Non significherà, con ogni probabilità, il primo passo verso una stretta monetaria.
La Bce vuole dare un segnale, di fornte ad un innalzamento dell'inflazione nella zona euro che, con la crisi nel Golfo, è arrivata oltre il 3 per cento a causa del rincaro dei prezzi dell'energia.
Quello della Bce sarà un intervento cauto, poiché sa che una stretta eccessiva deprimerebbe una crescita economica già debole.
Nel 2022, all'indomani dello shock dell'invasione russa in Ucraina, intervenne con ritarso: … ma in quell'epoca l'economia europea era in fase di forte espansione dopo gli anni della pandemia.
La Bce interviene poiché è forte il rischio di stagflazione: crescita bassa e inflazione che supera il 3 per cento.
E' necessario evitare che l'aumento dei costi dell'energia si trasmetta ad aziende e lavoratori.
L'aumento dei costi può spingere le imprese ad aumento dei prezzi e, conseguentemente i sindacati a chiedere aumenti salariali.
Come fronteggiare il rialzo dei prezzi dell'energia? Vanno protetti i ceti più disagiati e le imprese più esposte.
Chiedere alla Commissione Ue qualche margine fiscale in più è normale, in una situazione di shock per i prezzi energia.
Ma va fatto pensando al futuro, ponendosi l'obiettivo di ridurre la nostra dipendenza energetica, che rende vulnerabili i Paesi europei ogni volta che esplode una crisi geopolitica.
I consumi delle famiglie soffrono già: la spesa è aumentata in Italia, ma si spende di più potendo comprare meno.
La Commissione Ue non ci ha concesso né 'tesoretti', né fondi aggiuntivi.
Non c'è nessuna deroga ulteriore rispetto a quella concessa sulla Difesa: 1,5 per cento del Pil in più, senza che venga conteggiato nel deficit.
Non viene cioè conteggiato nell'ambito del percorso di aggiustamento che abbiamo concordato con la Commissione.
All'interno di quell'1,5 per cento, l'Italia portà usare lo 0,3 per cento: in tre anni, equivale a circa 14 miliardi.
Ma la Commssione ci ha anche indicato dei criteri precisi per questa spesa: va utilizzata per misure che rafforzino la resilienza del sistema energetico italiano, riducano la dipendenza dai combustibili fossili, incoraggino la transizione verde, le rinnovabili.
A questo scopo non servono sussidi generalizzati, che rischiano di sovvenzionare chi non ne ha bisogno, stimolano la domanda di combustibili fossili, non riducono la dipendenza e sono interventi che costano molto all'erario, traducendosi in deficit e debito.
Si rischia, proproga dopo proroga, che interventi eccezionali in presenza di shock diventino permanenti.
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