Puntata del 21 ottobre 2026, registrata a sei giorni dalle elezioni israeliane di martedì 27 ottobre.
Fiamma Nirenstein descrive una campagna elettorale segnata dalla minaccia iraniana.
Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha incontrato Benjamin Netanyahu per un’ora e mezza nella base aerea di Ovda, dove sono di stanza truppe americane, e secondo Nirenstein l’incontro indica che ci si prepara ad attaccare l’Iran.
Donald Trump ha dato a Netanyahu un sostegno inatteso a pochi giorni dal voto e lo ha motivato definendolo l’unico su cui contare in caso di scontro diretto con … l’Iran.
Gli avversari del premier sostengono che una nuova guerra prima del voto lo avvantaggerebbe, anche con un eventuale rinvio delle elezioni.
Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore e leader di Yashar, partito di centro e centrodestra alla guida del blocco di opposizione, contesta a Netanyahu che l’Iran fosse già pronto con la bomba atomica.
Nirenstein ricorda che l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha confermato che Teheran era vicina a costruirne diverse.
Secondo Nirenstein i sondaggi danno Eisenkot e Netanyahu alla pari, ma con forti differenze a seconda dell’istituto.
Nel mondo arabo le opinioni sul voto sono divise.
Una parte spera in un cambio di leadership, mentre i curdi siriani appoggiano Netanyahu perché temono la repressione turca e quella del presidente siriano Ahmed al-Sharaa.
Anche l’Arabia Saudita e i Paesi degli Accordi di Abramo, a suo giudizio, ne apprezzano il ruolo.
Sui due partiti arabi, che nei sondaggi valgono 13 seggi, Nirenstein ricorda che nessuno ha mai condannato il 7 ottobre.
Ra’am, partito di matrice islamista guidato da Mansour Abbas, punta a entrare in un governo anti-Netanyahu.
Secondo Nirenstein Eisenkot cercherà una maggioranza di 61 seggi senza i partiti arabi, e tra lui e Netanyahu sarebbero in corso contatti riservati per evitare alleanze sgradite.
Per Eisenkot si tratta dei partiti arabi, per Netanyahu dell’estrema destra di Itamar Ben-Gvir, leader di Otzma Yehudit (Potere ebraico).
Nirenstein condanna duramente i coloni che in Cisgiordania hanno picchiato una giornalista e aggredito una delegazione di diplomatici europei, e riferisce che sono stati arrestati.
Rifiuta però il termine “coloni”, che a suo giudizio alimenta l’idea di un Israele coloniale.
Racconta anche l’aggressione subita in Samaria da una candidata del partito di Ofer Winter, alla quale dei palestinesi hanno bruciato l’auto.
Si sofferma poi sui piccoli partiti che rischiano di non superare lo sbarramento del 3,25%, circa quattro seggi.
Il primo è Amcha Yisrael (Popolo di Israele) di Ofer Winter, di destra e critico di Netanyahu per una classe dirigente che giudica vecchia e corrotta; Nirenstein cita in proposito i presunti rapporti con il Qatar di un collaboratore del premier.
Il secondo è il partito dei Riservisti di Yoaz Hendel, di destra moderata e non schierato.
I loro voti potrebbero andare dispersi in una sfida alla pari.
Se nessuno raggiunge la maggioranza, gli scenari sono un governo di minoranza o un nuovo voto.
Intanto il capo di stato maggiore Eyal Zamir ripete che l’esercito è pronto a ogni evenienza.
Nell’ultima parte Nirenstein riprende il suo articolo sul Giornale “È arrivata l’intifada globale”.
Collega gli scontri di Parigi e di Milano a un richiamo alla violenza nato, a suo giudizio, dalla mancata condanna del 7 ottobre e dalle accuse di genocidio a Israele.
Cita il sindaco di New York Zohran Mamdani, un’aggressione a due donne in un quartiere ebraico di Londra e le dichiarazioni di Angelo Bonelli, co-portavoce di Alleanza verdi e sinistra, sulle sanzioni a Israele.
Chiude richiamando la frase "prima vennero per gli ebrei".
La prossima puntata andrà in onda mercoledì 28 ottobre, il giorno dopo il voto.
Fiamma Nirenstein descrive una campagna elettorale segnata dalla minaccia iraniana.
Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha incontrato Benjamin Netanyahu per un’ora e mezza nella base aerea di Ovda, dove sono di stanza truppe americane, e secondo Nirenstein l’incontro indica che ci si prepara ad attaccare l’Iran.
Donald Trump ha dato a Netanyahu un sostegno inatteso a pochi giorni dal voto e lo ha motivato definendolo l’unico su cui contare in caso di scontro diretto con … l’Iran.
Gli avversari del premier sostengono che una nuova guerra prima del voto lo avvantaggerebbe, anche con un eventuale rinvio delle elezioni.
Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore e leader di Yashar, partito di centro e centrodestra alla guida del blocco di opposizione, contesta a Netanyahu che l’Iran fosse già pronto con la bomba atomica.
Nirenstein ricorda che l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha confermato che Teheran era vicina a costruirne diverse.
Secondo Nirenstein i sondaggi danno Eisenkot e Netanyahu alla pari, ma con forti differenze a seconda dell’istituto.
Nel mondo arabo le opinioni sul voto sono divise.
Una parte spera in un cambio di leadership, mentre i curdi siriani appoggiano Netanyahu perché temono la repressione turca e quella del presidente siriano Ahmed al-Sharaa.
Anche l’Arabia Saudita e i Paesi degli Accordi di Abramo, a suo giudizio, ne apprezzano il ruolo.
Sui due partiti arabi, che nei sondaggi valgono 13 seggi, Nirenstein ricorda che nessuno ha mai condannato il 7 ottobre.
Ra’am, partito di matrice islamista guidato da Mansour Abbas, punta a entrare in un governo anti-Netanyahu.
Secondo Nirenstein Eisenkot cercherà una maggioranza di 61 seggi senza i partiti arabi, e tra lui e Netanyahu sarebbero in corso contatti riservati per evitare alleanze sgradite.
Per Eisenkot si tratta dei partiti arabi, per Netanyahu dell’estrema destra di Itamar Ben-Gvir, leader di Otzma Yehudit (Potere ebraico).
Nirenstein condanna duramente i coloni che in Cisgiordania hanno picchiato una giornalista e aggredito una delegazione di diplomatici europei, e riferisce che sono stati arrestati.
Rifiuta però il termine “coloni”, che a suo giudizio alimenta l’idea di un Israele coloniale.
Racconta anche l’aggressione subita in Samaria da una candidata del partito di Ofer Winter, alla quale dei palestinesi hanno bruciato l’auto.
Si sofferma poi sui piccoli partiti che rischiano di non superare lo sbarramento del 3,25%, circa quattro seggi.
Il primo è Amcha Yisrael (Popolo di Israele) di Ofer Winter, di destra e critico di Netanyahu per una classe dirigente che giudica vecchia e corrotta; Nirenstein cita in proposito i presunti rapporti con il Qatar di un collaboratore del premier.
Il secondo è il partito dei Riservisti di Yoaz Hendel, di destra moderata e non schierato.
I loro voti potrebbero andare dispersi in una sfida alla pari.
Se nessuno raggiunge la maggioranza, gli scenari sono un governo di minoranza o un nuovo voto.
Intanto il capo di stato maggiore Eyal Zamir ripete che l’esercito è pronto a ogni evenienza.
Nell’ultima parte Nirenstein riprende il suo articolo sul Giornale “È arrivata l’intifada globale”.
Collega gli scontri di Parigi e di Milano a un richiamo alla violenza nato, a suo giudizio, dalla mancata condanna del 7 ottobre e dalle accuse di genocidio a Israele.
Cita il sindaco di New York Zohran Mamdani, un’aggressione a due donne in un quartiere ebraico di Londra e le dichiarazioni di Angelo Bonelli, co-portavoce di Alleanza verdi e sinistra, sulle sanzioni a Israele.
Chiude richiamando la frase "prima vennero per gli ebrei".
La prossima puntata andrà in onda mercoledì 28 ottobre, il giorno dopo il voto.
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