05 GIU 2026
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"Europa: quale difesa?" - Presentazione del Rapporto di Archivio Disarmo

CONFERENZA STAMPA | - Roma - 10:00 Durata: 54 min 48 sec
A cura di Stefano Chiarelli e Diego Galli
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Il rapporto "Europa: quale difesa?", redatto dall'Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo (IRIAD) su commissione dell'eurodeputato Marco Tarquinio, lancia un allarme sulla corsa al riarmo in Europa.

Lo studio propone un modello di difesa integrata basato su due braccia (militare e civile), avvertendo che la spesa militare sta crescendo fuori controllo a scapito del welfare e della coesione sociale.

I punti chiave e le conclusioni del rapporto includono: - I Rischi dei Nazionalismi Armati: Lo studio evidenzia come la spesa per gli armamenti stia subendo un'impennata.

Senza un vero
coordinamento europeo, questo trend rischia di alimentare una competizione interna e pericolosi nazionalismi.

Il piano di riarmo europeo (ReArm Europe/Readiness 2030) di 800 miliardi e l’impegno NATO di destinare entro 2035 il 5% del PIL per lo strumento Difesa alimentano questa instabilità, regionale quanto internazionale.

Nel 2025, i 27 Paesi dell’Unione europea si collocano al secondo posto, dopo gli Stati Uniti (929 miliardi di dollari), nella spesa per la Difesa raggiungendo i 430 miliardi di dollari, superando anche la Cina, ferma a 335 miliardi (SIPRI, 2026).

Oltre a spendere troppo, i Ventisette spendono male, in quanto ciascuno programma e attua la propria spesa militare indipendentemente l'uno dall'altro.

- Difesa a "Due Braccia": Gli autori promuovono un'architettura di sicurezza non solo militare ma fortemente ancorata alla diplomazia, alla risoluzione non violenta dei conflitti e alla protezione civile (il secondo "braccio").

Il 16 marzo è stata depositata presso la Corte di Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare per l'istituzione e il finanziamento del Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta.

- L'Impatto sul Welfare: Secondo le stime, il forte aumento della spesa per la difesa rischia di sottrarre risorse cruciali agli investimenti sociali, alle pensioni e ai servizi per i cittadini.

"L'enfasi sulla sicurezza militare avrà come risultato, paradossalmente, di minare la sicurezza indiretta che è fornita da una società coesa", si legge nel rapporto.

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