Tra gli argomenti discussi: Bioetica, Economia, Energia, Esteri, Eutanasia, Francia, Gas, Golfo Persico, Guerra, Iran, Macron, Politica, Rassegna Stampa, Russia, Ucraina, Usa.
La registrazione audio di questa puntata ha una durata di 17 minuti.
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Buongiorno agli ascoltatori di Radio Radicale, giovedì 16 luglio, questo è l'appuntamento con la rassegna della stampa internazionale a cura di David Carretta, oggi torneremo sullo stretto di Hormuz, la guerra tra Stati Uniti e Iran, che riprende, riproporremo una serie di commenti Financial Times l'editoriale di ieri i rischi pericoli del rischio calcolato nello stretto di Hormuz,
Trump intrappolato, Teheran ha esagerato, leggeremo anche El Mundo una guerra senza obiettivi chiari che rischia di cronicizzarsi, scrive, tra l'altro, il quotidiano spagnolo, sottolineando che l'economia globale torna ad essere a rischio a causa di una decisione inspiegabile di Donald Trump leggeremo quale
Poi
Torneremo anche sulla guerra della Russia contro l'Ucraina, è un aspetto particolare le importazioni di gas naturale liquefatto russo in Europa, che sono aumentate nei primi sei mesi dell'anno.
Leggere mono editoriale dal Washington Post l'Europa fatica a rinunciare alla sua dipendenza dall'energia russa, infine, se avremo tempo, parleremo anche di Francia, non le elezioni.
Presidenziali, ma la cosiddetta legge sulla fine vita, che prevede, a determinate condizioni, l'introduzione di un aiuto a morire.
Sollievo è il titolo di un editoriale di Libération.
Che però sottolinea anche i limiti di questa legge che affronta, con un po'di ipocrisia, al tema dell'eutanasia partiamo però da Hormuz e dall'editoriale del Financial Times di ieri i rischi del rischio calcolato nello Stretto di Hormuz, il presidente americano intrappolato Teheran ha esagerato scrive il quotidiano della City questa settimana segna il il punto a metà del memorandum d'intesa firmato lo scorso mese da Stati Uniti e Iran.
Per estendere il cessate il fuoco di 60 giorni eh, cosa cruciale per Donald Trump riaprire lo Stretto di Hormuz, la speranza era che entro il trentesimo giorno che.
Caduto proprio ieri, le mine sarebbero state rimosse dallo stretto, il traffico marittimo sarebbe tornato ai livelli prebellici senza alcun pedaggio e invece, dopo giorni di attacchi reciproci, nel fine settimana, l'Iran ha annunciato che avrebbe nuovamente chiuso completamente lo stretto, il presidente americano ha poi dichiarato che avrebbero introdotto il blocco navale contro i porti iraniani che aveva revocato dopo la firma del memorandum d'intesa.
Esasperato dalla sua incapacità di imporsi sull'Iran Trump, lunedì ha insistito sul fatto che gli Stati Uniti avrebbero applicato una tassa del 20% sulle merci in transito da Hormuz, salvo poi ritirare il piano il giorno successivo, martedì
Tutto questo sarebbe grottesco, se non fosse decisamente grave, più a lungo il traffico nello stretto rimarrà bloccato, maggiore sarà il dolore inflitto all'economia globale, in particolare ai Paesi più poveri, che importano energia prima della guerra, un quinto del petrolio e del gas mondiale passava attraverso questa stretta via d'acqua insieme a prodotti petrolchimici Elio, materie prime per i fertilizzanti, più a lungo stagni ti uniti e Iran lotteranno per il controllo dello Stretto, maggiore sarà il rischio che il ciclo di escalation precipiti la Regione in una guerra vera e propria. Questo pantano, secondo il Financial Times, sottolinea ancora una volta la follia della guerra scatenata da Trump contro il parere di molti dei suoi alleati e senza una reale comprensione
Di quale nemico avesse di fronte una crisi creata da Trump, ha concesso a Teheran una nuova leva, la possibilità di chiudere lo stretto di Hormuz che l'Iran non aveva mai utilizzato in passato. Questa crisi ha portato anche all'ascesa di una leadership molto più radicale, rafforzata dalla sua capacità di resistere ai bombardamenti americani israeliani e di aumentare i costi per l'economia globale. Il regime islamico sottolinea il Financial Times è determinato a non cedere il controllo di questa via d'acqua.
E nonostante Trump insiste, anche gli Stati Uniti possano riaprire lo Stretto. Non c'è alcuna possibilità che il traffico marittimo torni a una parvenza di normalità.
Finché l'Iran continuerà ad attaccare navi. Teheran sta spudoratamente esagerando. Sottolinea il Financial Times nel memorandum. L'Iran si era impegnato a prendere provvedimenti con il massimo impegno per garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali
E invece attacca le navi quasi quotidianamente, nonostante
Il suo atteggiamento di sfida alla Repubblica islamica, subito colpi devastanti nella guerra e la sua economia è in crisi con l'inflazione che ha raggiunto circa il 90% più Trump si arrabbia, più è alto il rischio che reagisca colpendo infrastrutture civili critiche, come aveva minacciato di fare in passato per il Financial Times. Esiste ancora una via d'uscita al memorandum ricevute molte critiche, ma offriva un'alternativa. Una guerra senza fine era stato pensato non come un accordo definitivo, ma per favorire un clima di de escalation e permettere ai negoziati su un accordo finale, compreso il programma nucleare iraniano. Il memorandum manda ha dato a entrambe le parti un incentivo a perseguire una soluzione diplomatica
Per Trump. La ripresa del traffico nello stretto avrebbe
Almeno permesso di iniziare ad alleviare la pressione energetica a livello globale per l'Iran avrebbe permesso di iniziare a sbloccare miliardi di dollari di fondi
Congelati l'alleggerimento delle sanzioni che Teheran vuole a tutti i costi.
Arriverà solo con un accordo finale, ma la battaglia per lo stretto di Hormuz ha sconvolto stravolto questo processo. Lo ha mandato in crisi, un problema chiave che l'Iran interpreta il linguaggio del memorandum come una legittimazione a mantenere il controllo su Hormuz. Gli Stati Uniti, per contro, incoraggiano le navi ad evitare le acque iraniane, utilizzare la rotta lungo la costa dell'Oman riducendo l'influenza di Teheran. Se questa disputa non verrà risolta, la strada verso una fine diplomatica della guerra rimarrà bloccata. L'unico modo per rompere lo stallo è che le 2 parti in guerra tornino al tavolo dei negoziati e collaborino con i mediatori per Troma trovare un modus vivendi nello stretto, altrimenti Stati Uniti e Iran rimarranno intrappolati in un po'in un pericoloso gioco del rischio calcolato, escalation, col rischio calcolato che però nessuna delle due parti può vincere così, tra l'altro
Il Financial Times su il mondo di ieri, quotidiano spagnolo, c'era un editoriale che sin dal titolo ricorda gli editoriali che abbiamo letto a marzo aprile maggio Hormuz una guerra senza obiettivi chiari che rischia di cronicizzarsi. Forse quest'ultima espressione è l'unica vera novità scrive il mondo. Lo scenario di guerra aperta che sta vivendo nuovamente lo stretto di Hormuz, dove Stati Uniti Iran hanno ripreso intensi bombardamenti, accusandosi reciprocamente di aver violato l'accordo di tregua, approfondisce una crisi che minaccia di diventare cronica di fronte al regime sanguinario degli ayatollah, l'Amministrazione Trump ha dato ampia dimostrazione di mancare di obiettivi definiti.
Sembra muoversi l'Amministrazione Trump sulla base di impulsi e interessi personali del suo presidente, come avvertono sempre più esperti, l'escalation continua senza un orizzonte strategico.
L'escalation sembra essere diventata un fine in sé a sé per la casa Bianca che negli ultimi giorni e non solo negli ultimi, ha inviato solo messaggi caotici e contraddittori. L'economia globale torna dunque a essere a rischio a causa di una decisione particolare e inspiegabile di Trump, lunedì Trump ha detto che avrebbe imposto un pedaggio del 20% sul carico di ogni nave che transita nello stretto di Hormuz l'annuncio oltre ampliare l'insicurezza giuridica
E generare tensioni economiche è stato poi smentito dallo stesso presidente il giorno successivo, martedì, se all'inizio della settimana Trump si presentava come il guardiano di Hormuz, martedì ha fatto marcia indietro dicendo di aver avuto molte conversazioni fruttuose con i leader del Medio Oriente,
Tutto questo nel momento in cui gli Emirati Arabi Uniti intendono costruire un nuovo porto per consentire alle navi di entrare e uscire dal Paese senza passare per Hormos, insomma, ancora una volta la politica internazionale di Trump favorisce grandi affari, investimenti senza risolvere i problemi di sicurezza posti dal regime teocratico iraniano altrettanto preoccupante per il mondo è la risposta che il presidente degli Stati Uniti intende dare al crescente.
Alle crescenti critiche della sua base elettorale, maga che respinge la guerra in Iran giovedì sera, oggi Trump si rivolgerà alla nazione, ci si aspetta che dia nuovo credito, con presunti rapporti d'intelligence, alla teoria secondo cui gli sarebbero state rubate le elezioni del 2020. Questa è una strategia irresponsabile che polarizza era ulteriormente il Paese e non risolverà il vicolo cieco in cui si è trasformata la guerra di Trump. Così così tra l'altro, El Mundo quotidiano conservatore va sempre ricordato, ma che, come dire a una linea molto liberaldemocratica,
Veniamo veniamo però la guerra della Russia contro l'Ucraina e a ciò che l'Europa fa non fa o fa contraddicendosi, lo spiegava abbastanza bene il Washington Post in un editoriale ieri dal titolo l'Europa fatica a rinunciare alla sua dipendenza dall'energia russa. Alcuni Paesi dell'Unione europea hanno importato più gas naturale liquefatto dalla Russia nei primi sei mesi di quest'anno che mai prima d'ora
Scrive il Post, l'Unione europea ha trascorso decenni nel tentativo di liberarsi dai combustibili fossili, eppure le politiche autodistruttive del blocco l'hanno resa dipendente da livelli record di gas naturale liquefatto provenienti dalla Russia. Nei primi sei mesi di quest'anno, i Paesi dell'Unione europea hanno acquistato quasi 10 milioni di tonnellate di GNL dalla Russia, dalla russa Jamal Ellen G.
Si tratta di un aumento del 18% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Questi acquisti hanno convogliato miliardi di euro verso la macchina bellica di Vladimir Putin
Minando i recenti progressi sul campo dell'Ucraina, i maggiori importatori sono Francia, Belgio e Spagna, che si dicono alleati di Kiev. Molti Stati membri dell'Unione Europea continuano a dipendere dal GNL russo a quattro anni e mezzo dall'inizio dell'invasione su larga scala della Russia. Il divieto sui contratti a breve termine per le importazioni di gas è entrato in vigore lo scorso mese, mentre il divieto sulle importazioni con contratti a lungo termine dovrebbe entrare in vigore alla fine del prossimo anno.
Alcuni Paesi europei,
Sembra che stiano importando il più possibile per prepararsi a questa scadenza ed effettivamente c'è un un effetto anticipatore delle sanzioni che sono state imposte, anche se con misure commerciali, in questo caso non tutti i Paesi sono abbastanza fortunati da disporre di riserve di combustibili fossili.
Era comprensibile che l'Unione europea non fosse in grado di chiudere i rubinetti del gas da un giorno all'altro, tuttavia i suoi membri si sono resi più vulnerabili con obblighi vincolanti sul taglio delle emissioni per portarle a zero netto entro il 2050. Ecco tutta colpa del Green Deal una serie di altre regolamentazioni stanno anche restringendo l'offerta energetica.
Lo scorso mese la Germania ha chiesto all'Unione europea di sospendere le nuove regole sulle importazioni di metano che rendono più difficile ottenere gas dagli Stati.
I uniti.
Queste restrizioni erano state adottate nel 2024, un'ulteriore prova della dell'illusione di Bruxelles di poter eliminare del tutto i combustibili fossili senza
Aver trovato prima alternative realistiche
Poi il Washington Post ricorda che la Germania ha chiuso le sue centrali nucleari, la quota del carbone nella produzione energetica tedesca.
Rimane elevata la conclusione, questa Edgar Razzante pericoloso che l'Unione europea rimanga così dipendente dall'energia di un nemico, cioè la Russia, ma dopo anni durante i quali si è finto che un'energia sostenibile, affidabile potesse essere creata dal nulla, la posizione precaria del blocco non sorprende così, tra l'altro il Washington Post. Non abbiamo più tempo, però vi segnaliamo tutto uno speciale che ieri Libération dedicava alla cosiddetta legge sul fine vita che prevede, a determinate condizioni, un aiuto a morire percorso lungo complicato. Occorre accogliere con favore questo progresso sociale, adottato con il consenso dei francesi, scrive Libération nel suo editoriale dal titolo sollievo per molte persone affette da una malattia incurabile, in grande sofferenza e per i loro cari. Questo voto sarà
Una liberazione non dovranno più considerare l'ipotesi di un viaggio quasi clandestino verso un Paese vicino e il più avanzato della Francia in termini di legislazione sul fine vita, come il Belgio o come la Spagna.
C'è però una nota stonata da anni, ogni progresso adottato a visto i partiti conservatori mobilitarsi contro oggi, l'aria che tira è più reazionaria che mai, basta guardare a ciò che accade oltre Atlantico su questi temi sociali, per preoccuparsi
Le presidenziali in Francia del prossimo anno lasciano poco tempo a questa legge per consolidarsi e radicarsi è un pericolo, ed è un peccato.
Così, tra l'altro Liberazione noi ci fermiamo da David Carretta, una buona giornata con Radio Radicale.
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