13 APR 2026
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Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri

RUBRICA | di Ada Pagliarulo - RADIO - 12:11 Durata: 21 min 39 sec
A cura di Valentina Pietrosanti
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Si aprono a Washington gli incontri di primavera di Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale.

La direttrice generale del Fmi Kristalina Georgieva ne ha dato un'anticipazione, sottolinenando che la guerra in Iran lascerà 'cicatrici permanenti sull'economia globale anche se si raggiungerà un accordo'.

Il Fmi ha dovuto rivedere al ribasso le previsioni di crescita.

Consistenti i danni della guerra alle economie avanzate di Usa ed Europa che, malgrado l'introduzione della politica protezionista di Trump, avevano dato segni positivi: fiducia del settore privato, mercati finanziari che
avevano ripreso un corso di espansione.

Nell'eurozona si prevedeva una discreta ripresa, soprattutto per Spagna e Olanda (minore invece per Italia e Francia).

Il Fmi si apprestava a rivedere verso l'alto le stime di crescita.

Ma la guerra in Iran è intervenuta su una situazione di stagflazione già in corso.

Tre gli scenari possibili ipotizzati dal Fmi, in una situazione in cui si ignora quanto durerà il conflitto.

Il più lieve ipotizza, con un atregua, una stabilizzazione del mercato energetico, con interruzioni temporanee dopo che sono state colpite le infrastrutture connesse a petrolio e gas non solo iraniane, ma degli Emirati Arabi Uniti, Arabia saudita, Iraq e Qatar.

I danni sono gravi e non è facile farli ripartire in tempi brevi.

In questo caso, pur prevedendo un rallentamento della crescita, lo shock verrebbe riassorbito.

In un secondo scenario il costo dell'energia resta alto, i trasporti difficili e rischiosi gli investimenti.

Sarebbe inevitabile un aumento dell'inflazione e si creerebbe una situazione di logoramento.

Il terzo scenario, con una guerra che si trascina provocando rincari energetici persistenti, che si riverberebbero su tutta l'economia in modo strutturale.

L'Europa sarebbe colpita gravemente dalla crisi, poiché il nostro continente è un grande importatore di energia.

Le ripercussioni sui Paesi poveri, che pagano anche il grave rincaro dei prezzi dei fertilizzanti.

Per l'Europa c'è un margine ristretto di intervento.

Il Fmi invita ad evitare di distribuire sussidi a pioggia per dare risposta all'inflazione: servono interventi a sostegno delle fasce più vulnerabili, evitando di trasferire ulteriore debito sulle future generazioni.

E' urgente, invece, investire sulla diversificazione delle fonti energetiche.

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  • Paolo Guerrieri Paleotti

    economista, già senatore

    Visiting Professor alla Paris School of International Affairs of Sciences Po
    12:11 Durata: 21 min 39 sec