29 SET 2026
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Otto e Cinquanta - Francia, Leone XIV a Metz rimette l'Europa al centro

RUBRICA | di Roberta Jannuzzi - RADIO - 08:49 Durata: 18 min 1 sec
A cura di Carmine Corvino
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Leone XIV ha chiuso a Metz il viaggio in Francia con un discorso sull'Europa, pronunciato davanti al presidente Emmanuel Macron e ai pochi leader europei che hanno accolto l'invito.

Il Papa ha definito la guerra tornata in Europa una "nuova inutile strage", ha chiesto coraggio nel negoziato e ha messo in guardia dall'illusione del riarmo.

Ne abbiamo parlato con Michele Marchi, storico dell'Università di Bologna, docente al campus di Ravenna ed editorialista del Messaggero.

Il professore ha spiegato perché Metz ha un valore simbolico.

La città è nel cuore dell'Alsazia-Lorena, la terra contesa …
tra Francia e Germania che è stata alla base della guerra franco-prussiana e poi delle due guerre mondiali.

La resa tedesca del 1918 riportò quelle terre alla Francia, e nel 1940 la Germania nazista fece firmare l'armistizio nello stesso vagone in cui era stata firmata la resa del 1918.

Robert Schuman è l'emblema della riconciliazione franco-tedesca su cui si è fondata la ricostruzione europea dopo il 1945.

Secondo lo storico è anche l'immagine del cristiano che lavora per un'Europa unita e laica, di una laicità che non impone uniformità ma protegge le diversità delle coscienze.

Marchi ha poi ricordato il discorso di Papa Francesco al Parlamento europeo del 2014, in cui l'Europa era stata descritta come anziana e stanca.

Le parole di Leone XIV, a suo giudizio, sono altrettanto forti, ma riportano il continente europeo al centro delle preoccupazioni della Santa Sede, che con Francesco sembrava in parte lontano.

Sul passaggio in cui il Papa dice che non si può parlare dell'Europa senza menzionare il cristianesimo, lo storico ha ricordato che quella in Francia era una visita apostolica e non una visita di Stato.

È avvenuta in un Paese spesso considerato una terra perduta per il cattolicesimo.

Ha citato la domanda che Giovanni Paolo II rivolse alla Francia nel 1980, chiedendole se fosse ancora fedele alle promesse del suo battesimo.

Leone XIV ha parlato di un nuovo slancio missionario, in un contesto in cui i cattolici sono sempre più minoranza.

Allo stadio di Saint-Denis ha ricordato Giovanna d'Arco come combattente armata soltanto della fede.

Per Marchi è un ponte verso l'idea, ripresa a Metz, di una religione che non divide.

Tra i punti principali del discorso il professore ha indicato tre elementi.

Il primo è il richiamo a Benedetto XV, il Papa della Grande guerra, che nell'appello ai capi dei popoli belligeranti del 1° agosto 1917 vedeva il rischio di una crisi della civiltà europea.

Il secondo è la difesa del multilateralismo, del diritto internazionale e del dialogo come tratti costitutivi dell'Europa.

Lo storico vi ha letto un riferimento indiretto agli Stati Uniti e alla presidenza di Donald Trump, che ha deciso di calpestare questi principi.

Il terzo è la critica all'illusione del riarmo, accompagnata dalla domanda sugli "sforzi creativi" per la pace.

Qui Marchi ha richiamato l'azione diplomatica della Santa Sede, con le missioni a Mosca del cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, e dell'arcivescovo Paul Richard Gallagher, che ha incontrato le autorità russe ad agosto.

Ha segnalato anche il rischio, a suo giudizio presente nel discorso, di una contrapposizione tra spesa sociale e riarmo.

Sulle parole pronunciate dal Papa sul volo di ritorno, secondo cui l'estrema destra che si unisce a una certa religiosità non esprime un autentico cristianesimo, Marchi ha osservato che i giornali le hanno collegate soprattutto ad Alternativa per la Germania, e in parte al Rassemblement national francese.

A suo giudizio però il punto è un altro.

C'è il rischio che il cattolicesimo, e più in generale il cristianesimo, venga travolto dalla polarizzazione che attraversa le società europee, e che il cattolicesimo missionario si trasformi in un cattolicesimo ultraconservatore e minoritario, espressione di sovranismo e nazionalismo.

Secondo lo storico è un rischio che la Chiesa di Roma non vuole correre, e che Leone XIV ha posto, pur in forma dubitativa.

Nel collegamento da Bruxelles, David Carretta ha descritto la riunione informale dei ministri dell'Energia a Dublino come una riunione di crisi.

Il commissario all'Energia, Dan Jørgensen, ha avvertito le capitali che il prossimo sarà l'inverno più difficile dal 2022, per due ragioni legate alla guerra lanciata da Donald Trump contro l'Iran all'inizio dell'anno.

La prima è l'aumento del prezzo del gas, che si riflette sull'elettricità.

La seconda è la possibilità che l'amministrazione americana vieti le esportazioni di gasolio, da cui l'Europa dipende: più della metà del diesel importato dall'Unione arriva dagli Stati Uniti.

La Commissione chiede di ridurre la domanda, mentre gran parte dei governi va nella direzione opposta, con sconti fiscali generalizzati su bollette e carburanti.

Secondo Carretta questo rischia di far salire ancora i prezzi.

Sul gasolio si teme una vera penuria, con effetti sui trasporti e sull'agricoltura, come ha ricordato il commissario all'Agricoltura Christophe Hansen.

Il corrispondente ha segnalato infine che la Commissione ha annunciato il rinvio di un anno di un regolamento sulle emissioni nel settore del gas, per il timore che possa ridurre le forniture all'Unione, timore sostenuto da alcune lobby e dall'amministrazione Trump.

Carretta si è poi soffermato sul referendum svizzero di domenica, in cui il 70 per cento degli elettori ha respinto l'iniziativa dell'Unione democratica di centro, la destra nazionalista.

L'iniziativa voleva iscrivere nella Costituzione la neutralità permanente e armata, vietare l'adesione o la cooperazione con alleanze militari come la Nato, cui il governo sta pensando, e vietare le sanzioni contro le parti in guerra.

Se avesse vinto, la Svizzera avrebbe dovuto cancellare le sanzioni contro la Russia, adottate in gran parte in linea con quelle europee.

Il corrispondente ha ricordato anche che all'inizio della guerra in Ucraina la Svizzera aveva vietato alla Germania di riesportare verso Kiev le armi acquistate in territorio svizzero.

A Bruxelles non ci sono state reazioni ufficiali, ma l'Unione europea e la Nato auspicano che la Svizzera sostenga l'Ucraina con più decisione.

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  • David Carretta

    corrispondente di Radio Radicale dal Parlamento Europeo

    Michele Marchi

    professore associato di Storia contemporanea all'Alma Mater Studiorum Università di Bologna

    8:49 Durata: 18 min 1 sec