Su Hormuz, la sospensione dell'Operazione Project Freedom, il piano americano di scorta navale alle navi bloccate nello stretto, viene letta come un messaggio di forza, non di ritirata: Washington dice all'Iran "ce l'abbiamo già in mano", mentre il blocco navale dei porti iraniani resta in vigore e l'economia di Teheran è in ginocchio, scaffali vuoti, impossibilità di vendere petrolio, classe dirigente e struttura militare gravemente indebolite.
Il vero nodo irrisolto resta il nucleare: due voci autorevoli e … divergenti nel dibattito israeliano, Yuval Steinitz, ex ministro con diversi incarichi di gabinetto, e Tamir Heyman, già capo del Direttorato dell'intelligence militare, danno valutazioni opposte sui tempi di recupero del programma nucleare iraniano.
La CNN intanto riporta che Israele e Washington starebbero preparando una nuova ondata di attacchi mirati.
Sul Libano, la tregua non regge: Naim Qassem, capo di Hezbollah, ha dichiarato apertamente di essere contrario a qualsiasi negoziato, mentre il presidente libanese Aoun non accetta di incontrare Netanyahu perché minacciato.
Sull'antisemitismo, lo sguardo si allarga oltre Londra e New York: Sidney, Buenos Aires, Toronto, il 60% dei crimini denunciati a New York è contro ebrei, il boicottaggio israeliano all'Eurovision da parte di Irlanda e Spagna, la scrittrice Rebecca Kuang accusata di "normalizzare Israele" per alcuni personaggi collaterali in un romanzo.
La polizia non basta: serve un contraddittorio pubblico e una didattica della storia che smetta di presentare come dato acquisito che Israele sia un paese coloniale.
Chiusura su un caso che ha scosso la società israeliana: Yemane Binyamin Zalka, 21 anni, figlio dell'immigrazione ebraica etiope, ucciso a coltellate da un gruppo di ragazzini tra i 10 e i 15 anni davanti alla pizzeria dove lavorava, la notte di Yom Ha'atzmaut.
Una violenza infantile che ha portato migliaia di israeliani in piazza.
leggi tutto
riduci













