30 OTT 2026
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Otto e Cinquanta - Unione europea e Cina, manca ancora una risposta comune

RUBRICA | di Roberta Jannuzzi - RADIO - 08:49 Durata: 20 min 22 sec
A cura di Luciana Bruno
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Patrizio Bianchi, economista, accademico dei Lincei e alla guida del Centro linceo per la cooperazione scientifica tra Italia e Cina, ha analizzato i rapporti tra Unione europea e Cina a partire da un suo articolo pubblicato mercoledì sul Sole 24 Ore.

La puntata parte dal disavanzo commerciale europeo con la Cina, dall’intesa raggiunta il 9 ottobre a Pechino su auto ibride e terre rare e dagli accordi che Stati e imprese europee stringono ciascuno per conto proprio.

Secondo Bianchi la Cina spinge sulle esportazioni perché il mercato interno non cresce, e attraversa una fase delicata, con le …
grandi imprese tecnologiche sopravvalutate in Borsa e il rischio di una crisi finanziaria.

Esporta soprattutto componenti e tecnologie per l’auto elettrica e servizi digitali.

L’Europa e l’Italia vendono poco in Cina perché non possono competere né sul costo del lavoro né, ormai, sulla tecnologia.

Per l’economista resta la strada della qualità, quella delle nicchie in cui le imprese italiane sono eccellenti.

Sull’offerta cinese di contenere le esportazioni in cambio di una collaborazione scientifica e industriale, il professore ha detto che opportunità e rischi sono molti, ma che il problema non è la Cina.

È l’Europa, che non trova una convergenza di interessi per presentarsi unita.

Gli ultimi accordi tra Unione e Cina sono stati poi trasformati in intese bilaterali tra i singoli Paesi e Pechino, e il confronto resta squilibrato anche per la Germania, che in un anno ha circa centomila laureati in ingegneria contro un milione e quattrocentomila della Cina.

Giocare insieme, per Bianchi, significa mettere in comune le capacità di supercalcolo e investire insieme nella ricerca, dal digitale alle biotecnologie.

L’ex ministro ha ricordato che l’Europa è cresciuta di più quando ha agito unita, con la nascita dell’euro e l’allargamento ai Paesi dell’ex Patto di Varsavia, e che dal 2008 ognuno ha cercato di giocare la propria partita.

Ha indicato tre impegni comuni: le politiche fiscali, per completare un’unione monetaria rimasta a metà, la difesa, anche alla luce delle tensioni con Trump sulla Nato, e la politica estera, che insieme alla moneta sono i tratti di uno Stato federale.

Quanto all’Italia, secondo Bianchi si è mossa come gli altri Paesi europei, con grandi visite e incontri ufficiali, lasciando poi gli accordi alle singole imprese.

Ha osservato che l’intesa europea sull’auto è stata fatta tra Francia e Germania e che il centro strategico di Stellantis si trova ormai in Francia.

Anche l’accordo europeo con la Cina sul digitale è stato tradotto in intese nazionali: in Italia vi hanno partecipato due piccole imprese, in Francia lo ha trattato direttamente Macron, mentre la Germania cerca accordi che coinvolgano le imprese americane.

Senza una via unitaria europea, ha concluso, ogni iniziativa resta squilibrata nei confronti sia dei cinesi sia degli americani.

Nel collegamento da Bruxelles, David Carretta ha parlato delle dimissioni anticipate di Christine Lagarde, che lascerà la presidenza della Banca centrale europea il 7 febbraio, prima della scadenza del mandato a ottobre 2027.

Lagarde ha spiegato di voler riprendere la libertà di parola su temi che vanno oltre la politica monetaria.

Secondo il corrispondente pesano le presidenziali francesi della prossima primavera, in cui Marine Le Pen è favorita.

L’uscita anticipata permette ai capi di Stato e di governo di scegliere il successore senza fare i conti con un’eventuale presidenza Le Pen.

La decisione potrebbe arrivare già al Consiglio europeo straordinario di fine novembre, insieme ad altre due nomine nel Comitato esecutivo della Bce.

I favoriti sono l’olandese Klaas Knot, vicino ai falchi, e lo spagnolo Pablo Hernández de Cos, vicino alle colombe.

Le dimissioni hanno messo in ombra la decisione di lasciare invariati i tassi, ma Lagarde ha indicato che a dicembre è probabile un rialzo.

Carretta ha poi riferito della condanna di Antonio Costa, Ursula von der Leyen e Kaja Kallas per l’attacco russo con un drone alla stazione di Dnipro, che ha provocato almeno quindici morti, e per gli altri attacchi contro i civili, che secondo Volodymyr Zelensky hanno causato oltre venti vittime in una giornata.

Zelensky ha chiesto sanzioni più severe e ha accusato le concessioni a Mosca, europee e americane, di favorire nuovi attacchi.

Costa ha promesso più pressione sulla Russia, la Commissione presenta oggi la proposta per destinare all’Ucraina quarantacinque miliardi del prestito previsto per il 2027, e Kallas ha detto che l’attacco dimostra che Mosca non è interessata alla pace.

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