03 AGO 2026
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Il Mondo a pezzi. Il risiko bancario italiano ed europeo. Intervista a Paolo Guerrieri Paleotti

RUBRICA | di Roberta Jannuzzi - RADIO - 12:12 Durata: 23 min 26 sec
A cura di Simone Sapienza
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Paolo Guerrieri Paleotti, economista, legge insieme le due partite aperte sul sistema bancario, l'offerta di Intesa Sanpaolo sul Monte dei Paschi e la scalata di UniCredit a Commerzbank, come l'espressione di due modelli diversi.

Il primo, spiega, punta a costruire un campione nazionale che resta italiano ma acquisisce una dimensione europea.

Dopo il veto dei francesi di Crédit Agricole, primo azionista di Banco Bpm, sulla fusione con il Monte, la strada di Intesa appare spianata, anche se restano l'assemblea di settembre e le autorizzazioni delle autorità di vigilanza, a cominciare dalla
Banca centrale europea.

Gli effetti sarebbero rilevanti: la messa in sicurezza definitiva di una banca che per anni è stata un centro di fragilità del sistema, e la nascita di un gruppo capace di offrire alle imprese non solo credito ma servizi più sofisticati, dall'assistenza nelle acquisizioni all'accesso ai mercati esteri all'investment banking, grazie all'incorporazione di Mediobanca.

Ne uscirebbe un gruppo tra i primi dell'eurozona, meglio attrezzato ad affrontare i costi giganteschi degli investimenti in intelligenza artificiale.

Guerrieri non nasconde i rischi: ogni concentrazione riduce la concorrenza, e la cessione di oltre seicento filiali a Unipol, pur importante, non basta.

Il punto vero sarà il governo dell'operazione, perché una banca più grande è utile solo se diventa anche una banca migliore.

Il modello di UniCredit è più ambizioso, perché mira a un gruppo paneuropeo che operi oltre le frontiere.

La novità delle ultime settimane, osserva, è il passaggio del governo tedesco e della stessa Commerzbank dal rifiuto alla trattativa sulle condizioni.

La posta in gioco va oltre le due banche: riguarda la credibilità dell'unione bancaria europea.

Da anni si invoca un mercato finanziario integrato e la nascita di gruppi capaci di competere a livello globale, ma appena una banca straniera si muove su un operatore nazionale scattano le resistenze politiche, e il risultato è un sistema frammentato in compartimenti nazionali, dove le operazioni transfrontaliere restano l'eccezione.

Per l'Italia il gruppo avrebbe il centro decisionale a Milano, e sarebbe la prima volta che un gruppo italiano è protagonista e non preda.

Il tempo però stringe.

Guerrieri cita un'analisi recente secondo cui venticinque anni fa ciascuna delle grandi banche europee superava per capitalizzazione la maggiore banca americana, mentre oggi JP Morgan Chase vale più delle prime cinque europee messe insieme, Deutsche Bank, Santander e Bnp Paribas comprese.

La causa scatenante, sostiene, è la frammentazione europea contro i vantaggi di scala di un mercato unificato.

La conclusione non è vietare le aggregazioni nazionali, ma rendere quelle transfrontaliere altrettanto semplici, convenienti e politicamente accettate.

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