Spazio Transnazionale
Buonasera, Federico ben trovati da Francesco De Leo e Lorenzo Bruschi in regia si terrà ascolto di uno speciale. Come dicevi, di spazio transnazionale, la trasmissione di Radio Radicale sull'attualità internazionale, che dedichiamo agli ultimi sviluppi della situazione in Medio Oriente, aumentano in modo progressivo le scossi ad una sempre più labile tregua. Questi sono i titoli principali da alcuni media dell'area che ben fotografano al momento. Lo stato dell'arte Al Jazeera Teheran sospende gli attacchi contro Israele, ma avverte di non colpire il Libano all'Arabia. L'Iran e Israele affermano di aver sospeso per il momento gli attacchi reciproci Times of Israel Netanyahu. Gli attacchi dell'Iran sono fissati per ora. Israele colpirà a Teheran ed Hezbollah. Se verrà attaccato di nuovo domani riapriranno le scuole in tutto il Paese. Il ministro della Difesa a caccia afferma che Beirut verrà colpita se Hezbollah attaccherà Israele, mentre la questione mette a rischio la tregua con l'Iran, che ha messo in guardia dal prendere di mira il gruppo terroristico. Il gabinetto di sicurezza si riunirà alle 21 Jerusalem Post. L'Iran sospende gli attacchi Netanyahu afferma che Israele si difenderà per quanto necessario.
I vertici sauditi e qatarioti coordinano la mediazione e l'allentamento delle tensioni tra Stati, ritirarlo, tutti i voli da e verso l'Iran sono stati cancellati fino a nuovo avviso, la Edf mette un avviso di evacuazione per il Libano meridionale. Sulla questione del dei voli avremo un un aggiornamento. Tra pochissimo Arab News, Iran, Israele dichiara una tregua dopo i primi attacchi dalla firma dell'accordo del cessate il fuoco, Trump che, secondo quanto riferito, sarebbe sempre più esasperato. Da Netanyahu aveva in precedenza esortato entrambe le parti a smettere di sparare, mentre l'Italia euro afferma di aver detto a Trump Israele a pieno diritto all'autodifesa.
Per estivi tv in lingua inglese iraniana, l'Iran annuncia la sospensione delle operazioni dopo una risposta dolorosa al regime sionista, il capo delle forze armate israeliane attribuisce agli Stati Uniti la responsabilità della nuova aggressione israeliana Al Manar che la tv degli Hezbollah l'Iran dichiara alla fine delle operazioni contro Israele e avverte che reagirà con maggior forza se gli attacchi del Libano meridionale dovessero continuare pazzesche Anna Presidente della Repubblica dirà non si tirano indietro di fronte a nessuna minaccia. In ultimo su X, in una nota riportata dal quotidiano iraniano Etemad
Il segretario del Consiglio nazionale supremo per la sicurezza dell'Iran, Mohammad Bagher zoo, Gardner, afferma se la coalizione americano sionista supererà ancora una volta il limite, la regione diventerà un inferno, parliamo di tutto questo con Gianluca Ansalone, analista in libreria con estremi il mondo in bilico tra caos e polarizzazione per Guerini e Associati bentornato a Radio Radicale grazie a voi buonasera,
Sì, gli ascoltatori e con noi, Maria Luisa Fantappiè, responsabile del programma Mediterraneo Medio Oriente e Africa, dell'Istituto Affari Internazionali, bentornata.
Grazie mille Francesco.
Buonasera anche Gianluca,
Cominciamo andando a Gerusalemme, dove c'è, in collegamento con noi, nello del gatto che corrispondente per la Stampa da Gerusalemme bentornato buonasera a tutti, grazie dell'invito, allora anello partiamo da te. Israele respinge categoricamente le minacce dell'Iran continuerà a operare in Libano contro Hezbollah, sono parole del ministro della Difesa, caccia ha parlato anche Benjamin Netanyahu. Tra le altre cose, ha detto che Iran ed Hezbollah sono più deboli che mai. La nostra battaglia con loro non è ancora finita. Cosa ti aspetti
Ma per ora, diciamo, c'è una sorta di stallo dal volto di pausa in attesa che qualcosa accada, perché appunto sono state tolte anche tutte le restrizioni, domani ritorna a scuola, ci sono stati questi attacchi, ahimè in Libano continuano perché ci sono stati dei lanci e dei droni verso verso Israele in verità c'è stato anche un missile del dallo Yemen che però è caduto in una rabbia e poco fa anche la minaccia di un altro.
Drone sempre yemenita, verso verso Israele e il punto è che, ancora una volta è chiaro che Trump e Netanyahu hanno magari lo stesso interesse nei confronti del dell'Iran, ma obiettivi completamente opposti, se non totalmente divergenti, per te, per non dire altro, perché la questione è chiara è molto chiara, Trump ha interesse a ad accreditarsi come quello che il peacemaker mondiale,
E Netanyahu ha interesse a dimostrare, invece, che riesce a mantenere la sicurezza del proprio Varese dopo il fallimento del 7 ottobre, almeno insomma, cerca di limitare i danni, visto che, insomma, comunque, in periodo in periodo elettorale e da qui anche gli scontri fra loro, dopotutto, guardando la questione con una certa distanza è chiaro che Trump viene portato un po'a spasso dagli iraniani per quanto riguarda,
La l'accordo ci sono vignette che girano ormai roba da diversi giorni, dove si vede per esempio, il presidente che avanza sempre di di di un metro, una striscia rossa, limiti invalicabili, limiti invalicabili, limiti invalicabili, perché, obiettivamente la situazione è questa,
Netanyahu sa benissimo che comunque, in ogni caso, Trump gli americani non lascerebbero soli gli israeliani in una situazione del genere. Ecco perché, infatti, hanno cooperato pure nel intercettazione dei missili che sono arrivati fino al primo pomeriggio in Israele, che hanno provocato le sirene, per cui è un momento di attesa un momento atteso per cercare di capire come avanzo e il presidente libanese ha poco va detto chi alla Cnn che si sta lavorando ad un patto di non aggressione con Israele e il cui esercito aveva anche abbandonato alcuni villaggi del Sud dove poi si è installato l'esercito libanese, il problema però è sempre quello. L'esercito libanese non è nient'altro che una forza di polizia neanche così tanto rafforzata, per cui non ha la forza. Perdonatemi la ripetizione di poter sbloccare e gli attacchi di Hezbollah, e fin quando questi non cessano difficilmente Israele
Si fermerà e infine l'altra considerazione da fare è che, con gli attacchi che l'Iran ha fatto ieri sera contro Israele, ha dimostrato che fondamentalmente, semmai ce ne fosse bisogno, insomma di una prova dei libanesi non gliene frega assolutamente perché attaccato esclusivamente quando Israele ha preso di mira una palazzina a due piani o meglio due piani di una palazzina dei chi e al sud di Beirut che,
Roccaforte di Hezbollah, tra l'altro, con provocando nulla, pare soltanto alcuni feriti, alcune fonti parlano di due vittime all'interno del dell'organizzazione e il vero vulnus rimane proprio questo il popolo libanese e il Libano all'interno di questa di questa equazione. Fin quando non si risolve il problema di sovranità di questo Paese, difficilmente si riuscirà a trovare una quadra tutto.
L'ultimo prima di salutarti, il ministro della Difesa a caccia, dice che Daye, a Beirut, nel sud di Beirut, è soggetto alle stesse regole del cumulo in realtà del nord d'Israele, cioè qualsiasi attacco alle comunità del Nord comporterà un attacco a Daniele, ma infatti è così anche perché, sempre guardando un po'da fuori, uno con una cosa che manca dal totalmente racconta il fatto che ci sono 70.000 persone al logo Israele, perché prima ho detto che domattina si torna a scuola, mio figlio va a scuola domattina stamattina non c'è tutto ad andare domani, tornerà, ma non è lo stesso, però, per i residenti nel Nord di Israele, dove è da tempo che sono chiuse le scuole, che sono chiusi, gli uffici che sono chiusi, i negozi, dove la gente è stata sfollata e se non ci sono state vittime e come il grave, il bilancio che purtroppo c'è in Libano è perché ci sono le intercettatori, perché ci sono i rifugi, ma è una situazione comunque molto molto complicata,
Per cui
Né Israele, anche dal punto di vista, come dicevo prima elettorale fa di tutto per cercare di salvaguardare le villaggi e le popolazioni che vivono che vivono al Nord ecco perché cats, il quale non condivido molto ma insomma, ha fatto una dichiarazione del genere per mettere un punto fermo sulla sulla questione noi non attacchiamo se non veniamo attaccati questo quello che loro dicono, poi bisogna vedere fino a che punto, invece, che si mantiene,
Benissimo, grazie anello del gatto che ritroviamo domattina alle 7:10 nella nostra edizione del mattino, grazie nello davvero buon proseguimento, disse grazie a voi, arrivederci.
L'aggiornamento di cui parlavo, le autorità iraniane ha annunciato la riapertura dello spazio aereo dopo la sospensione delle ostilità con Israele. Lo ha dichiarato il responsabile della versione iraniana abusare uscì Rudy, spiegando che le restrizioni di volo sono state revocate dopo il ripristino delle condizioni di sicurezza e il completamento del coordinamento con gli enti interessati. Le operazioni dunque aeronautico in tutto il Paese ha aggiunto, stanno ora tornando progressivamente ai normali orari di servizio. Dicevo Jerusalem Post. I vertici sauditi e qatarioti coordinano la mediazione e l'allentamento delle elezioni, delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Maria Luisa Fantappiè. Chiediamo proprio a te di farci comprendere come in questo momento il Golfo sta vivendo questa crisi su Arab News, Abdelaziz, Alois shed, che vicesegretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo per gli affari politici, dei negoziati e da tempo editorialista del quotidiano saudita, firma un editoriale dal titolo perché l'Arabia Saudita vuole che la guerra con l'Iran finisca. C'è tutto un preambolo in cui spiega la lunga lista di rimostranze che l'Arabia Saudita nutrito nei confronti dell'Iran nel corso degli anni molti si chiedono scrive al all'Urss ASEC perché il Regno sia sostenendo gli sforzi diplomatici volti a porre fine a una guerra che potrebbe eliminare una fonte di grave attrito.
Lunedì ricorre scrive l'editorialista del centesimo giorno dall'inizio della guerra il 28 febbraio, ma non sembra esserci una fila in vista gli obiettivi annunciati da Trump non sono più vicini al raggiungimento oggi di quanto lo fossero dall'inizio e potrebbero persino essere lontani, e questo spiega in parte scrive perché esauditi vogliano che la guerra finisca la tua analisi.
Grazie dunque il la visione da parte del Golfo, appunto, diventa dei paesi del golfo, di alcuni dei paesi del golfo, di questa guerra è totalmente diversa da quella che può essere la prospettiva è israeliana, da una parte e iraniana dall'altra in qualche modo il golfo almeno Arabia Saudita Qatar,
Oman Kuwait, diciamo tutti i paesi della dad, del della Cooperazione del Golfo, eccetto forse da un certo punto di vista, degli Emirati che hanno un po'una posizione diversa, tu per dare modo a vittima di un conflitto che non hanno voluto, è proprio questo che anche nell'articolo che hai citato di del dottor Abdulkadir Darwen Shek,
Né si cerca appunto, di veicolare come messaggio i Paesi del Golfo non vogliono una a un ritorno alle ostilità, però in qualche modo.
E si preparano in vari modi a una guerra di lungo periodo, da vari punti di vista, da un punto di vista diplomatico, cercano di mettere in atto quello che è, appunto una mediazione per quel che è possibile, sappiamo, per esempio, che il Qatar, proprio nel corso delle,
Trattative tra Stati Uniti e Iran hanno il Qatar, ha facilitato lo sblocco o comunque si è proposto di facilitare appunto lo sblocco di fondi iraniani, appunto congelati dalle sanzioni statunitensi, come parte del dirle che doveva essere messa sul tavolo oltre alla mediazione e poi c'è una uno spirito, diciamo, di adattamento anche strategico per quel di quel che,
Tutto quel che riguarda appunto l'elemento economico e infrastrutture, perché alcuni Paesi in particolare, appunto, Arabia Saudita, sono riusciti in qualche modo a resistere alla crisi veicolando tutto quello che è l'export, appunto del del petrolio, che prima passava attraverso lo Stretto di Hormuz attraverso un altro mare che è il mare, diciamo nella sponda opposta, quindi il Mar Rosso, il presso il porto di Yanbu, attraverso appunto la pipeline, che collega appunto l'Est e l'Ovest, appunto dell'Arabia Saudita, e che arriva fino a an, al nord appunto di Gedda, e quindi Yanbu e da lì poi va verso Suez e arriva verso il nostro Mar Mediterraneo, però, mentre alcuni Stati del del Golfo possono fare questo tipo di adattamento e hanno la capacità strategica in qualche modo di ridipingere le proprie risorse petrolifere, altrove, altri sono messi un po'peggio. Tra questi, appunto il Qatar, il cui fondi, appunto di di gas liquido, in qualche modo sono bloccati e dipendenti dalla dal libero passaggio di Hormuz stessa. Cosa appunto, per gli Emirati, che erano comunque un polo importante, il porto di Fuser e Jebel Ali, due porti importantissimi per tutto lo snodo della logistica globale che connetteva non solo i Paesi del Golfo con l'Asia, ma anche l'Europa con l'Asia e quindi si entra in un periodo. Francesco di penso di veramente che durerà parecchi mesi in cui queste fratture della tregua in qualche modo i Paesi del Golfo si sono abituati e ci si stanno abituando anche ripensando tutto quello che è un nuovo, una nuova rete di infrastrutture, ma anche stanno molto attenti a che non ci siano fratture interne all'interno della propria cooperazione del Golfo perché, come dicevo, mentre alcuni come Arabia Saudita, Oman e appunto Qatar sono in una fase più di adattamento a una crisi di lungo periodo, altri, come gli Emirati,
Sono molto più vicini a Israele, invece, in qualche modo sono molto più decisi a prendere una via di auto autonoma.
E anche rincarare la dose contro l'Iran, quindi è una prospettiva in qualche modo diversa rispetto a quella di Israele, Iran e per questo motivo, proprio perché è diverso, proprio perché è orientata alla risoluzione del conflitto, in qualche modo questi paesi con tutti i loro limiti però sono un interlocutore privilegiato per l'Europa e per l'Italia se si vuole veramente arrivare a una soluzione chiarissima, come sempre
Misura Fantappiè responsabile del programma Mediterraneo Medio Oriente e Africa dell'Istituto Affari Internazionali. Buon proseguimento di serata. Maria Luisa. Grazie grazie a voi, Gianluca Ansalone. E allora i rapporti tra Israele e Stati Uniti. Ti leggo due notizie che poi magari commenti. Il presidente americano Trump ha detto di aver messo in guardia il premier israeliano Benjamin Netanyahu dal rischio di un'escalation del conflitto con l'Iran. Questo, nel corso del loro ultimo colloquio telefonico, ho detto a Bibi che farebbe molto bene a fare attenzione a ciò che sta facendo, perché potrebbe ritrovarsi molto presto da solo di fronte all'Iran. Lo ha raccontato all'emittente israeliana, lo ha raccontato l'emittente israeliana. Ciò nel 12, la Cnn, invece, gli Stati Uniti non hanno intercettato alcuno dei missili balistici lanciati dall'Iran contro Israele durante gli attacchi della scorsa notte. Lo ha riferito alla Cnn, un funzionario americano che ha smentito quanto dichiarato in precedenza da parte israeliana. Secondo la fonte l'esercito USA non avrebbe abbattuto alcun missile, segnando una possibile discontinuità rispetto a precedenti fasi del conflitto. Quando Washington aveva invece contribuito alla difesa di Israele con i propri sistemi di intercettazione, questa smentita contraddice quanto affermato da un funzionale militare israeliano che, appunto, ho parlato di un supporto americano, le difese aeree israeliane, inclusa l'intercettazione di alcuni ordini. Lo stesso funzionario statunitense ha comunque confermato dice la Cnn che durante la notte c'è stato comunque un coordinamento tra le forze armate dei due Paesi,
Precisando che il capo di stato maggiore israeliano Eyal Zamira, ha avuto due colloqui con il comandante del CENTCOM Brat Cooper. Che idea ti sei fatto sui rapporti? Israele Stati Uniti di queste ore
Il coordinamento c'è stato indubbiamente non può che essere così, ma è stato un coordinamento per l'appunto di intelligence, cioè gli scambi di informazioni e di utilizzo delle tecnologie era Halberd, l'individuazione di missili che poi sono stati quasi tutti intercettati da Iron Dome, cioè lo scudo protettivo israeliano e la ragione per cui gli Stati Uniti non hanno partecipato attivamente alla protezione di Israele però non è politica.
Ma è prettamente militare tattica, cioè gli Stati Uniti sono a corto di missili e questo è un problema gigantesco per il prosieguo della del conflitto e pesa moltissimo anche nel negoziato e rifornire di missili le scorte americane, che sono stati esauriti in un tempo rapidissimo ad un costo elevatissimo. Non è una sfida facile, nel senso che c'è un tempo di produzione fisiologico molto molto lungo e su questo l'intelligence americana ha messo già in guardia alla casa Bianca i vertici militari. C'è bisogno di un tempo fisiologico per rifornire il dispiegamento fuori area alle aree
I soldati impegnati sul teatro di guerra attorno al teatro di guerra nelle basi di nuovi missili sia difensivi che offensivi, e questo è un problema strutturale che va ben oltre il dato politico e contro cui lo stesso Trump, nonostante la sua volontà, si deve rendere Detto questo, c'è anche il tema politico, cioè a interessi di Trump negli Stati Uniti. Fare in modo che il negoziato, delicatissimo, fragilissimo, che ha ancora dei punti importanti aperti, vada a buon esito il prima possibile, cosa che non necessariamente nell'intenzione di Netanyahu. Quindi aveva ragione. Ha ragione nell'allegato quando dice che l'obiettivo è lo stesso per i due, ma le agende ormai sono diversissime. Questo era inevitabile. Nel momento in cui ci ci avviciniamo alle 2 scadenze elettorali, i principali due Paesi si vota a ottobre per la Knesset, in Israele ci sono le elezioni di midterm a inizio novembre, negli Stati Uniti, e quindi c'è una fretta, una premura diversa da parte dei due leader, se questo porterà ad una rottura che sarebbe storica
Nei rapporti tra Stati Uniti e Israele lo vedremo nei prossimi giorni, ci diranno di più su questa tensione crescente, non sarebbe il primo caso conosciamo le vicende degli anni 70 e l'inizio degli anni 80, quando la casa Bianca cercò in tutti i modi di interrompere l'Espresso militare israeliano verso il Libano il Golan,
Ma non ci riuscii e questa fu una sconfitta anche politica interna per gli allora presidente degli Stati Uniti di certo non esiste una roadmap condivisa ormai tra i due governi, proprio perché i punti aperti, su cui Israele vorrebbe portare a compimento un negoziato ma costringendo gli diranno in una posizione di debolezza e poi sono sostanzialmente i due e i tre che conosciamo benissimo, cioè il no al nucleare. Lo smantellamento dell'arsenale missilistico di medio raggio e l'arte l'armamento dei proxy supporto ai proxy, a cominciare da escono a questi tre punti per Trump non fanno più parte dell'agenda negoziale, perché sa che il negoziato si romperebbe irrimediabilmente equi e attenzione politica. Arriva a un punto critico di rottura
Francesco.
Abbiamo in collegamento Francesco Semprini che corrispondente per la Stampa da New York, ci senti Francesco.
Chiedo lumi in regia.
Siamo in collegamento con Francesco Semprini, credo.
Deve essere caduta la linea francese, abbiamo dei problemi, allora cerchiamo di ripristinare il collegamento.
Gianluca Ansalone, invece volevo ricordare il tuo libro estremi, il mondo in bilico tra caos e polarizzazione, per Guerini e Associati ovviamente un grande in bocca al lupo per il tuo, per il tuo libro c'è questa esclusiva intervista telefonica del Financial Times al presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump Trump afferma che Netanyahu non avrà scelta se non quella di accettare un accordo con l'Iran il Presidente USA dichiara al Financial Times ha dichiarato perché l'intervista di ieri di essere lui a dettare le regole, dopo aver insultato il leader israeliano a non reagire contro Teheran
Previsto israeliano Netanyahu non avrà altra scelta che accettare qualsiasi accordo negoziato dagli Stati Uniti con l'Iran ha affermato Trump, poiché il Presidente degli Stati Uniti a decidere tutto non non avrà alcuna scelta, sono io a decidere tutto lui non ha l'ultima parola Trump aveva parlato poco dopo che l'Iran aveva lanciato una raffica di missili balistici contro Israele la più grave violazione del cessate il fuoco raggiunto dall'inizio di aprile.
Trump ha anche affermato che gli attacchi dell'Ira non hanno modificato il suo desiderio di concludere i negoziati tra Stati Uniti e Iran non avrà alcun impatto sull'accordo, ha detto al Financial Times, vedremo come andrà a finire, ma quelli erano attacchi che non hanno avuto alcun effetto se in qualche modo della stessa opinione del presidente se così ottimista su questi invece negoziati tra Stati Uniti era,
No, non lo fu fatto per due ragioni, rispetto alle dichiarazioni che centrati lacrime che stanno tutt'altro che dice negli Stati Uniti, i veri vincitori di questo confronto fino a questo momento sono iraniani.
Perché sono in grado di dettare l'agenda del negoziato e di mettere delle linee rosse, cosa che negli Stati Uniti né in parte Israele sono in grado di fare in queste condizioni.
Il secondo punto è che la possibilità?
Una rottura del rapporto con con Israele è una possibilità remota, proprio perché sappiamo che c'è un riflesso di politica interna fortissimo e con l'avvicinarsi delle elezioni di mid-term Trump, semplicemente non si può permettere il lusso di perdere quella costituì sin qui supporto elettorale. Sarebbe per lui una sconfitta ancora più certo da quella che si prefigura, almeno stando ai sondaggi, in questo momento tutto questo attiene. Ti ringrazio molto per aver ricordato il libro a quello che io nel libro appunto chiamò lo scenario
Di guerre eterne, che cioè di guerra che sono facilissime da iniziare, praticamente impossibili da terminare.
Rientra in questo schema la guerra russo-ucraina, evidentemente, ma anche quella in corso, che è destinato a durare ancora molto e che configura uno scenario internazionale che io raffiguro come una sorta di palude, cioè un ordine mondiale stagnante, pieno di insidie, ricco di pericoli praticamente ad ogni svolta ad ogni azione corrisponde una reazione,
E che quindi si può portare su un crinale davvero pericoloso, ma nessuno spicca davvero in termini di gestione dell'ordine internazionale, non più gli Stati Uniti, evidentemente, ma neanche le altre grandi potenze che non sono in grado di contemperare interessi diversi e di portata globale, ma che guardano più all'ordine di casa loro, la polarizzazione politica interna ha preso il sopravvento sulla gestione degli affari internazionali. Benissimo, grazie ancora. Gianluca Ansalone, alla prossima Bompressi, grazie buona serata. Allora credo che siamo riusciti a tornare in collegamento con Francesco Semprini, corrispondente per la Stampa da New York. Mi senti Francesco Scidone 118, benissimo perfetto. Francesco allora importante, interessante, sul solco di quanto dicevamo con Gianluca Ansalone e capire il tuo punto di vista in questo momento sui rapporti tra John al Trump tra la casa Bianca e Tel Aviv, il premier Benjamin Netanyahu
Cosa dobbiamo aspettarci, possiamo davvero aspettarci sorpresi o si Trump poco fa ha detto?
All'Netanyahu rischi di trovarti da solo contro l'Iran, ma guarda Francesco fare delle previsioni puntuali in una fase come questa e con gli attori come questi è sempre un azzardo possiamo, diciamo così, dipingere alcuni scenari, il primo scenario che credo sia quello più attuali e anche più concreto che tra l'altro si è reso conto che deve uscire il prima possibile da un cul de sac,
In cui si è infilato all'inizio di questa guerra il 28 febbraio scorso, anche con diciamo di là.
Complicità degli israeliani, complicità inconsapevole da parte degli americani, credo che gli israeliani la per, in qualche modo spinto Trump a fare un passo più lungo della gamba.
E e K se n'è accorto in corso d'opera, prima di tutto, quando ha visto la risposta iraniana, che era una risposta che gli americani, e soprattutto l'intelligence americana, avevano sottovalutato, mentre il bocciata era ben consapevole di quello che sarebbe stata appunto la magnitudo dell'azione di Teheran, il secondo aspetto è stato un blocco dello Stretto di Hormuz con tutte le conseguenze che noi tutti abbiamo.
Sotto gli occhi che si trascinano anche adesso, il terzo e ultimo è stata.
Cadeau, insomma, questo negoziato, questa chimera di negoziato, che in realtà è lo stesso Iran, non ha voluto in qualche modo attuare in maniera concreta, insomma, un po'come nella formula della della, diciamo così, della Diplomatic politique russa, no del negoziare senza negoziare in più con l'aggravante che tutto questo è agganciato all'altro grandi dossier che quello,
Ed è libero dove Israele è l'autore e il protagonista principale, io credo che Trump si sia reso conto Duetto, chi si è reso conto di dover uscire da questa situazione?
E non tanto per le conseguenze che potrebbe avere a livello interno su mi torna, ma più che altro proprio sul fatto che va a guardare quelli che sono.
Priorità strategiche dell'America non sono certo in questo momento l'Iran e quindi, per la prima volta, chi si è rivolto a muso duro a Benjamin Netanyahu dicendogli che non poteva continuare con questo atteggiamento, perché questo atteggiamento avrebbe indebolito quello che è il principale alleato di Israele in Medio Oriente ovvero l'America stessa.
Francesco, prima di salutarti del partito repubblicano, c'è opposizione nei confronti della politica mediorientale, chiamiamola così del presidente.
C'è una parte il partito repubblicano che è scettica sull'approccio di Donald Trump sul Medio Oriente. Il partito repubblicano è comunque tradizionalmente molto vicina a Israele, però c'è uno scetticismo dovuto al fatto che questo dossier porta a una, come dire, a un indebolimento della gran gran graniticità del partito stesso all'interno all'interno del Congresso. Io credo che la preoccupazione è la principale preoccupazione, il Partito repubblicano, e che questa se questo poi voglia significare che Donald Trump possa essere indebolita alle elezioni interne, è tutto da vedere perché in realtà, anche quello che credevo io, che ci potessero essere delle conseguenze sul metterne in realtà le primarie dell'intero infisso che mi dà mandato stesso, stanno dimostrando che alla fine i candidati appoggiati da Trump hanno in qualche modo è successo, quindi sono dinamiche interne all'America sono dinamiche molto particolare che, bisogna dire, prescindono anche da quelli che sono gli eventi internazionali. Quindi vorrei tenere distinti i due dossier, però sicuramente una parte del partito repubblicano non è in linea contratto. Grazie a Francesco Semprini scrive da New York sulla stampa presto e grazie grazie a voi.
20 0 3 in diretta a Radio Radicale speciale spazio transnazionali sull'attualità mediorientale buonasera benvenuto a John, Raffaele per cannella e consulente geopolitico militare, bentornato a Radio Radicale.
Buonasera, buonasera, grazie per l'invito, in collegamento con noi, anche Stefano Silvestri, editorialista, del Messaggero e del Mattino è stato sottosegretario alla Difesa, bentornato calvo e con la.
Tutto bene, lei io me, la cavo meglio di Trump perfetto.
La leggiamo sempre e Claudio Vercelli, storico mediorientale, bentornato PROF grazie storico, contemporanei, scomodo contemporaneità, scusi, mi scusi, ho sbagliato, per carità ci mancherebbe.
Allora Netanyahu combatte su quattro fronti il più difficile non è il Libano, questo questa è l'analisi Gijon, Raffaele per Calella del numero del weekend del foglio Netanyahu, scrive per Calella il premier di un Paese in guerra su tre fronti, ma il fronte più difficile da gestire in questo momento non è militare.
Il sondaggio condotto da Agam Labs dell'Università ebraica di Gerusalemme, nel maggio scorso, mostra il Likud al 23% nel Nord del Paese, contro il 35% delle elezioni, del 2022 12 punti meno nella regione che ospita circa un quinto dell'elettorato con il 70% degli elettori settentrionali che boccia la gestione della guerra in Libano, Netanyahu combatte ormai su quattro fronti politici, contemporaneamente da Washington, relativa alla pressione di Trump che vuole chiudere il dossier iraniano e considera la Campania il Libano un ostacolo ai negoziati dal Nord. Israele arriva invece la rabbia di un elettorato che si sta spostando verso l'opposizione ed è in sé cotte già in campagna permanente, proprio in quei territori. Cosa sta accadendo John, Raffaele Pascarella,
Buonasera, comunque sto dicendo.
Il
Il problema è che il Libano in questo momento vediamo un conflitto tra Israele e il collo. In realtà, il problema è che il libro è presente, una piattaforma di proiezione per gira territorialmente adiacente al nord di Israele. Questo coso holding vuol dire che riesce a portare un'insidia militare molto efficace nel nord del Paese. Israele è un paese geograficamente molto piccolo, e quindi non stiamo parlando di centinaia di comunque un'insidia importante. Questo crea inevitabilmente delle tensioni politiche interne, dove la politica, da una parte, deve cercare di mantenere salda l'alleanza internazionale con gli Stati Uniti
Per motivi sia di posizionamento politico, ma anche dei rifornimenti militari e di affari economici e dall'altra deve gestire.
Quelle che sono le ali più estreme della politica.
Israeliana in questo momento, che vede ovviamente molto male un eventuale prega tregua, senza aver risolto in maniera definitiva, entrerà in vigore entro il problema Hezbollah, quindi è una è una situazione veramente difficile da gestire per il premier in questo momento, oltretutto in vista di elezioni che,
E anche coinvolto in una serie di accadimenti giudice, quindi per questo motivo io mi individuavo il fronte militare che pure.
Ora è un fronte, ovviamente è importante, come in questo momento quello Bino critico rispetto alle tensioni che si stanno generando, sia a livello internazionale che a livello interno.
Se la sessione di negoziati ricorda nel pezzo, è fissata al 22 giugno a Washington, ma lei ovviamente dice che le condizioni saranno identiche a quelle del 4 giugno e il problema è che diciamo.
Non è un Paese gestito in maniera anomala, cioè che c'è una parte che ha l'occasione, c'è senso politico e rappresentante rappresentanza internazionale che il governo regolarmente eletto e poi c'è un'altra parte, che è quello rappresentato dagli sfollati a un sistema di potere parallelo mentre andiamo a vederlo molto spesso solo per quanto riguarda la sua ala militare però in realtà Hezbollah nel Paese gestisce una serie di sistemi, anche gli assistenti sociali, ospedali, pensioni, stipendi quindi in una struttura di quartiere, quello adesso il problema qual è che quando si va in negoziati, giustamente, la parte politica che il riconoscimento internazionale verrà messo da parte, che non ha il riconoscimento internazionale, viene escluso
Quindi, di conseguenza, si tratta, ad esempio, dei negoziati Monchi, perché poi, a livello militare, le forze armate libanesi non sono in grado di imporre un eventuale eccezione politiche del governo regolarmente eletto su Hezbollah che militarmente e notevolmente più efficacemente le forze armate libanesi,
Come giudica da un punto di vista militare, dottor per Cannella diciamo l'ultima stagione israeliana, quindi nei confronti di Hamas e in nella Striscia di Gaza e nei confronti di Hezbollah in Libano e nei confronti dell'Iran, appunto in alcune fasi no,
Ci sono stati due attacchi, due guerre così considerate
La presenza, insomma, della di questa guerra asimmetrica, di questi droni, no di queste armi che costano pochissimo rispetto, ovviamente emisi, ma che stanno diventando così decisivi come è possibile superare questa problematica dal punto di vista strettamente militare e il suo giudizio su come appunto Israele da sempre conosciuto o no per la sua forza militare?
Fatto, insomma, come ha operato su questi tre fronti militari.
Guardi, incomincio, da una parte più facile della domanda, il contrasto con l'Iran.
Milan era oggettivamente sulla strada di arricchire uranio fino a potenziale militare che poi lo volesse trasformare effettivamente allenarmi questo ovviamente non possiamo ancora saperlo.
Però, oggettivamente per Israele rappresentava una minaccia esistenziale,
Israele, come dicevo prima, a una limitazione proprio di estensione territoriale è un paese molto piccolo che non può sopravvivere nemmeno all'impiego di un solo ordigno nucleare, quindi non è una, non è una cosa che ammette gradualità se l'Iran raggiunge il potenziale nucleare Israele una minaccia esistenziale quindi dal punto di vista strettamente diciamo degli equilibri militari,
Ogni azione preventiva è giustificata dal punto di vista di Israele per quanto riguarda Hezbollah, quando lui, come le dicevo vittima, la sua presenza sul territorio iraniano, è sul territorio che, quando iniziai rappresenta una proiezione geografica militare dell'Iran nei confini di Israele, questo infatti gli consente di utilizzare,
Prima con i razzi che erano con Hezbollah, utilizzando i dati che erano armi poco efficaci, poco precisa di non avere una guida intelligente, partivano e arrivavano, non potrà che vogliono che comunque rappresentavano una minaccia più che di tipo umanitario, tutti potessero artistico.
Adesso, con i droni, specialmente quelli lì a fibra ottica, si riesce ad ottenere una precisione molto elevata e ad amplificare la minaccia sempre a un livello più terroristico, operato perché questi giorni possono ovviamente delle cariche ridotte.
E non possono rappresentare una vera minaccia attraverso verso impianti o verso strutture particolarmente rifinito, c'è da dire che non sono facilmente intercettabili o degli altri, quindi, anche in questo caso, la presenza di truppe ostili nella nella zona a sud del fiume Litani rappresenta una minaccia militare, impedisce i laghi, la vita e la vivibilità nella parte Nord del Paese che non è una parte originale e quindi sempre dal punto di vista militare, mi permette di fare questa precisazione perché non voglio entrare nella questione politica da
Diciamo, le operazioni di Israele hanno una loro giustificazione.
Nei confronti di Hamas.
Destri.
Prego, prego, prego, pensavo no, volevo terminare con Hamas nei confronti di Hamas, l'analisi è più complessa.
Perché oggettivamente il 7 ottobre rappresenta un'anomalia, anche se dal punto di vista militare, che politico e quindi la gestione di un evento così anomalo adesso è molto facile giudicarlo no, perché giustamente però, in quel momento così trovare per decidere quale tipo di Expedition fare come farla probabilmente queste delle decisioni,
Sono state costrette, soprattutto dal punto di vista della comunicazione, però bisogna immaginare che il numero di vittime che ha raggiunto Israele in quella giornata l'ha portata al numero degli abitanti.
Il primo gol in Italia arriverebbe a dirci 12.000 vittime rispetto al nostro numero di abitanti e quindi è un disastro di portata storica.
Ce l'ho e ha avuto una reazione che già dai primi giorni permette di citarmi, ho considerato non adeguata, che però puntava a un risultato immediato.
Piuttosto che anche soltanto nel lungo termine, come invece l'abitudine di Israele.
Se questi segreti?
Tutto bene davvero grazie, Raffaele cannella e consulenti geopolitico militare collabora con il foglio davvero grazie alla prossima, è stato un grande piacere leggere la ringrazio dell'ex tesoriere, grazie grazie, grazie allora Stefano Silvestri, convieni con quanto abbiamo appena detto.
Da Trump ha minacciato Netanyahu rischi di trovarti da solo contro l'Iran, se questo mai fosse vero, potrebbe essere un problema per Israele e qual è la tua pagella, diciamo qual è il tuo giudizio su quello che è stato insomma, ma la stagione militare di Israele.
Diciamo che Italia-Austria secondo me ha commesso.
Numerosi errori a volte giustificabili, e altre volte no.
Numerosi errori, soprattutto per aver voluto trasformare tutta questa operazione, era una grande guerra mediorientale.
Tra il sbotta, il Medio Oriente giusto e il Medio Oriente è sbagliato come e Medio Oriente del demonio e il Medio Oriente di Dio, che è una dimensione inesistente in realtà e che tra l'altro non corrisponde neanche agli allineamenti, perché la allineamenti dei Paesi arabi con Israele sono molto più ambigui almeno altrettanto ambigui degli allineamento di Amalfi con con l'Iran sono so sorge cambiava, siamo di fronte molto spesso ad alleanze,
Di convenienza, non avere alleanze profondamente di condivisione di idee che di principi e di lungo periodo, per cui.
Io credo che il grave errore di Netanyahu si è alzato di aver voluto.
Questa guerra globale che ha ottenuto in qualche maniera, perché è riuscito a convincere?
Trump non solo al primo attacco, ma soprattutto al secondo attacco all'Iran e in questa maniera ha sostanzialmente allargato alla guerra.
A tutto il Medio Oriente ciò gli ha permesso di coprire le operazioni in Libano.
Ma questa è una una giustificazione di breve periodo.
Di nel più lungo periodo.
Ci troviamo di fronte a una situazione per cui.
Chiaramente, con gli Stati Uniti che non vogliono essere imprigionati,
In una guerra di lungo periodo nel Golfo.
Qui rischiamo di aver
Praticamente è consentito un Iran armato, dunque chiaramente.
E che è la peggiore soluzione possibile, politicamente e militarmente per Israele, e che è quella che non dovrebbe avvenire in nessun senso, in nessun modo, però, è quella che sarà difficile da spiegare a Trump.
Dopo averlo ingannato più volte e, secondo me, non ha giustificazioni in Israele.
Passiamo a questo punto che l'Iran e a un passo dall'alba nucleare.
Potrebbe parla parla per disperazione, sarebbe per diranno un errore gravissimo, a mio avviso.
L'Iran ne uscirebbe distrutto.
Annientato, ma probabilmente anche Israele rischia questo qui questa fede.
C'è una doppia tragedia mostruosa, questo se lo impegna ricondotto sotto controllo, sia il negoziato che la guerra, che sono ambedue quali controllo.
Professor Vercelli, ovviamente potrà dire quello che crede su quanto ho sentito Gideon Rachman Rachman, firma un editoriale per il Financial Times oggi dal titolo la grande strategia di Netanyahu sta andando in pezzi leader israeliano ha cercato di garantire la sicurezza del proprio paese ricorrendo esclusivamente a mezzi militari ma non sta funzionando.
Scrive Rachman, la guerra con l'Iran ha rappresentato la realizzazione di un sogno che Benjamin Netanyahu coltivava da 30 anni. Il primo ministro israeliano avverte da decenni che l'Iran rappresenta una minaccia esistenziale per il suo Paese. Il 28 febbraio ha finalmente sferrato un attacco su vasta scala contro la Repubblica islamica e, cosa ancora migliore dal punto di vista di Netanyahu, la guerra è stata un'operazione congiunta con gli Stati Uniti. Netanyahu ha convinto Trump che la guerra avrebbe portato a un cambio di regime in Iran, come minimo era determinato a porre fine alla minaccia iraniana nei confronti di Israele, ma la sua campagna contro l'Iran è andato a terribilmente storta. Il regime iraniano è ancora saldamente al potere e ha dimostrato di poter ancora lanciare missili contro Israele e Hezbollah, sostenuto dall'Iran. Ha bombardato il Nord, Israele sta combattendo contro le truppe israeliane in Libano e ora la stretta alleanza di Netanyahu con Trump,
È sottoposta a forti tensioni, il presidente USA ha dichiarato al Financial Times, sono io a decidere tutto, non è lui a decidere riferendosi a Netanyahu l'editorialista conclude le elezioni israeliane sono quasi sempre serrate e quindi non è chiaro se Netanyahu perderà il potere, ma la sicurezza sarà probabilmente la questione principale è la visione di dettagliato per la sicurezza israeliana ha fallito merita di perdere qual è la sua opinione.
Mah dunque, a parte che diverse delle considerazioni fatte da coloro che mi hanno preceduto mi trovano sostanziale accordo senz'altro io credo di poter affermare che all'epoca Bibi Netanyahu, ossia oltre che Torino, ed è plausibile che le prossime elezioni saranno nel primo autunno F
Mireranno a una prospettiva molto basso e il problema è che in realtà non ci sono soggetti politici capaci di alternarsi, sostituirsi a Netanyahu con un progetto e poi le intenzioni.
La gestione del dopo dopo Netanyahu chiare e per così dire, convincenti, e ci sarà un elettorato che voterà e con un profondo malumore contro Netanyahu, non a favore di un indirizzo chiaro che peraltro la coalizione anti Netanyahu, la coalizione dei partiti sionisti che una coalizione di bricolage come già avvenuto in altri passaggi elettorali trascorsi non è neanche in grado di esprimere una coalizione debole che in qualche misura whisky apolidi frammentarsi rompe nel momento in cui dovesse avere la maggioranza dei seggi alla Knesset. Quindi ci troviamo davanti anche a una situazione dal punto di vista politico.
Israele, estremamente complessa, complicata, aggiungo anche altri elementi che.
Detto a coloro che ho ascoltato in questa puntata di questa sera non sono stati i diritti, cioè Netanyahu sta spostando diverse pedine nella politica interna, fermo restando, per quanto diceva raccontava anche Silvestri, ci restituisce caso israeliana come anche nel caso americano la percezione è molto netta che la politica internazionale regionale sia una variabile dipendente dalla politica interna. I singoli attori e soggetti, il nuovo volto di premierato, il privilegio Netanyahu sta spostando alcune pedine,
Cercando in qualche misura di predisporre una ulteriore linea difensiva per se stesso, anche in previsione delle prossime a venire.
La nomina adesso da parte della Knesset, NATO attraverso un passaggio elettorale, l'intestino molto sofferto della controllare dello Stato, che è una sicurezza istituzionale, ha un ruolo di garanzia e al sindacato su inflitti su.
L'operato
Del debiti relativi e soprattutto quelli esecutivi, la nomina dicevo di uomo, ma ecco la tabella, anzi di fare appello l'avvocato difensore di Netanyahu ha un ruolo che dovrebbe essere un ruolo super partes, va in questo in questa direzione e ha colto molto no, molte opinioni dissenzienti e un disagio crescente.
Ripeto ancora una volta, però, affinché gli ascoltatori meglio possono comprendere tutto questo si traduce, come avviene anche in altre realtà, in altri Paesi, in un voto in sostanza caratterizzato non da una proposta, da un progetto, da un'intenzione precisa, ma in un vuoto dei jet di rifiuto rispetto a quello che già è avvenuto già è stato e oltre ai quali però non si riesce in alcun modo a vedere è un orizzonte alternativo non di meno non di meno e che questa è una cosa,
Che viene abbastanza sottovalutata dagli osservatori esterni di Israele, ma che invece è molto importante, è destinata a puntare ancora di più nel futuro di quanto già non continua, nondimeno, dicevo, la crescita di una destra radicale.
E finiamola pure host democratica, i poste tra virgolette costituzionale, ciò che va oltre gli elementi fondamentali nella foto.
La mistica del quando lo Stato di Israele è un dato ormai assodato, poi le variazioni si possono misurare su singoli passaggi elettorali di volta in volta, ma comunque sia, gli atteggiamenti più degno piercing nelle settimane scorse hanno riempito le pagine.
E giornali.
Così come le dichiarazioni di uno smorzo, insomma, non sono di loro anche di una parte di un del Likud che in qualche misura da medesimo piede.
Su
Scappi restituite Pro Netanyahu, ma infatti modo sembra volersi garantire un prosieguo allora Netanyahu cadesse radicalizzando le proprie posizioni e andando a, diciamo a braccetto della destra radicale, già esistente, ko dico questi elementi qua sono destinati a pesare in maniera.
È sempre più consistente e sempre più tangibile e sono elementi che giocano per la loro stessa necessità di sopravvivenza politica sulla scompaginamento permanente da un socio di un'istituzione, un tema del Paese, cosa che in parte con Netanyahu già è avvenuto, ma sullo scompaginamento nel rapporto con i paesi circostanti e soprattutto sulla grande questione è legata appunto al destino della collettività è pari e quelli sono fronti aperti che si sono esacerbati in questi ultimi anni in maniera particolarmente vistosa e diventeranno allo somma diventeranno un dossier totalmente integralmente ineludibili.
Insomma, anche solo ah, com'era appena stata la vicenda.
Eccolo nella percepita per il Centro palestinese fino al 7 ottobre 2023, oggi abbiamo avuto un cambio di passo radicale, ultima questione che dobbiamo sempre ricordarci, Ugo la Malfa, qualcuno prima alimentava giustamente nuovamente il tema delle dimensioni geografiche spaziali di Israele, ma contentezza 22.000 chilometri quadrati, anche antincendio, il territorio palestinese, i compagni di squadra, le cose non cambierebbero più di tanto.
E io aggiungo a ciò anche la considerazione in sostanza.
Della trasformazione e quindi anche di una fragilità.
Molto complesso Palazzo della società israeliana, che ha un mutamento nella sua composizione interna, che ciò produrrà i suoi effettivi risultati sul lungo periodo, ma che già da adesso conta dei pochi quesiti e un mutamento, se vogliamo ridurre o ricondurre a un'unica forma di espressione dove si sono un po'razzisti di bestie polarizza ma che hanno un peso rilevante cioè al miglior agrodolce sempre più consistenti numerose presenta all'interno ovviamente colonici in Cisgiordania e pensiero diciottenni anche in futuro di nuovo a Gaza una presenza che non è necessariamente stato ideologica che viviamo in tempi convenienza economica e quant'altro.
È uno sbilanciamento per costrittive per arrivare a una sintesi estrema, uno sbilanciamento di quelli che erano comunque precari equilibri di un Paese che peraltro, in questi ultimi 30 o quarant'anni è cambiato moltissimo.
È più che raddoppiata come popolazione, e ha vissuto appunto il mutamento di composizione demografica, che sono ancora in corso.
Davvero, grazie al professor Claudio Vercelli, chiarissimo come sempre storico contemporaneità, grazie per essere stati con noi, buon 300 di serata è stato un piacere, sappiamo sempre avamposti de quo, Stefano Silvestri, allora, prima di salutarti, abbiamo ancora due minuti proprio di orologio, cosa dobbiamo aspettarci adesso?
Ma probabilmente adesso un pochino di confusione.
Se l'Iran fosse intelligente e il Governo italiano quel che volesse comportarsi in maniera intelligente, dovrebbe questo momento proporre dei compromessi accettabili per gli americani.
Non lo farà, manterrà una posizione molto dura, anche perché all'interno ci sono gli equilibri politici per pensare a qualcosa di meglio, e il risultato sarà che questo che irrigidire a irrigidire anche la posizione americana.
Se questo basterà a mantenere l'accordo con Netanyahu, vedo non lo so.
La tentazione di Trump di andarsene dal colpo è fortissima.
Però non può andarsene di fronte a un Iran che continua a essere così.
Sfidante nei suoi confronti, così Bellini bellicoso nei suoi confronti, quindi non lo so, io io vedo con difficoltà la possibilità di finire questa storia senza un altro passaggio militare.
Senti di Netanyahu abbiamo parlato approfonditamente anche tu quando è stato se c'è stato un errore particolarmente grave di Trump.
Beh, è quello di credere che con una bombardamento e per di più con l'uccisione di una parte consistente del vertice italiano, avrebbe garantito un mutamento di regime che non era stato preparato prima, se fosse stato preparato prima, avrebbe potuto essere, ma non lo era stato.
Per cui è stata una una, una, una botta di totale improvvisazione estremamente ingenuo,
Chiarissimo e grazie grazie a Stefano Silvestri editorialista del Messaggero del mattino, è stato sottosegretario alla Difesa, davvero grazie alla prossima prego arrivederci, abbiamo terminato, io ringrazio Lorenzo Bruschi in regia, noi torniamo domattina 7 10, continueremo ovviamente attraverso il racconto di giornali a parlarvi soprattutto di Medioriente, avremo ancora nello del gatto in collegamento da Gerusalemme, abbiamo terminato la linea Federico Punzi, che è pronto per il notiziario serale di Radio Radicale, un buon ascolto.
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