Il CSM nelle agenzie di stampa 8 MARZO: 40% TOGHE E' ROSA, MA SOLO 3% HA POSTO DA DIRIGENTE LO DICE UNA RICERCA DEL CSM
(ANSA) - ROMA, 8 MAR - Le toghe sono sempre piu' rosa, ma troppo poche ancora sono le donne che ricoprono posti di vertice negli uffici giudiziari.
Secondo un'indagine condotta dal Csm e finanziata dalla Commissione europea, le donne rappresentano il 40% dei magistrati italiani (3.456 contro i 5.481 colleghi maschi), ma solo 18 dirigono uffici giudiziari, affidati nel 97% dei casi a uomini (oltre 400 dirigenti maschi).
Il quadro che emerge dalla ricerca e' dunque sconfortante: … nessuna donna e' procuratore generale o presidente di Corte d'appello, solo 16 siedono in Cassazione come consigliere su 260 effettivi (6%), una sola donna (a fronte di 38 colleghi uomini) svolge funzioni di sostituto procuratore generale e mancano totalmente nella procura nazionale antimafia.
Non solo.
Le poche fortunate, che arrivano a conquistare un posto da dirigente, ci riescono perche' si tratta di ruoli scartati dai loro colleghi maschi, in quanto ritenuti meno importanti.
Stesso situazione anche per gli incarichi di presidente di sezione nei tribunali o procuratore aggiunto, ricoperti da 51 donne contro 665 uomini, e per gli organi di rappresentanza della magistratura.
La spiegazione, secondo la ricerca, sta nel fatto che per i compiti di vertice in magistratura, si favorisce chi ha piu' anzianita' (le donne sono entrate in magistratura solo negli anni Sessanta) e chi ha piu' titoli, anche accademici, che generalmente le donne hanno difficolta' ad acquisire dovendo conciliare esigenze familiari e lavorative.
Ma come ha commentato Fernanda Contri, la prima donna ad aver presieduto in cinquant'anni di storia repubblicana un'udienza della Corte costituzionale lo scorso 14 dicembre, riprendendo una frase di due ex presidenti della Corte di Cassazione, ''le istituzioni prive di donne o nelle quali la presenza femminile e' assai scarsa sono indice di democrazia non perfettamente compiuta''.
CSM:DENIGRO' AGGIUNTO E GOVERNO,AMMONITO PROCURATORE PERUGIA ASSOLUZIONE INVECE PER ALTRE SEI ACCUSE (ANSA) - ROMA, 9 MAR - Ha offeso ''gratuitamente'' e ''gravemente'' il proprio piu' stretto collaboratore, peraltro alla presenza di altri due magistrati dell'ufficio, e ha ''pesantemente'' denigrato il governo in carica: per questo il procuratore di Perugia, Nicola Miriano, e' stato condannato dalla sezione disciplinare del Csm alla sanzione dell' ammonimento.
Lo stesso tribunale dei giudici ha invece assolto il capo della procura del capoluogo umbro da altre sei accuse per le quali la procura generale della Cassazione aveva chiesto e ottenuto il suo rinvio a giudizio disciplinare, tutte relative ai rapporti con i magistrati dell' ufficio.
La vicenda che e' costata a Miriano la condanna da parte del Csm e' di alcuni anni fa.
Ed e' legata alla reazione con cui il procuratore accolse l'annuncio da parte dell' aggiunto, Silvia Della Monica, della sua nomina a componente della Commissione Onu per la lotta alla corruzione in rappresentanza del governo.
Secondo l'accusa, Miriano espresse ''platealmente'' il proprio disappunto per la nomina, apostrofando la collega con frasi del tipo ''al suo posto mi vergognerei di rappresentare con questo governo'' ed ''e' come se mi avessero tolto, senza avvertirmi, la donna di servizio''.
Un comportamento giudicato di ''greve e gratuita ingiuria verso il proprio piu' diretto collaboratore in seno alla procura di Perugia'' (''mortificato'' con il paragone ''a una domestica'') e ''di deliberato intento derisorio nei confronti della compagine governativa in carica''; con quella condotta, peraltro, Miriano rese ''palesi proprie personali opzioni politiche di segno contrario'' e compromise, ''agli occhi del procuratore aggiunto e dei due sostituti, la propria immagine di imparzialita' e di serenita' di giudizio''.
Accusa ritenuta fondata dalla sezione disciplinare che ha percio' condannato Miriano.
Secondo un'indagine condotta dal Csm e finanziata dalla Commissione europea, le donne rappresentano il 40% dei magistrati italiani (3.456 contro i 5.481 colleghi maschi), ma solo 18 dirigono uffici giudiziari, affidati nel 97% dei casi a uomini (oltre 400 dirigenti maschi).
Il quadro che emerge dalla ricerca e' dunque sconfortante: … nessuna donna e' procuratore generale o presidente di Corte d'appello, solo 16 siedono in Cassazione come consigliere su 260 effettivi (6%), una sola donna (a fronte di 38 colleghi uomini) svolge funzioni di sostituto procuratore generale e mancano totalmente nella procura nazionale antimafia.
Non solo.
Le poche fortunate, che arrivano a conquistare un posto da dirigente, ci riescono perche' si tratta di ruoli scartati dai loro colleghi maschi, in quanto ritenuti meno importanti.
Stesso situazione anche per gli incarichi di presidente di sezione nei tribunali o procuratore aggiunto, ricoperti da 51 donne contro 665 uomini, e per gli organi di rappresentanza della magistratura.
La spiegazione, secondo la ricerca, sta nel fatto che per i compiti di vertice in magistratura, si favorisce chi ha piu' anzianita' (le donne sono entrate in magistratura solo negli anni Sessanta) e chi ha piu' titoli, anche accademici, che generalmente le donne hanno difficolta' ad acquisire dovendo conciliare esigenze familiari e lavorative.
Ma come ha commentato Fernanda Contri, la prima donna ad aver presieduto in cinquant'anni di storia repubblicana un'udienza della Corte costituzionale lo scorso 14 dicembre, riprendendo una frase di due ex presidenti della Corte di Cassazione, ''le istituzioni prive di donne o nelle quali la presenza femminile e' assai scarsa sono indice di democrazia non perfettamente compiuta''.
CSM:DENIGRO' AGGIUNTO E GOVERNO,AMMONITO PROCURATORE PERUGIA ASSOLUZIONE INVECE PER ALTRE SEI ACCUSE (ANSA) - ROMA, 9 MAR - Ha offeso ''gratuitamente'' e ''gravemente'' il proprio piu' stretto collaboratore, peraltro alla presenza di altri due magistrati dell'ufficio, e ha ''pesantemente'' denigrato il governo in carica: per questo il procuratore di Perugia, Nicola Miriano, e' stato condannato dalla sezione disciplinare del Csm alla sanzione dell' ammonimento.
Lo stesso tribunale dei giudici ha invece assolto il capo della procura del capoluogo umbro da altre sei accuse per le quali la procura generale della Cassazione aveva chiesto e ottenuto il suo rinvio a giudizio disciplinare, tutte relative ai rapporti con i magistrati dell' ufficio.
La vicenda che e' costata a Miriano la condanna da parte del Csm e' di alcuni anni fa.
Ed e' legata alla reazione con cui il procuratore accolse l'annuncio da parte dell' aggiunto, Silvia Della Monica, della sua nomina a componente della Commissione Onu per la lotta alla corruzione in rappresentanza del governo.
Secondo l'accusa, Miriano espresse ''platealmente'' il proprio disappunto per la nomina, apostrofando la collega con frasi del tipo ''al suo posto mi vergognerei di rappresentare con questo governo'' ed ''e' come se mi avessero tolto, senza avvertirmi, la donna di servizio''.
Un comportamento giudicato di ''greve e gratuita ingiuria verso il proprio piu' diretto collaboratore in seno alla procura di Perugia'' (''mortificato'' con il paragone ''a una domestica'') e ''di deliberato intento derisorio nei confronti della compagine governativa in carica''; con quella condotta, peraltro, Miriano rese ''palesi proprie personali opzioni politiche di segno contrario'' e compromise, ''agli occhi del procuratore aggiunto e dei due sostituti, la propria immagine di imparzialita' e di serenita' di giudizio''.
Accusa ritenuta fondata dalla sezione disciplinare che ha percio' condannato Miriano.
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