06 MAG 2026
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Il Medio Oriente visto da Gerusalemme. Hormuz, il nucleare iraniano e la violenza

RUBRICA | di Roberta Jannuzzi - RADIO - 11:24 Durata: 30 min 44 sec
A cura di Simone Sapienza
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Fiamma Nirenstein commenta dalla sua prospettiva la settimana appena trascorsa.

Su Hormuz, la sospensione dell'Operazione Project Freedom, il piano americano di scorta navale alle navi bloccate nello stretto, viene letta come un messaggio di forza, non di ritirata: Washington dice all'Iran "ce l'abbiamo già in mano", mentre il blocco navale dei porti iraniani resta in vigore e l'economia di Teheran è in ginocchio, scaffali vuoti, impossibilità di vendere petrolio, classe dirigente e struttura militare gravemente indebolite.

Il vero nodo irrisolto resta il nucleare: due voci autorevoli e
divergenti nel dibattito israeliano, Yuval Steinitz, ex ministro con diversi incarichi di gabinetto, e Tamir Heyman, già capo del Direttorato dell'intelligence militare, danno valutazioni opposte sui tempi di recupero del programma nucleare iraniano.

La CNN intanto riporta che Israele e Washington starebbero preparando una nuova ondata di attacchi mirati.

Sul Libano, la tregua non regge: Naim Qassem, capo di Hezbollah, ha dichiarato apertamente di essere contrario a qualsiasi negoziato, mentre il presidente libanese Aoun non accetta di incontrare Netanyahu perché minacciato.

Sull'antisemitismo, lo sguardo si allarga oltre Londra e New York: Sidney, Buenos Aires, Toronto, il 60% dei crimini denunciati a New York è contro ebrei, il boicottaggio israeliano all'Eurovision da parte di Irlanda e Spagna, la scrittrice Rebecca Kuang accusata di "normalizzare Israele" per alcuni personaggi collaterali in un romanzo.

La polizia non basta: serve un contraddittorio pubblico e una didattica della storia che smetta di presentare come dato acquisito che Israele sia un paese coloniale.

Chiusura su un caso che ha scosso la società israeliana: Yemane Binyamin Zalka, 21 anni, figlio dell'immigrazione ebraica etiope, ucciso a coltellate da un gruppo di ragazzini tra i 10 e i 15 anni davanti alla pizzeria dove lavorava, la notte di Yom Ha'atzmaut.

Una violenza infantile che ha portato migliaia di israeliani in piazza.

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