori delle poltrone a Bruxelles attraverso un concorso bandito dall'Ue.
La decisione verra' ufficializzata domani, quando il plenum discutera' la questione sorta dopo la richiesta partita da via Arenula a settembre: revocate la decisione, aveva chiesto Castelli facendo retromarcia rispetto alla sua stessa precedente richiesta di collocamento fuori ruolo per le tre toghe italiane.
All'Olaf, aveva sostenuto, sarebbe meglio inviare ''funzionari'' di polizia.
Richiesta integrata poi da una lettera firmata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che faceva sapere di aver negato l'autorizzazione a lavorare all'estero per Perduca, Piacente e Vaudano.
Ma che non e' servita a far cambiare idea al Csm.
''Le ragioni esposte dal ministro -e' scritto nel documento proposto da Unicost, ma che la relatrice della pratica Graziella Tossi Brutti, laico dei Ds, ha gia' fatto sapere che intende adottare- non incidono sulla validita' delle valutazioni gia' operate dal Csm, ne' integrano motivi che il Csm possa, nell'ambito delle sue competenze istituzionali, prendere in considerazione al fine di revocare le delibere''.
Quelle ragioni, viene argomentato, riguardano infatti ''profili di opportunita' che fanno capo alla competenza e alla responsabilita' politica del governo''.
A sostegno della scelta, nel documento viene richiamata anche una nota firmata dal presidente del Comitato di vigilanza dell'Olaf, giunta al Csm il 7 novembre scorso: nota nella quale si evidenzia la necessita' di ''una sollecita decisione'' sulla destinazione dei tre magistrati italiani ''agli incarichi rispettivamente conferiti''.
GIUSTIZIA: VERDE, DA CASTELLI UN DISCORSO DI CHIUSURA''MI DISPIACE, DA ME GROSSI SFORZI PER TENERE VIVA COLLABORAZIONE'' Roma, 5 dic.
- (Adnkronos) - Dal ministro della Giustizia sono venute parole ''di chiusura'' che finiscono ''per porre il Csm in una posizione meramente servente''.
Il vicepresidente del Csm Giovanni Verde esprime ''dispiacere'' per l'intervento di ieri in Senato del Guardasigilli Roberto Castelli.
''Mi auguro -afferma- che il ministro non mi inserisca nella lista di quanti ce l'hanno con lui se dico che le sue dichiarazioni mi hanno fatto dispiacere.
Sto facendo grossi sforzi in questo momento delicato per tenere vivo un rapporto di collaborazione tra istituzioni.
Il discorso del ministro -commenta il 'numero due' di palazzo dei Marescialli- mi e' sembrato un discorso di chiusura che finisce col porre il Csm in una posizione meramente servente''.
''Mi allarma poi -aggiunge Verde- l'ispirazione di fondo del discorso che, se ho bene inteso, puo' condensarsi nell'idea che i rappresentanti del governo e del Parlamento in quanto eletti dal popolo siano impermeabili al controllo giurisdizionale.
Infatti, il ministro di sfuggita ha adombrato la necessita' di intervenire sull'articolo 68 della Costituzione.
Se cosi' fosse -avverte il vicepresidente del Csm- sarebbero messi in discussione i cardini del nostro sistema e il discorso si sposterebbe ad un diverso livello che compete ad altri e dal quale vorrei -conclude Verde- fosse tenuto fuori il Csm''.
3 comma 3: due proposte, quella alternativa è di Cassano e Consolo Il CSM nelle agenzie di stampa SPATARO, SLOGAN DA REGIME, VADA IN GIRO E VERIFICHI SUE LACUNE Roma, 5 dic.
- (Adnkronos) - E' ancora fuoco incrociato al Csm per l'attacco contro i magistrati pronunciato ieri in Senato dal ministro della Giustizia.
Dopo le proteste 'a caldo', anche oggi i consiglieri di palazzo dei Marescialli reagiscono duramente alle parole del Guardasigilli.
''Una sortita gravissima, senza precedenti'', torna a denunciare Armando Spataro, togato del Movimento per la giustizia, che accusa Castelli di ''reiterare slogan da regime''.
''Lo inviterei a girare per gli uffici -aggiunge- per verificare di persona quali e quante lacune strutturali sono direttamente attribuibili al suo ministero...''.
Ma Spataro attacca anche la risoluzione presentata dalla Cdl in Senato.
''Le preoccupazioni per la tenuta del sistema e per il livello di garanzie che potranno essere assicurate aumentano -avverte- Accanto all'auspicio di una integrazione dello spazio giuridico europeo e di una piu' intensa collaborazione internazionale, davvero stupefacente se si pensa ai danni prodotti dalla legge sulle rogatorie, si parla di separazione delle carriere, di priorita' nelle scelte dell'azione penale da attribuire alle maggioranze parlamentari...''.
Un programma, denuncia Spataro, che prevede ''lo stravolgimento del sistema-giustizia che il mondo ci invidia''.
Ma, al di la' del documento della maggioranza, sono le parole di Castelli che bruciano.
''Siamo alla pretesa di imporre ai giudici l'interpretazione della legge'', osserva Gianfranco Gilardi (Md), che denuncia la riproposizione del ''teorema'' sui magistrati politicizzati ''tanto piu' grave in quanto rivolto a cio' che i magistrati fanno quando interpretano le leggi''.
''Mi chiedo -aggiunge- fino a quando i magistrati potranno continuare a svolgere serenamente il proprio lavoro''.
''Castelli -ricorda il laico del centrosinistra Sergio Pastore- e' titolare dell'azione disciplinare.
Se pensa che i magistrati fanno politica anziche' sentenze, perche' non la esercita? Oltretutto, e' lui il responsabile della funzionalita' della giurisdizione...
Quando censura sentenze -osserva ancora- il ministro pone oggettivamente un conflitto tra poteri dello Stato, cioe' viola uno dei cardini dello Stato di diritto''.
Preoccupazione esprime anche Graziella Tossi Brutti, laico dei Ds.
''Aver controbilanciato le dimissioni di Taormina con dichiarazioni cosi' violente -sostiene- non fa presagire nulla di buono.
Gli attacchi ai magistrati di Milano non rientrano piu' nella normale critica, si e' travalicato ogni limite''.Ma dal Csm si sbarra la strada anche all'ipotesi, indicata sempre da Castelli, di pm sottoposti all'esecutivo.
''La subordinazione del pm al ministro della Giustizia la abbiamo gia' sperimentata quando non c'era la democrazia -ricorda Margherita Cassano, togato di Mi- sappiamo cosa significa.
Non e' cosi' che si da' trasparenza all'azione giudiziaria o si attua l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
Il nostro sistema costituzionale e' invidiato in tutto il mondo.
Sottoporre il pm all'esecutivo significherebbe in concreto -avverte- sottoporre alle direttive del potere politico le scelte dei reati e le persone da perseguire''.
Fa eco Pastore: ''La Costituzione non lo consente.
L'unica via per risolvere il problema della 'giustizia politica' -suggerisce- e' ripristinare l'autorizzazione a procedere che consente al Parlamento di attribuirsi la responsabilita' politica del mancato esercizio dell'azione penale.
Poi, il popolo giudichera' chi non consente che possibili autori di reato vengano giudicati...''.
''Castelli -attacca Tossi Brutti- si e' addentrato in un terreno pericolosissimo.
La sottoposizione del pm all'esecutivo non solo e' politicamente inopportuno, ma da respingere perche' e' contraria ai nostri valori costituzionali''.
GIUSTIZIA: CASO OLAF, CSM VERSO 'NO' A CASTELLI SU REVOCA DOMANI IN PLENUM, SI CONFERMA FUORI RUOLO PER TRE TOGHE ITALIANE Roma, 5 dic.
- (Adnkronos) - Il Csm si avvia a dire 'no' al ministro della Giustizia sul 'caso Olaf', l'organismo europeo antifrodi.
Quindi, a confermare i collocamenti fuori ruolo dei tre magistrati italiani Nicola Piacente, Ernesto Perduca e Mario Vaudano, vincitori delle poltrone a Bruxelles attraverso un concorso bandito dall'Ue.
La decisione verra' ufficializzata domani, quando il plenum discutera' la questione sorta dopo la richiesta partita da via Arenula a settembre: revocate la decisione, aveva chiesto Castelli facendo retromarcia rispetto alla sua stessa precedente richiesta di collocamento fuori ruolo per le tre toghe italiane.
All'Olaf, aveva sostenuto, sarebbe meglio inviare ''funzionari'' di polizia.
Richiesta integrata poi da una lettera firmata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che faceva sapere di aver negato l'autorizzazione a lavorare all'estero per Perduca, Piacente e Vaudano.
Ma che non e' servita a far cambiare idea al Csm.
''Le ragioni esposte dal ministro -e' scritto nel documento proposto da Unicost, ma che la relatrice della pratica Graziella Tossi Brutti, laico dei Ds, ha gia' fatto sapere che intende adottare- non incidono sulla validita' delle valutazioni gia' operate dal Csm, ne' integrano motivi che il Csm possa, nell'ambito delle sue competenze istituzionali, prendere in considerazione al fine di revocare le delibere''.
Quelle ragioni, viene argomentato, riguardano infatti ''profili di opportunita' che fanno capo alla competenza e alla responsabilita' politica del governo''.
A sostegno della scelta, nel documento viene richiamata anche una nota firmata dal presidente del Comitato di vigilanza dell'Olaf, giunta al Csm il 7 novembre scorso: nota nella quale si evidenzia la necessita' di ''una sollecita decisione'' sulla destinazione dei tre magistrati italiani ''agli incarichi rispettivamente conferiti''.
GIUSTIZIA: VERDE, DA CASTELLI UN DISCORSO DI CHIUSURA''MI DISPIACE, DA ME GROSSI SFORZI PER TENERE VIVA COLLABORAZIONE'' Roma, 5 dic.
- (Adnkronos) - Dal ministro della Giustizia sono venute parole ''di chiusura'' che finiscono ''per porre il Csm in una posizione meramente servente''.
Il vicepresidente del Csm Giovanni Verde esprime ''dispiacere'' per l'intervento di ieri in Senato del Guardasigilli Roberto Castelli.
''Mi auguro -afferma- che il ministro non mi inserisca nella lista di quanti ce l'hanno con lui se dico che le sue dichiarazioni mi hanno fatto dispiacere.
Sto facendo grossi sforzi in questo momento delicato per tenere vivo un rapporto di collaborazione tra istituzioni.
Il discorso del ministro -commenta il 'numero due' di palazzo dei Marescialli- mi e' sembrato un discorso di chiusura che finisce col porre il Csm in una posizione meramente servente''.
''Mi allarma poi -aggiunge Verde- l'ispirazione di fondo del discorso che, se ho bene inteso, puo' condensarsi nell'idea che i rappresentanti del governo e del Parlamento in quanto eletti dal popolo siano impermeabili al controllo giurisdizionale.
Infatti, il ministro di sfuggita ha adombrato la necessita' di intervenire sull'articolo 68 della Costituzione.
Se cosi' fosse -avverte il vicepresidente del Csm- sarebbero messi in discussione i cardini del nostro sistema e il discorso si sposterebbe ad un diverso livello che compete ad altri e dal quale vorrei -conclude Verde- fosse tenuto fuori il Csm''.
leggi tutto
riduci

















