03 APR 2026
intervista

Israele e la pena di morte: profili di incostituzionalità e uso elettorale di una norma controversa. Intervista a Enrico Campelli

INTERVISTA | di Roberta Jannuzzi - RADIO - 12:50 Durata: 17 min 12 sec
A cura di Valentina Pietrosanti
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La pena capitale non è una novità nell'ordinamento israeliano: era già prevista dalla legge, ma applicata in due soli casi nella storia dello Stato, nel 1948 contro Meir Tobianski, soldato dell'IDF falsamente accusato di tradimento e poi esonerato postumo, e nel 1962 contro Adolf Eichmann, criminale nazista.

La legge approvata dalla Knesset il 30 marzo 2026 con 62 voti favorevoli e 48 contrari su 120 ne amplia significativamente il campo di applicazione.

Hanno votato a favore il Likud, Otzma Yehudit di Ben Gvir, Sionismo Religioso di Smotrich e gli altri partiti della coalizione, con
l'eccezione della fazione Agudat Yisrael dello United Torah Judaism, che si è opposta nonostante il resto del blocco ultraortodosso abbia seguito Netanyahu.

Il voto favorevole di Avigdor Lieberman, leader dell'opposizione di centrodestra Yisrael Beytenu, ha garantito la maggioranza.

Il testo opera su due binari distinti.

Nei tribunali civili israeliani, la norma si inserisce nel quadro del diritto penale ordinario.

Nei tribunali militari della Cisgiordania, competenti esclusivamente sui palestinesi, il regime è assai più severo: la pena di morte può essere comminata anche senza richiesta dell'accusa, l'alternativa dell'ergastolo è ammessa solo in alcune circostanze non definite dalla norma, l'esecuzione deve avvenire entro 90 giorni dalla sentenza, dunque senza possibilità di appello, la condanna non richiede l'unanimità dei giudici né un collegio di grado elevato, e la grazia presidenziale è esclusa.

La legge solleva rilevanti questioni di compatibilità con le Leggi Fondamentali israeliane e con il diritto internazionale.

Ma anche nell'ipotesi, o a maggior ragione nell'ipotesi, di una bocciatura da parte della Corte Suprema, il provvedimento assolve una funzione politica precisa: inaugura di fatto la campagna elettorale in vista del voto previsto entro ottobre 2026, rilanciando le fratture tra potere politico e magistratura, già vissute sul terreno delle riforme istituzionali, in un paese in cui Netanyahu è sotto processo da anni.

Roberta Jannuzzi ne ha parlato con il professor Enrico Campelli, docente di diritto costituzionale comparato a Science Po Campus mediorientale.

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