A cura di Federico PunziMassimo Finoia, le sue due fedi: "Continuando così potrò morire da vivo!"."Credo che abbia seminato intorno a sé, soprattutto in questi ultimi mesi, molta più vita di quanto non ne consumasse la sua malattia.
Massimo se ne va lasciandoci un pieno: di vita, di memoria, di amore, di lotta".
(Diego Galli)Roma, 23 giugno 2003 - Due anni fa moriva Massimo Finoia, professore universitario ordinario di Economia politica, già preside della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università 'Roma Tre', collaboratore del 'Sole 24 ore'.
Era affetto da una grave forma di cancro e si … era candidato, da cattolico praticante, con la 'Lista Bonino' nel colleggio senatoriale Lazio 6 in occasione delle ultime elezioni politiche, nel maggio 2001.La malattia 'esperienza di grazia', la fede rinnovataAlla notizia del male che lo avrebbe portato alla morte, reagì con una profonda riscoperta della fede ed ebbe la consapevolezza che proprio grazie alla malattia, da lui stesso definita "un'esperienza di grazia", fu finalmente capace, come mai in tutta la sua esistenza, di apprezzare la vita, di amarla.Affrontò dunque le sofferenze con la forza, l'equilibrio, la serenità e persino la gioia, che solo la rinnovata fede gli seppe dare.
Ma visse intensamente i suoi ultimi mesi di vita, dandogli senso onorando quella che forse per lui era una sorta di seconda fede, una religiosità civile, di cittadino, e decise di candidarsi al senato con i radicali, partecipando anche al satyagraha con la riduzione dei farmaci della terapia del dolore."Come ho reagito alla diagnosi del cancro, alla paura del dolore, alla sensazione della morte? Ho chiesto al Signore tre cose, che non sapevo gli erano già state chieste: «Signore, aumenta la mia fede» (Lc.
17,6); «Signore insegnami a pregare» (Lc.
11,1); «Fammi conoscere il mio misfatto e il mio peccato» (Gb.
13,23)".
Così scriveva Massimo in una sua lettera spedita agli amici nel Natale 2000, nella quale raccontava di aver capito i suoi peccati.Un'enorme possibilità di amore"Se non vi fosse stata la malattia - scriveva - sarei giunto alla fine della mia vita come un uomo catholic correct, si direbbe oggi, come quel giovane che, avendo sempre osservato i comandamenti, pensava di aver fatto il possibile per «ottenere la vita eterna» e rifiutò, come Gesù gli suggeriva, di abbandonare le sue ricchezze".
Massimo rimase profondamente colpito dal "contorno di umanità, generosità ed amore" che lo ha circondato nel suo ultimo anno di vita, un "flusso di amore, di affetti, di sentimenti", ma anche di piccoli aiuti e "servizi" concreti di amici che si facevano vivi per lui, anche da altre parti del mondo, anche quelli con cui non si vedeva da anni.Così, comprese, e lo testimoniò per tutti i suoi amici, "che nel mondo c'è una enorme possibilità di amore, che tutti abbiamo bisogno di dare e che tutti abbiamo bisogno di ricevere.
Viviamo invece una vita, - scriveva ancora nel Natale 2000 - che spesso si consuma fra falsi, inutili, tediosi riti, che talvolta possono anche inorgoglirci, ma che non sono altro che l'espressione della vanitas vanitatum, di cui parla l’Ecclesiaste (Eccl.
1,2)".La religiosità civile: la candidatura e la campagna con i radicaliProprio nel momento in cui Massimo Finoia viveva così intensamente la riscoperta della fede, raccogliendo un invito dell'amico Marco Pannella, decise di candidarsi alle elezioni politiche con i radicali, conducendo persino una battaglia politica che lo vide protagonista, insieme ad Emma Bonino e a Luca Coscioni, di un satyagraha per il diritto all'informazione.Una scelta in apparente contraddizione con la sua fede, ma in realtà perfettamente coerente con lo spirito di un uomo attraversato da una forte religiosità civile.
Si sentiva cittadino e non suddito, e come tale ha voluto vivere il suo impegno politico."Voglio ora dire perché, benché sia un cattolico praticante, abbia scelto di candidarmi con i Radicali, con i quali mi sono trovato in opposizione su temi quali l'aborto o l'eutanasia.
I radicali, - scriveva in una lettera in cui spiegava ad amici e conoscenti i motivi della candidatura - sempre con sincero spirito di libertà hanno posto dei temi che hanno scosso la mia coscienza, mi hanno fatto riflettere a lungo col risultato talvolta di farmi autonomamente cambiare idea su alcuni argomenti".Finoia spiegò che la partitocrazia, il sistema dei partiti, gli facevano sentire imposta "una ideologia alla luce della quale giudicare i fatti e, quando questa ideologia era latente", spesso usata "come uno strumento per perseguire obiettivi di potere".
Delle campagne radicali invece, apprezzava la capacità "di portare nel dibattito temi alti della politica: la libertà della ricerca, il pluralismo dell'informazione, il tema dell'eutanasia nonché i classici temi del bipartitismo, del federalismo, del mercato e della libertà d'impresa".Per questo Finoia, nonstante fosse contrario all'aborto, dubbioso sull'eutanasia, cattolico e non anticlericale, decise di condividere laicamente con i radicali alcune battaglie, riconoscendo loro di aver posto, in mezzo secolo di storia politica, "temi di volta in volta condivisi o avversati dalla maggioranza degli italiani come divorzio, aborto, liberalizzazione della droga, responsabilità civile dei giudici, ruolo della scala mobile e tanti altri", avendo però il merito di aver "stimolato il dibattito e la riflessione in Italia"."Un Parlamento italiano senza il sale radicale sarebbe più sciapo, - concludeva - mancherebbe di quel pizzico di sale che dà realmente sapore al dibattito politico, di quella intelligenza senza la quale il dibattito talvolta si risolve in chiacchierata o in compromesso".Finoia professore universitario: a fianco degli studenti senza vanità intellettualiL'esperienza lavorativa di Massimo Finoia si svolse per molta parte della sua vita nel mondo universitario, del quale soffriva la cultura accademica e cattedratica, convinto, per esperienza, dell'inutilità di tante nozioni per la crescita e il futuro degli studenti.
Diceva spesso che le sue esperienze lavorative al di fuori dell'ambito accademico l'avevano reso consapevole dell'inadeguatezza, per eccesso, per ridondanza, per astrattezza di gran parte di quello che vi viene insegnato.Per questo forse, Finoia è sempre stato visto con dispetto, a volte con astio, da molti suoi colleghi dell'ultima Facoltà in cui ha insegnato.
Non gli si addicevano i nozionismi e la vanità intellettuale, e forse per questo è sempre stato vissuto come un corpo estraneo, da espellere il prima possibile.
Era convinto che occorresse superare la cultura idealistica che informa tutto il sistema educativo italiano, snellire i programmi, inserire stages ed esperienze lavorative nei curricula degli studenti, affidare cattedre a persone provenienti dal mondo del lavoro ("più mercato, meno concorsi"), e riuscire a laureare quanti più studenti nel più breve lasso di tempo.
Una biografiaArticoli, lettere, documenti Natale 2000: La lettera agli amici I motivi della candidatura al Senato con la 'Lista Bonino' Il Comunicato di Marco Pannella e Diego Galli il giorno della morte di Finoia Il ricordo di Diego Galli Articolo sul referendum radicale del 2000 per l'abolizione dell'art.
18 Articolo sulle modalità di accesso all'istruzione universitaria Articolo riguardante la questione della docenza universitariaServizi correlati (25.06.2001) - Conversazione settimanale di Marco Pannella: un ricordo di Massimo Finoia (22.06.2001) - Marco Pannella ed Emma Bonino ricordano Massimo Finoia (09.05.2001) - Intervista a Massimo Finoia: La malattia, la fede, gli studi e l'impegno politico (28.04.2001) - Satyagraha: Conferenza stampa di Massimo Finoia e Marco Pannella «Non possiamo accettare l'appello di Ciampi» (25.04.2001) - Verso il Satyagraha: Conferenza stampa di Bonino e Coscioni «Ciampi riconosca la ferita inferta alla democrazia».
Massimo se ne va lasciandoci un pieno: di vita, di memoria, di amore, di lotta".
(Diego Galli)Roma, 23 giugno 2003 - Due anni fa moriva Massimo Finoia, professore universitario ordinario di Economia politica, già preside della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università 'Roma Tre', collaboratore del 'Sole 24 ore'.
Era affetto da una grave forma di cancro e si … era candidato, da cattolico praticante, con la 'Lista Bonino' nel colleggio senatoriale Lazio 6 in occasione delle ultime elezioni politiche, nel maggio 2001.La malattia 'esperienza di grazia', la fede rinnovataAlla notizia del male che lo avrebbe portato alla morte, reagì con una profonda riscoperta della fede ed ebbe la consapevolezza che proprio grazie alla malattia, da lui stesso definita "un'esperienza di grazia", fu finalmente capace, come mai in tutta la sua esistenza, di apprezzare la vita, di amarla.Affrontò dunque le sofferenze con la forza, l'equilibrio, la serenità e persino la gioia, che solo la rinnovata fede gli seppe dare.
Ma visse intensamente i suoi ultimi mesi di vita, dandogli senso onorando quella che forse per lui era una sorta di seconda fede, una religiosità civile, di cittadino, e decise di candidarsi al senato con i radicali, partecipando anche al satyagraha con la riduzione dei farmaci della terapia del dolore."Come ho reagito alla diagnosi del cancro, alla paura del dolore, alla sensazione della morte? Ho chiesto al Signore tre cose, che non sapevo gli erano già state chieste: «Signore, aumenta la mia fede» (Lc.
17,6); «Signore insegnami a pregare» (Lc.
11,1); «Fammi conoscere il mio misfatto e il mio peccato» (Gb.
13,23)".
Così scriveva Massimo in una sua lettera spedita agli amici nel Natale 2000, nella quale raccontava di aver capito i suoi peccati.Un'enorme possibilità di amore"Se non vi fosse stata la malattia - scriveva - sarei giunto alla fine della mia vita come un uomo catholic correct, si direbbe oggi, come quel giovane che, avendo sempre osservato i comandamenti, pensava di aver fatto il possibile per «ottenere la vita eterna» e rifiutò, come Gesù gli suggeriva, di abbandonare le sue ricchezze".
Massimo rimase profondamente colpito dal "contorno di umanità, generosità ed amore" che lo ha circondato nel suo ultimo anno di vita, un "flusso di amore, di affetti, di sentimenti", ma anche di piccoli aiuti e "servizi" concreti di amici che si facevano vivi per lui, anche da altre parti del mondo, anche quelli con cui non si vedeva da anni.Così, comprese, e lo testimoniò per tutti i suoi amici, "che nel mondo c'è una enorme possibilità di amore, che tutti abbiamo bisogno di dare e che tutti abbiamo bisogno di ricevere.
Viviamo invece una vita, - scriveva ancora nel Natale 2000 - che spesso si consuma fra falsi, inutili, tediosi riti, che talvolta possono anche inorgoglirci, ma che non sono altro che l'espressione della vanitas vanitatum, di cui parla l’Ecclesiaste (Eccl.
1,2)".La religiosità civile: la candidatura e la campagna con i radicaliProprio nel momento in cui Massimo Finoia viveva così intensamente la riscoperta della fede, raccogliendo un invito dell'amico Marco Pannella, decise di candidarsi alle elezioni politiche con i radicali, conducendo persino una battaglia politica che lo vide protagonista, insieme ad Emma Bonino e a Luca Coscioni, di un satyagraha per il diritto all'informazione.Una scelta in apparente contraddizione con la sua fede, ma in realtà perfettamente coerente con lo spirito di un uomo attraversato da una forte religiosità civile.
Si sentiva cittadino e non suddito, e come tale ha voluto vivere il suo impegno politico."Voglio ora dire perché, benché sia un cattolico praticante, abbia scelto di candidarmi con i Radicali, con i quali mi sono trovato in opposizione su temi quali l'aborto o l'eutanasia.
I radicali, - scriveva in una lettera in cui spiegava ad amici e conoscenti i motivi della candidatura - sempre con sincero spirito di libertà hanno posto dei temi che hanno scosso la mia coscienza, mi hanno fatto riflettere a lungo col risultato talvolta di farmi autonomamente cambiare idea su alcuni argomenti".Finoia spiegò che la partitocrazia, il sistema dei partiti, gli facevano sentire imposta "una ideologia alla luce della quale giudicare i fatti e, quando questa ideologia era latente", spesso usata "come uno strumento per perseguire obiettivi di potere".
Delle campagne radicali invece, apprezzava la capacità "di portare nel dibattito temi alti della politica: la libertà della ricerca, il pluralismo dell'informazione, il tema dell'eutanasia nonché i classici temi del bipartitismo, del federalismo, del mercato e della libertà d'impresa".Per questo Finoia, nonstante fosse contrario all'aborto, dubbioso sull'eutanasia, cattolico e non anticlericale, decise di condividere laicamente con i radicali alcune battaglie, riconoscendo loro di aver posto, in mezzo secolo di storia politica, "temi di volta in volta condivisi o avversati dalla maggioranza degli italiani come divorzio, aborto, liberalizzazione della droga, responsabilità civile dei giudici, ruolo della scala mobile e tanti altri", avendo però il merito di aver "stimolato il dibattito e la riflessione in Italia"."Un Parlamento italiano senza il sale radicale sarebbe più sciapo, - concludeva - mancherebbe di quel pizzico di sale che dà realmente sapore al dibattito politico, di quella intelligenza senza la quale il dibattito talvolta si risolve in chiacchierata o in compromesso".Finoia professore universitario: a fianco degli studenti senza vanità intellettualiL'esperienza lavorativa di Massimo Finoia si svolse per molta parte della sua vita nel mondo universitario, del quale soffriva la cultura accademica e cattedratica, convinto, per esperienza, dell'inutilità di tante nozioni per la crescita e il futuro degli studenti.
Diceva spesso che le sue esperienze lavorative al di fuori dell'ambito accademico l'avevano reso consapevole dell'inadeguatezza, per eccesso, per ridondanza, per astrattezza di gran parte di quello che vi viene insegnato.Per questo forse, Finoia è sempre stato visto con dispetto, a volte con astio, da molti suoi colleghi dell'ultima Facoltà in cui ha insegnato.
Non gli si addicevano i nozionismi e la vanità intellettuale, e forse per questo è sempre stato vissuto come un corpo estraneo, da espellere il prima possibile.
Era convinto che occorresse superare la cultura idealistica che informa tutto il sistema educativo italiano, snellire i programmi, inserire stages ed esperienze lavorative nei curricula degli studenti, affidare cattedre a persone provenienti dal mondo del lavoro ("più mercato, meno concorsi"), e riuscire a laureare quanti più studenti nel più breve lasso di tempo.
Una biografiaArticoli, lettere, documenti Natale 2000: La lettera agli amici I motivi della candidatura al Senato con la 'Lista Bonino' Il Comunicato di Marco Pannella e Diego Galli il giorno della morte di Finoia Il ricordo di Diego Galli Articolo sul referendum radicale del 2000 per l'abolizione dell'art.
18 Articolo sulle modalità di accesso all'istruzione universitaria Articolo riguardante la questione della docenza universitariaServizi correlati (25.06.2001) - Conversazione settimanale di Marco Pannella: un ricordo di Massimo Finoia (22.06.2001) - Marco Pannella ed Emma Bonino ricordano Massimo Finoia (09.05.2001) - Intervista a Massimo Finoia: La malattia, la fede, gli studi e l'impegno politico (28.04.2001) - Satyagraha: Conferenza stampa di Massimo Finoia e Marco Pannella «Non possiamo accettare l'appello di Ciampi» (25.04.2001) - Verso il Satyagraha: Conferenza stampa di Bonino e Coscioni «Ciampi riconosca la ferita inferta alla democrazia».
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