Ginevra Palaexpo: Salone del libro Africano 28 Aprile 2005

Pubblicato il 3 Maggio 2005 da mb

Ginevra Palaexpo: Nell'ambito del Salone del libro e della Stampa si è svolto il Salone del Libro Africano

Editori, autori e lettori si sono riuniti il 30 aprile scorso per celebrare l'Africa all'UNESCO! " il pubblico è lieto, le reazioni sono unanime: il Salone internazionale del libro africano fu una vera riuscita", sottolinea Jean- Paul Mvogo, presidente dell'Associazione "Livres d'Afrique" e organizzatore del Salone del libro di Africa 2005 a Parigi.

Cinquemila visitatori, in una giornata sola, hanno frequentato i luoghi, in cerca di nuove opere, di nuove scoperte. "Il libro ha uno statuto particolare in Africa, spiegano i responsabili del Salone...Troppo caro, diventa un prodotto inaccessibile, una sorta di oggetto intoccabile, raro e prezioso."

Eppure, come vettore culturale, dovrebbe essere un prodotto di consumazione corrente. L'obiettivo di questo Salone era dunque di far vedere in quel giorno, al più grande numero di persone, questo "prodotto raro"...Mostrare che il libro è, innanzitutto, il veicolo di valori, che rispecchia le angosce di una società tormentata, e si sforza di dare speranza in nuove prospettive. Conviene, rompere certi cliché. Nessuno occulterà il fatto che il libro, sotto rappresentato nell'Africa francofona, conosce una crisi, nel momento stesso che gli autori sono sempre più numerosi a scrivere, a esprimersi , a battersi per la promozione della letteratura. Per il pensiero ma anche per la ricchezza della pluralità...

Una manifestazione, come questo Salone non può andare che in questo senso, presentando un continente che si muove, che si mobilita, che si afferma sulla scena internazionale. " Una dinamica necessaria e indispensabile allo sviluppo delle nazioni che compongono il continente !" sottolineano gli organizzatori. Questo avvenimento è anche una sorta di appello per orientare e incoraggiare i poteri politici locali a concepire delle soluzioni viabili riguardo il libro...E per incitare le case editrici africane a prendere in considerazione l'opinione pubblica, le sue valutazioni, le sue evoluzioni, i suoi interessi.

Questo Salone, di cui la edizione 2006 è già stata programmata, è ricca di promesse. E', può darsi, una goccia d'acqua nell'oceano dei problemi che conosce il continente sul piano culturale, ma può fare degli emuli nell' Africa medesima. E' questo un obiettivo che gli organizzatori tengono a cuore, e per il quale si battono.

2° SALON AFRICAIN DU LIVRE, DE LA PRESSE ET DE LA CULTURE

Il tema della seconda edizione

“Afrique: littérature, femmes et figures de femmes en littérature”.

Le sens de la vie?

I “Parteners”

Sono coloro che hanno contribuito al successo del primo Salone:

la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DDC), l’Organizzazione internazionale della Francofonia (OIF), l’Institut universitaire d’études du développement (IUED), l’Union internationale des éditeurs e da essa, l’African Publishers Network, così come l’Union internationale de la presse francophone (UPF). Con la partecipazione di Jeune Afrique.

L’Africa con le sue donne che contano:

“Sei donne risvegliano la letteratura negra del nuovo millennio”.

Dopo il grande salone della prima edizione nel 2004, il Salone africano del libro, della stampa e della cultura si è reinstallato nel cuore di Ginevra, con un programma assai ricco e denso, con dibattiti forti, tavole rotonde, letture e firme (degli autori) tra i quali , alcuni invitati di marca: Sami Tchak, Tanella Boni, Veronique Tadjo, Jean -Luc Raharimanana, Kossi Efoui. Erano presenti le senegalesi Aminita Sow Fall, Ken-Bugul già famose a livello internazionale per le loro opere e Fatou Diome della nuova generazione pimpante, protagonista della letteratura contemporanea.

Questa seconda edizione ha battuto il pieno e la folla era immensa. Dalla letteratura alla pittura e alla musica. Ha visto molti giovani fluire con grande interesse verso i libri e i dibattiti. Gli stand offrivano numerose scelte di libri, quanto di decorazioni multicolore . Un paesaggio che è l’occasione di incontrarsi, di scambiare idee, di dialogare, di mescolarsi. Intanto Ginevra si rallegra del successo riscontrato nel Salone e si vanta di essere uno dei ” dententori “ indiscutibili e maghi nel maneggiare, la letteratura con l’arte e la musica, per farli vivere in perfetta sintonia nel paesaggio della cultura in Europa e nel mondo. Una esposizione tradizionale è stata consacrata all’Egitto di Napoleone Bonaparte, in particolare alla descrizione dell’Egitto, che ritrae la storia fantastica della sua spedizione africana.

Il Salone del libro ha proiettato soprattutto le sue luci sulle donne scrittrici africane, che per un lungo periodo sono state immerse nelle acque della letteratura africana, senza grande rilievo. Oggi sono diventate le donne che contano e fanno parte del Panorama letterario del Continente. Il tema del dibattito è centrato su di loro come donne africane scrittrici”. ” Africa: letteratura, donne e figure di donne in letteratura”.

Una figura particolare ha potuto sedurre l’opinione pubblica internazionale e fa parte della prima generazione di donne africane pubblicate in Africa dell’ovest: Aminata Sow Fall è nata nel 1941 a St.Louis nel Senegal. Ha fondato la “maison d’édition Khoudia”, del Centro Africano di animazione e di scambi culturali (CAEC), del “Bureau Africain” per la Difesa delle Libertà dello Scrittore (BADLE) a Dakar e del Centro Internazionale di Studi, di Ricerche e di riattivazione sulla letteratura, le arti e della cultura (CIRLAC) a St.Louis.

Aminata Sow Fall è nata a St-Louis nel Senegal.

Professore di Lettere, incaricata alla Commissione di riforma dell’insegnamento della lingua francese,dirige dal 1987 il Centro Africano di Animazione e di Scambi Culturali, a Dakar,

dove vive. E’ anche la fondatrice e direttrice delle edizioni “Khoudia”.

“Dobbiamo ricreare il mondo grazie alla cultura, l’arte e la produzione di opere, della mente di un modo generale. La esplorazione di questi campi é quello che l’uomo ha più di nobile: l’umanità, che significa dignità, amore e rispetto”.

Questa postura da grande signora non cessa con il suo linguaggio letterario, di stupire il mondo degli scrittori africani europei. (noblesse oblige). ” Cartafrica “

Oggi ce lo ricorda così Adrien Huannou (Benin) nel suo libro riguardo la letteratura feminile in Africa intitolato “Univers littéraire féminin d’Afrique de l’Ouest” ediz. Du flamboyant, l’Harmattan, ” che le romanziere africane rinnovano in un approccio dinamico la doppia questione della condizione femminile e della liberazione della donna.

Già ricca di opere di un grande valore umano ed estetico, questa letteratura ancora giovane ha fatto un ingresso notevole e vivamente applaudita sulla scena letteraria “. Alcune figure note come lo scrittore nigeriano Wole Soyinka, (primo autore africano a ricevere il premio nobel della letteratura nel 1986) che ha partecipato al dibattito.

Scrittrice tra le più celebri del Senegal, è autore( autrice) di romanzi, di articoli e di conferenze.

La sua opera è in programma in numerose università, francofone e anglofone, ed ha fatto l’oggetto di tante altre memorie.

Nel 2000, “La Grève des bàttu” é stata adattata nel cinema dal realizzatore Cheikh Oumar Cissoko.

Di Senghor mi ricorderò!

“Per il gusto di scrivere e per la fierezza di essere nera”

Fatou Diome é nata nel 1968 a ” Niodior “, un’ isola del Senegal. Vive attualmente (dal 2003) in Francia dove prepara un dottorato in lettere moderne all’Università di Strasbourg.

Dopo aver pubblicato una raccolta di “novelle” nel 2001, (dove ha ottenuto un vero successo) con il suo romanzo “Le Ventre de l’Atlantique” nel 2003. Fa parte della nuova generazione di scrittrici che non cessa mai di sorprendere con la sua franchezza.

Letteratura la “Venere hottentote” in Bretagna ?

Fatou Diome, autrice della “Préfèrence nationale (Ediz. Présence Africaine) e del “Ventre de l’Atlantique” (Ediz. Anne Carrière) un bel successo di libreria-,

mette l’ultima mano a una ” pièce “ di teatro che ha come tema la “Vénus hottentote”, questa sudafricana “callipyge” (callipigia) che fece tanto fantasticare gli europei del XIX° secolo. Il teatro nazionale di Bretagna (a Renna, nell’ovest della Francia) è interessato al testo, che potrà essere messo in scena nel 2006.

Chi era la Venere Hottentote?

La “Venere hottentote” proviene dall’Africa del Sud. La sua origine risale a un popolo di allevatori e di cacciatori. La vicenda (storia) di questa “grande” donna é drammatica! Si chiama Saartijie (Sarah) Baartman soprannominata la “Venere Hottentote” ed é nata nel 1789 a Città del Capo (Sudafrica), portata viva a Londra nel 1810 da un medico inglese per esibirla sotto il nome di “Venus- Hottentote” ( in riferimento al suo gruppo etnico) in ragione del suo sedere particolarmente sporgente e delle sue parti genitali ipertrofie.

E’ morta all’età di 27 anni a Parigi dove il suo scheletro e i suoi organi sono stati conservati nel museo dell’Uomo, museo dove i ricercatori (medici e scienziati) l’hanno esaminata, preoccupati di sostenere le loro teorie sulla superiorità delle razze europee.

“Una tragedia che può servire da lezione alle future generazioni”.

Qualche anno dopo, la Francia ha mandato la “Venere Hottentote” dal suo museo, i resti della sua spoglia mortale, nella sua terra natale, per poterla seppelire degnamente.

Questa donna ormai indimenticabile la “Venus-Hottentote” segnerà a lungo le menti umane. Oggi si pensa di erigere un monumento a suo onore, ndr.

( Gli “Hottentotes” sono d’ora in avanti designati sotto il nome di ” Khoisan “ ).

Fatou Diome France 3 Alsace * Groupe France Télévision

Sua Citazione:“Senza la pace in Africa non ci sarà sviluppo”

Storia e origini di un popolo

Chi sono i “Khoisan”?

Il termine “khoisan” indica non una popolazione, ma una famiglia linguistica dell’Africa australe, di cui i principali “locutori” (parlante nativo) sono gli “Hottentots”, anche chiamati “Khoi-Khois”, e i “Boshimans” (bushmen in inglese), denominati anche “Sans” Questi popoli di allevatori e cacciatori e raccoglitori sono i veri autoctoni del territorio attuale dell’Africa del Sud, dove la loro presenza risale a migliaia di anni fa. Sul piano fisico, si differenziano nettamente dalle popolazioni dette nere. Queste, che appartengono alla famiglia linguistica “bantu”, sono arrivati nella regione solo dal primo millennio dell’era cristiana.

Hottentots e Boshimans sono probabilmente loro stessi originari dell’Africa dell’ Est. Si trovano tra l’altro in Tanzania due gruppi di popolazione, i “Hadzas” e i ” Sandawes”, che parlano delle lingue “Khoisane”, di cui una delle particolarità è di essere ricco in “clic”, (consonanti la cui emissione si fa con una doppia occlusione nel condotto vocale).

L’Omaggio di Fatou Diome: De Senghor je retiendai “ quando le donne dell’Africa avranno il “Blues” per osare di dubitare della loro bellezza, le reciterò il POEMA:

“Femme nue Femme noire” di Léopold Sédar Senghor.

“Femme nue, femme noire

Je chante ta beauté qui passe,

forme que je fixe dans l’Eternel

Avant que le destin jaloux ne te réduise

en cendre pour nourrir les racines de la vie”

Chi è questa donna determinata ?

“l’anima nera”

Ken Bugul ” nessuno mi vuole“Mariétou M’Baye Biléoma nasce nel 1947 a ” Ndoucoumane ” nel Sine-Saloum in Senegal, dove inizia i suoi temi della comunicazione e dello sviluppo, terminati poi in Belgio. Ha operato come funzionaria internazionale in Congo, Togo, Kenya, occupandosi di pianificazione familiare e delle donne. Ha pubblicato diversi romanzi in lingua francese, tradotti in numerose lingue. Inoltre è uscito da Baldini & Castoldi la prima traduzione italiana “Dall’altra parte del cielo “.

Nel suo ultimo romanzo “Rue Félix Faure” uscito il 17 marzo scorso, la scrittrice senegalese tratta della sofferenza delle donne manipolate dalle sette religiose in Africa. Ken Bugul, questa donna alta con tratti sottili e sensuali è così sensibile, che dedica la maggior parte del suo tempo, non solo alla scrittura, ma soprattutto ai problemi quotidiani che infliggono il suo popolo.

Per lei l’umanità va salvata ogni giorno e per sempre. Questa bella donna nera dal corpo longilineo, seduce il pubblico con i suoi abiti ricchi di colori e per il suo sorriso candido. L’arte seducente di Ken-Bugul oltre la letteratura, la finezza e l’eleganza è soprattutto una coraggiosa e semplice anima. Ed é felice innanzitutto di essere nera, una bella nera con tante espressioni e lineamenti di una vera “negro-africana”.

Bibliografia

“Le Baobab fou”, (autobiografico) les Nouvelles Editions africaines (Dakar), 1982.

“Cendres et braises”, l’Harmattan (Paris), 1984

“Riwan ou le chemin de sable”, Présence africaine (Paris), 1999

Grand Prix litteraire de l’Afrique noire 1999.

“La folie et la mort”, Présence africaine (Paris) 2000.

“De l’autre coté du regard”, Le serpent à plumes (Paris), 2003.

“Les larmes du lac” , serpent à plumes 2004

“Rue Félix Faure”, Hoebeke) (Paris), 2005, paru le 17 mars).

Una descrizione più vasta della vita e delle opere di Ken Bugul in questo documento intitolato “Metamorfosi di Ken Bugul”, che ribadisce una volta ancora l’andatura di questa ormai famosa scrittrice-africana-senegalese. Ken Bugul vive oggi a Porto-Novo, nel Benin.

Ken Bugull

Dal “Baobab fou” (baobab folle) al Recente Rue Félix-Faure (1), Ken Bugul è d’ora in avanti una delle figure che non si aggira solamente intorno alla scrittura femminile in Senegal, ma è tutta l’Africa francofona.

Mariétou Mbaye Boléoma il suo vero nome, ha scelto di chiamarsi “Ken Bugul”, che in ” Ouolof o Wolof ” (lingua senegalese) vuol dire “nessuno mi vuole”.

Oggi prova la sensazione che tutti la vogliono, e sono in molti a richiederla.

Nel 1982, alla pubblicazione del suo primo romanzo, Le Baobab fou, “l’autore” era lontana di immaginarsi le reazioni che poteva provocare nella “molto pudica” società senegalese. La eroina, Ken Bugul, in preda alla droga e alla prostituzione, svolge una vita molto discussa che la condurrà alla distruzione. Era la prima volta che uno “scrittore” ed inoltre una donna senegalese affrontava tali termini in maniera così chiara, senza nessun sotto- inteso. In questo primo romanzo largamente autobiografico, la scrittura è stata per lei una terapia, “il mezzo per vivere meglio con se stessi, di uccidere le altre vite, di morire per rinascere”.

Confida: “all’epoca, il direttore letterario delle Nuove edizioni africane, Roger Dorsinville, si era schierato dalla parte senegalese e pensava che il libro avrebbe provocato un vero scandalo. Mi diceva che non avrei trovato mai lavoro né marito, con una opera così provocatoria”, ha sottolineato Ken-Bugul.

Non potevo stare in un ambito tradizionale dove rinunciavo alla mia terra e al mio bicchiere di bordeaux. Amo questo, quello che non mi impedisce di amare anche le mie tradizioni.” Il personaggio è troppo complesso, e la critica ha lungamente mal compreso i suoi due primi romanzi e vedeva volentieri Ken Bugul come una icona del “femminismo” africano, una spezzatrice di tradizioni.

E’ con ” Riiwan ou le chemin de sable “ che ha seminato il dubbio. In una atmosfera di Harem, Ken Bugul riferisce con voluttà la vita delle donne di un “marabout” il quale è stata tra l’altro la ventottesima sposa. Era una apologia della poligamia ?

” Mi sono sentita bene tra queste donne, ribadisce, “grazie alla serenità che sgomberavano, la loro pace e la loro indipendenza, mentre condividevano lo stesso uomo. Queste donne mi hanno dato la soluzione nella mia ricerca di identità”. E’ in questa postura di donna sollevata dal peso di queste multiple vite e non di quello esclusivo delle tradizioni senegalesi che Ken Bugul potrà al meglio dipingere le sue consorelle africane facendo prova di un grande realismo.

Spesso, la letteratura negro- africana presenta le sue eroine come eterne martiri, “mater dolorosa” che soffrono tanto delle loro condizioni, in un mondo retto dal maschilismo e dagli intralci della tradizione.

Nei suoi romanzi, Ken Bugul infrange questa immagine, che manca di originalità per quanto è stereotipata. Per esempio con la figura di Fatou Ngouye in “La folie et la mort”. Personaggio attaccante che non si separa mai dalla sua radio per avere delle notizie del continente nero più che mai devastato dalle guerre. Avendo finito di risolvere i suoi conti con se stessa, Ken Bugul ha potuto affrontare più serenamente la scrittura, e lascia apparire un tutt’altro scrittore, differente persino nel suo stile.

La “melopea” presente in tutta l’opera di ” De l’autre coté du regard “ ne è la prova. Era, diceva, un modo di “parlare a mia madre che è al di là”. Che cosa diventa allora la grande scandalosa Ken Bugul ? “Quello che m’interessa oggi nella scrittura, è la creazione che diventa a sua volta pretesto di scrittura. Non avevo pretensione di scrittore perché scrivere era una terapia. Non dovevo più scrivere dopo Riiwan.”

(1) Rue Félix- Faure, 2005

· Il parlare franco di questa donna audace fa di lei,

una eroina della letteratura “forte” africana di oggi.

(Francoscope)

L’Amour d’une “jeune fille” pour son pére!

“Entre poèsie et saveur de vie”

attraverso l’arte culinaria, Sophie si spiega ! “

. Nata a Niamey da genitori togolesi, Sophie Ekoué,

giornalista a RFI ha recentemente messo a disposizione tutto la sua fantasia ed il suo talento per farci scoprire il panorama più sorprendente e piacevole dell’arte culinaria del continente africano.

Il tutto raccolto in un magnifico libro intitolato:Cuisine et traditions “Recettes d’Afrique” ediz.Cauris. Sophie Ekoué è produttore delegato della direzione des “Magazines”. (Radio- France International)

Sophie Ekoué

“Quale sofferenza ancora, per un popolo sopravvissuto!”

Esther Mujawayo, Tutsi dunque, figlia di un pastore, sociologa, sposata, madre di tre figlie, le quali con lei, scampano al genocidio dell’aprile 1994 in Ruanda, mentre suo marito insieme alla sua famiglia, compresa quella di Esther, vengono massacrati senza pietà.

Racconta l’odissea del suo percorso attraverso il suo libro, ma ci descrive dal vivo, con ardore e convinzione questa drammatica vicenda che ha coinvolto il suo paese, ma anche le menti dell’umanità.

Dal suo villaggio dalle mille colline al cuore dell’ Europa, Esther mobilita l’opinione internazionale e chiede aiuto e giustizia, nello stesso tempo la salvaguardia del suo paese dopo dieci anni dal genocidio, affinché la storia non si ripeti, affinché la nuova generazione sia protetta .

Sapete, confida Esther ” solo a sentirvi in questo momento ho dei brividi di emozione”.

Parla, piange, spiega, si pone la domanda ancora sul genocidio del Ruanda. Esther Mujawayo- Souad Belhaddad ” SurVivantes” Ediz. De l’Aube. Ha ricevuto insieme al suo collaboratore il premio Ahmadou Kourouma nel 2004.

  • (Ahmadou Kourouma è il grande romanziere africano recentemente scomparso ed è l’autore del famoso libro “le soleil des indépendances”). (Editions du Seuil).

Esther Mujawayo

Ahmadou Kourouma è nato nel 1927, in Costa d’Avorio. Studente, le sue attività politiche gli valgono di essere arruolato di forza nel corpo di spedizione francese in Indocina. Dopo le indipendenze, la sua opposizione al regime del partito unico di Houphouet Boigny lo allontana di nuovo dal suo paese.

Dopo aver passato dei lunghi anni nel Togo, si installa definitivamente ad Abidjan solo nel 1996. Nel frattempo, è diventato uno degli scrittori più rinomati del continente africano.

Dal ” Le soleil des indépendances” (1970), nei programmi di numerose università africane, americane ed europee, fino alla consacrazione dal Premio del libro Inter nel 1999 per “En attendant le vote des betes sauvages” e il Premio Renaudot nel 2000 per “Allah n’est pas obligé”. La satira delle dittature Ahmadou Kourouma in questo libro ci invita a leggere un racconto “picaresco” e buffo - pur essendo terrificante- in una epoca di massacri e di saccheggi in cui i bambini sono gli eroi.

La follia omicida sul fondo di credenze irrazionali e di religiose.

*Ahmadou Kourouma è deceduto l’11 dicembre 2003.

Opere principali (importanti)

” Monnè, outrages et défis “

  • Premio dei diritti dell’uomo (Romanzo-1990)

“En attendant le vote des betes sauvages”

  • Premio “du Livre Inter 1999 (Romanzo-1998)

“Allah n’est pas obligé” (Romanzo-2000)

  • Premio Renaudot

  • Premio Goncourt des Lycéens

Grand Prix Jean Giono, per l’insieme della sua opera.

“una figura di Donna”

Véronique Tadjo è nata in Costa d’Avorio. Diplomata di un dottorato in studi afro- americani, vive attualmente in Sudafrica, ha scritto numerosi romanzi e raccolte di poesie che consacra una parte importante della sua opera alla gioventù.

  • Latérite (poèmes), Hatier, 1984

  • Le royaume aveugle (roman), l’Harmattan 1991

  • Vol d’oiseau (roman), l’Harmattan, 1992

  • Champs de bataille et d’amour (roman), Présence africaine 1999

  • A mi-chemin, l’Harmattan, Paris 2000

  • Reine Pokou, Actes Sud, marzo 2005

*L’Ombre d’Imana, Actes Sud (2000); Babel 2005

(sul genocidio ruandese).

Véronique Tadjo

Prix littéraire

Tanella Boni

Assegnato nell’ambito del Salone africano del libro di Ginevra, il secondo premio Ahmadou Kourouma è stato attribuito il 28 aprile all’Ivoriana Tanella Boni per “Matins de couvre-feu” (le serpent à plumes). Questo romanzo, che mette in scena una giovane donna assegnata a risiedere durante nove mesi in Costa d’Avorio, è una metafora della crisi che scuote questo paese di cui la popolazione è presa in ostaggio dalle parti in conflitto. Professore di filosofia all’Università di Abidjan Tanella Boni è l’autrice di numerosi raccolte di poesie, di novelle e di libri per bambini. ” Matins de couvre-feu ” é il suo terzo romanzo.

*Tanella Suzanna Boni é stata presidente

dell’Associazione degli scrittori della

Costa d’Avorio dal 1991 al 1997.

Contributo della “Francophonie” al 2° Salone africano con il sostegno dell’Organizzazione internazionale della “Francofonia” permette agli autori(ci) di fare conoscere meglio le loro opere in Europa. Scrittori, editori, artisti trovano nello stesso tempo una vetrina e un luogo di dibattito ideale per gli scambi professionali e gli incontri con il grande pubblico.

Bilancio della letteratura “negro-africana”

Gli anni sessanta in Africa sub- sahariana hanno segnato la storia con l’avvento dell’indipendenza di numerosi paesi. La letteratura ha svolto un grande ruolo nella presa di coscienza dell’elite politico-sociale di fronte alle esazioni ed altri misfatti del colonialismo. La prova è che la maggior parte di questi giovani paesi sono stati diretti dagli intellettuali, più scrittori che politici. E’ specialmente il caso di Senghor (Senegal), kwamé Nkrumah (Ghana) ed altri.

Passata l’effervescenza delle prime ore delle indipendenze, i paesi africani, quasi nella maggioranza, saranno diretti dai soldati arrivati al potere tramite colpi di stato. Inizierà allora il primato dell’incuria politica, della concussione, della corruzione, in poche parole il regno della “gestion camassière”, per utilizzare l’espressione di Sony Labou Tansi. E’ lì ancora gli scrittori come Henri Lopès, Sony Labou Tansi, Ahmadou Kourouma, Pius Ngandu Nkashama salgono nuovamente sul palco per fustigare tutte queste traversie sociali. Verso la fine del decennio sono ottanta, i paesi africani che si iniziano piano- piano alla democrazia. Ma questa iniziazione non sarà che a singhiozzi. E l’Africa è ancora lontana nel vedere la fine del tunnel.

Quale ruolo gli scrittori svolgeranno fin qui ? Quale sono, all’alba del XXI° secolo,

le prospettive che aprono la letteratura negro- africana ?

Un colloquio, organizzato dal dipartimento delle lettere e civilizzazione francese dell’Università di Lumbumbashi ( Repubblica democratico del Congo, ndr), dove si vuole porre una riflessione e una delle risposte a queste interrogazioni.

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