Sono stati discussi i seguenti argomenti: Bhutan, Cinema, Cultura, Esteri, Film, Societa', Stato.
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Rubrica
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Un saluto agli ascoltatori di Radio Radicale è uscito nelle sale un originale documentario il cui tema è la felicità, si intitola Agent of happiness, sottotitolo italiano, il Butà della felicità ed è diretto da Arun Battara, I un regista del Bhutan e idolo odia Surbo, una regista ungherese,
L'occasione che dà avvio al racconto è un'inchiesta effettivamente intrapresa dal re del Bhutan, un piccolo Stato che confina con la Cina e con l'India.
Per verificare se gli abitanti del suo regno siano felici.
Allo scopo in via nei paesi o nelle sperdute case di montagna degli agenti muniti di un questionario che devono misurare il grado effettivo di felicità raggiunto da ogni singolo abitante.
La teoria, che forma il presupposto dell'inchiesta e che la felicità di ogni persona sia valutabile attraverso una formula matematica, con un voto da 1 a 10 e che la media di tutte le valutazioni di ha, per così dire, il prodotto interno lordo di felicità di uno Stato.
Certo, la teoria può apparire strampalata, la pretesa di valutare la felicità con un vuoto può lasciare scettici, tuttavia la magia del documentario o almeno la sua riuscita e che, attraverso quello strumento di analisi costituito appunto dal questionario, gli abitanti che vengono via via accostati dai due agenti che segue il film subiscono come una radiografia esistenziale per cui abbiamo l'impressione che diventino trasparenti che ci sia liberato almeno un aspetto importante della loro intimità.
Il questionario prende in considerazione i beni che possiede ognuno di loro, come i macchinari agricoli o i capi di bestiame, ma si sofferma soprattutto sulle loro emozioni, come la rabbia o le preoccupazioni, o sulle loro attitudini spirituali, come la capacità di perdonare attraverso la guida delle domande del questionario,
Siamo come i condotti a visitare i loro pensieri predominanti, per esempio il timore di una ragazza di perdere la madre, cosicché poi il carico della famiglia deve ricadere interamente su di lei, che non si sente ancora disposta a questo compito, pure il rimpianto di un uomo maturo rimasto solo per la moglie di cui è vedovo mitigato però dal pensiero o dall'illusione che la moglie si sia reincarnata nel nipote neonato.
Ci sono casi che appaiono meno comuni, come quello di una ragazza transgender, oggetto di pregiudizi sociali, ma difeso strenuamente da sua madre, la quale però è gravemente malata, e presto la lascerà o quello delle tre mogli di un marito, poligamo che non lo amano lo tollerano con benevolenza ma essendo povere sono contenti almeno di essere sfamati da lui e hanno stretto tra loro un'allegra amicizia.
All'analisi esistenziale che propone il film al bilancio, tra ciò che fa soffrire e ciò che invece rende felici.
Non si sottrae nemmeno uno degli agenti a investigatori afflitto dalla pena di non riuscire a ottenere dal re del Bhutan la cittadinanza del Bhutan, essendo lui di origine nepalese e a questa mancanza attribuisce la disgrazia di non trovare una moglie e la necessità di convivere ancora con la madre anziana Sei personaggi hanno mentalità, usi e costumi spesso lontani dei nostri ciò che li rende comunque prossimi allo spettatore.
è un principio semplice e antico, che si può ritrovare nella filosofia buddista, molto diffusa in quel territorio, che cioè ogni creatura vivente cerca la felicità e rifugio, il dolore.
Ed è proprio la capacità di far emergere nei suoi personaggi tale sostrato universale che rende le storie raccontate dal documentario sempre interessanti ed emozionanti, il film era stato presentato al Sundance, Film Festival è uscito appunto in questi giorni nelle sale Agent of happiness, il Butà della felicità di Aruba Taraji ed orridi Tolotti a Zurigo.
Un saluto da Gianfranco Cercone,
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