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Il dibattito sul MO vede prevalere le tesi a favore dell'ANP e contro le operazioni militari israeliane.
Unica eccezione il radicale Della Vedova, che si schiera con la democrazia israeliana e lancia un appello per la Cecenia Strasburgo, 9 aprile 2002 - L'Europa vuole l'immediato ritiro delle truppe israeliane dai territori e definisce "azione di guerra" l'operazione 'Muraglia di difesa" di Ariel Sharon.
Nel dibattito parlamentare è unanime o quasi la condanna di Israele, cui si accompagna la rituale richiesta a Yasser Arafat di condannare il terrorismo.
L'Eurodeputato radicale Della Vedova … però chiede che al leader dell'Anp venga fatta qualche richiesta più concreta e che si faccia chiarezza sugli finanziamenti che l'Europa destina a all'Autorità Palestinese "per rassicurare i contribuenti europei che non stiano pagando lo stipendio a funzionari e dirigenti coinvolti nell'organizzazione degli attentati suicidi".
Solana: Quella di Israele è una guerra Quella di Israele per Xavier Solana, "non è una operazione militare contro il terrorismo, ma è una guerra".
L' Alto Rappresentante dell'Unione per la Politica Estera e di Sicurezza Comune è il primo a prendere la parola e subito sottolinea che la "Situazione in MO è veramente drammatica, tragica.
Siamo arrivati al limite, credo che quello che sta avvenendo in loco non porta da nessuna parte, solo alla distruzione e alla miseria".
Quanto all'Europa, Solana sottolinea che "non dobbiamo solo risolvere quanto accade in queste ore ma le cause di questa crisi.
Noi, come Ue, dobbiamo far parte della soluzione del problema e non essere parte del problema".
Azione israeliana non fermerà il terrorismo Ma l'Alto Rappresentante aggiunge subito dopo: "Tutti noi che siamo in questo Parlamento, tutti i cittadini europei condannano il terrorismo.
Con la stessa franchezza diciamo ai nostri amici israeliani che non siamo d'accordo con l'attività che stanno svolgendo.
Credo che la risposta militare attualmente in corso da parte dello Stato di Israele sui territori occupati è intollerabile e deve essere immediatamente interrotta, perché non porta da nessuna parte e non risolve il problema", ovvero la fine del terrorismo.
Si rischia la distruzione dell'ANP Per Solana "la conseguenza di questa operazione militare in corso sarà la distruzione dell'ANP e ciò ci preoccupa tantissimo perché, se si arriva ad una interruzione delle ostilità, con chi si tratterà?" Solana conclude affermando che bisogna restaurare l'ANP , quindi questo Parlamento, l'Unione europea devono lanciare un appello serio affinché l'ANP venga rispettata.
Anche per il Ministro De Miguel, che parla a nome della Presidenza spagnola del Consiglio dei Ministri, "la situazione è critica: l'ANP è di fronte all'incertezza riguardo al suo futuro.
Occorre ricordare che il conflitto non troverà una soluzione finché i palestinesi non saranno liberi dall'occupazione del 1967 e gli israeliani non si sentiranno in pace, in sicurezza.
De Miguel auspica che questi due popoli possano vivere in Stati con frontiere sicure e riconosciute internazionalmente".
Il ritiro dai Territori Chris Patten, Commissario alle Relazioni esterne è ancora più duro con Tel Aviv: "Israele non sembra ascoltare nessun consiglio che venga dall'esterno; dovrebbe invece pensare ai danni che ciò che fa provoca alla sua reputazione internazionale.
Israele deve impegnarsi ad applicare le norme internazionali che noi tutti applichiamo e cercare tutte le vie per arrivare ad una pace invece di impegnarsi in un intervento militare.
Quasi tutto il mondo è unito nell'appello ad Israele perché si ritiri dai territori palestinesi e per un ritorno ad tavolo negoziale.
Questo – conclude Patten - è l'unico modo per arrivare ad una pace onorevole e durevole".
Della Vedova, chiede stessa attenzione per la Cecenia Di tutt'altro tenore l'intervento di Benedetto Della Vedova, Mep radicale: "In primo luogo voglio esprimere l'auspicio che la stessa doverosa attenzione che l'Europa sta dedicando alla violenza ed al sangue che scorrono in Palestina venga dedicata anche al genocidio in atto del popolo ceceno.
In Cecenia il 20% della popolazione ha già subito l'eliminazione fisica: fino ad oggi su questo dall'Europa giunge solo un silenzio vile." Europa: quale equidistanza? Della Vedova sottolinea che l'Europa non può rivendicare una posizione di equidistanza tra Israele ed autorità palestinese: "non vi è alcuna autorità morale per alcuna mediazione se le condanne sono pressoché a senso unico, se non si dimostra di distinguere tra un Paese democratico, l'unico di tutta la regione comunque impegnato nel rispetto dei diritti umani, ed una satrapia dove i sospetti di collaborazionismo vengono giustiziati senza una parvenza di processo".
Il parlamentare radicale poi aggiunge: "Chiediamo a Sharon di ritirarsi e di far tacere le sue armi, va benissimo, ma cosa chiediamo ad Arafat? Quando chiediamo Sharon di cessare le rappresaglie violente, quali garanzie quali soluzioni offriamo? Si parla di ritorsioni economiche nei confronti di Israele, noi vorremmo che qualcuno chiedesse un'indagine sui finanziamenti europei all'ANP" ha aggiunto Della Vedova, avanzando il dubbio che questi possano finire nelle mani di coloro che organizzano gli attentati suicidi.
L'Europa faccia un passo chiaro Della Vedova conclude chiedendo che "l'Europa faccia un passo chiaro offrendo alla democrazia israeliana la piena integrazione nell'Unione.
Sarebbe un modo per conquistare autorevolezza, sarebbe un modo per offrire una speranza di pace ai cittadini palestinesi ed ai cittadini israeliani.".
Unica eccezione il radicale Della Vedova, che si schiera con la democrazia israeliana e lancia un appello per la Cecenia Strasburgo, 9 aprile 2002 - L'Europa vuole l'immediato ritiro delle truppe israeliane dai territori e definisce "azione di guerra" l'operazione 'Muraglia di difesa" di Ariel Sharon.
Nel dibattito parlamentare è unanime o quasi la condanna di Israele, cui si accompagna la rituale richiesta a Yasser Arafat di condannare il terrorismo.
L'Eurodeputato radicale Della Vedova … però chiede che al leader dell'Anp venga fatta qualche richiesta più concreta e che si faccia chiarezza sugli finanziamenti che l'Europa destina a all'Autorità Palestinese "per rassicurare i contribuenti europei che non stiano pagando lo stipendio a funzionari e dirigenti coinvolti nell'organizzazione degli attentati suicidi".
Solana: Quella di Israele è una guerra Quella di Israele per Xavier Solana, "non è una operazione militare contro il terrorismo, ma è una guerra".
L' Alto Rappresentante dell'Unione per la Politica Estera e di Sicurezza Comune è il primo a prendere la parola e subito sottolinea che la "Situazione in MO è veramente drammatica, tragica.
Siamo arrivati al limite, credo che quello che sta avvenendo in loco non porta da nessuna parte, solo alla distruzione e alla miseria".
Quanto all'Europa, Solana sottolinea che "non dobbiamo solo risolvere quanto accade in queste ore ma le cause di questa crisi.
Noi, come Ue, dobbiamo far parte della soluzione del problema e non essere parte del problema".
Azione israeliana non fermerà il terrorismo Ma l'Alto Rappresentante aggiunge subito dopo: "Tutti noi che siamo in questo Parlamento, tutti i cittadini europei condannano il terrorismo.
Con la stessa franchezza diciamo ai nostri amici israeliani che non siamo d'accordo con l'attività che stanno svolgendo.
Credo che la risposta militare attualmente in corso da parte dello Stato di Israele sui territori occupati è intollerabile e deve essere immediatamente interrotta, perché non porta da nessuna parte e non risolve il problema", ovvero la fine del terrorismo.
Si rischia la distruzione dell'ANP Per Solana "la conseguenza di questa operazione militare in corso sarà la distruzione dell'ANP e ciò ci preoccupa tantissimo perché, se si arriva ad una interruzione delle ostilità, con chi si tratterà?" Solana conclude affermando che bisogna restaurare l'ANP , quindi questo Parlamento, l'Unione europea devono lanciare un appello serio affinché l'ANP venga rispettata.
Anche per il Ministro De Miguel, che parla a nome della Presidenza spagnola del Consiglio dei Ministri, "la situazione è critica: l'ANP è di fronte all'incertezza riguardo al suo futuro.
Occorre ricordare che il conflitto non troverà una soluzione finché i palestinesi non saranno liberi dall'occupazione del 1967 e gli israeliani non si sentiranno in pace, in sicurezza.
De Miguel auspica che questi due popoli possano vivere in Stati con frontiere sicure e riconosciute internazionalmente".
Il ritiro dai Territori Chris Patten, Commissario alle Relazioni esterne è ancora più duro con Tel Aviv: "Israele non sembra ascoltare nessun consiglio che venga dall'esterno; dovrebbe invece pensare ai danni che ciò che fa provoca alla sua reputazione internazionale.
Israele deve impegnarsi ad applicare le norme internazionali che noi tutti applichiamo e cercare tutte le vie per arrivare ad una pace invece di impegnarsi in un intervento militare.
Quasi tutto il mondo è unito nell'appello ad Israele perché si ritiri dai territori palestinesi e per un ritorno ad tavolo negoziale.
Questo – conclude Patten - è l'unico modo per arrivare ad una pace onorevole e durevole".
Della Vedova, chiede stessa attenzione per la Cecenia Di tutt'altro tenore l'intervento di Benedetto Della Vedova, Mep radicale: "In primo luogo voglio esprimere l'auspicio che la stessa doverosa attenzione che l'Europa sta dedicando alla violenza ed al sangue che scorrono in Palestina venga dedicata anche al genocidio in atto del popolo ceceno.
In Cecenia il 20% della popolazione ha già subito l'eliminazione fisica: fino ad oggi su questo dall'Europa giunge solo un silenzio vile." Europa: quale equidistanza? Della Vedova sottolinea che l'Europa non può rivendicare una posizione di equidistanza tra Israele ed autorità palestinese: "non vi è alcuna autorità morale per alcuna mediazione se le condanne sono pressoché a senso unico, se non si dimostra di distinguere tra un Paese democratico, l'unico di tutta la regione comunque impegnato nel rispetto dei diritti umani, ed una satrapia dove i sospetti di collaborazionismo vengono giustiziati senza una parvenza di processo".
Il parlamentare radicale poi aggiunge: "Chiediamo a Sharon di ritirarsi e di far tacere le sue armi, va benissimo, ma cosa chiediamo ad Arafat? Quando chiediamo Sharon di cessare le rappresaglie violente, quali garanzie quali soluzioni offriamo? Si parla di ritorsioni economiche nei confronti di Israele, noi vorremmo che qualcuno chiedesse un'indagine sui finanziamenti europei all'ANP" ha aggiunto Della Vedova, avanzando il dubbio che questi possano finire nelle mani di coloro che organizzano gli attentati suicidi.
L'Europa faccia un passo chiaro Della Vedova conclude chiedendo che "l'Europa faccia un passo chiaro offrendo alla democrazia israeliana la piena integrazione nell'Unione.
Sarebbe un modo per conquistare autorevolezza, sarebbe un modo per offrire una speranza di pace ai cittadini palestinesi ed ai cittadini israeliani.".
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