Tra gli argomenti discussi: Rassegna Stampa.
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giornalista de La7
Grazie allora buongiorno, agli ascoltatori di stampa, a regime, la rassegna stampa di Radio Radicale, anche questa mattina dobbiamo parlare di Giorgia, Meloni e soprattutto di Donald Trump.
Perché, ovviamente ci sono ancora delle delle ricadute polemiche legate all'attacco di ieri nei confronti della Presidente del Consiglio, ma soprattutto ci sono tutte le notizie che riguardano il vertice NATO, dove Trump Meloni oltretutto si incontreranno e poi sui giornali molta molta attenzione ancora anche a questo.
E diciamo così, a alla vicenda legata invece ai ai Mondiali, a questa ingerenza di Trump nei nei Mondiali.
Peraltro con, diciamo così, un risvolto abbastanza divertente, nel senso che lui era intervenuto per far ritirare la la la squalifica di questo giocatore della nazionale statunitense qua e là, la quale nazionale statunitense, questa notte ha giocato col Belgio ed è stata battuta per cui niente ciccia.
Quindi guarderemo insomma molta molta attenzione sui giornali è dedicata a tutte queste vicende con interpretazioni varie.
E qualcosa, però, vedremo anche relativo, diciamo così, alle polemiche ancora sulla per la legge elettorale.
Da una parte, fra l'altro, un intervento, diciamo così, del cosiddetto voto cattolico e dall'altro ancora le polemiche, o meglio il dibattito legato al voto, alle preferenze per il voto alle donne oppure no, e se se alle donne convenga che per loro che ci sono le preferenze oppure no era una cosa che avevamo già guardato ieri continua a questo botta e risposta con diciamo così una una insinuazione.
Fatta dal Fatto Quotidiano, per cui in realtà tutta questa polemica sarebbe solo il modo che ha trovato il Partito democratico per esprimere la propria contrarietà per l'appunto alle preferenze mandando avanti le donne, quindi questo è.
Qualcosa ancora sulla Commissione parlamentare sul Covid è in generale più sul, diciamo, così, efficacia delle Commissioni parlamentari, la vedremo un articolo molto interessante sul dubbio.
Così come sul dubbio si parla anche delle inchieste di Gratteri e poi, visto che parliamo appunto di inchieste su questa novità un po'curiosa, un po'particolare del coinvolgimento di Valter Lavitola, forse qualcuno di voi, se lo ricorderà, era.
Sì, si presentava come consigliere politico di Berlusconi, una quindicina di anni fa, almeno e sarebbe sarebbe coinvolto, diciamo così è addirittura il mandante dell'attentati dell'attentato a Sigfrido Ranucci, per quale motivo esattamente non si capisce, ma insomma, poi poi andremo a leggere anche anche di questo.
E va bene, è inve però prima di iniziare, come sempre, un paio di segnalazioni, diciamo così, che invece hanno proprio a che vedere con l'attività radicale o quella che è stata la insomma per molto tempo l'attività radicale, sicuramente l'attenzione al mondo delle delle carceri alla situazione, alla,
Ah, come si vive nelle carceri, la troviamo, per esempio, sul dubbio, il quale dubbio mette in prima pagina una una notizie che altri non hanno.
E ci racconta che un gruppo di?
Diteci di di di persone che si trovano.
L'avvocata Roberta Zarcone, del foro di Como, ha scritto direttamente al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per denunciare le condizioni inumane e degradanti in cui vivono alcuni detenuti, appunto, della casa di reclusione di Milano Opera la stessa segnalazione è finita sulle scrivanie del ministro della Giustizia Nordio e del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e al centro dice c'è il quarto piano del secondo reparto, in particolare delle sezioni A B e C,
Dove questo questa avvocata Roberta Zaccone,
Assiste diversi reclusi, che appunto sono arrivati a un punto di non ritorno e quindi hanno hanno scritto al presidente della Repubblica, anche perché, se già come potete immaginare si sta male normalmente figuratevi con queste giornate di caldo torrido per cui racconta la legale dice di aver visto con i propri occhi detenuti presentarsi con le magliette bagnate di sudore accaldati il volto arrossato molti hanno accusato malori per l'intero istituto è presente un solo medico. La condizione che appunto si scrive nella lettera è ormai arrivata allo stremo, causando è davvero un grave rischio per la salute fisica e mentale dei soggetti ristretti, cosa che appunto non non dovrebbe assolutamente essere, perché la pena è già quella della privazione della libertà, non certo anche quella dell'arte, una tortura per il caldo o altro e insomma, quindi, c'è questa lettera inviata al presidente, al presidente Mattarella
Sulla riformista invece un'altra.
Un'altra segnalazione.
E che riguarda adesso ci arriviamo, eccolo qua, sul Riformista e siamo anche qui a pagina 8.
La segnalazione è da Luca da Luca d'Alessio, che invece parla di una impasse burocratica che sta, diciamo così, rallentando l'uscita dal carcere di un detenuto 88enne, quindi di nate, voi che.
Ah
Era stato, aveva ottenuto la grazia è in realtà una grazia parziale.
Ma, essendo appunto anziano, malato affaticato.
Ovviamente vorrebbe, vorrebbe uscire il prima possibile, è stato graziato, appunto, ma ancora detenuto resta ancora dietro le sbarre, nonostante un provvedimento del Presidente della Repubblica e oltretutto è in condizioni di salute giudicate incompatibili con il carcere dai medici che lo hanno visitato e però per questioni,
Così sostanzialmente burocratiche, ancora rimane dietro le sbarre.
E questa è la sua e la sua situazione. Vi dicevo anche altre altre due segnalazioni, però perché c'è un un interessante appello? Articolo sull'Unità del senatore del Partito Democratico Franco Mirabelli, a proposito che sollecita ancora una volta il Parlamento a scrivere una legge sulla eutanasia. Vivere o morire deve poter scegliere tu non lo Stato. È appunto questo questo appello di Franco Mirabelli, pagina 3 dell'Unità scrive Mirabelli, il suicidio assistito è un diritto, la destra blocca la legge e da sette anni stiamo fermi in attesa, ma intanto molte persone continuano a soffrire. Serve una legge che non ponga limiti etici e morali e scrive Mirabelli, parto da qui. Da sette anni la legge sul fine vita è bloccata al Senato da una destra che non vuole neppure recepire le indicazioni della Corte costituzionale e l'invito a legiferare
Si continua a trovare il modo per rinviare, non assumersi la responsabilità di decidere.
E dare risposte a chi soffre e alle loro famiglie la manfrina insopportabile su questo tema è offensiva per chi chiede risposte dallo Stato, per noi questa deve essere una priorità oggi e restare tale quando andremo al governo si prende quindi l'impegno come senatore democratico sperando che sia tale perché noi ricordiamo anche,
Divisioni, anche all'interno del partito su questo, su questo tema, ma, insomma, comunque Mirabelli, dice, trovo scandalosa la scelta della destra di insabbiare la legge sul fine vita. Qui si misura la distanza fra i cittadini e certa politica indifferente di fronte alle sofferenze e ai bisogni delle persone. Ho letto con attenzione la circolare di Bertolaso sulla morte medicalmente assistita. È un testo che interpreta in modo restrittivo le sentenze della Corte, dà indicazioni agli operatori, contrariamente a ciò che sostiene il centrodestra in Parlamento. La circolare però
Definisce un protagonismo del servizio sanitario nazionale e dà indicazioni agli operatori, sono due cose positive, ma anche la circolare di Bertolaso è viziata da due equivoci, su cui credo sia necessario ragionare o non danno nulla, non dando nulla per scontato. Il primo riguarda le cure palliative, o meglio il tentativo di presentarlo come l'alternativa al suicidio assistito e qui dice Mirabello, è chiaro che le palliative sono un diritto che deve essere garantito
Era peraltro ancora non succede, ma appunto no, non sono certamente una un'alternativa e la la seconda questione riguarda il comitato etico. Qual è la sua funzione? Io penso che stabiliti criteri oggettivi per accedere al suicidio assistito, osserva, rispettare e garantire la libertà di scegliere, appesantire l'iter burocratico e autorizzativo significa aumentare le sofferenze, decidere di porre fine alla propria vita, una scelta difficile che porta sofferenze per sé per i propri familiari. Per questo va rispettata, non ostacolata. Se una persona è inguaribile, attaccata alle macchine in grado di decidere, arriva una determinazione, non si capisce su cosa lo Stato possa sindacare. Questo, fra l'altro, scrive il senatore Mirabelli
Assumendo peraltro un impegno per il proprio partito di occuparsene sem, pre che ma hetman, ahimè, abbastanza possibile che sia probabile che sia vero, non si arrivi neanche in questa in questa legislatura, peraltro, forse.
Non dico che sarebbe auspicabile, perché per come viene presentata la legge non è un granché, ma insomma, forse sì.
Veniamo a e poi l'ultima segnalazione è invece l'ultima segnalazione, la prendo da Avvenire, il quale a venire questa mattina sorprende in qualche modo.
Chi ha frequentato il mondo radicale?
Sentito, Marco Pannella, parlare né inganni, eccetera, eccetera, perché ci riparla ci parla degli uiguri.
E io ricordo le le prime volte in cui appunto Pannella ne illuminava, non sapevamo nemmeno esattamente dove fossero questi uiguri e un sacco di gente, non riusciva nemmeno a pronunciare il nome degli uiguri, perché non è facilissimo e invece,
E ormai sono patrimonio, diciamo così, della sensibilità collettiva, tant'è che Avvenire racconta in prima pagina, con un richiamo, mentre invece poi, appunto, è a pagina 7 reportage nelle mani della Cina sui tesori degli uiguri, un tempo qui scrive.
Miele che firma l'articolo sull'Avvenire su avvenire un tempo qui il deserto era una frontiera ermetica, oggi quel deserto ha smesso di proteggere l'ex Ihsan, anzi si è trasformato in una sorta di maledizione perché nel ventre di questa regione irta di montagne e deserti e oasi si nascondono ricchezze immense perché il deserto garantisce il livello di segretezza.
Di cui Pechino oggi ha bisogno il risultato, la Regione autonoma, conficcata nel cuore dell'Asia centrale, abitata da una popolazione prevalentemente formata dalla minoranza degli uiguri, è diventata sempre più strategica per la Cina dal punto di vista economico come di quello militare, e racconta ancora appunto questo bellissima cronaca reportage di di Avvenire come in realtà.
Lì che peraltro intervista anche Abdullah Nour, primo ministro in esilio del governo del Turkestan orientale, che è la Regione che Pechino, appunto, chiamalo Xingjian, dove vivono new Guri, dice parla del genocidio nascosto del mio popolo coloni cinesi.
Sono saliti oltre il 42%, mentre gli autoctoni sono scesi a poco più del 55, il caso più grave di sostituzione demografica degli ultimi 100 anni e poi si racconta di questo sistema fatto di campi, di prigionia e di e di sfruttamento e insomma quindi ci si ci si ricorda di loro invece è visto che sono fa venire, allora adesso andiamo invece a vedere appunto i temi che sono al,
L'ordine del giorno hanno titolo per tutti a venire e devo dire che fa una scelta un po'controcorrente rispetto agli altri, nel senso che il titolo lo fa sul vertice di Ankara ed ha anche un titolo interessante, ma.
Ah, appunto non concede nulla a Trump, perché il titolo è armi o bagagli, al vertice NATO, la resa dei conti fra i leader sui piani per la difesa, il pressing americano, le esigenze ucraine e le minacce di Mosca per Meloni, l'incognita dei rapporti con Trump, quindi se qui non non non si sta a perder tempo con le gaffe di di Trump o con i suoi atti da da bullo, anche se poi ovviamente avvenire specifica che sul tavolo appunto della due giorni di Ankara si decide il destino dell'alleanza e gli interessi economici sono dietro a quelli politici.
Sempre su Avvenire, fra l'altro, e non è assolutamente un caso a fianco al titolo di di apertura, il titolo più importante c'è una un titolo un po'più piccino, che si riferisce invece a una proposta di legge, una, una, una, una conferenza stampa che c'è stata ieri per rilanciare diciamo così un'iniziativa di raccolta di firme di una proposta di legge di iniziativa popolare per l'istituzione di un dipartimento della difesa civile non armata e non violenta.
La campagna si intitola un'altra difesa è possibile e?
Appunto si si racconta che al momento sono già state raccolte queste 14.000 firme, l'iniziativa è promossa da rete italiana, Pace e disarmo snack CNES CN, Sc e sbilanciamoci punto ad arrivare alle 50.000 entro il 15 settembre per presentare il testo al Senato e i punti più importanti di questa.
Proposta di legge sono il potenziamento del servizio civile come Istituto di difesa civile della patria, l'istituzione dei corpi civili di pace formati da personale preparato a intervenire nelle aree di crisi prima dell'escalation militare e il rafforzamento della protezione civile come strumento di difesa del territorio dalla devastazione ambientale e climatica la creazione di un istituto di ricerca per la pace e il disarmo, il tutto finanziato da un fondo pluriennale stabile dalla possibilità per i cittadini di destinare il 6 per 1.000 dell'Irpef.
A queste attività sembrerebbe insomma una cosa interessante, poi, devo dire Ham, ammetto
Mio limite, per carità, però, sono andata a vedere le firme di chi ha aderito e non è che proprio mi abbiano convinto del tutto, però magari è un mio limite, però se io vedo fra le firme Donatella Di Cesare.
E
Giulio Cavalli
Insomma, poi, per carità.
Per questo magari magari anche nome, insomma.
Anche perché, per esempio, a promuoverla, come vi dicevo, se c'è il gruppo quello guidato da da un vecchio pacifista come Mao Valpiana, che è sicuramente importante.
Resta, diciamo così, da da parte mia, una sorta di diffidenza di fondo sulla.
Sulle reali intenzioni, diciamo così, e sugli scopi reali di questa.
Eventuale eventuale funzione, insomma, di questo Ministero della di questo Dipartimento della Difesa civile però, per carità, tutto tutto è possibile nel frattempo, appunto, come ci ricorda però avvenire, si decidono i destini della NATO, non solo si decidono i destini allenato, ma si decidono i destini dell'Ucraina e a questo punto,
Anche capire chi l'arma, come la arma e fino a quanto la arma.
Intanto sempre su Avvenire c'è un editoriale firmato da Diego Motta che proprio a questo fa riferimento, cioè dice a questo punto è necessario un po'di chiarezza, perché scrive Motta la corsa al riarmo che va in scena ad Ankara in questi giorni con l'attesissimo vertice della NATO ha anche un risvolto nazionale Alitalia. Serve un'operazione trasparenza, è inutile negarlo, occorre sapere come il nostro governo intenda dare concretezza agli impegni presi in materia di riarmo Alitalia. Infatti dice ancora la moto, più avanti non viene più chiesto soltanto di condividere gli oneri della sicurezza, mettendo risorse, ma anche di accelerare sulla capacità di produzione di strumenti militari e sulla prontezza di reazione. Di cosa si tratta? Si tratta di uno scenario che prevede per noi e per gli altri Stati un ruolo, un nuovo ruolo attivo e operativo
Negli scenari di difesa internazionale e che ha già portato a una svolta è evidente negli assetti di alcuni paesi membri dell'Alleanza, a partire dalla Germania e dai Paesi baltici. L'offensiva russa in Ucraina ha profondamente modificato in questi anni la strategia dei governi più esposti, tanto da produrre una riconversione industriale ed economica impensabile. Fino a un decennio fa, colossi come Volkswagen rimanda all'anno. Stanno ridefinendo il volto delle loro fabbriche, puntando sulla costruzione di veicoli militari, mentre la Polonia ha scommesso su un netto rafforzamento dei reparti militari. Pesa il braccio di ferro fra la vicina Ucraina e il Cremlino perché da un lato Kiev si è dimostrata capace in questi anni non solo di resistere, ma anche di contrattaccare, diventando un punto di riferimento avanzato per la produzione di droni, tecnologie e sistemi
E i sistemi missilistici e poi però continua ancora.
Motta
Dall'altro, il macabro pantano in cui si è infilato Vladimir Putin aggredendo l'ex Repubblica sovietica non è più inquadrabile nella definizione di operazione militare speciale. Come si affrettò a dire lo stesso presidente ha inizio delle ostilità, ma è ormai a tutti gli effetti una guerra, come ha riconosciuto il suo portavoce, Dimitri Peskov, allora poi continua a Motta, ma alla fine ha insomma arriva conclude, dice, al netto delle deroghe sul Patto di stabilità che verranno verosimilmente concesse dall'Europa e quindi è necessario capire che impatto ci sarà sulle nostre scelte di politica industriale, sui bilanci delle famiglie, l'ambiguità strategica mostrata su questo tema ha una ragione, ovviamente, l'opinione pubblica italiana
Scusate, è forte, Liam fortemente contraria al riarmo e a scenari che vedono l'Italia coinvolta in operazioni belliche.
Si è capito poco rispetto alle controverse parole del presidente della NATO, Mark Rutte, relative all'uso delle basi logistiche militari del nostro Paese.
In da parte degli Stati Uniti, durante la guerra in Iran c'è stato o no un coinvolgimento e di che tipo e nel frattempo la campagna appunto un'altra difesa è possibile proposta dalla rete italiana, Pace e disarmo insieme alla Conferenza nazionale enti del servizio civile sbilanciandosi ha raccolto migliaia di firme in pochi giorni per la proposta di legge di iniziativa popolare che chiede l'istituzione di un dipartimento della difesa civile non armata e non violenta. Sullo sfondo c'è anche la riforma,
Dello strumento militare presentata attraverso due disegni di legge dal governo lo scorso mese di giugno, che porterà a un aumento delle unità operative fra forze armate, Sanità militare, ai carabinieri e anche questo è un aspetto su cui è necessario aprire almeno un confronto pubblico per capire quale direzione sta prendendo il Paese su questo motto ha ragione, perché di questi tempi non si parla assolutamente, se non quando si parla genericamente di ricerca di sicurezza, ma poi non si va mai a concretizzare. Detto questo, intanto però vi dicevo, ci sono anche gli altri temi, poi poi ci ritorniamo sulla sulla NATO, ma giusto per darvi, diciamo così, un quadro un po'più complessivo
L'altro
Giornale che più di tutti diciamo così ritorna sulla provocazione, sul meme di Trump, chiamatelo come volete è il foglio che fa un'operazione, devo dire molto divertente, perché ah ah ah avvolge, diciamo così, la sua prima pagina in un ulteriore foglio.
Che mostra sempre la foto di Trump e di spalle, ma questa volta a guardarlo con occhi più o meno adoranti è Vladimir Putin e e la scritta sopra è sempre la stessa, quindi ci vorrebbe un ordine di di restrizione, un ordine restrittivo ma in questo caso è Putin e così leggiamo dal Foglio il meme di Trump, rozzo e sprezzante dunque perfettamente tra un piano e una soggettiva forza iconica come tutti i numeri usciti.
Che può essere facilmente utilizzata per mostrare una verità più interessante dei rapporti turbolenti fra Trump e Meloni no Piccio place, una verità che riguarda un altro ordine restrittivo, più serio che il mondo libero dovrebbe evocare con forza anche ad Ankara, per mettere a nudo il rapporto tossico che andrebbe smascherato appunto con un meme quello fra Trump e Putin.
I guasti giornalieri ha mostrato l'elefante nella stanza del vertice della NATO, ha ricordato che il ritiro delle truppe statunitensi dall'Europa rappresenta un segnale pericoloso per gli alleati dell'America, è vantaggioso per Vladimir Putin un segnale che arriva in un momento in cui la Russia sta sondando da settimane le difese della NATO con incursioni di droni, spionaggio eccetera eccetera.
Le incursioni in Polonia per difendersi dalla minaccia russa, quindi scrive ancora il foglio,
I Paesi europei, prima di chiedere a Trump di fare qualcosa per aiutarla, dovrebbero pensare a come aiutare se stessi, ma per aiutare se stessi, oltre che investire di più nella difesa, mostrare il vero elefante appunto nella stanza può essere utile Trump ama così tanto Putin da voler fare di tutto per offrirgli il fianco orientale dell'Europa mostrare l'elefante nella stanza anche con un meme può aiutare a far capire che Trump vuole indebolire l'Europa anche per aiutare a Putin,
Il problema quindi non è la foto che Trump non vuole concedere a Meloni, ma è la distanza che Trump non riesce mai a prendere da Putin, e quindi ci vorrebbe appunto un ordine di di un ordine restrittivo, scrive per l'appunto, il il foglio dopodiché,
Su questa falsariga ne troviamo diversi di quotidiani, per esempio mette insieme un po'tutto nel suo nel suo titolo il giornale e anche qui è interessante e va be'il gioco di parole è carino, ma soprattutto è interessante il fatto che di nuovo notiamo come Trump diventa il nemico no,
X e questa volta il titolo del giornale è nato per sfasciare tutto con una foto di Trump mostra un cartellino rosso, perché appunto c'è sia il tema dice don Donald, che chiama alla Fifa e fa togliere la squalifica il bomber statunitense scoppia la guerra del calcio e oggi ad Ankara invece il redde rationem con i leader europei e quindi appunto i due temi insieme anche anche il manifesto lo fa ma insomma, almeno in realtà forse la c'è sicuramente il Riformista con questo pallone gonfiato che ovviamente Trump
Che mette nel mirino Meloni, e poi c'è una valutazione di Pina Picierno, che la definisce una strategia, e poi una una studiosa che invece americana che dice che questa comicità, diciamo così, ne mina l'autorevolezza, ma va be'~speaker_laugh.
E invece vi dicevo anche il titolo
Il titolo del Manifesto
Eccoci qua le regole del gioco ampiamente manifesto tiene insieme tutto pagare e ancora pagare al vertice della NATO che si apre in Turchia, Trump darà le pagelle agli alleati sulla base di quanto stanno aumentando la spesa militare, che va quasi tutta in armi americane ma per il segretario generare generale Ruth è giusto così solo la Spagna dice no e però il titolo evidentemente si riferiva anche no alle incursioni di Trump con con la Fifa.
Che cosa succederà oggi al vertice, soprattutto fra ieri e oggi, dopo che avevamo letto ieri mattina sul Corriere che la decisione era quella di non replicare, non dare seguito alle polemiche che succede allora riparto dal Corriere della Sera?
Dalla cronaca di Marco Galluzzo e poi invece vedremo su Repubblica. Intanto vi segnalo anche che Ninth su moltissimi giornali, a partire anche dallo stesso Corriere, ci sono una serie di interviste e, diciamo così, prese di posizione ieri di esponenti politici che più o meno, diciamo così in modo convinto appoggiano però danno la loro solidarietà a a Meloni,
Su questa cosa.
Viene anche notata, ovviamente, dal dal.
Giornale che però hanno tante come sopra ovviamente, da sinistra.
Ci sia questa solidarietà però scrive, scrive Fabrizio De Feo sul giornale da Conte a Renzi, arriva la solidarietà con lezioncina, la lezioncina è quella di dire la Meloni, beh, potevi scegliersi un alleato migliore, intanto però dicevamo Marco Galluzzo, allora,
Che vir il cui pezzo a pagina 3 è così intitolato con un virgolettato non sarà gelida di più la linea per il vertice concordata con Erdogan, e però poi si parla di contatti con lo staff americano, quindi, insomma, non c'è ovviamente una chiusura definitiva e allora, tre giorni fa, scrive Galluzzo aveva chiamato il presidente turco, non solo per parlare dei lavori del vertice come cerimoniere del summit e padrone di casa a Erdogan Meloni aveva chiesto di organizzare le varie sessioni nel modo più tecnico possibile, del resto, i tempi della riunione annuale della NATO sono già stati ridotti all'osso dai turchi
Anche per evitare che l'occasione diventi l'ennesimo palcoscenico di scontro fra Trump e gli alleati europei accusati di non fare abbastanza, Erdogan è grande amico di Trump, ma ha ottimi rapporti con Giorgia Meloni, eppure non sono passate nemmeno 24 ore e l'inquilino della casa Bianca ha lanciato l'ennesima bordata via social, questa volta anche con una sorta di velata denigrazione misogina. Ci vorranno accortezze di protocollo più rigide del solito, quindi, per evitare incontri imbarazzanti, ma Giorgia Meloni, e qui viene la parte molto interessante. Ieri ha fatto un rapido giro di telefonate dentro il governo con i ministri più vicini. È stata ribadita la correttezza della linea annunciata quando lei stessa appunto replicò dopo il G 7, non ci saranno più risposte che perché dice Commerz confezionarono un'altra. Sarebbe come darla vinta a chi ha voglia solo di litigare. Quindi tale è rimasta la linea
Anche quando, poco dopo l'ora di pranzo, Meloni è arrivata nel suo ufficio a Palazzo Chigi, dove appunto dice Meloni, però ha parlato anche con autorevoli esponenti dello staff dello stesso, Donald Trump, il suo rapporto con il genero, il marito di Ivanka Jared Kushner,
È tanto riservato quanto rodato esiste una consuetudine al confronto che va avanti da parecchio tempo e sembra che nelle ultime ore, prima o poco dopo il meme sessista che le ha rivolto il suocero di Jarrett, i contatti fra i due si siano rinnovati, abbiano avuto modo di chiarire alcune cose e anche di constatare che persino nello staff della casa Bianca,
C'è molta irritazione per l'ultima uscita del presidente, ma più di spiegare le dinamiche, ricostruire la genesi di un rapporto personale è andato in tilt, perché sembra che Trump si sia legata al dito il video del G 7, in cui Meloni sembra spiegargli alcune cose con l'indice puntato verso di lui, c'è poco altro da fare anche perché il presidente americano passa buona parte del suo tempo a leggere sia i commenti italiani che quelli americani sui post che riguardano i suoi recenti scambi con Meloni durante il G 7 in Francia e nel resto lievi a commenti che alimentano una frattura personale non politica sulla quale esistono margini
Quasi nulli di riparazione, così scrive. Marco Galluzzo, che poi dice emerge anche un altro dettaglio cruciale, questo arrivati in seno al governo italiano, direttamente dallo staff di Trump, la questione è diventata ancora più personale quando proprio Meloni ha deciso di rispondere con un video, quello in cui rivendicava di non aver mai implorato niente alle frasi di irrisione ricevute dopo il G7, lui stesso se ne è lamentato, ha messo nel mirino tanti europee da ma con una Merz, ma considerato un affronto, il fatto che l'unica ad avergli risposto sia stata la Premier non sarà quindi gelida di più, dicono sottovoce nel suo staff. Conoscendo il carattere di Meloni, non viene difficile crederlo. È probabile che sfrutterà al vertice per concentrarsi sugli obiettivi italiani
Quelli di definire nero su bianco, come nella dichiarazione finale, una postura della NATO che presìdi anche il fianco sud dell'Europa questo, fra l'altro scrive Galluzzo gli dicevo, va incontra non contrapposto però sicuramente letto, oltre a questo articolo, però, anche quello che troviamo su Repubblica e che Skin, invece, che viene firmato dal collega Paolo Mastrolilli che è stato inviato ad Ankara Paolo Mastrolilli, di solito sta New York e
E così scrive Mastrolilli, siamo sempre a pagina 3, anche qui il titolo è incuriosisce molto, perché il titolo del suo pezzo è un ruolo sulla Libia, così la casa Bianca prova a ricucire con Roma ora cosa c'entri la Libia, viene appunto da chiedersi allora andiamo a vedere,
Mastrolilli inizia con un virgolettato il suo articolo e scrive dobbiamo assolutamente ricostruire il rapporto con Giorgia Meloni e ci stiamo lavorando, il vertice NATO è l'occasione giusta, con qualche gesto formale, ma anche concreto.
Un'idea sarebbe affidare a Italia e Turchia alla Libia per stabilizzarla, a sfruttare le sue risorse.
Qui parla, dice una l'alt, l'alto funzionario dell'amministrazione Trump che condivide queste considerazioni con Repubblica fa parte dell'ala governativa che vuole ricomporre la frattura con la premier italiana perché giudica Roma un alleato troppo importante per perderlo a causa dei nei media social tipo quello pubblicato da Donna and domenica d'altra parte però ci sono diversi capi del movimento MAGA tipo Steve Bannon.
Che, ancora alle orecchie del presidente, è una forte presa sull'elettorato, invece, con finti de convinti della fine del rapporto, accusano l'ex alleata di non essere mai stata davvero dalla loro parte, mai un ponte fra Trump, L Europa insomma però scrive ancora Mastrolilli il primo interrogativo riguarda le ragioni profonde del risentimento e quindi,
Ma evidentemente la spiegazione in quella che abbiamo letto sul Corriere, che si è particolarmente irritato perché Meloni ha usato rispondergli.
Qua sono un po'diverse, il primo interrogativo appunto riguarda le ragioni profonde del risentimento, perché va bene il fastidio per la mancata collaborazione in Iran e le basi negate, e magari anche l'impossibilità della Premier italiana nel seguire il presidente negli attacchi contro papa Leone, ma la prosecuzione quasi quotidiana degli attacchi autorizza a sospettare che sotto ci sia anche altro.
E qui arriviamo a un passaggio abbastanza surreale, devo dire però.
Interessante più che altro per capire i meccanismi e come, come appunto, quando poi parli con queste fonti diplomatiche sono veramente disposte a dire qualsiasi cosa perché giustamente Mastrolilli riporta dice la fonte diplomatica per natura e portata a mediare.
Perciò suggerisce un'interpretazione singolare, è sempre qui virgolettato, anche quel messaggio potrebbe essere preso come un complimento, quello che ci vorrebbe un ordine restrittivo è il modo del presidente di Flor Tare, rivendicare, di essere attraente, capisco che possa apparire un'idea singolare ma, conoscendolo bene vi inviterei a non scartarla.
E che però qui giustamente Mastrolilli chiosa, anche se così fosse, l'effetto non è stato quello sperato, diciamo, il funzionario riconosce che la popolarità di Meloni è cresciuta grazie allo scontro con Trump, mentre quella del capo della casa Bianca continua a calare pericolosamente in vista delle Mitterrand di novembre.
Anche per questo sarebbe venuto il momento di darci un taglio, la fonte confessa di aver discusso con i colleghi italiani un gesto distensivo che potrebbe cambiare la dinamica durante il vertice NATO, visto che già stasera donna al The Giorgia si ritroveranno nella stessa sala per la cena di benvenuto dei leader poi però servirebbe un po'di sostanza come l'annuncio dell'ambasciatore israeliano negli Stati Uniti è Leather secondo cui prossimo round di colloqui fra il suo Paese il Libano si svolgerà a Roma il 15 e 16 luglio.
Aspettate e la Libia, secondo l'alto funzionario, potrebbe offrire un'opportunità il Consigliere per Africa e Medio Oriente, ma sa Boulos suocero della figlia di Trump Tiffani, mi noi parliamo delle nostre cose familistiche, ma qui.
C'è, c'è anche sto il suocero della figlia di Trump Tiffani, lavora per far nascere un governo unitario nell'ex colonia italiana, quindi in Libia, e spinge le compagnie petrolifere americane a investire nel Paese, come hanno già fatto ConocoPhillips, Chevron Leni teme di venire penalizzata, Roma ha bisogno di queste risorse e i soldi che generano,
La fonte e quindi suggerisce che il presidente potrebbe dare al padrone di casa Erdogan e a Meloni la delega sulla Libia, anche come atto concreto di riconciliazione ora, dopo quello che abbiamo letto sul Corriere, sembra molto improbabili.
Ma siccome diciamo così, l'uomo è assolutamente imprevedibile.
Restiamo restano in attesa di capire che cosa che cosa accadrà.
Certo fa una discreta impressione notare come anche sul Corriere ormai non ci siano proprio dal proprio nessuna remora nel parlare di Trump con toni proprio appunto non viene definito apertamente anche già in un titolo siamo a pagina 4, nel Paese un pezzo di Massimo Gaggi Trump il bullo sui social,
Mentre nel pezzo di Viviana Mazza nella pagina a fianco viene un po'presi in giro perché le Donald fra le guerre, la sala da ballo poi lancia gli investimenti per bebè insomma, sostanzialmente un povero imbecille.
Poco poco altro.
E poi si fanno parlare, insomma, vari persone che o lo conoscono esperti, in questo caso il Corriere fa parlare il, il regista di origini iraniane, agli Abazi, che è quello che ha diretto il film da premier bis, che narra appunto, come scrive il Corriere, l'epopea di Donald Trump negli anni 70 e 80 e lui dice è sempre stato così,
Mi dispiace per gli europei che devono parlargli, ha iniziato a essere così a 12 anni, chi ha visto quel film sa di che cosa si sta, si sta parlando, insomma, veramente abbastanza rivelatore e angosciante allo stesso tempo. Detto questo, c'è a questo proposito una una intervista, anche, ma ve la segnalo più che altro per dovere di cronaca sulla stampa, al ministro degli Esteri Tajani, che non fa che confermare appunto quello che
Avevamo, avevamo già letto, e cioè che la decisione di non rispondere al presidente non replichiamo per non alimentare polemiche fra alleati.
La diplomazia dice Tajani ad, Alessandro De Angelis, che lo intervista non si discosta da questi valori, il dialogo fra me e il Segretario di Stato, Marco Rubio non si è mai interrotto, quindi comunque conferma che.
I contatti, i contatti vanno avanti, ma c'è, c'è un tema adesso, cioè, appunto, al di là dei rapporti fra Trump, Meloni, eccetera, eccetera, ritornando invece a alla questione centrale, cioè il vertice NATO e quello che significa questo vertice NATO sia per l'aumento possibile delle spese e dei Paesi aderenti che nei termini in difesa dell'Ucraina c'è un articolo su Repubblica che credo vada assolutamente letto.
E lo troviamo a pagina 9, eccolo qua, lo firm lo firma.
Gianluca Di Feo, che così così spiega centinaia di missili russi, l'ombra dello Zar sul vertice che lascerà sola. L'Europa quindi riprende un poco il discorso che avevamo letto all'inizio sul sul foglio De Leo dire scusate di teneva il nostro Di Feo, l'eco delle esplosioni che hanno squarciato la notte di Kiev arriva dritta nel vertice NATO di Ankara perché è chiaro che la pioggia di missili contro l'Ucraina rappresenta un problema politico e militare per tutta l'Alleanza e soprattutto per i partner europei. Poche ore prima dell'attacco, qui si riferisce all'attacco che sia stata l'altra notte, anche stanotte, comunque, sono andati giù pesanti e però insomma,
Il riferimento è a Clara, l'altra notte, poche ore prima appunto dell'attacco, il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, è stato esplicito e ha parlato di una guerra su vasta scala, poiché i finanziatori occidentali stanno di fatto partecipando ai combattimenti, quella che 1.593 giorni fa è cominciata come un'operazione speciale ha aggiunto Peskov continua come una guerra, perché Berlino, Parigi, L'Aia, Oslo e purtroppo Washington sono alle spalle tic queste parole di Peskov. Il summit atlantico deve quindi continua De Feo Di Feo. Innanzitutto decidere come sostenere. L'Ucraina. Zelensky ha sottolineato che è stato impossibile fermare i missili balistici perché non ha più Patriot aiutarlo, però è difficile
Il conflitto con l'Iran ha consumato le scorte americane e l'Europa non ne produce, sono armi costosissime, il prezzo è salito a 7 milioni per esemplare, con la prospettiva di usarne due o tre per abbattere un ordigno russo. Significa che per bloccare quelli piovuti su Kiev la scorsa settimana servirebbero quasi 300 milioni di dollari e i Patriot sono praticamente introvabili. Le fabbriche americane consegnano le batterie sette anni dopo la firma del contratto. Esiste un'alternativa, l'ultimissima versione del Samp-T italo-francese, che non è stata testata in battaglia e ha tempi stimati in 3 anni, ma è troppo tardi per l'Ucraina che ne ha bisogno subito per impedire che la popolazione delle città venga massacrata nel sonno invece l'economia bellica di Mosca sforna missili in quantità sconvolgenti. Tra giovedì e ieri ne sono stati tirati 142. Nessun Paese europeo sarebbe in grado di affrontarli senza la protezione americana
Roma, Londra, Parigi, Varsavia sono totalmente scoperte contro gli ordigni balistici e ipersonici o contro i mostruosi o Reznik attestate multiple. Berlino può contare su un singolo sistema euro comprato in Israele che il messaggio di fuoco che Vladimir Putin ha trasmesso all'Occidente che irrompe nelle discussioni di Ankara. I russi in due notti hanno sparato 10 ipersonici Zhirkov, 47 balistici Iskander, 81 Cruise, Calibre eh eh eh K. H 101, accompagnati da 847 droni, c'erano molti dei quali con motore a reazione, e quindi continua ancora De Feo. Nessuno si fa illusioni. Il disimpegno statunitense è irrevocabile sia nel supporto all'Ucraina che nella cupola militare, a tutela dell'altro lato dell'Atlantico. Forse ad Ankara si riuscirà a salvare le apparenze, ma la realtà è che la smobilitazione sarà superiore alle previsioni nella qualità e nella rapidità del ritiro. Vedremo perché giusto l'altro giorno, invece leggevamo che forse è il ritiro.
Potrebbe essere un po'più lento.
Bisognerà valutare anche questo aspetto, l'Europa però chiude Di Feo, finora non è riuscita a stabilire una reazione comune, il dibattito italiano sui prestiti Safe per finanziare la difesa è illuminante.
Le democrazie devono fare i conti con l'elettorato, mentre Cina e Russia possono spendere senza curarsi dell'opinione pubblica, la questione però, appunto, non riguarda solamente i fondi, ma pure la trasformazione produttiva imposta dalla situazione mondiale questa è una parte dell'articolo, ma già vedo sufficiente per darci un'idea di quella che è la situazione.
A proposito di armi, peraltro, proprio di questo parla e diciamo proprio su questo sì.
Si concentra il Fatto Quotidiano.
E di questo ha questo tema proprio oggetto del suo titolo di apertura, non hanno pane mangino Cannone Rutte e von der Leyen che dicono le armi fanno bene al Pil, al vertice NATO europee genuflessa e agli USA per nuove spese in armamenti.
E però appunto questa quella che di fatto definisce genuflessione in realtà è, diciamo così, forse può essere anche interpretata come consapevolezza che solo loro che li hanno, come appunto sembrava spiegarci Di Feo nell'articolo su Repubblica.
Detto questo, detto questo, poi ovviamente c'è, come dicevo tutto il tema ancora del calcio.
Con insomma, diverse prese di posizioni levate di scudi c'è un.
Ma in tanti si producono su questo aspetto, in molti, dal Messaggero al Corriere intervistano Malagò che dice che è un precedente, è un precedente gravissimo perché, appunto?
Pericoloso Ounas, una strana storia, la definisce Malagò, così perde la meritocrazia.
Ad Alessandro Angeloni, che lo Alessandro Angeloni per un'intervista gli chiede anche lui, come si sarebbe comportato e qui Malagò, dice io ho dimostrato di saper mantenere l'autonomia dello sport, però, insomma, certo deve essere.
Imbarazzante e a proposito di imbarazzante, ecco, nel caso qualcuno non non non sapesse bene chi è questo Giovanni Infantino, en Gianni Infantino, scusate che il presidente della Fifa.
E con cui Trump ha parlato, c'è un suo, un suo ritratto su su Repubblica, insomma non.
Non proprio particolarmente lusinghiero lui poi ieri pare che abbia detto insomma che non l'ha influenzato Trump va be'comunque.
Invece è sempre per restare sul Messaggero, mi ha mi ha insomma un po'di dibattito fra virgolette il l'intervento di Andrews panna house.
Che parla dell'imbarazzo di noi americani, che stavamo facendo una bella figura e Donald ha rovinato tutto stadi pieni stranieri, innamorati negli Stati Uniti un'immagine finalmente risollevata, ma il tycoon ha deciso di metterci di nuovo in imbarazzo. Insomma, la gente stava perché, fra l'altro, devo dire Entr interessante questo commento perché spanna o se spiega che negli Stati Uniti, negli sport, diciamo così statunitensi, tutto sommato, la possibilità di contestare una decisione arbitrale e soprattutto una sospensione è abbastanza frequente. Succede nel basket, ma anche nel baseball, nel football e nell'ochei esiste la revisione delle sanzioni e il giorno dopo, permettendo di presentare ricorso subito, è il caso di Balogh. In molti erano convinti che non ci fosse alcuna intenzionalità e che quindi non meritasse il cartellino rosso, ma il calcio mondiale conviene, spanna house. Non è la stessa cosa
Quindi, la rivolta contro l'ingerenza tran Piana è stata ampia e immediata, insomma, non è, non è una partita di hockey, ecco e soprattutto i sogni sono i Mondiali, ecco, diciamo che no, è una cosa un pochino diversa, tiene insieme tutto.
Il meme, i Mondiali, il pallone ma non solo Luigi Manconi, con questo.
Area poi c'è se se vi piace, insomma, se se ovviamente il calcio mi appassiona non potete perdervi Emanuela Audisio su Repubblica, ammettiamolo è roba, da Oscar, nemmeno Hollywood degli sceneggiatori sarebbero stati capaci di scrivere un copione così titolo Free, ma lobby,
Ma vi dicevo invece il commento, quello di Manconi che tiene insieme tutto il titolo, un pallone gonfiato e parte dalle fantasie di onnipotenza proprie, di una personalità paranoica come quella di un despota che dice poggiano di frequente su una base ludica si pensi alla potente allegoria della lunga sequenza del film il grande dittatore dove Chaplin impersona Hitler,
E poi dal punto racconta.
Di questa di quest'aspetto dice però la legge è cruciale, appunto in quella rappresentazione, l'atonalità ludico agonistica la volontà di potenza che si applica puntualmente all'attività sportiva, la fantasia del dittatore di ogni dittatore persegua certamente l'affermazione, o meglio l'apoteosi, nella vittoria in battaglia nel conflitto geopolitico, ma c'è qualcosa di meglio del potere e del potere di decidere del campo. Scusate, ma c'è qualcosa di meglio del poter decidere nel campo delle prove di forza che so come sono le discipline atletiche e le competizioni agonistiche. C'è qualcosa di più gratificante. Lo sport è dominato dal merito e allo stesso tempo dal destino. Di conseguenza, imporre la volontà dell'autocrate per mero capriccio o apertura. Hybris sembra manifestare la potenza assoluta e questi
E credo che Trump non abbia mai sentito parlare della hybris, ma in realtà in questo si tratta, visto che ci siamo nella stessa pagina pagina 13, Stefano Folli, prova anche a cercare di capire se tutta sta sto questa storia, soprattutto quella che ha coinvolto Meloni per lei abbia significato un vantaggio o uno svantaggio e conviene che tutto sommato forse è più un vantaggio in realtà né di scrive folli in chiave di politica interna Meloni ricava un vantaggio ma anche appunto uno svantaggio lo svantaggio.
Riguarda il punto di fondo, perché non conviene mai a un governante italiano a essere messo nel mirino dell'Amministrazione americana, dice, anche se Trump è un personaggio imprevedibile, e va bene però perché si corre il rischio di una frattura prolungata con la casa Bianca, male dice il vantaggio per la Meloni,
E invece di essersi scrollata di dosso l'eccesso vero o presunto di sudditanza verso la grande potenza, per meglio dire, nonostante le relazioni lacerate, al momento non si vede in Italia che potrebbe aggiustarlo su quali soggetti gli Stati Uniti potrebbero puntare se decidessero che la premier Meloni non gode più per l'oggi e per il domani della loro fiducia.
Nel perimetro dell'attuale maggioranza, solo il ministro della Difesa Crosetto avrebbe i requisiti tecnici per sedere a Palazzo Chigi ma, com'è logico sul piano politico, non sarebbe in grado di sostituire Giorgia Meloni, occorre immaginare allora un presidente del Consiglio tecnico, per il quale non ci sono però le condizioni.
Quanto all'opposizione, è lungi dal rappresentare per gli Stati Uniti una sponda migliore del centrodestra, anzi, non si pone nemmeno il problema. La linea del campo largo ricalca quella dello spagnolo Sánchez, nonostante i guai giudiziari di quest'ultimo. È una posizione che guarda oltre Trump, quindi oltre i 28, ma avrebbe bisogno di una casa Bianca del tutto il riverniciata, non solo un successore del presidente, maga nella chiave di un conservatorismo tradizionale, bensì una figura in grado di rovesciare i parametri, un Sanders giovane, se ci fosse la Ocasio-Cortez, giudicata però senza esperienza internazionale, quindi chiude folli dicendo in ogni caso, il centrosinistra, che si immagina vittorioso nelle elezioni del prossimo anno, avrebbe bisogno di un interlocutore oltreoceano che sia sui due in lunghezza d'onda compatibile è uniti. È un'ipotesi, quest'ultima ancora remota, forse non prevedibile a breve, il che offre al centrodestra, al di là di Trump, qualche buona carta per reggere la scena. Quindi, tutto sommato alla fine, i vantaggi per Meloni sono maggiori degli degli svantaggi, il che ci porta, appunto visto tra folli ci ha portato, diciamo così, dalle parti della politica interna.
E allora andava a vedere un paio di di segnalazioni che vale la pena di fare, come vi dicevo, voto cattolico, qualsiasi cosa questo voglia voglia dire, ne parlano diversi diversi giornali, ovviamente ne parla anche a venire io da lì, se riesco a trovarlo, eccolo qua riparto, eccoci qua, legge elettorale e democrazia, associazioni cattoliche in rete c'è stato questo questo incontro sul suo avvenire. Se ne parla a pagina 8 una grande occasione per ritrovarsi a due anni dalla settimana sociale di Trieste,
Tra le associazioni che ne furono protagoniste per chiedersi,
Nel pieno di un dibattito acceso sulle regole del voto, come ridare voce alla democrazia?
Con questo spirito scrive Avvenire si è svolto ieri l'incontro all'Istituto Sturzo di Roma, ora qui ci viene presentato no, e però in realtà, come sapete, anche un'occasione per vedere chi c'è, come c'è.
E quindi ecco, quarte Schlein e Conte si presentano all'Istituto Sturzo, dove tante sigle hanno criticato il bipolarismo Fort.
Tato, chiedendo di dare più spazio ai cittadini e di garantire il voto ai fuori sede, ora, se si parla di bipolarismo forzato è evidente, no, qui si cercano altri spazi, altri margini.
E i protagonisti di questo questo incontro Giorgio Vittadini, Agostino Giovagnoli, Patrizia Giunti Sebastiano Nerozzi, ieri a don Sturzo, insomma, lasciano appunto immaginare che si stia cercando anche qualcos'altro se nascerà come nascerà.
Mentre lo vediamo, sappiamo che c'è un impegno preciso, disegna un alcune persone.
Ecco vidi in particolare, per esempio Pina Picierno, con questo spazio pubblico, ma non solo,
La chiamo in causa, Pina Picierno, perché oggi c'è, diciamo così, indirettamente, un botta e risposta fra due donne.
Una è Elena Bonetti, e l'altra è, per l'appunto, la stessa Picierno, sulla questione del nodo preferenze nella legge elettorale e la cosa interessante, non solo che Bonetti, che peraltro è stata ministro delle Pari Opportunità nel governo Colombo fino al 22,
Bonetti, si dice favorevole.
Cioè, scusate, non vuole le preferenze e perché dice partiremmo svantaggiate con le preferenze, quindi preferisce il listino bloccato o meglio uninominali e listini alternati.
Per cui dice, perché se perché altrimenti non non ci eleggono, mentre invece Pina Picierno e si fa forte peraltro anche delle tantissime preferenze prese per andare al Parlamento europeo dice, ma no, cioè vero si può fare qui.
Bonetti dice che in realtà Picerno non dovrebbe scambiare quella che è la sua esperienza personale per una regola generale perché indice.
È come se dicessimo che, siccome c'è una donna che è riuscita a diventare presidente del Consiglio, allora in Italia non c'è un problema di disparità fra donne e uomini, che invece dice sotto gli occhi di tutti che non è così.
Però, insomma.
Non insomma, questo sembra il problema, vero è che?
Diciamo poi questa intervista di Bonetti le ha trovate sul quotidiano nazionale a pagina 8, Maddalena De Franchis che la intervista le chiede se chieda Bonetti, se comunque conferma che sta lavorando per costruire un terzo polo e lei dice si dice, stiamo costruendo un'alternativa liberaldemocratica e popolare insieme alle forze che hanno riconosciuto la validità del nostro percorso da Pina Picierno a Luigi Marattin, ricordiamo che Bonetti e dentro azione, quindi azione di Calenda, raccoglieremo in modo coerente le migliori energie del Paese e ricordo che in questa legislatura azione hai letto pari numero di donne e uomini e però per l'appunto se si trovano poi nello stesso
Nella stessa Federazione, che sia spazio pubblico quello che è e anche questo tema andrà andrà indubbiamente Andrea indubbiamente risolto, vi dicevo la lettura maliziosa, ma non del tutto improbabile, anzi, che propone il Fatto quotidiano di questa polemica è la seguente.
Il Pd è contro le preferenze, quindi Elly manda avanti Gribaudo Chiara, Gribaudo che per l'appunto è una di quelle che ha firmato questo appello per dire non vogliamo le preferenze, sarebbe il cavallo di Troia di Elly Schlein, che non si può esporre direttamente e dire che non vuole le preferenze e quindi,
Fa
Mandare avanti le donne lo scrive Wanda Marra.
Sul Fatto Quotidiano e
Però dice che, fra l'altro
Le le le le donne del Caab Vic vicina, cioè le le cosiddette renziane, quest'appello non lo hanno firmato fra quelle che hanno firmato c'è appunto Gribaudo del Pd, Quartapelle.
Eh, eh, eh, eh, eh eh, poi si parla di Raffaella Paita, che invece è di Italia Viva, che ha detto garantire bisogna che bisogna garantire la doppia preferenza di genere, quindi pronto non se ne parla.
Eh va beh, questa è la, come le dicevo, l'interpretazione interpretazione che ne dà il fatto, il fatto quotidiano c'è poi ci sono poi, ecco no, non possono non a proposito di questa galassia che sta cercando di di addensarsi in qualche modo no intorno a spazio pubblico vedremo o che cosa c'è un pezzetto di Guido Vitiello che oggi vale la pena di leggere sul foglio ci andammo a prendere Olof.
E questo questo Valley an spiega Vitiello, Caro direttore, scrive sotto forma di lettera, ma in realtà è nella sua rubrica il B Elba, Caro direttore, visto che ti è piaciuta l'immagine dello sciame centrista, ne scriveva l'altro giorno.
Propongo di allargare il Bioparco includendo un cavallo un'allodola, un cuculo e altri animaletti un po'matti che abitano nel boschetto della mia fantasia, il pasticcio di cavallo e o Lodola sa di cavallo e la frase sospirosa con cui mio padre, storico elettore repubblicano, commentava la pietanza indigesta del pentapartito, il cavallo era naturalmente la balena bianca, la Dc giusto per se siete così giovani, ma non ricordare ma considerando l'allodola del pr i, la quaglia del PLI e il tordo del Pd, riuscivi comunque a distinguere nel pasticcio un retrogusto di selvaggina da Piuma. Oggi i partitini laici messi insieme fanno a malapena un colibrì, ma è probabile che finiscano per volare sparsi. Sapranno assestare le beccate giuste ai bestioni ispidi del Bie populismo. Tutto può essere per carità, ma i precedenti non giocano a nostro favore. E le leggi di natura tollerano poche eccezioni.
Pannella, un cuculo disse Gianni Baget Bozzo. Ai tempi delle europee del 1989, i Radicali, con la svolta transnazionale transpartitico avevano smantellato il loro nido storico, il Partito radicale come soggetto politico nazionale per deporre qua e là le loro uova. Chi si appollaia o tra i Verdi, chi provò a innestarsi tra i socialdemocratici schivo lo nello stormo liberale repubblicano, chi costruì un piccolo Nida en nido scusate, antiproibizionista, progetto ambizioso di ibridazione zoo politica. Ma per quanto Pannella fosse un mulo abruzzese, con lo sguardo a tutto campo delle aquile, come lo definì Giuliano Ferrara in quella stessa occasione,
A fare la differenza era la robustezza dei nidi, più che il carisma dei singoli pennuti, e infatti a seguito dell'esperimento, non pochi presero dimora nei nidi, in cui avrebbero dovuto creare scompiglio e si mimetizzano con la nuova covata Rutelli, per esempio si ritrovò ben presto tutto verde il nuovo sciame rischia di fare la stessa fine, per questo temo che non si possa fare a meno di un grande nido di riferimento, bene,
L'arca della mia disperazione dovrebbe essere al completo, solo non si vedono i due liocorni, questo è.
Sempre a chimico e divertente, Guido Vitiello, e poi invece noi adesso ci dedichiamo alle altre polemiche, non senza avermi segnalato anche invece una riflessione di Polito che trovate sul Corriere della Sera, a proposito, diciamo così, di Vannacci e di quanto diciamo si sia.
In realtà, invece discostata la politica meloniano da quella di Vannacci perché, diciamo così dice Polito, in molti soste circola questa tesi che Vannacci non sarebbe altro che appunto una Meloni più naïf.
Prima, cioè che gli anni di governo le insegnassero l'arte dell'ipocrisia e la costringesse rami, mi ni mimetizzare le sue vere pulsioni, ma in realtà, appunto, la tesi di Polito che no non è, non è esattamente così, quindi se vi interessa ve lo ve lo segnalo invece siccome io non ho più moltissimo tempo volevo segnalarvi al club cose allo intanto la polemica sul Covid, che continua polemica sul Covid, che continua sostanzialmente ed essenzialmente sui giornali ci hanno così.
Vicini alla al governo, alla maggioranza e in particolare il giornale anche la verità.
Richiamano in prima pagina ancora questa polemica, per esempio sul giornale Covid Conte bluffa, interrogate Emi, ma non si dimette dalla Commissione messo alle strette. Giuseppe Conte gioca la carta della lettera del presidente della Commissione d'inchiesta sul Covid Marco Lisei per chiedere di sapere la data della sua audizione. Peccato sostiene il giornale che si tratti solo di una finta, infatti non si è ancora dimesso dalla Commissione stessa. E qui siamo proprio in uno stallo messicano perché da una parte lui dice prima mi dite la data e poi mi dimetto dall'altra gli dicono no, prima ti dimetti, poi ti diciamo la data, il risultato, ovviamente, che non se ne fa nulla, né scrive così anche la la verità e soprattutto il risultato è come scrive in un bellissimo pezzo, molto interessante il dubbio
Che
Una uno strumento nobile, così lo definisce, come quello della commissione politica per la commissione parlamentare d'inchiesta viene sostanzialmente del tutto svilito il pezzo di Mauro Bazzocchi lo trovate appunto sul dubbio e il titolo è il seguente, come la lotta politica ha trascinato nel fango le commissioni parlamentari di inchiesta quello che sta accadendo in Commissione Covid era stato anticipato anni fa.
Da episodi come la Commissione Mitrokin o la Telekom Serbia e poi c'è il caos Vigilanza e quindi per l'appunto, ripercorre in questo pezzo le le vicende, le vicissitudini che che travagliano queste commissioni e e però poi appunto la conclusione dice che le Commissioni è questa che le commissioni parlamentari d'inchiesta nascono come strumenti eccezionali ai quali la Costituzione attribuisce poteri assimilabili a quelli dell'autorità giudiziaria proprio perché, chiamati a fare luce su vicende di interesse pubblico la loro forza dovrebbe risiedere nella credibilità istituzionale, non nella convenienza politica,
Quando invece l'obiettivo percepita diventa quello di mettere sotto pressione l'avversario e la loro autorevolezza inevitabilmente si affievolisce, non è un fenomeno nuovo per l'appunto già la commissione Telekom, Serbia, istituita durante uno dei governi Berlusconi, nacque sull'onda di accuse poi rivelatesi inconsistenti contro il centrosinistra,
Ancora più emblematico fu il caso della Commissione Mitrokhin, promossa nel 2002 per fare luce sui presunti rapporti fra il KGB e la politica italiana, ma è rimasta soprattutto nella memoria collettiva per le infinite polemiche, le relazioni contrapposte, l'assenza di risultati condivisi, neppure le commissioni più recenti però sono riusciti a sottrarsi a questa dinamica scrive ancora il dubbio.
La commissione parlamentare sulle banche, fortemente voluta durante la stagione renziana, avrebbe dovuto fare chiarezza sulle crisi degli istituti di credito, finì anch'essa per trasformarsi in un terreno di scontro che investì anche esponenti dello stesso fronte politico, che ne aveva sostenuto la nascita dimostrando come questi organismi, quando vengono concepiti con finalità prevalentemente politiche spesso finiscono per sfuggire al controllo dei loro stessi promotori. È un'evoluzione che rischia di oscurare il ricordo delle grandi commissioni parlamentari che hanno invece ha rappresentato un patrimonio della Repubblica. Basti pensare alla commissione Anselmi sulla P2 o è lunghi lavori sulle stragi di Ustica e Bologna, capace di ricostruire, contesti, acquisire documenti e offrire al Paese un contributo prezioso alla ricerca della verità?
Organismi che rafforzavano il prestigio, il prestigio del Parlamento e oggi invece le commissioni sono l'ennesimo campo della battaglia permanente tra maggioranza e opposizione e sarebbe forse il segnale più evidente di quanto il Parlamento abbia progressivamente smarrito, non solo il proprio peso legislativo, ma anche la propria autorevolezza istituzionale questo quello che troviamo sul dubbio, ahimè.
E ci viene raccontato, visto che sono sul dubbio vi segnalo anche articolo invece molto interessante, di Tiziana di Tiziana Maiolo, ah, siamo però a pagina a pagina 7, che fa le pulci a quelle che definisce le zone grigie mafiose, i teoremi di Gratteri si infrangono, va avanti e i giudici perché, ancora una volta,
C'è stato, sono così, c'era stato un blitz di Gratteri.
Finito poi con pochissimi.
Insomma, con un esito misero, ecco, scrive Maiolo, mentre la 'ndrangheta esiste ancora, il modello investigativo del super procuratore si rivela un disastro per la Regione, non solo appunto per i risultati, ma anche proprio per come viene condotta.
Viene condotta questa, questa indagine non è un problema soltanto numerico, infatti dice Maiolo il fatto che quando vanno a processo le inchieste promosse dal procuratore Nicola Gratteri, la metà degli imputati venga assolta. È il fallimento radicale di una strategia, quella di smontare la Calabria e ricostruirla come un Lego. Questo è un virgolettato, ovviamente, attraverso inchieste che affiancassero agli arresti dei boss mafiosi anche gli esponenti di quella che Gratteri ha sempre chiamato la zona grigia, un agglomerato che avrebbe dovuto tenere insieme politici, sindaci e amministratori locali, avvocati, professionisti e imprenditori, tutti Cheng fiancheggiatori secondo il teorema, appunto, di di Gratteri a proposito di sindaci
Non perde l'occasione di polemizzare il giornale con Salis, la sindaca di di Genova.
Che viene in qualche modo un po'Subert cullata, perché sarebbe solo trentatreesima nella classifica ricordate quella che ieri era stata pubblicata dal Sole 24 ore sulle preferenze dei dei sindaci, con Funaro, che era al primo posto la sindaca differenze.
E insomma, il la la Salis sarebbe solo al trentatreesimo posto e quindi.
Questo sarebbe insomma prova della sua scarsa capacità, visto che comunque viene sempre presentata come possibile risorsa.
Della della sinistra e quindi e quindi va be'~speaker_laugh, giusto giusto per dire la Polonia cozza invece Hogg, allora debbo dire che mi aspettavo.
Un po'più di attenzione, ma un po'perché è arrivata tardi.
Un po'perché?
E forse insomma?
è una notizia, tutto sommato, che in realtà non pro messa, insomma, sto parlando di Gaza.
Allora, la la notizia in sé è che Hamas.
Si è dimesso, e.
Ah, ma sto prendendo adesso dal MIMS, dal manifesto.
Hamas si è dimesso e ha assolto, dice annuncia, lo scioglimento del comitato di emergenza.
E
Eh, eh eh, E ra ci dice sempre il manifesto a breve si installerà un nuovo organismo, il Consiglio nazionale per l'amministrazione della Striscia.
Ora tam e però ecco un modo forse un po'pochino, troppo ottimistico diciamo il Manifesto titola a Gaza nasce il governo voluto dal Board of Peace, in realtà non è nato proprio niente.
Tant'è che?
Appunto ci sono state queste dimissioni, però non c'è, non c'è qualcos'altro al momento e sulla.
Sulla Repubblica, se nemmeno sognato male sulla Repubblica, seppure proprio che.
È rimasta senza.
Senza governo, sostanzialmente, mentre.
Anche la il fatto che ci saranno i colloqui.
Eccomi, eccomi qua, possiamo su Repubblica, siamo a pagina 10.
Hamas scioglie il governo l'annuncio per consentire l'arrivo previsto dal cessate il fuoco dei ministri tecnici, che da mesi sono fermi al Cairo, però.
Non c'è stato poi invece il disarmo e che era la cosa più importante, sempre su Repubblica, in compenso, ripeto, a questa notizia non viene dato tantissimo, il salto sono sì taglio, alto ma piccolo, molto più spazio nella pagina prende un articolo di Francesca Caferri che spiega come in tre anni ci sono stati 185 nuovi insediamenti e quindi Netanyahu si prende la Cisgiordania,
E mentre l'altra notizia l'avevamo letto, un accenno mentre parlavamo di di Trump, eccetera, eccetera, è che il 15 ci saranno i colloqui con con il Libano a Roma, è un aspetto molto interessante, vedremo che cosa porterà, mi aspettavo diciamo così qualche cosa di più sui quotidiani oggi.
Non c'è moltissimo, forse, perché è arrivata un po'tardi la notizia e quindi.
Se ne parla, stavo guardando anche sulla stampa, per esempio, ecco qua, siamo a pagina 5 Fabiana Magri, scrive la prossima settimana ci incontreremo a Roma il 14 e il 15 luglio si parla del prossimo round di colloqui fra Israele e Libano, l'annuncio arriva dall'ambasciatore israeliano degli Stati Uniti e che later, durante un'intervista sul palco al Council on Foreign Relations di Washington e provoca appunto un certo effetto sorpresa sia perché la partecipazione di lettere ai negoziati in Italia fa pensare che l'incontro in programma,
Fra il presidente Trump e il primo ministro Netanyahu, la casa Bianca, almeno in questa fase, non avrà luogo, ma anche il cambio di sede da Washington a Roma suona inaspettato nel clima di tensione tra i leader Trump e Meloni.
Quindi, appunto, potrebbe essere inserito in quella prospettiva che avevamo visto prima su possibili anche.
L'interesse del nostro Paese, un contentino nel nostro Paese, ma insomma, invece noi dobbiamo chiudere, dobbiamo chiudere con visto che sono sulla stampa, si è perfetta un'ultima segnalazione sulla sulla stampa a pagina 14, perché c'è una vicenda di cronaca che però vede protagonista una un personaggio che all'epoca invece si si presentava come rappresentante come consigliere politico di Berlusconi sto parlando
Di Valter Lavitola, forse qualcuno di voi se lo ricorderà?
L'uomo scrive Francesco Grignetti sulla stampa, un uomo dalle 1.000 vite, Valter Lavitola, il quale Valter Lavitola secondo gli inquirenti sarebbe il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci, e quando ho letto notizie ho detto ma che c'entra la miccia perché.
è vero che era considerato anche un faccendiere un impicciato in tante cose, però è ben curiosa come storia per cui vale la pena di leggersela, un uomo dalle 1.000 vite, appunto Valter Lavitola si inabissa per qualche tempo e poi riemerge quando meno te l'aspetti vulcanico spregiudicato anche troppo.
La definizione migliore di questo salernitano di sessant'anni che ha conservato la faccia da scugnizzo la diede un giornalista spagnolo il quale, siccome scriveva articoli sgraditi su Panama, fu invitato a cena rimbambito per un'ora in un'alternanza vorticosa di lusinghe e minacce, ho pensato che Lavitola aveva una faccia tosta, terribile è iscritto alla Federazione giovanile socialista quando il Psi muore ai tempi di Tangentopoli e gli viene naturale passare alla neonata Forza Italia, di lì inizia una scalata al potere finché diventa uno dei giovanotti rampanti alla corte di Silvio Berlusconi, uno sveglio a cui affidare compiti borderline. Nel frattempo, nel 96 rivitalizza il grullo, il glorioso quotidiano l'Avanti, con un trucco per prendere la testata senza pagare dazio. Va be'
Aggiunge l'articolo dell'apostrofo e lo utilizza per operazioni corsare assieme al suo sodale. Sergio De Gregorio formalmente il direttore del giornale fiancheggia Berlusconi, quando sarà il momento, lo userà come una clava contro Gianfranco Fini, nell'affaire della casa di Montecarlo, pubblicando un documento farlocco che proveniva da uno Stato microscopico dei Caraibi sta industria e che sul momento parve chissà che nel frattempo Lavitola si era specializzato nel patrocinare iniziative economiche in America latina. Lui stesso spiegò com'era divenuto il faccendiere preferito di Finmeccanica da quelle parti. Fu tramite Berlusconi di cui ero uomo di fiducia per l'America Latina e Panama. L'ex presidente del Consiglio contattò l'allora amministratore delegato. Pier Francesco Guarguaglini. Egli fece il mio nome all'eco all'epoca spuntava dagli aerei di Stato come un prezzemolo vino nel paese del canale divenne interlocutore privilegiato del presidente Riccardo Martinelli, ma era introdotto in Colombia, Messico, Costarica Honduras si disse pure nel Brasile di Lula. Nel frattempo gli affari andavano a gonfie vele con l'editoria. Peccato che avesse intascato 23 milioni di euro sulla base di carte falsificate ed è stato perciò condannato per truffa allo Stato. Insomma,
Persona. Oggetto questo questo Lavitola e gli investigatori appunto racconta sempre sulla stampa, Irene fa maglia hanno sequestrato computer, cellulari e altro materiale, lui si professa innocente, dice peraltro che è amico di Sigfrido Ranucci, per cui sì però, insomma, sì, sì e quindi si indaga per capire di che cosa si sta parlando bene.
Direi che con questo ci possiamo per oggi fermare qui e ci risentiamo invece domani mattina buona giornata
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