Il leader radicale torna a criticare duramente l'ottusità e la stupidità "con cui viene linciato, caricaturizzato, depersonalizzato" Papa Karol Woityla.
E' lo stesso trattamento riservato ai radicali.
Roma, 9 luglio 2002 - L'occasione gli è fornita da un editoriale dell'Avvenire in cui gli vengono riservate, un pò a sorpresa, parole di apprezzamento: a partire da questo episodio Marco Pannella torna a denunciare il trattamento che viene riservato al Pontefice.
La distruzione dell'immagine "E' da anni - afferma Pannella - che vado parlando dell'ottusità, della stupidità con cui viene … linciato, caricaturizzato, depersonalizzato Papa Karol.
Ricordo una protesta irata una mattina, quando colsi l'occasione per dire alla Curia di smetterla di deturpare o di lasciar deturpare l'immagine del Papa, facendoci vedere il Parkinson della mano sinistra, e poi le ginocchia, e insomma quel sottolineare costantemente il suo stato di sofferenza".
Si trattò di una "scena insopportabile e costante, spesso bilanciata con il messaggio faraonico hollywoodiano stile Anno Santo".
L'analogia con i radicali Il leader radicale spiega anche i motivi che gli hanno consentito di cogliere questo aspetto: "Quante volte è accaduto a noi: e come possiamo non notare la somiglianza di questo trattamento" sottolinea Pannella.
"Per quanto ci riguarda - prosegue - si è sempre taciuto sulla nostra parola, sulle nostre ragioni, sui nostri obiettivi, continuando invece sempre a mostrare il magrore, le labbra secche, i medici, i camici bianchi.
E, insieme a questo, le espressioni delle varie solidarietà.
Ulteriore occasione per rendere anonimi, con parole di tipo 'uman-dolciastro', anche i sostegni veri che ci venivano mostrati".
Il consumo della 'Parola' "Per il Papa - sottolinea Pannella - questo è stato micidiale".
"Quando tutti i giorni, nei momenti della ecclesia triumphans, quando con gusto faraonico si schiaccia la religiosità con la ritualità dell'Evento, il Papa viene mostrato con gusto nel suo incedere faticoso, con la mano che non riesce ad aprire, la cosa mi appare insopportabile".
"Quello che trovo insopportabile - precisa - è insomma il consumo quotidiano nel silenzio che si vorrebbe apologetico, un consumo che ha consumato la Parola di questo Papa.
Come, su un altro piano, con noi".
Negata la sfida dello scandalo "Mi torna allora in mente quello che nel 1953 rimproveravo a Raniero La Valle e alla Fuci di allora, non capire che la vera Parola è scandalo.
E se gli si toglie lo scandalo, la Parola non esiste".
"Quando mi ribello alla sacralizzazione del cadavere e di quel che il microscopio nemmeno vede, lo faccio per raccogliere la sfida dello scandalo" sottolinea Pannella, mentre al contrario "ogni giorno del Papa si sottolinea l'eroismo nella malattia, e non lo si onora mai del dialogo, della rivolta, connotato necessario della parola che prende corpo, che è Annuncio, Profezia"."E alla fine - prosegue il leader radicale - quello che finisce sui giornali e nei TG è il Papa che dice che non bisogna masturbarsi.
E'questo che passa".
"E a noi accade - rileva - su un altro piano, la stessa cosa.
Quando si esclude con atto di governo clerico-fascista Luca Coscioni dal Comitato di Bioetica è perché si ha paura della Parola: la sua parola non deve esistere, come la parola del Papa, se non al massimo un logos infermo e biascicante".
E' lo stesso trattamento riservato ai radicali.
Roma, 9 luglio 2002 - L'occasione gli è fornita da un editoriale dell'Avvenire in cui gli vengono riservate, un pò a sorpresa, parole di apprezzamento: a partire da questo episodio Marco Pannella torna a denunciare il trattamento che viene riservato al Pontefice.
La distruzione dell'immagine "E' da anni - afferma Pannella - che vado parlando dell'ottusità, della stupidità con cui viene … linciato, caricaturizzato, depersonalizzato Papa Karol.
Ricordo una protesta irata una mattina, quando colsi l'occasione per dire alla Curia di smetterla di deturpare o di lasciar deturpare l'immagine del Papa, facendoci vedere il Parkinson della mano sinistra, e poi le ginocchia, e insomma quel sottolineare costantemente il suo stato di sofferenza".
Si trattò di una "scena insopportabile e costante, spesso bilanciata con il messaggio faraonico hollywoodiano stile Anno Santo".
L'analogia con i radicali Il leader radicale spiega anche i motivi che gli hanno consentito di cogliere questo aspetto: "Quante volte è accaduto a noi: e come possiamo non notare la somiglianza di questo trattamento" sottolinea Pannella.
"Per quanto ci riguarda - prosegue - si è sempre taciuto sulla nostra parola, sulle nostre ragioni, sui nostri obiettivi, continuando invece sempre a mostrare il magrore, le labbra secche, i medici, i camici bianchi.
E, insieme a questo, le espressioni delle varie solidarietà.
Ulteriore occasione per rendere anonimi, con parole di tipo 'uman-dolciastro', anche i sostegni veri che ci venivano mostrati".
Il consumo della 'Parola' "Per il Papa - sottolinea Pannella - questo è stato micidiale".
"Quando tutti i giorni, nei momenti della ecclesia triumphans, quando con gusto faraonico si schiaccia la religiosità con la ritualità dell'Evento, il Papa viene mostrato con gusto nel suo incedere faticoso, con la mano che non riesce ad aprire, la cosa mi appare insopportabile".
"Quello che trovo insopportabile - precisa - è insomma il consumo quotidiano nel silenzio che si vorrebbe apologetico, un consumo che ha consumato la Parola di questo Papa.
Come, su un altro piano, con noi".
Negata la sfida dello scandalo "Mi torna allora in mente quello che nel 1953 rimproveravo a Raniero La Valle e alla Fuci di allora, non capire che la vera Parola è scandalo.
E se gli si toglie lo scandalo, la Parola non esiste".
"Quando mi ribello alla sacralizzazione del cadavere e di quel che il microscopio nemmeno vede, lo faccio per raccogliere la sfida dello scandalo" sottolinea Pannella, mentre al contrario "ogni giorno del Papa si sottolinea l'eroismo nella malattia, e non lo si onora mai del dialogo, della rivolta, connotato necessario della parola che prende corpo, che è Annuncio, Profezia"."E alla fine - prosegue il leader radicale - quello che finisce sui giornali e nei TG è il Papa che dice che non bisogna masturbarsi.
E'questo che passa".
"E a noi accade - rileva - su un altro piano, la stessa cosa.
Quando si esclude con atto di governo clerico-fascista Luca Coscioni dal Comitato di Bioetica è perché si ha paura della Parola: la sua parola non deve esistere, come la parola del Papa, se non al massimo un logos infermo e biascicante".
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