La Radio

Radio Radicale nacque tra la fine del 1975 e l’inizio del 1976 per iniziativa di un gruppo di militanti radicali in un appartamento di 60 mq situato in via di Villa Pamphili nel quartiere Monteverde di Roma. Con il resto delle radio libere condivideva l’improvvisazione, le attrezzature di fortuna, l’afflato libertario e i bassi costi di produzione.

Si differenziava dalle altre radio libere per la sua filosofia editoriale. Radio Radicale rifiutò ad esempio fin dall’inizio il termine “controinformazione”, assai di moda in quegli anni, per dimostrare concretamente come potesse essere realizzato un servizio pubblico di informazione, in alternativa a quello della Rai.

Accanto all’informazione sulle iniziative radicali, infatti, Radio Radicale diede vita ad una programmazione incentrata sulla pubblicizzazione dei momenti centrali della vita delle istituzioni e dei partiti. Dirette dal Parlamento, dai congressi dei partiti e dai tribunali saranno il segno distintivo dell’emittente

La seconda e la terza puntata.

La filosofia editoriale

Radio Radicale ha introdotto in Italia un modello di informazione politica che si caratterizza per due regole giornalistiche fondamentali: la trasmissione integrale degli eventi politici e, conseguentemente, l’eliminazione della mediazione giornalistica. “Conoscere per deliberare” è il nostro slogan.

Palinsesto

VolantinoVolantino
Il palinsesto di Radio Radicale ruota intorno ai lavori delle due Camere del Parlamento. La radio è obbligata dalla convenzione con il Ministero delle poste e telecomunicazioni a trasmettere nel corso dell’anno almeno il 60% delle sedute delle due Camere nella fascia oraria che va dalle 8 alle 20. Nel tempo residuo, Radio Radicale tenta di documentare anche l’attività di altre istituzioni (Consigli comunali, Corte dei Conti, Consiglio Superiore della Magistratura, Parlamento europeo), così come i congressi, i festival e le maggiori assemblee di tutti i partiti politici, le assemblee e i convegni organizzati dalle maggiori associazioni del mondo del lavoro e dell’impresa, manifestazioni o conferenze stampa di particolare interesse, dibattiti e presentazioni di libri.

Esistono tuttavia alcuni appuntamenti fissi nel palinsesto, e tra questi il più noto è certamente la rassegna stampa dei quotidiani che va in onda dalle 7,30 alle 8,30 del mattino ed in replica tra le 9 e le 10. Il titolo della rassegna, “stampa e regime”, ne spiega bene sia il contenuto che l’origine. Nel corso della rassegna vengono letti gli articoli principali dei quotidiani nazionali così da fornire una panoramica più completa possibile sugli avvenimenti del giorno, i protagonisti del dibattito politico e il confronto tra le opinioni.

Esistono altri appuntamenti fissi del palinsesto, tra cui lo “Speciale giustizia” è certamente il più antico e caratterizzante. In onda tra le 21 e le 23, la rubrica è dedicata alla cronaca giudiziaria e in particolare alla trasmissione integrale delle udienze dei più importanti processi, selezionati in base alla loro rilevanza sociale e politica. Ogni puntata ha un taglio monografico e si apre con un’introduzione curata dal redattore. All’interno della trasmissione sono a volte trasmessi anche convegni delle associazioni dei magistrati e dell’avvocatura o comunque riguardanti il mondo della giustizia.

I notiziari dell’emittente vanno in onda alle 8,30, dopo la rassegna stampa, e indicativamente alle 14 e alle 19 (gli orari sono spesso solo indicativi a causa dell’imprevedibilità dei tempi delle sedute parlamentari).

A mezzanotte c’è la lettura delle prime pagine dei giornali del giorno dopo, rubrica inventata in Italia proprio da Radio Radicale. Nel corso della notte vengono mandati in onda una selezione dei programmi della giornata, gli eventi che non hanno trovato spazio nel palinsesto diurno e registrazioni tratte dal vastissimo archivio della radio, selezionate sulla base dei temi di attualità da Aurelio Aversa.

Nel resto del palinsesto sono collocati altre rubriche a cadenza settimanale, così come registrazioni e dirette di conferenze stampa, comizi, dibattiti, assemblee delle più diverse forze politiche e associazioni.

Come si finanzia Radio Radicale

Radio Radicale dal 1976 ha svolto il suo servizio di informazione a totale carico del Partito radicale (che ha indirizzato all’emittente la sua quota di finanziamento pubblico dei partiti, per restituirlo sotto forma di informazione ai cittadini).

Solo il 7 agosto del 1990 il Parlamento ha approvato una legge che riconosce Radio Radicale come impresa radiofonica privata che svolge attività di informazione di interesse generale, stanziando a suo favore 20 miliardi scaglionati in tre anni, come contributo una tantum per il servizio fino ad allora svolto.

Dal 1994 Radio Radicale si è aggiudicata per 5 volte l’assegnazione della convenzione per la trasmissione delle sedute parlamentari. Attualmente, dopo l’ultimo rivvono avvenuto nel 2006, Radio Radicale riceve 10 milioni di euro all’anno per lo svolgimento di questo servizio.

Oltre a questa somma, Radio Radicale riceve annualmente circa 4 milioni di euro come contributo statale in quanto organo di partito radiofonico. Questo finanziamento fu stanziato nel 1986 contro la volontà di Radio Radicale, che chiedeva allo stato unicamente di indire una gara per finanziare il servizio di trasmissione delle sedute parlamentari, che Radio Radicale svolgeva a spese del Partito radicale dal 1976. Nel 1986 l’aumento dei costi di gestione, dovuti anche alla mancata assegnazione delle frequenze, aveva reso impossibile il proseguimento dell’attività della radio. I programmi furono sospesi e la programmazione basata unicamente sulle telefonate degli ascoltatori. Nacque così “radio parolaccia”, anche a seguito del cui successo il parlamento fu spinto a intervenire per salvare l’emittente, estendendo alle radio il finanziamento pubblico all’editoria di partito, e costringendo Radio Radicale a divenire “organo di partito” (fino ad allora non lo era) per poter sopravvivere, invece di assegnare alla radio un contributo per il servizio pubblico svolto.

Una delle contestazioni più frequenti rivolte a Radio Radicale è che un’attività di servizio pubblico remunerata dallo Stato non dovrebbe essere svolta da un’emittente di partito. Tuttavia, è da tutti riconosciuto il fatto che proprio la filosofia editoriale dell’emittente ha rappresentato una garanzia di obiettività nel servizio di trasmissione delle sedute parlamentari, che nei suoi 30 anni di svolgimento non ha mai subito contestazioni rispetto alla sua obiettività e qualità. Inoltre, Radio Radicale svolte attività di servizio pubblico non solo durante la trasmissione delle sedute del Parlamento, ma anche nel resto della programmazione, con la trasmissione dei congressi dei partiti, dei processi giudiziari, degli eventi organizzati dalle associazione maggiormente rappresentative. Svolge un servizio pubblico anche con la conservazione dell’archivio sonoro e con la messa online di tutte le registrazioni.