Marginale o centrale?" (il Mulino, collana "Riscoprire le istituzioni"), analizza le patologie del sistema parlamentare italiano.
Il bicameralismo paritario, spiega il professore, è un’anomalia tutta italiana: dove esistono due Camere, di solito solo una è politica e l'altra rappresenta i territori.
Era questo il senso della riforma bocciata con il referendum del 2016, che voleva trasformare il Senato in una Camera delle Regioni.
Rimediare al monocameralismo di fatto senza una riforma costituzionale … è per Curreri una strada impervia.
I regolamenti di Camera e Senato hanno cercato di restituire centralità alle commissioni e all’aula, anche con attività congiunte, ma si tratta di rimedi marginali.
Il problema è strutturale, tanto più ora che la nuova legge elettorale rende praticamente uguali i sistemi di voto delle due Camere, e l’unica soluzione resta trasformare il Senato in una Camera di rappresentanza territoriale.
Sul ricorso sistematico ai decreti e alla fiducia, il costituzionalista parla di un protagonismo debordante del governo.
Strumenti un tempo eccezionali, come la questione di fiducia e il maxiemendamento, sono diventati ordinari.
Il termine di sessanta giorni per convertire i decreti strozza il dibattito e lascia alle Camere un ruolo quasi interstiziale.
Anche la legge di bilancio, prevede Curreri, sarà approvata di fatto da una sola Camera, mentre l’altra si limiterà a ratificarla.
Il procedimento a data certa, che potrebbe essere un’alternativa, non viene attivato.
Per il professore la soluzione va cercata in una giurisprudenza ferma della Corte costituzionale, che dichiari illegittimi i decreti privi dei requisiti di necessità, urgenza e omogeneità, a cominciare dai decreti omnibus.
L'antiparlamentarismo italiano, osserva infine l’autore, affonda le radici nelle critiche al Parlamento dell'inizio del Novecento.
Oggi è amplificato dall'idea che le Camere siano un orpello inutile e che conti solo la decisione, un'idea alimentata da movimenti antisistema che hanno esaltato la democrazia diretta.
Ma, aggiunge, sono talvolta gli stessi parlamentari a non credere nel proprio ruolo, come mostra l'aula semivuota durante la presentazione del Documento programmatico di finanza pubblica.
Per Curreri occorre recuperare il rapporto tra elettori ed eletti e il ruolo dei partiti.
La nuova legge elettorale, che continua nella logica dei nominati, non va in questa direzione: finché i parlamentari dipenderanno da chi li candida più che dagli elettori, il Parlamento resterà debole di fronte al governo.
Nel collegamento da Bruxelles, David Carretta presenta il Consiglio europeo che si apre oggi.
Il tema principale è l’Ucraina, con l'arrivo domani del presidente Volodymyr Zelensky, dopo che Kiev ha denunciato lo stop alla condivisione di informazioni di intelligence sugli attacchi russi e l’interruzione parziale di Starshield, il servizio militare di Starlink.
Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e la Commissione europea sostengono che la condivisione non si sia interrotta, e l'Unione spera che la situazione si normalizzi dopo le elezioni americane di metà mandato del 3 novembre.
Domani i leader discuteranno di migrazione: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen, socialdemocratica, chiedono una linea più dura e contestano la regolarizzazione di massa decisa dalla Spagna.
Oggi al centro ci sono i temi economici.
Sull'energia la Commissione ha pochi strumenti per abbassare i prezzi in tempi brevi e ricorre agli aiuti di Stato; è vicino un accordo con l'Italia sul decreto bollette.
Sulla Cina i leader chiederanno nuovi strumenti di difesa commerciale.
Sul bilancio pluriennale 2028-2034 si scontrano i paesi frugali, che chiedono tagli consistenti alla proposta della Commissione, e gli amici della coesione, che vogliono preservare i fondi regionali e agricoli.
Dalla bozza delle conclusioni è scomparso l’impegno a un accordo entro dicembre.
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