Tra gli argomenti discussi: Cinema, Cultura, Diritti Civili, Diritti Umani, Donna, Film, Iran, Islam, Medio Oriente, Pena Di Morte, Politica, Religione, Societa', Teheran.
La registrazione audio di questa puntata ha una durata di 4 minuti.
18:30, Carrara
16:30
21:40 - Carrara
16:30 - Palermo
Un saluto agli ascoltatori di Radio Radicale
Il film che il regista Jafar Panahi condannato dal regime iraniano a non realizzare più film per vent'anni aggirato clandestinamente a Teheran a bordo di un taxi di cui egli interpreta l'autista
Propone fra le altre una riflessione sulla natura del cinema di denuncia e cioè si può fare un film di denuncia senza per questo essere austeri moralistici
Senza rinunciare al piacere disinteressato di raccontare personaggi e vicende
Taxi grande questo il titolo del film è indubbiamente una denuncia circostanziata dura
E nella sostanza drammatica contro il regime iraniano ognuno dei passeggeri che salgono a bordo del taxi riflette a suo modo
Un aspetto grottesco terrorizzante di quel regime cioè chi discute pronunciandosi contro a favore delle recenti impiccagioni di alcuni giovani accusati di estorsione
Chi racconta di prigionieri o chi per reati di opinione così diffamati dalla propaganda che usciti dal carcere e si ritrovano in un ambiente talmente ostile come un nuovo immenso carcere
Da desiderare di essere imprigionati di nuovo una ragazzina che studia cinema scuola enuncia le regole dettate dalla maestra per cui un film può essere distribuito nelle sale per esempio nessun contatto ravvicinato tra uomo e una donna
Nessuna cosiddetta nefandezza
Gli enti temi politici ed economici i buoni non devono indossare giacca e cravatta abiti evidentemente troppo occidentali
E un venditore di DVD abusivi fa notare che senza la propria attività gli iraniani non conoscerebbero tanti classici del cinema così come certi nuovi film americani ed europei ma ecco ognuno di questi personaggi
Di cui seguendo il viaggio del taxi facciamo conoscenza
Non è soltanto per così dire un cartello su cui ha enunciato un tema o un problema è davvero un personaggio vale a dire che ne resa con un finezza spesso con delicato umorismo la personalità
A partire dall'autista lo stesso Jafar Panahi goffo nei panni di taxi sta improvvisato
Nel quale la gioia evidente di poter realizzare un nuovo film
E quell'anche DS arco a contatto con la gente che lo riconoscergli manifesta in genere simpatia e rispetto contrasta sensibilmente con la pena e l'angoscia
Ma resta anche nella memoria fra le altre la figura di uno dei primi clienti del taxi un monsignore che si pronuncia a favore della pena di morte per i dati
Il quale al confronto con un'altra viaggiatrice una maestra d'asilo che gli si contrappone ecologica stringente alla fine rimasto senza argomenti
Prende un'aria disprezzo maschilista di chi non ha più voglia di discutere con una donna che evidentemente vive nel mondo delle favole qui invece sa bene ciò di cui parla anche perché alla fine si rivela LUISS fisso un ladro
Resta anche il prime presso il caso di una donna che alti lamenti trascina nel taxi marito ferito per un incidente forse moribondo
Costruì steso sul sedile le rilascia un testamento morale in cui gli affida tutti i propri beni testamento ripreso dalla donna attraverso il cellulare del taxi sta
Poi consegnato il marito all'ospedale la donna telefono tempesta di telefonate l'autista
Perché quel testamento le sia al più presto consegnato potrebbe sembrare un caso da commedia all'italiana
Raccontato per smascherare dietro la Moore conclamato il cinismo autentico
Ma Panahi lo arricchisce di una sfumatura determinante cioè lascia indovinare l'angoscia di una donna che dipende del tutto ai beni del marito altri esempi si potrebbero citare ma
Ecco il il principio che va a me interessa
E che grazie anche a una micro telecamera nascosta della scatola dei fazzoletti del suo taxi Panahi non soltanto non ha rinunciato a realizzare un nuovo film ma non ha rinnegato nemmeno il piacere del cinema
Dunque un invito a vedere questo film si intitola si intitola taxi Telemann che ha vinto l'Orso d'oro all'ultimo Festival di Berlino diretto da Jafar Panahi un saluto da Gianfranco Cercone
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