13 FEB 2010
intervista

Chiese e secolarizzazione

SERVIZIO | di Emiliano Silvestri - Milano - 17:06 Durata: 17 min 44 sec
A cura di Guido Mesiti
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Fulvio Ferrario: la secolarizzazione nasce sul terreno cristiano per organizzare la convivenza tra diversi.

Roberta De Monticelli:"Fate come se Dio ci fosse", rovesciamento nichilistico dell'idea di Ugo Grozio.

Registrazione audio di "Chiese e secolarizzazione", registrato a Milano sabato 13 febbraio 2010 alle 17:06.

Sono intervenuti: Fulvio Ferrario (Docente di teologia sistematica - Facoltà valdese di Roma), Roberta De Monticelli (docente di Filosofia della persona, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano).

Tra gli argomenti discussi: Benedetto Xvi, Cattolicesimo, Chiesa, Cristianesimo,
Filosofia, Politica, Protestanti, Religione, Secolarizzazione, Societa', Teologia.

La registrazione audio ha una durata di 17 minuti.

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  • Fulvio Ferrario

    Docente di teologia sistematica - Facoltà valdese di Roma

    La secolarizzazione nasce sul terreno cristiano nel periodo successivo alle sanguinose guerre di religione del 1600 quando ci si rende conto che per vivere insieme, per legiferare, non si può aspettare di avere raggiunto un consenso di tipo teologico. Il prezzo pagato per questo è stato troppo alto; dopo le guerre di religione Ugo Grozio, (un protestante arminiano) sostiene che, appunto, è importante organizzare la convivenza civile: "Etsi Deus non daretur" (Come se Dio non ci fosse). Dal suo punto di vista non è un'affermazione scettica ma, al contrario, un'affermazione che intende promuovere la convivenza tra diversi. La critica alla religione appare già nel nuovo testamento quando Paolo di Tarso confronta il cristianesimo con il giudaismo e il paganesimo. Nel novecento la critica teologica alla religione è ripresa da Karl Barth e Dietrich Bohnoeffer. Il primo sostiene che la religione (organizzazione ecclesiastica, culto e la stessateologia) rischia di diventare un tentativo umano - idolatrico - di alzare una torre di Babele che arriva fino a Dio e porsi sulla terra come suoi rappresentanti, da Lui accreditati e quindi provvisti dei suoi stessi poteri. Tentativo idolatrico e anche inevitabile, poiché come ogni esperienza umana anche la religione tende ad organizzarsi. E' necessario che ci crede in nome di Gesù ricordi che Gesù è stato ucciso, in fondo, dalla religione insieme al potere politico. Questo ha un significato permanente per la fede cristiana e quindi Barth sostiene che chiunque deve sapere che anche il proprio cristianesimo è sottoposto alla critica nientemeno che di Gesù stesso. Per Dietrich Bonhoeffer la religione (il tentativo di pensare il mondo come in due piani: uno spirituale, corporale; celeste, terreno: cioè di separare e d'altra parte di concepire il rapporto con Dio a partire dall'interiorità) è una forma storica che Il cristianesimo ha assunto, oggi superata. Gli stessi cristiani oggi vivono nel mondo con una loro consapevolezza secolare; cosa giusta. Non per questo bisogna abbandonare annunciare Il messaggio cristiano che va annunciato tanto a sé stessi quanto a chi voglia riportarci al medioevo e anche ai moderni pagani. Quando le chiese sono prese dalla tentazione di fare della loro religione uno strumento di potere, quando sono tentate di scendere ai peggiori compromessi con i peggiori soggetti che infestano l'agone politico, quando si pretende di strumentalizzare il nome di Dio per progetti che con questo nome hanno poco a che fare allora io direi che veramente varrebbe la pena di vivere come se Dio ci fosse e dire, come una volta diceva Churchill: "E se, per caso, Dio c'è veramente e ci vede?". Per quanto riguarda l'organizzazione della società siamo debitori come cristiani innanzitutto a Dio stesso; come cittadini ai nostri concittadini siamo debitori del nostro sforzo per costruire insieme a loro la convivenza; in questa convivenza voglio portare anche il contributo della mia fede: motivazione che mi spinge ad agire, anche come fonte di contenuti. Con chi questa fede non condivide, voglio parlare di contenuti e non delle premesse in base alle quali io arrivo alle mie proposte. Triste dover continuare a ribadire queste ovvietà; non sono grato a chi ci costringe anche molto frequentemente a ritornare indietro e dire cose che - dalla Costituzione repubblicana in poi - avevamo qualche ragione per ritenere acquisite. Nella società moderna non c'è più unità di fede. Questa società radicalmente multiculturale, che propone costellazioni di orientamento di valori molto diversi tra loro, è molto simile all'ambiente che ha visto nascere il nuovo testamento. Credo possa essere affrontato anche con un certa serenità. Bisogna rendersi conto che le cosiddette società cristiane, quella medioevale e quelle che sono venute dopo, avevano in sé grandi valori ma erano tutt'altro che perfette e non più "cristiane" di quella attuale; semplicemente c'è un modo chiesastico e religioso di peccare e un modo laico, disincantato e scettico di ribellarsi a Dio.
    17:06 Durata: 11 min 5 sec
  • Roberta De Monticelli

    docente di Filosofia della persona, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano

    Tra i vari possibili significati della parola secolarizzazione, è oggi utile evidenziarne due accezioni. Una positiva, la coscienza dell'età adulta dell'uomo, la nostra modernità, la nostra età della ragione come già si diceva con Kant; e quindi i fondamenti della nostra stessa civiltà. Dall'altro, ed è l'aspetto negativo, una ripoliticizzazione del religioso; un riacquisto di potere secolare o temporale legato al ritorno del religioso. Il termine secolarizzazione l'abbiamo visto nella sua luce positiva quando abbiamo discusso la sua radice apparentemente già interna al testo biblico, con la distinzione tra dio e il mondo, che è buono non perché é sacro - perchè è divino - ma perché pur essendo profano (cioè creato) è buono. Affermazione già molto potente, se aggiungiamo: "Date a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare" la cosa diventa ancora più chiara. L'esortazione di Papa Benedetto XVI: "Fate come se Dio ci fosse" appare un rovesciamento nichilistico del: "Etsi Deus non daretur" (Fate come se Dio non ci fosse) concepito da Ugo Grozio e poi ripreso da Dietrich Bohnoeffer. La ragione di questo giudizio sta nell'analisi della giustificazione che viene data a questa affermazione. Dice il Papa che solo in questo modo si potranno avere regole per la sopravvivenza civile di una società. Affermazione che affida al divino il ruolo di fonte o risorsa normativa, perfino per chi non ci credesse. Viene sottolineato il "come se" con il suo valore pragmatico: è la teoria dell' "instrumentum regni"; la stessa rivalorizzata con la teopolitica, con pensatori di origine nietzchiana, heideggeriana e poi Karl Schmitt eccetera che su questo rivalutano il principio di sovranità del potere politico che avrebbe origine divina e, a questo punto, del tutto indipendentemente se ci sia o non ci sia davvero poi esperienza religiosa; a questo punto serve per governare. Gli affari umani da un lato e le coscienze dall'altro. Un percorso che inizia con la negazione della profonda verità del: "Noli me tangere" che troviamo nel vangelo (e il suo corrispettivo laico e moderno - all'origine della nostra civiltà - l' "Habeas corpus"). Negazione avvenuta attraverso la biologizzazione della vita umana, che non è più percepita dalla gerarchia romana attuale nella sua valenza di capacità di trascendere proprio la vita biologica nell'affermazione di qualcosa di superiore, ed è affermata invece, in una specie di valore assoluto, nella sua pura e semplice biologicità. Questo sembra molto contrario alla formula: "Noli me tangere", che intima al contempo: "Via le mani dal divino!" "Non usarlo per imporre il tuo potere". E: "Via le mani dall'umano!" "Non togliere all'umano il respiro della sua libertà, della sua scelta e della sua posizione rispetto alle cose "ultime"; incluso il modo con cui si vuole vivere e morire, se si riguarda alla propria vita e non quella altrui. Un secondo punto nella strana involuzione volontaristica perlomeno della dottrina proclamata - questo sembrerebbe in qualche modo contrario a tutta la grande tradizione propriamente patristica, scolastica quindi poi all'eredità della Chiesa Cattolica che ha sempre proclamato il fondamento "in re" di quei valori e che sorreggono le norme: non è la volontà di Dio che comanda che cosa sia il bene ma la volontà di Dio comanda precisamente di agire bene cioè in modo da realizzare quelli che sono effettivamente "in sé" i valori. Se vogliamo, già nel famoso dilemma proposto da Platone nell'Eutifrone: "Il bene è tale perché piace agli Dei o piace agli Dei perché è bene? E' chiaro che una posizione che sia veramente fondativa dell'etica dice: "Beh che Dio ci sia o non ci sia il bene è bene". Viceversa solo se si parte dal presupposto che il bene lo stabilisce il Dio, allora certamente finiamo in un ambito molto arbitrario, arbitraristico, volontaristico in cui si può arrivare alla conclusione: "Se Dio non c'è tutto è permesso". Ma siccome Dio non si vede e non si sa cosa vuole, ve lo dico io cosa voglia. Questa è la fondazione appunto teopolitica ma estremamente, nella modernità, pericolosa del potere.
    17:17 Durata: 6 min 39 sec