Sono stati discussi i seguenti argomenti: Periodici, Politica, Rassegna Stampa, Storia.
La registrazione audio di questa puntata ha una durata di 32 minuti.
Rubrica
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E così anche oggi, all'appuntamento della programmazione di Radio Radicale, in cui vi parliamo di storia, anche oggi cercheremo di mettere insieme in qualche modo i temi che emergeranno dalle citazioni di oggi e che prenderemo da una rivista e poi da una newsletter 2 le citazioni di oggi partiamo dalla rivista,
Già vi abbiamo segnalato uno dei numeri precedenti, una nuova iniziativa, siamo al numero 3, la rivista si chiama volume stampata da Feltrinelli Cora.
E il direttore Mario Calabresi, il titolo che porta in copertina questo numero, il crea appunto è l'odio e sopra in alto, sotto il titolo invece della rivista volume potete leggere, ascoltando il mondo tema molto importante, quello dell'odio.
Chi ha qualche anno in più ricorderà anche un film molto interessante, che fece molto molto discutere leggiamo che cosa scrive il direttore Mario Calabresi, nell'editoriale di presentazione di questo numero, in cui trovate articoli e approfondimenti, ma anche molte fotografie di guida, normalmente non ha senso parlare in radio ma vi segnaliamo la rivista per poter anche,
Conoscere questa iniziativa dà il suo punto di vista, diciamo più specifico, leggiamo però appunto l'editoriale. Il vocabolario Zingarelli definisce l'odio come totale intensissima avversione verso qualcuno. È un sentimento antico come il mondo che oggi vive una nuova stagione figlia, di un lungo periodo di divisioni, di rabbia, verbale, di polarizzazione del dibattito, che ora sfocia in una giustificazione dello scontro e della violenza. Ce ne rendiamo conto di fronte a ciò che accade ormai da tempo lunghissimo in Ucraina come testimoni del massacro del 7 ottobre, della distruzione della vita e della possibilità di abitare Gaza, osservando il costante esercizio dell'odio etnico, dice Calabresi, in Cisgiordania, le stragi in Sudan, le divisioni FIAT feroci che spaccano l'America di Trump di fronte alla rottura tra le sponde dell'Atlantico, ciò a cui assistiamo è la fine dell'empatia, parola che consideriamo dice Calabresi abusata
Ma che ha il senso cruciale del sentire insieme il disinteresse verso tutto ciò che sta fuori dal confine, dalle delle nostre case. Questo invece quello che accade con la fine dell'empatia, un sentimento che prima andava tenuto nascosto e dissimulato. Oggi invece ha trovato diritto di cittadinanza. Non c'è più vergogna a detestare, a odiare, a identificare l'avversario come il nemico in questo numero di volume. Abbiamo fatto con una volta ciò che riteniamo indispensabile, dice Calabresi, cioè capire ecco e questo è quanto cerchiamo anche diciamo, con gli strumenti che abbiamo di fare anche noi in questa trasmissione e negli altri approfondimenti di Radio Radicale, naturalmente, e provare a capire, provare a rintracciare un filo che spieghi ciò che sta succedendo, lo facciamo raccontando le guerre culturali, la crescita dell'odio on line nella società. Analizzando con Nicola Lagioia che su questo sentimento ha scritto due romanzi indimenticabili, dice calabresi come l'idea del nemico non sia più focalizzata su una persona ben definita, ma in modo più indistinto e diffuso identifichi l'altro da sé, questo discorso già in qualche modo lo abbiamo affrontato in altre puntate di questa trasmissione, un tema davvero,
Imponente e tragico, per la sua dimensione, che anche Calabresi individua il 900, spiega appunto è stato un secolo pieno di odio, di genocidi, di stagioni di massacri e di terrore che ci hanno lasciato la convinzione di essere cresciuti tanto da credere possibili forme di convivenza da farci sentire capaci di costruire,
Meccanismi di mediazione e composizione, ma anche in quella che ci piace definire la lunga stagione della pace. Il conflitto non ha mai smesso di infiammare il mondo, il mondo lontano del genocidio ruandese e quello vicino della ex Jugoslavia, da Radio Radicale. Anche all'epoca vi raccontavamo quello che accadeva nella ex Jugoslavia. Il passato prosegue. Mario Calabresi non era migliore per comprare, per comprenderlo. Siamo andati a cercare l'odio alla radice delle scritture, trovate contro un intervento su questi temi come nella stagione del terrorismo dell'Eta nei Paesi Baschi, in particolare proprio l'articolo di Calabresi, che troverete nella rivista, dove regnava la disumanizzazione delle vittime, la tentazione di cancellarle dal discorso pubblico, la chiave dell'odio è sempre stata quella di eliminare gli avversari trasformandoli in simboli e i nemici, ma tutto chiede salvezza, citazione implicita di Calabresi, accanto al racconto dell'odio, abbiamo provato a mettere i possibili antidoti, il nostro manifesto scritto da colon meccana. Trovate anche questo testo molto suggestivo che vi segnaliamo. Lo scrittore irlandese americano è convinto che la parola
Sia il punto più alto, lo lo strumento essenziale di pace, la parola al servizio del racconto che ci porta dentro altre vite, vite che sono anche la mia dice Mario Calabresi questa presentazione per capire di che cosa si parla in questo numero di volume numero 3, il titolo appunto di questa edizione di questa rivista è l'odio, ma vediamo uno degli interventi oggi nelle prossime puntate ci torneremo probabilmente su altri interventi. Vi leggiamo il il testo di Marco Damilano, notissimo giornalista, scrittore già direttore dell'Espresso conduttore
Televisivo il sentimento presentabile a un percorso, diciamo, da uno sguardo abbastanza distanziato del sentimento presentabile il sentimento presentabile, questo il titolo, vediamo cosa scrive da Milano per capire meglio per noi scrive che abbiamo la sventura di vivere nell'epoca della polarizzazione, è difficile ricordare che è esistita una stagione politica di contrapposizione senza odio dice invece, da Milano di avversari disposti a tutto perfino a farsi la guerra, la guerra calda, la guerra sporca che era l'altra faccia della guerra fredda, pronti a tutto ma non a odiarsi riferimento è più alla realtà italiana, penso nella contrapposizione più feroce. C'era la politica ed era più che sufficiente. Non era necessario anche odiarsi nella storia repubblicana. Infatti,
Si poteva essere anticomunisti senza odiare i comunisti in carne e ossa e anti democristiani, senza voler per forza eliminare i democristiani dalla faccia della terra, troppo recente era il ricordo del fascismo e della guerra civile sul ricordo del fascismo. Torneremo nella seconda parte della trasmissione
Dell'odio, appunto, questo è il nesso di oggi che aveva diviso i paesi e le famiglie, passaggio che appunto useremo per il collegamento successivo.
Ma prosieguo da Milano il rispetto dell'avversario, dentro il quadro di garanzie della Costituzione condivisa scritta da tutti i partiti, da chi stava da una parte e dall'altra del muro era lo specchio domestico di un equilibrio globale, un equilibrio del terrore, ma non dell'odio.
E quando, negli anni 70, la violenza politica tornò in insanguinare le strade, chi della guerra civile aveva ancora memoria e un totale che ormai la categoria della guerra civile e accettata è usata comunemente provò, spiega da Milano a contenere il virus prima che dilagasse
Nel terrorismo rosso, come nel terrorismo nero, era contenuto. Il nichilismo prendeva la strada della violenza che distruggere, mascherato da ideologia politica, c'era l'impulso dell'odio verso la divisa, una toga che rappresentava lo Stato, lo Stato, l'odio in politica è tornato nei nostri tempi senza freni, dopo la fine delle appartenenze, come sono riemersi i sentimenti primordiali Tripoli Itc, quelli che c'erano prima della politica democratica, la rabbia, il sentimento del possesso e della superiorità sugli altri, il conformismo della massa che incendia l'odio del singolo, quella rabbia, passaggio importante di questo articolo di Marco da Milano che vide Elias Canetti da studente quando aveva 17 anni, nel 1922 a Francoforte, durante una manifestazione contro l'omicidio dell'allora ministro degli Esteri tedesco e poi nel 1927 al corteo che a Vienna era terminato con l'incendio del ministero della Giustizia Caletti. Non se ne dimenticherà, mai, ne scriverà nel libro della vita Massa e potere pubblicato nel 1960 aperta la citazione da questo libro Lamas aperta che accoglie ogni cosa, ma proprio perché accoglie ogni cosa si disgrega e si capovolge nel suo opposto la massa chiusa. Essa si difende da influenze esterne che potrebbero essere ostili e pericolose. Conta sulla ripetizione fino a delle, a fine della citazione della massa.
Chiusa e accesa dall'odio attraverso i mezzi d'informazione, prosegue la citazione il pubblico dei giornali diceva cadetti alla forma più spregevole e al tempo stesso più stabile di massa, poiché non deve neppure radunarsi tale forma di massa, può anche evitare la propria disgregazione, il giornale nella ripetizione quotidiana si prende cura.
Delle sue distrazioni chiuse le virgolette con i social aggiunge da Milano la ripetizione sarà più che quotidiana istantanea immediata l'odio come la paura e la pulsione più potente aggiunge da Milano soffia forte da una parte all'altra dell'Atlantico oggi se dovessi
Individuare un punto d'inizio, direi l'omicidio di Jo Cox, deputata laburista inglese, che fu uccisa il 16 giugno 2016 durante un Kumi, un comizio in vista del referendum sulla Brexit, a colpi di arma da fuoco.
E coltellate il suo omicidio ha un estreme, un estremista di destra, dichiarò dopo l'arresto, il mio nome, è morte ai traditori Gran Bretagna libera negli Stati Uniti e la violenza s'è riaccesa almeno dal 6 gennaio 2021. La politica è di nuovo il palcoscenico in cui sfogare la pulsione distruttiva dell'altro essere umano 10 settembre,
Charlie Kirk, 32, anni cristiano evangelico, amministratore delegato direttore della raccolta, fondi, volto pubblico della Turning Point USA, influencer iper tran piano viene colpito a morte durante un evento.
Della sua organizzazione e l'attentatore è uno sconosciuto, 22enne Tyler Robinson che questa riflessione è d'interesse. La sua vita è stata scandagliata, ma è un lupo solitario che non aveva espresso fino a poco prima. Nessuna opinione è passato direttamente dall'indifferenza elettorale al fucile, tre mesi prima era stata assassinata in Minnesota la deputata democratica, Melissa Othman, con il marito. La violenza politica è rinchiusa in una ossessione privata, dice da Milano, di cui si impossessano strateghi spin-doctor leader politici nel gigantesco stadio degli Arizona, Cardinals, per i funerali di Kirch
Sono arrivati in 200.000 con lo stato maggiore dell'Amministrazione Trump, aperte virgolette, io odio i miei avversari, non voglio il meglio per loro, ha detto il presidente AIDS e ha preso il posto di I Can, una trasformazione dice da Milano che l'Italia ha anticipato qualche settimana fa mi è capitato di sentire in tv l'ex portavoce di un presidente del Consiglio che oggi guida uno dei principali partiti di opposizione descrizione è chiara. Qual è la strategia del governo, domanda che è stata rivolta
A proposito del referendum costituzionale sulla giustizia,
Non gli argomenti razionali riflette da Milano, cioè la separazione delle carriere, il sorteggio per per evita, per evitare le spartizione delle correnti, ha risposto l'esperto, si gioca, invece ha risposto invece appunto questo esperto si gioca sul piano emotivo bisogna suscitare sentimenti di odio e di rabbia, è una citazione tra virgolette un'emozione negativa. Bisogna far nascere la rabbia di un cittadino che sente la notizia di una carcerazione o di una scarcerazione, l'odio ti motiva, ti porta a votare contro, qualcuno è l'odio che ti porta a votare chiuse le virgolette
E di questo, ex portavoce citazione da questo ex portavoce, suscitare l'odio, dice da Milano, quando tutte le altre bandiere sono sbiadite, destra, sinistra, laici, cattolici, liberali e conservatori, riformisti e radicali.
Con la R maiuscola e con la r minuscola chiedo scusa.
Identità che non bastano più o che non portano le persone a uscire di casa, l'odio nei confronti di intere categorie di persone è scritto nella storia, ha portato alle leggi razziali, allo sterminio, al genocidio, è servito a tacitare le coscienze per dare umani una motivazione alle azioni più disumane oggi in Ucraina e a Gaza messe sullo stesso piano nella politica democratica, negli anni della Repubblica dice da Milano abbiamo immaginato che fosse diverso, che l'odio potesse essere,
Relegato a sentimento impresentabili addomesticato dalle regole, dalle istituzioni o confinato alle questioni private, tra leader che spesso si odiavano molto tra di loro ma lo lasciavano immaginare al riparo dell'ipocrisia formale. Anche il ragionamento sull'ipocrisia formale, poi, potrebbe essere sviluppato altrimenti, ma andiamo avanti ancora più raramente. Chi aveva una responsabilità di leadership scatenava il suo potere contro chi stava più in basso di lui, lo straniero, il povero, il migrante, il diverso. Abbiamo dovuto aspettare anni più recenti perché tutto questo tornasse di attualità con leader politici che abitavano i nemici in piazza, o citofonava, no nelle case alla ricerca di migranti clandestini o migranti spacciatori, ma c'è
Un odio ancora più sottile che si è scatenato negli ultimi decenni. L'odio, l'odio verso istituzioni e i politici, le istituzioni e i politici si cominciò. Questo è un punto importante del ragionamento di da Milano si cominciò con Mani pulite quando la giusta aspirazione a una politica politica trasparente e onesta fu coperta dal frastuono, di chi non voleva cambiare comportamento, quello che serviva ad allontanare la fastidiosa domanda di Giovanni Raboni. Già nei primi mesi di quelle indagine aperte virgolette a vietarmi l'entusiasmo c'è un altro pensiero, sordo e ostinato e odioso come certi dolori che con qualche semplificazione si potrebbe tradurre in questa domanda, e noi nel frattempo, dove eravamo chiusa la citazione, l'odio verso il politico corrotto si è trasformato negli anni successivi nell'odio, verso i politici in quanto tali, tutti identificati in blocco con una razza, predone che poi a seguire nei confronti dei professori universitari, gli intellettuali, i giornalisti, i medici, gli scienziati, nel tempo del Covid. L'odio funziona per delegittimare, ma anche per individuare i bersagli da colpire. L'odio, come la violenza, non è una questione collettiva, è una questione privata, si accende e si alimenta dentro una camera singola, come nella solitudine avviene tutto, si perde il lavoro, si accetta o si rifiuta un'offerta di corruzione, si muore in un ospedale, si disgregano i legami sociali, si decompone la democrazia, combatterlo non è una questione di educazione civica, di buone maniere, buone intenzioni, buoni sentimenti addomesticare le belve Cani neri che disgregano il vivere insieme perché da odiare qualcuno odiare tutto il paese è breve, è una grande questione politica e democratiche, così conclude. Marco Damilano. Gli abbiamo letto ampi passaggi di questo articolo che trovate sul volume, il numero 3, il titolo di questo numero è l'odio, allora
Il passaggio alla seconda citazione di oggi, come abbiamo già anticipato proprio in apertura del testo di Marco Damilano, riguarda il ricordo del fascismo e della guerra civile dell'odio che aveva diviso i paesi e le famiglie. Qui andiamo da tutt'altra parte e andiamo sulla newsletter di storie in rete che ha una prospettiva opposta a quella di Marco Damilano, l'autore dell'articolo che vi citeremo
è Fabio Andriola che ci scuserà, lo diciamo già in apertura della citazione, perché faremo anche alcune considerazioni su questo suo ragionamento storia e matematica i 25 Cri aprile e i conti che non possono tornare già la settimana scorsa avevamo parlato dei conti che non tornano nella memoria nelle memorie individuali il 25 aprile,
Come ricorderete, è stata oggetto di diverse discussioni, Andriola ne approfitta per dare la sua lettura, che noi sostanzialmente salteremo il suo giudizio molto polemico nei confronti delle manifestazioni del 25 aprile trovate tutto facilmente.
On line, Storia in rete basta fare una ricerca e iscriversi gratuitamente alla newsletter, al di là del ragionamento polemico nei confronti del 25 aprile,
Andriola cita un articolo di Giovanni De Luna di qualche anno fa
Per il suo ragionamento partiamo da qui e vedremo appunto.
Qual è il tema che cerchiamo di affrontare nella seconda parte della trasmissione di oggi? Giovanni De Luna storico, di sicuro orientamento antifascista, dice Andriola, quando parlava, in questo articolo parlò della consistenza dei partigiani, il ragionamento di Andreola, riassumo rapidamente che si è trattato di minoranze anche quella partigiana, è stata una minoranza a che chi partecipò dall'altra parte è sostanzialmente una minoranza, ma vediamo appunto il tema come viene sviluppato quando DeLuna parlò in questo articolo del 2019. Se non mi sbaglio dei partigiani.
DeLuna stesso disse furono comunque una minoranza nei numeri e nella loro stessa auto rappresentazione si percepirono come tali ed ebbero ben chiaro il compito di riscattare, con il loro coraggio l'ignavia delle maggioranze che avevano supinamente accettato la cancellazione della libertà e della democrazia. Chiusa la citazione dall'articolo di De Luna osservazione di Andriola, primo dato, come già indicato da Renzo De Felice, e questa è un'accelerazione importante. Ormai molti anni fa, l'Italia dopo l'8 settembre del 1943, si ritrovò divisa in tre due minoranze attivi, attive fascisti e partigiani e mezzo. La grande maggioranza degli italiani, la cosiddetta zona grigia desiderosi, spiega e sintetizza Andriola soprattutto di vedere finire alla svelta la guerra all'interno di quella massa. Ci furono ovviamente anche vari movimenti ora a favore di una parte e ora a favore dell'altra, ma il dato delle due minoranze contrapposte resta, dice Andriola a fronte di una grande maggioranza indecisa, confusa, pressata da 1.000 parti quindi bollarlo di ignavia e qui Andriola entra nel suo giudizio nell'espressione della sua opinione di supina accettazione, appare ingeneroso, soprattutto visto il contesto nel quale ci si muoveva, cioè di una devastante guerra mondiale. Anche altre considerazioni che è saltiamo
Su numeri, anche ragionamento. Qui poi Andriola introduce un altro elemento. Si tratta di un'élite qui il riferimento naturalmente è alla resistenza. Una élite la chiama così e da da una certa prospettiva, già la scelta di questo termine,
Vuole aggiungere una connotazione, diciamo qualche modo negativa, ma questo è un un'osservazione che che sto aggiungendo io un'élite a tutti gli effetti, dice Andrea Andriola, élite che per essere definite circoscritte esattamente richiede un duro lavoro nel dopoguerra qui un tutto un altro ragionamento che prosegue sostanzialmente Andriola sostiene che c'è stato un grande lavoro pubblicistico per cercare di dare alla resistenza un valore, un significato storico-politico che dal punto di visto numerico almeno non aveva questo è il giudizio di Andriola. Non siamo ancora arrivati al ragionamento che vogliamo fare.
Secondo dato aggiunge l'autore, quel popolo perennemente sedotto dalla corsa al carro del vincitore, è una citazione nel tempo, non ha però mai fatto veramente suo l'appuntamento del 25 aprile, che è di fatto pur sempre la festa dei vincitori e questo è il ragionamento che oggi nel 2026 Fabio Andriola fa cioè ancora oggi ci si percepisce evidentemente in un contesto che invece correttamente era quello del 1945 46, ancora oggi c'è questo giudizio, no velo. Rappresentiamo ed è importante forse riflettere anche sul fatto che ancora oggi, con tanti decenni di distanza, si pensa che
Sia quella alla festa dei vincitori e ci sia altro curioso. No, dice l'autore, ma c'è dell'altro, cioè che quella élite non era compatta, non poteva esserlo, viste le tante anime dell'anticipo del dell'antifascismo. Questo è vero. Comunisti, azionisti socialisti, di vario orientamento tra Pertini e Saragat, tanto per fare un esempio, c'era un abisso già prima della scissione dei socialdemocratici, sarà Saragat liberali cattolici monarchici e già è a pochi anni dalla fine della guerra l'Associazione nazionale partigiani d'Italia, cioè l'Anpi, aveva subito due scissioni, entrambe motivate dalla tedesca, la dalla tendenza di comunisti e socialisti a di egemonizzare l'organizzazione, appiattirsi su posizioni filosovietiche, poi nel 48 se ne andarono i cattolici e gli autonomi ko che fondarono la Federazione italiana dei volontari della Libertà imitati pochi mesi dopo,
Da socialisti democratici, mazziniani, azionisti che si raccolsero nella FIAT, la Federazione italiana delle associazioni partigiane. Ne consegue che, col passar del tempo nell'Anpi siano andarono a riconoscere solo alcune frange estreme delle élite partigiana. Questo è il ragionamento France, spesso divise dalle altre componenti, oltre che dagli orientamenti politici imposti dalla nascente Guerra fredda, anche da rancori che risalivano al periodo della guerra civile. Ancora più avanti, il ragionamento prosegue e come, come fa Andriola ah
Idee, individuare una continuità con quel contesto che, così come viene descritto, era effettivamente con naturalmente molti altri particolari che, per brevità e anche per prospettiva, vengono trascurati a connetterlo colloquio, vediamo come fa ricorrenti sondaggi attuali di centro Andriola indicano costantemente un 20% di italiani restii a dichiararsi antifascisti e inclini ad avere un giudizio positivo o non del tutto negativo del fascismo. Sarebbe importante approfondire naturalmente l'ultimo esempio è del dicembre scorso, ma senza andare troppo indietro. Dati analoghi erano emersi nella primavera del 2025 in un sondaggio SWG per il TG della Sette
Poi, il 23 aprile 2026, il programma Piazza pulita, ancora della 7, ha reso noto un ennesimo dato che può essere letto secondo la logica del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno alla domanda, lei si definirebbe antifascista. Le risposte sono state 64,4% si 17,5%, no ben 18,1%. Non so il che conferma dice Andreoli dalla sua prospettiva, che comunque, dopo ben 80 anni di propaganda, martellante così la definisce più del 35% degli intervistati non si riconosce apertamente nell'antifascismo, qualunque cosa voglia dire ormai viste
Le sempre più generiche adesioni e divisioni qui naturalmente il ragionamento sarebbe da sviluppare, ma i dati su cui riflettere non finiscono qui, perché, ad esempio, emerge che il più restie a sposare in Torri in toto la retorica esistenzialista sono i nati tra la fine degli anni 60 e i 70, cioè i cittadini nati nel pieno della storia repubblicana e quindi saldamente all'ombra.
Virgolette della Costituzione più bella del mondo, anche questo ragionamento tra virgolette ancora generazionale sappiamo quanto sia scivoloso questo questo strumento, questa categoria, però, potrebbe essere sviluppato nel maggio 2023, un sondaggio Ipsos di Nando Pagnoncelli, certificato che ben il 42% ripetiamo il 42% sottolinea l'autore non si sente coinvolto non è interessato alla festa del 25 aprile,
Dice ancora l'autore, quindi si pretende da una parte un'adesione incondizionata Schaeuble celebrazione del 25 aprile anche da parte dei vinti ecco, secondo Andriola, oggi ci sono ancora questi questi dati li comprende come vinti, cioè ci sarebbero anche persone nate alla fine degli anni 60, inizio 70 delle persone che si sentono nell'ambito dei vinti è un passaggio davvero molto, molto difficile, ma questa è una prospettiva che qui rappresentiamo per chi legge la storia, anche alla luce delle polemiche attuali ancora cita De Luna l'autore.
Che in questo passaggio dice il 25 aprile 1945 il numero dei partigiani ammontava, secondo alcune ricostruzioni, a circa 250.000 pochi, rispetto ai milioni di italiani che si erano iscritti al pm F questa è la, è ancora un altro argomento che viene usato per chi si in qualche modo riconosce in quello scenario.
Milioni di italiani che si erano iscritti al PNR, che avevano affollato le piazze di Mussolini molti rispetto alla scelta che furono chiamati ad affrontare dopo l'8 settembre, il rifiutando sia le lusinghe del tutti a casa, sia l'obbedienza ai bandi di arruolamento nell'esercito di Salò,
Nel primo caso sarebbero comodamente sprofondati nel ventre delle loro case e delle loro famiglie l'Is, limitandosi ad aspettare la nottata che passano, ma, insomma, il ragionamento è più avanti.
Sulla consistenza di quanti si schierarono con la Repubblica sociale di Mussolini dopo l'8 settembre, ci sono dati abbastanza certi dice l'odore, il Partito fascista Repubblicano, raccolse in poco tempo un territorio nazionale ormai per circa un terzo in mano al nemico, circa 900.000 iscritti tra questi 900.000 furono circa 40.000 quelli che nell'estate del 44,
Quando la prospettiva del disastro finale era ancora più evidente incombente, chiesero di essere inquadrati nelle brigate nere.
Il ragionamento prosegue, noi abbiamo finito il tempo, è solo un passaggio che viene fatto un il paese in mano al nemico, ricordiamolo, per interezza, diciamo per completezza la Repubblica di Salò, era uno Stato sostanzialmente fantoccio che serviva all'occupazione militare tedesche come cuscinetto sostanzialmente, ma tante volte abbiamo parlato di questa situazione non si citano le tragedie le stragi a cominciare dalla Stazzema, ma tante volte abbiamo raccontato la complicità dei di questi numeri importanti sulle cui continuità il ragionamento di Andriola viene utilizzato oggi per leggere polemicamente quello che avviene.
Ogni anno il 25 aprile, ma ecco sentirsi ancora oggi dalla parte dei vinti. È una sintesi fatta da questa prospettiva sui segni di questo odio, dell'odio, della guerra civile nelle persone, nelle individuali, nelle individualità, nelle famiglie. Ecco, su questo forse forse occorre approfondire e questi articoli ci aiutano a capire quanto
Quanto ci sia ancora molto da fare, in quanto ci siano prospettive che ancora è comunque.
Importante in qualche modo conoscere naturalmente come tutte le prospettive, ma ci fermiamo qui perché abbiamo finito il tempo a nostra disposizione, vi diamo appuntamento alla settimana prossima
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