25 GIU 2026
intervista

Il vertice tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron e l'ingresso di Marc Bloch al Panthéon. Intervista al Professor Michele Marchi

INTERVISTA | di Roberta Jannuzzi - RADIO - 10:38 Durata: 24 min 32 sec
A cura di Enrica Izzo
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Michele Marchi, storico dell'Università di Bologna, studioso della Francia contemporanea e dei rapporti franco - italiani, inquadra il vertice intergovernativo di Antibes come il primo dalla firma del Trattato del Quirinale e il primo in assoluto tra Meloni e Macron, dopo un decennio segnato da forti tensioni, fino al richiamo dell'ambasciatore francese nel febbraio 2019 nel pieno della crisi dei gilet gialli.

Per lungo tempo, ricorda, la Francia aveva letto l'arrivo di Meloni come quello di "una Marine Le Pen che ce l'ha fatta"; i due leader, partiti da posizioni opposte, oggi convergono
sulle difficoltà con Trump e sulla necessità di ripensare il pilastro europeo della Nato.

Sul piano economico la Francia è il secondo partner per l'export italiano dopo la Germania, con un interscambio che supera i 110 miliardi di euro e un surplus italiano di circa 20 miliardi.

Sul tavolo del bilaterale c'è il dossier libanese e il futuro della missione Unifil, ma il punto più delicato resta la difesa: Macron preme perché l'Italia decida sul piano europeo di riarmo e sull'acquisto di sistemi militari europei, una questione che divide la maggioranza di governo.

Indicativa, secondo l'ospite, l'assenza del ministro Salvini dalla delegazione, sostituito dal vice ministro Rixi.

Sul bilancio del Trattato del Quirinale il giudizio è netto: antistorico il paragone con il Trattato dell'Eliseo franco-tedesco, nato in tutt'altro contesto; la cornice istituzionale esiste ma è rimasta in gran parte priva di contenuti, con un futuro legato anche all'esito delle prossime presidenziali francesi.

Sulla panthéonisation di Marc Bloch, l'intervistato traccia il ritratto dello storico cofondatore delle Annales, ebreo perseguitato prima ancora che dai nazisti dalla Francia di Vichy, e resistente fucilato dalla Gestapo nel giugno 1944.

Sottolinea che è il primo storico a entrare al Panthéon e ricostruisce i passaggi di una decisione presidenziale maturata in vent'anni, segnata dalla volontà della famiglia di non lasciare strumentalizzare la figura di Bloch dalla destra radicale.

Ricorda infine l'orazione di Macron, dal richiamo a Chirac sulla responsabilità di Vichy nella retata del Vél d'Hiv (16-17 luglio 1942) fino all'ammonimento contro lo "spirito di disfatta".

Nel suo discorso Macron ha collocato Bloch in una discendenza intellettuale europea che arriva fino a Carlo Ginzburg, lo storico italiano scomparso il 17 giugno.

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  • Michele Marchi

    docente di Storia del Mediterraneo moderno e contemporaneo Università di Bologna, Campus di Ravenna

    10:38 Durata: 24 min 32 sec