No, il liberismo non può attendere.
Meno chiaro è cosa realmente ci si possa attendere da questo governoRoma, 28 maggio 2002 - Il liberismo può attendere? Una risposta esplicita e possibile, secondo Marco Pannella, la dà un voyeur del liberismo, Alessandro De Nicola.
«Alla luce di quest'anno di governo - osserva il presidente «Adam Smith Society» Italia - possiamo dire che il liberismo attende e attenderà ancora un bel po'».
Una risposta che riassume bene l'umore degli economisti convocati oggi dall'europarlamentare radicale, Benedetto della Vedova.Berlusconi non è la Tatcher La … politica economica del governo Berlusconi delude chi ci ha creduto, come Enrico Colombatto, stupito degli scarsi risultati soprattutto perchée l'esecutivo di centrodestra aveva avuto dai cittadini un mandato forte per una svolta liberista e liberale.
Risultati che invece non stupiscono chi non ha ci avrebbe mai scommesso, vedi Natale D'Amico, e chi, in realtà, non ha mai pensato che Berlusconi fosse la Tatcher, come l'analista economico-finaziario de Il Foglio.
«Mi sorprendo poco» - afferma Oscar Giannino.
«Io non ho mai sentito Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale citare la Tatcher.
Quando c'è stato, il richiamo è servito soltanto per dire che nemmeno la Tatcher aveva fatto tutto subito e che per le riforme occorreva un'altra legislatura».
Al miracolo liberista ci credevano poco anche i radicali, «l'unica forza politica - come sottolinea Della Vedova - che almeno dall'inizio degli anni '90, in primo luogo con i referendum, ha lottato con continuità per le libertà economiche, le privatizzazioni e le liberalizzazioni».
Certo, un anno, anzi dieci mesi, è sicuramente un periodo troppo breve per un giudizio definitivo sulla politica economica di un nuovo governo e di una nuova maggioranza.
«Ma è sufficiente» - aggiunge l'europarlamentare radicale - a trarre più di un'indicazione per sollevare qualche dubbio, chiedere che venga fatto di più e, se possibile, di meglio».
Solo la burocrazia europea salvò Prodi e CiampiIl governo Berlusconi non è l'unico responsabile del ritardo con cui il nostro paese prosegue sulla strada delle riforme.
«Ancora per il momento - rileva Pannella - il mondo del centrodestra è un mondo che ha contraddizioni più pericolose ma sicuramente più forti di quanto non ce l'abbia quel mondo del centrosinistra dell'apologia dell'esercito, dell'apologia dei magistrati e dell'apologia del potere ecclesiastico, della burocrazia, degli statali».
Il leader radicale ricorda che siamo entrati nell'Unione Europea con una politica, quella di cui Prodi e Ciampi vanno tanto fieri, «che è stata possibile non portasse loro al disastro soltanto perché ha funzionato la burocrazia partitocratica europea».
Concorda Della Vedova.
«La nuova maggioranza – spiega l'europarlamentare - ha ereditato una finanza pubblica solo parzialmente risanata, con una struttura della spesa pubblica sostanzialmente immodificata ed un enorme debito pubblico che ancora pesa come una spada di Damocle sulla testa dei contribuenti italiani, presenti e futuri».
Va anche notato - e paradossalmente lo ricorda il più ottimista degli intervenuti, vale a dire Giannino - che il centrodestra in alcuni settori ha fatto anche meno dell'Ulivo.
Giuliano Cazzola confessa di aver recentemente rivalutato la prima parte della legislatura passata, quella guidata da Romano Prodi.
Almeno in quanto a capacità e volontà riformista.
E' il caso delle Tlc, dove plausibilmente - parola del giornalista de Il Foglio - «questo governo non farà vedere nulla di paragonabile a ciò che di positivo ha fatto il centrosinistra».
Telecom, per fare solo un esempio, resta «una delle poche grandi privatizzazioni di concessioni del controllo».
Tremonti non è e non si ritiene un liberistaSfogate le delusioni, il problema però diventa un altro.
Cosa ci si può attendere da un governo di questo tipo? Se Giannino a questo punto conferma la sua fiducia in Tremonti, Pannella è categorico: «Tremonti non è e non si ritiene un liberista».
Un esempio lampante lo troviamo nelle norme sulle fondazioni.
A spiegarlo è Francesco Giavazzi.
«La legge Tremonti - osserva - rafforza la presenza politica nelle fondazioni, il cui peso rimane fondamentale nei momenti di amministrazione straordinaria».
Ma non va nemmeno dimenticato «il tentativo, in parte abortito, del ministro Marzano di limitare l’autonomia dell'autorità per l'energia a favore del governo».
Un altro degli argomenti sui quali il governo ha perso la memoria di quel che aveva scritto nel programma elettorale è quella che Pannella definisce «la controriforma Moratti».
«Dal momento che la riforma del ministro - rileva Lorenzo Infantino - non punta più alla liberalizzazione della scuola».
Il governo, dunque, non si sta dimostrando un riformatore credibile.
«Aspetto ancora – afferma Colombatto – che mi si dica come verrà diminuita la spesa pubblica.
L'auspicio di poter ridurre le aliquote e abbattere la pressione fiscale mantenendo il disavanzo nei conti pubblici è infatti senza senso se non si chiarisce come si intende intervenire sulla spesa pubblica».
Ultima notazione.
Queste richieste sono quantomai tempestive visto che a giorni avremo il dpef e a settembre la Finanziaria per il 2003.
«Il 2004 - spiega l'organizzatore di questo convegno - sarà un anno elettorale così come quello seguente e quello seguente ancora avremo di già le politiche.
In quelle condizioni, dunque, più ancora che non oggi, prevarranno moderatismi e inviti alla prudenza o alla concordia sociale.
Il liberismo, dunque, non può attendere, pena la rinuncia alla riforma liberale dell’Italia nelle sue istituzioni economiche».
Meno chiaro è cosa realmente ci si possa attendere da questo governoRoma, 28 maggio 2002 - Il liberismo può attendere? Una risposta esplicita e possibile, secondo Marco Pannella, la dà un voyeur del liberismo, Alessandro De Nicola.
«Alla luce di quest'anno di governo - osserva il presidente «Adam Smith Society» Italia - possiamo dire che il liberismo attende e attenderà ancora un bel po'».
Una risposta che riassume bene l'umore degli economisti convocati oggi dall'europarlamentare radicale, Benedetto della Vedova.Berlusconi non è la Tatcher La … politica economica del governo Berlusconi delude chi ci ha creduto, come Enrico Colombatto, stupito degli scarsi risultati soprattutto perchée l'esecutivo di centrodestra aveva avuto dai cittadini un mandato forte per una svolta liberista e liberale.
Risultati che invece non stupiscono chi non ha ci avrebbe mai scommesso, vedi Natale D'Amico, e chi, in realtà, non ha mai pensato che Berlusconi fosse la Tatcher, come l'analista economico-finaziario de Il Foglio.
«Mi sorprendo poco» - afferma Oscar Giannino.
«Io non ho mai sentito Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale citare la Tatcher.
Quando c'è stato, il richiamo è servito soltanto per dire che nemmeno la Tatcher aveva fatto tutto subito e che per le riforme occorreva un'altra legislatura».
Al miracolo liberista ci credevano poco anche i radicali, «l'unica forza politica - come sottolinea Della Vedova - che almeno dall'inizio degli anni '90, in primo luogo con i referendum, ha lottato con continuità per le libertà economiche, le privatizzazioni e le liberalizzazioni».
Certo, un anno, anzi dieci mesi, è sicuramente un periodo troppo breve per un giudizio definitivo sulla politica economica di un nuovo governo e di una nuova maggioranza.
«Ma è sufficiente» - aggiunge l'europarlamentare radicale - a trarre più di un'indicazione per sollevare qualche dubbio, chiedere che venga fatto di più e, se possibile, di meglio».
Solo la burocrazia europea salvò Prodi e CiampiIl governo Berlusconi non è l'unico responsabile del ritardo con cui il nostro paese prosegue sulla strada delle riforme.
«Ancora per il momento - rileva Pannella - il mondo del centrodestra è un mondo che ha contraddizioni più pericolose ma sicuramente più forti di quanto non ce l'abbia quel mondo del centrosinistra dell'apologia dell'esercito, dell'apologia dei magistrati e dell'apologia del potere ecclesiastico, della burocrazia, degli statali».
Il leader radicale ricorda che siamo entrati nell'Unione Europea con una politica, quella di cui Prodi e Ciampi vanno tanto fieri, «che è stata possibile non portasse loro al disastro soltanto perché ha funzionato la burocrazia partitocratica europea».
Concorda Della Vedova.
«La nuova maggioranza – spiega l'europarlamentare - ha ereditato una finanza pubblica solo parzialmente risanata, con una struttura della spesa pubblica sostanzialmente immodificata ed un enorme debito pubblico che ancora pesa come una spada di Damocle sulla testa dei contribuenti italiani, presenti e futuri».
Va anche notato - e paradossalmente lo ricorda il più ottimista degli intervenuti, vale a dire Giannino - che il centrodestra in alcuni settori ha fatto anche meno dell'Ulivo.
Giuliano Cazzola confessa di aver recentemente rivalutato la prima parte della legislatura passata, quella guidata da Romano Prodi.
Almeno in quanto a capacità e volontà riformista.
E' il caso delle Tlc, dove plausibilmente - parola del giornalista de Il Foglio - «questo governo non farà vedere nulla di paragonabile a ciò che di positivo ha fatto il centrosinistra».
Telecom, per fare solo un esempio, resta «una delle poche grandi privatizzazioni di concessioni del controllo».
Tremonti non è e non si ritiene un liberistaSfogate le delusioni, il problema però diventa un altro.
Cosa ci si può attendere da un governo di questo tipo? Se Giannino a questo punto conferma la sua fiducia in Tremonti, Pannella è categorico: «Tremonti non è e non si ritiene un liberista».
Un esempio lampante lo troviamo nelle norme sulle fondazioni.
A spiegarlo è Francesco Giavazzi.
«La legge Tremonti - osserva - rafforza la presenza politica nelle fondazioni, il cui peso rimane fondamentale nei momenti di amministrazione straordinaria».
Ma non va nemmeno dimenticato «il tentativo, in parte abortito, del ministro Marzano di limitare l’autonomia dell'autorità per l'energia a favore del governo».
Un altro degli argomenti sui quali il governo ha perso la memoria di quel che aveva scritto nel programma elettorale è quella che Pannella definisce «la controriforma Moratti».
«Dal momento che la riforma del ministro - rileva Lorenzo Infantino - non punta più alla liberalizzazione della scuola».
Il governo, dunque, non si sta dimostrando un riformatore credibile.
«Aspetto ancora – afferma Colombatto – che mi si dica come verrà diminuita la spesa pubblica.
L'auspicio di poter ridurre le aliquote e abbattere la pressione fiscale mantenendo il disavanzo nei conti pubblici è infatti senza senso se non si chiarisce come si intende intervenire sulla spesa pubblica».
Ultima notazione.
Queste richieste sono quantomai tempestive visto che a giorni avremo il dpef e a settembre la Finanziaria per il 2003.
«Il 2004 - spiega l'organizzatore di questo convegno - sarà un anno elettorale così come quello seguente e quello seguente ancora avremo di già le politiche.
In quelle condizioni, dunque, più ancora che non oggi, prevarranno moderatismi e inviti alla prudenza o alla concordia sociale.
Il liberismo, dunque, non può attendere, pena la rinuncia alla riforma liberale dell’Italia nelle sue istituzioni economiche».
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