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giornalista
scrittrice
Radio Radicale a proposito di Shalom, bentornato ai nostri ascoltatori, a chi ci segue attraverso lo streaming radio radicale, punto it, oggi ho il grande piacere di avere ospite qui con me qui da noi, a Radio Radicale, la scrittrice Elena Lowenthal buonasera Elena
Buonasera a lei e a tutti noi.
E qui ci diamo del tu a Radio Radicale di dispiace o se no, ti do del lei, come preferisce
Fra compagni radicali ci diamo del tu.
Antichissima accompagna, lo so appunto ve l'ho detto a maggior ragione lo so lo so, ma conosco per chi non conoscesse per quei pochi che non conoscono. Eravamo aumentare, aumentare una figura preminente della cultura italiana perché è una scrittrice, una giornalista, è una traduttrice di di letteratura ebraica, di letteratura israeliana, quindi abbiamo letto tanti libri tradotti da lei, ma poi abbiamo la fortuna di leggere le sue opere con i quali ha vinto anche dei premi. Il Premio Grinzane Cavour nel 2023 con lo strappo dell'anima è stata finalista al Premio Strega al Premio Campiello con attese con Conta le stelle. Se puoi precedentemente rispetto al premio appunto citato
Vinto e oggi con e tra l'altro, è stata addetta culturale dell'ambasciata d'Italia, in Israele, insomma, era una nuova interna, figura a tutto tondo della cultura italiana e oggi però Elena con te vorrei parlare del tuo ultimo libro eccolo qua, lo mostro a favore di telecamera il tempo dei chissà Elena Lowenthal, edito da Einaudi,
Perché è importante il libro di Elena Lowenthal, innanzitutto Elena, come ti è venuto in mente, di riscoprire questa storia familiare, ma che poi diventa una storia universale, tutto sommato.
Sì, questo è un libro che amo, non vorrei dire molto, ma una buona parte di racconti, fatti e cose, e persone che rispecchiano un pezzo di storia della mia famiglia non solo della mia.
è un libro che avevo, come dire in testa da molto tempo, non per raccontare la mia storia, ma per raccontare questa storia,
E che ha avuto appunto una lunghissima gestazione al centro del libro ne parleremo, credo, c'è la figura dico che era mio padre, che è mancato nel 2023, ma il libro io avevo già iniziato a pensarlo, immaginarlo e costruirlo,
Molto prima che lui mancasse, poi mi spiegherò c'è, ci sono anche delle ragioni molto personali intime per le quali a un certo punto ha preso l'abbrivio, de il libro è partito, ecco
Dico Ermanno, è un personaggio fantastico, ti faccio i complimenti per la tua descrittività e per come riesce a entrare nell'animo dei personaggi e portarli allo scrittore, al punto tale che non ti nego io all'ultima pagina. Mi sono commosso perché ho capito perfettamente quanto tu tenessi al personaggio Ico, come lo hai come l'hai raccontato e descritto, ma in realtà poi il libro
Eh sì, si fonda sostanzialmente su una presenza costante, immutabile nel tempo che una casa torinese e un appartamento a Torino. Ecco innanzitutto quanto quanto ci entra a Torino con la tua storia, quanto sei legata alla tua città e quante torinese anche il modo di porsi dei personaggi e poi arriviamo alle storie personali e ai grandi temi storici che tu affronti. Beh, questo libro è per me molte cose, ma è anche tra le prime cose. È un atto d'amore verso la mia città, una città che ha visto il fatto tanto perché
Non dimentichiamoci che buona parte di quell'antifascismo sano vero intellettuale e.
E e anche d'azione è nato in questa città ancora molti anni prima che esplodesse tutto quello che è esploso dal 38 in poi,
Quindi è una città intanto bellissima, con una sua malinconia, una sua luce, anzi tante luci diverse
E i suoi colori, insomma, io mi sono sentita la voglia di raccontarla, come la vedo io con gli occhi dell'amore.
Ed è una è anche una città, voglio dire, molte cose di questo libro sono vere e non solo perché sono parte della mia storia familiare, non perché sono anche parti della storia, appartiene alla storia della città e non solo, e quindi sì, certamente il cuore di questa città e Torino e in particolare questa casa.
In cui abitano molti dei protagonisti e che diventa, come dire, la memoria, il deposito fisico, ma non solo fisico dell'anima di questa storia, in particolare, forse, lo diremo, noi fermeremo, c'è un ascensore che ha un ruolo cruciale, il ruolo cruciale, assolutamente il convitato di pietra,
E della storia, ma ovviamente noi lo raccontiamo il libro, ma cerchiamo anche di tenere celato qualche cosa, perché poi il lettore deve essere incuriosito andarlo a comprare nelle librerie andarlo ad acquistare alla veglia di preghiera ebraica, Kiryat, Sefer, e non solo che l'unica libreria ebraica in Italia, ma anche nelle piattaforme, nelle varie piattaforme delle varie librerie, andando nello specifico dei personaggi e il grande tema che tutto chi è un tema molto attuale, Elena, perché è quello della memoria e dell'oblio, un tema dell'identità e dell'esclusione, perché poi, in realtà, gli ebrei dal 38 vengono esclusi e la cosa che E tu descrivi perfettamente come la famiglia Auerbach, che era comunque una famiglia inserita nel contesto sociale italiano, lavorativo, di amicizie culturale e di intelligenza e a un certo punto non la riconoscono più
C'è il tema del disconoscimento. Il tema di non riconoscere l'altro, cioè di ebrei, erano diventati col 38 per le leggi razziste. Diventano delle dei fantasmi, sostanzialmente esattamente dei fantasmi. Allora io qualcosa in questo libro racconto sempre perché tanto non è un giallo, poi è proprio l'inizio come comincia e
Torneremo a brevissimo sull'ascensore, voglio prima dire una cosa, il privilegio della fiction, che purtroppo io sono un amante tanto dell'ebraico quanto dell'italiano che traduco in quella direzione, cioè dalle braccia di te e e mi dispiace sempre dover ricorrere termini stranieri, in particolare in inglese, per spiegare delle cose di cui l'italiano
Per le quali l'italiano a tutto l'armamentario possibile, però devo dire che la parola fiction intesa come narrativa in inglese ti dice tutto quello che è, cioè finzione però in italiano non si chiama così la fiction e narrativa.
Però è vero che scrivere di fiction cioè prendersi la libertà di inventare con un romanzo, quindi non fanno una memoir o un libro di storia
Ne ha permesso, in questo caso più che mai, di manipolare i fatti personaggi, i momenti e metterli a The, diciamo al servizio della mia storia della storia che volevo raccontare, quindi è la premessa per dire che alcune cose di questo libro sono vere, Kavkaz qui alle mie spalle, mi vedete sfocata, ma c'è questa lettera di cui adesso vi dico in coppia,
E che io ho messo proprio sotto il il il inc, come dire, il certificato con cui quest'anno al presidente Mattarella, mia, l'anno scorso, mi ha nominato Ufficiale dell'Ordine a obbliga una specie di nemesi della storia, adesso vi vi dico perché perché il libro comincia con il con una mattina del 1939 diciamo anche nelle leggi razziali così come il fascismo,
Non sono, come spesso siamo, tendiamo a immaginare un momento della storia, sono un lungo periodo, il fascismo, perché è durato 22 anni e spesso ce lo dimentichiamo usare il singolare un sostantivo singolare per parlare di fascismo non rende la giustizia di quel lungo periodo. 22 anni che è stato il fascismo e anche le leggi razziali non son state un momento, ma sono state un pro un lungo processo. Sono uscite nel 38, nel però nel 1939 mio nonno, che era ebreo e
Era arrivato in Italia anni prima per ragioni di lavoro aveva, mi pare, nel 33 perso la cittadinanza.
Tedesca
E nel 1939 si vede arrivare una lettera se chi si ma di poche righe dal podestà di Torino che gli dice che in virtù delle leggi razziali.
Gli viene revocata la cittadinanza italiana, quindi in quel momento, a mio nonno e questo è vero diventa poi deriva alla lettera la copia della lettera ce, l'ho appesa proprio accanto anzi uno sopra l'altro a questa a questo diploma che mi ha dato, ma come si dice Mattarella questa onoreficenza perché mi sembra che la sto sia una sorta di veramente di nemesi della storia
Allora questa è la storia, io ho inventato tutto il resto e cioè il fatto che mio nonno, questo ingegnere Auerbach, quella mattina riceve questa lettera non è apre sospetta qualcosa, esce di casa, va a fare quattro passi, la apre sotto il Monte dei Cappuccini che questo cuore pulsante della
Della città, secondo me, anche se la guarda dall'alto e della storia.
E vede cos'è torna a casa e con uno scatto di decisione che io ho immaginato che chissà se avrebbe sarebbe riuscito a fare non l'ha fatto evidentemente che la lettera l'abbiamo getta sia la lettera sia la busta
Attraverso le porte dell'ascensore nella fossa dell'ascensore e li questa lettera rimane nascosta fino ai giorni nostri, che poi sono anche nostri, sono anche quei giorni lì, se vuoi parliamo aumento del perché ed ecco tacchi crudi fatti stai esattamente. Stiamo aprendo un tema che era quello che per richiesto, mentre stava concludendo appunto questo questo discorso. Il libro in realtà è un non ha una cronologia per chi lo legge fa dei salti temporali dal passato al presente e rifai in maniera talmente fluida attraverso gli occhi dei personaggi perché Ermanno, che diventa Ico partigiano, ci fa capire che nella vita le scelte si possono compiere, si possono fare anche delle scelte coraggiose, come quelli di abbandonare la propria casa per andare a combattere contro il nemico nazifascista. In questo caso, quindi, già questa dico è una parabola e l'altra la parabola e quella di Ada che guarda tutto quello che avviene intorno, che l'amica del cuore
Dico e che lo rimarrà per tutta la vita, ma che anche lei testimone della storia e tutto sommato ne vede i cambiamenti, ma quasi di subisce per certi aspetti. Eh,
E poi e poi ci arriviamo dopo però la vedova, Bonelli, me la tengo per dopo, perché voglio parlare dell'attualità con la Bonelli, ma quando tu hai pensato a questa parabola, dico hai pensato quanto fosse importante in questo momento della nostra storia, proprio dell'attualità mettere in risalto quanto la comunità ebraica italiana sia stata presente nella lotta partigiana nella Resistenza e abbia contribuito in maniera determinante con i numeri ovviamente dell'ebraismo italiano.
Ma a dire la verità, questo libro, come ti dicevo, ha avuto una lunga gestazione e la figura di mio padre, che è il partigiano, ecco, questo era il suo nome di battaglia, non si chiamava Ermanno, Hamas sia chiamato Ico.
è permesso, ma io sto AREMOL sta, ho rimuginato questo libro ben prima che arrivasse la terribile attualità.
Che tutti conosciamo io nel male terribile, avendo pure una figlia incinta di sette mesi che viveva in Israele da 10 anni, il 7 ottobre ho anche pensato meno male anche a mio papà non c'è più, non c'era più da pochi mesi perché lui ha mancato nell'aprile del 23,
Quindi, in realtà, appunto, il fatto di diciamo di raccontare la presenza degli ebrei italiani nella Resistenza per me è stato un fatto familiare, non politico, così come non politica è stata questa scelta di indicare per ogni capitolo non solo un titolo ma anche non una data bensì due, cioè ogni data porta anche la data fascista che sia al 1934
O il 2023. Questo l'ho fatto perché dobbiamo imparare
Non apprendere cioè a prendere le distanze da quella storia, ma a sentire anche la sua vicinanza, cioè quando tu vedi quel numeretto di 102 che sta accanto al 2025.
Se no 2024 su quattro è 24 con la matematica non vado forte, eh beh, da una parte chi è passato un secolo dall'altra, io l'ho fatto per porre i lettori un po'nella condizione in cui si pone l'ebraico, una cosa che dico sempre di fronte al passato,
E cioè il fatto che in ebraico ci siano ben due radici che hanno portano il doppio significato di davanti e prima
Sono due, Credem Kadima.
Il Casinò e panem, che vuol dire volto Malysz, me vuol dire prima, quindi.
Che poi, in realtà, se ci pensa anche il francese di dice ah va vuol dire prima, in realtà nudi e davanti, comunque è il fatto di avere il passato di fronte e non il futuro come si tende a dire perché il futuro è ignoto passato ce l'abbiamo davanti e questa è la ragione per cui ho messo queste date eccetto che che poi appunto,
Non dico che abbia assunto attualità questo libro, ma certamente quello che io auspico è sarebbe il mio grande, la più grande risultato che potrei ottenere dalla lettura, è che
Che, così come il lettore fa, deve fare in questo libro, per cui vi faccio l'esempio del 1999, che è la data in cui è Ico e Ada, fanno la loro ultima immersione subacquea insieme perché hanno una certa età e perché succede una cosa e cioè che i costi tuffo in mare,
Con le bombole va giù e a un certo punto va giù non solo né in quel braccio di mare, ma anche va giù nella storia come un precipitare e quindi a quel punto il capitolo inizia con questa descrizione della loro emersione e poi di colpo ci si ritrova nel Quad 44 in un momento particolarmente drammatico della sua avventura partigiana que. Questo è quello che io vorrei, che cioè che il lettore è costretto a fare perché il mio libro procede tutto per così uno inizia un capitolo che dice 2020 e poi si ritrova improvvisamente nel 36
Ecco, ma questo dovrebbe essere un po'quello che bisognerebbe fare sempre di fronte all'attualità, cioè confrontarsi col passato o no, guarda se posso rassicurare in questo senso quell'immersione, io l'ho fatta al lettore, l'ho fatta gliel'ho fatta veramente con grande trasporto e sentimento ma anche ragionando come dicevo prima sui personaggi che sono assolutamente il fulcro della storia e assieme a questo appartamento di Torino e ti ti dicevo prima la vedova Bonelli lo lasciarono lampo,
Ah, ah, ci arrivo hub all'attualità perché io voglio leggere questa pagina che Elena scrive a proposito del re della Bonelli, che è un'amica di Ada da bambina ma che a un certo punto Ada non la riconosce più, non la vede più perché sono iniziate le leggi razziste perché i genitori non vogliono che che si confronti con una bambina ebrea quindi,
La Taviani emarginate, viene ghettizzata, non capisce nemmeno in realtà perché, ma avviene questo che la Bonelli bambina non riconosce più Ada, ma la cosa curiosa tu la fai dire verso la fine del libro che non è tanto curiosa ma che è molto immersa nell'attualità appunto è quello che sta accadendo oggi.
A un certo punto la vedova Bonelli incrocia un nipote, dico che va appunto ad occupare la casa del nonno e incrocia, appunto Loredana Bonelli e la vedova Bonelli, che è un'impicciona nucleosoma a una persona anziana. Di queste vuole sapere tutto quello che succede nel palazzo, una borbottò una dall'altro. Noi borbotta molto, dice una cosa che è molto indicativa di rubo 30 secondi, Elena del tuo libro, quindi ti cita la vedova, dice dagli ebrei stai andando allora sai abitavano qui degli ebrei proprio in questa casa, lassù all'ultimo piano o forse penultimo comunque un piano alto c'erano degli ebrei, pensa te degli ebrei, brava gente né niente da dire brava gente, per carità, avevo anche un'amichetta, come loro non abitava più in casa ma vicino da queste parti. Insomma, brava gente, nulla da ridire beneducati abbastanza ma diversi da noi un po'strani, insomma, gente fatta a modo suo
Proprio un po'strani, se devo dire, ma adesso non ce ne sono più comunque meno male saluti. Ecco, io devo dire che quando ho letto questo Elena
Sono rimasto veramente colpito da da da quello che sta accadendo in queste ore in questi giorni, ora non vorrei drammatizzare troppo la situazione, che già è abbastanza critica e non vorrei metterci il carico, però credo che veramente nell'animo di qualcuno questo sentimento di dire brava gente di ebrei ma strani a modo loro, ebbene che se ne stiano per conto loro stia un po'Bernardo brava gente, perché quello che succede ad essa è proprio sì, tra l'altro perlomeno brava gente, però questo sentimento di isolare, di, voler, isolare, di voler dire, ma siete voi altri che siede altro da noi
E se c'è, è purtroppo in una certa misura irredimibile, cioè la vedova Bonelli è un personaggio totalmente di fantasia, ma anche molto calcato nella realtà e di fantasia, perché una sorta di immortale perché c'è, all'inizio della storia e poi a una quantità di anni difficili da definire però è il prototipo del qualunquismo,
In Italia c'è stato e c'è ancora moltissimo perché noi adesso siamo tutti antifascisti, ma il Como fino al 45 gli italiani erano fascisti.
O perlomeno non voglio dire, hanno permesso che quel regime tenesse il 22 anni e non pochi di loro hanno continuato a difenderlo con le camicie nere, anche dopo il 43 e chi non l'ha difeso così comunque bei tempi, quando c'era lui cioè un sentiment è un sentire comune che è quello che meglio se le cose brutte capitano a loro che sono diversi e non a noi.
La vedova Bonelli, è un personaggio molto stronzio, cioè veramente una donna insopportabile e io mi sono divertita.
Da una parte addolorata nel costruire una parola, un personaggio anche molto verosimile, che incarna quella diffidenza, perché non è gente che magari prende la pistola e si spara, però è gente che quando sentiva i passi, la famiglia di lei, quando sentiva i passi degli stivali dei tedeschi su per le scale che andavano a cercare gli ebrei tenevano bene l'orecchio teso perché insomma, comunque gli stivali dei tedeschi facevano un po'paura tutti quando gli stivali passavano oltre al loro pieno rotto e continuavano a salire per andare nella casa degli ebrei dove per fortuna grazie anche a chi li ha salvati, perché poi vorrei dire una cosa su questo
Eh beh tiravano un sospiro di sollievo, tutti insieme dicevano meglio a loro che a noi, se le cose brutte capitanò allora tanto di guadagnato e che comunque non sono come noi sono un'altra cosa. E quindi questo senso di differenza che un senso sottile perché anche la vedova Bonelli vedeva che l'ingegner Auerbach, piuttosto che la moglie, erano gente perbene distinta, pulita, eppure erano diversi erano diversi, però io vorrei dire una cosa che dico sempre inc, perché questo libro ha alcune cose molto vere e di molto vero c'è e ci sono le persone che non sono una è una catena di salvataggi che la mia famiglia ha vissuto e grazie a delle persone che, se non avessero preso il coraggio rischiando la propria vita per salvare
Delle altre persone, io sarei non sarei mai venuto al mondo, queste persone sono il conte Carlo Antonelli Turks, che è esistito veramente e ha fatto veramente quello che io racconto c'è, ha preparato i documenti falsi ma veri, visto che era segretario generale del Comune di Torino e disponeva dell'anagrafe e lui si è messo lui con le sue mani preparare i documenti falsi per alcune famiglie ebraiche torinesi nel settembre del 43 e senza che nessuno glielo chiedesse, è andato di casa in casa a consegnare questi documenti se non fosse stato per quei documenti, i miei nonni e mio padre non avrebbero trovato il coraggio di spostarsi da Torino. Gli stivali tedeschi li avrebbero trovati gli a gli altri salvatori sono una famiglia di
Nelle Valli di Lanzo, a Mark tossina
Che, A alla quale i miei nonni boh al bussarono alla porta, furono fatti entrare gli fu data una casa dove rimasero nascosti dal 43 fino alla liberazione di lì, mio padre partì per la montagna e per unirsi ai partigiani ma se non fosse per loro io non sarei qui quindi questo libro è anche forse prima di tutto un atto di gratitudine per quegli italiani.
Brava gente, davvero cioè il bene si fanno, ma non si dice è gente che l'ha fatto senza dirlo è senza senza di loro, non sarei qua
Fai bene rimarcare questo perché questo sentimento debba unire tutti gli italiani che.
Tante famiglie hanno avuto appunto questo tipo di sponde di salvataggio il proprio in questo momento va rimarcato, dove invece l'antisemitismo, insomma riaffiora ed è presente in maniera molto forte e consistente vedere che invece c'è stata tanta gente che ha aiutato e fai benissimo a ricordarlo Erevan è ricordato nel libro e a ricordarlo ora e ci avviamo verso la conclusione della nostra chiacchierata cioè una cosa che tu hai detto prima ma mi ha colpito molto perché hai detto erano antifascisti buoni antifascisti, reali,
Antifascisti veri qual erano invece gli antifascisti che non erano reali e che erano cattivi. No, nel senso che oggi come oggi si tende a usare la parola antifascisti un po'a sproposito. Oltretutto è buono per fare l'antifascismo. Io ho detto che qui in questa città è nato l'antifascismo intellettuale. Prima in questi circoli dove c'era
Carlo Levi, si o se Grammar e tanti altri che che hanno costruito, diciamo ai confini della lotta al fascismo sin dal 34, se non prima e poi tanti che si sono intestati l'antifascismo a posteriori, ma magari non hanno fatto granché e oggi la parola antifascista un po'abusata. È questo che mi mi irrita spesso, e mi capita spesso di pensare a quegli antifascisti lì di cui nel suo piccolo a mio padre, un po'figlio perché lui ovviamente era una generazione prima però, insomma quella scuola e sapere che in questa città c'erano dei maestri dei maestri di Giustizia e Libertà, che era la formazione a cui lui poi aderì,
Ebbene, giustizia, libertà, sono parole importanti, dobbiamo tenercelo, è veramente carino, svuotarle di tutti quei significati fondamentali che hanno il grande patrimonio che ha lasciato appunto la resistenza della lotta partigiana prima di salutarci, Elena Piero Terracina sopravvissuto a Auschwitz, diceva una cosa che io ho ritrovato molto nel libro, il fascismo non è un partito politico, non è un pensiero politico, ma è un modo di vedere la vita, è un modo di imporre con la violenza il sopruso con la forza, con l'inganno
E il proprio punto di vista e farlo sposare.
A un intero popolo un'intera popolazione. Quanto c'è di questa frase di Piero Terracina, dentro il tuo libro esattamente tutto perché questo libro, che pure appunto passa dal dai giorni nostri a quegli altri, ai giorni nostri che sono al fascismo, perché son giorni nostri anche quelli, è proprio l'idea di come il mondo fosse tutto lì dentro
L'aria che respira. Mi era area fascista e ho cercato di rendere proprio questo. Il fatto è e quando ho detto poco fa che dobbiamo imparare a a parlare di epoca fascista, di qualcosa che ti dia l'idea della lunghezza di questa di questa epoca fascista che non il fascismo sembra dire un punto, un momento, no, è stato un lungo periodo che ha formato l'Italia e che ha
Inglobato tutto è verissimo quello che che lui dice non era solo diciamo alle
Gli US non erano gli aspetti, più era proprio un mondo tutto fascista, e questo bisogna sempre ricordarselo, ricordarselo e possibilmente evitare che succeda nelle forme più varie, perché?
è stata una malattia, una lunga malattia che disciplina l'ultima domanda che ti faccio, poi ci salutiamo
Il mio rivendicare la presenza ebraica nella Resistenza non era non è un atto politico nel libro, ma un atto familiare, però diventa politico, nella misura in cui io credo che noi ebrei dobbiamo assolutamente ricordare con grande orgoglio quello che è stata l'apporto dato globalmente dagli ebrei italiani alla resistenza alla lotta partigiana,
Allora quello che ti chiedo direttamente quanto ti mette a disagio invece, quando agli ebrei allo Stato d'Israele,
Viene dato del neofascista e neonazista, o o o cose di queste aberrazioni di questo tipo, quanto quanto male fa un dolore insopportabile che credono, continua a non crederci, lo vedo, mi sembra pazzesco, mi sembra pazzesco, non ricorrono a partire da tutto da non riconoscere il contributo ma, insomma il ruolo gli ebrei erano italiani, ci son stati degli ebrei fascisti che son stati fra esiste anche
Fin dopo le leggi razziali, perché non ci volevano credere, ma che ci son stati ovviamente tanti, ovviamente ta, ovviamente perché conosco l'ebraismo adesso come ha fatto e so che è custode di valori come giustizia e libertà da sempre, ed è per questo che tanti ebrei sono saliti in montagna non solo mio papà, ma penso a Giulio Bolaffi e penso
Dal Piemonte ma tantissimi in alto, quindi tutte le volte che vedo abusare della parola fascismo, antifascismo, in un modo o nell'altro e soprattutto associare questa parola, ah ah, Israele, agli ebrei.
Non ci posso credere, eppure SOC vedo che è vero e mi crea, non riesco neanche rispondere, cioè io ho smesso di partecipare a trasmissioni perché non ce la faccio, è troppo doloroso.
Partecipano.
Radicale abbiamo le idee ben precise su quest'anno.
Rivendichiamo assolutamente con grande forza. Elena ti, ringrazio per questa tua presenza con noi e ti ringrazio per averci regalato questo libro, perché credo che questo libro mi auguro che verrà letto soprattutto dai giovani, dei ragazzi, perché impareranno tante cose della storia italiana ma anche trarranno forza da Ico che appunto da da da ragazzo da ragazzino ha la forza di non piegarsi a all'invasore allo straniero, a chi vuole imporre di
I travestiti e modi di vita, ma è tra l'altro mette a repentaglio la sua dire scappa e e arriverà poi a ad essere anziana e a me ha dato un senso ti ripeto, mi sono veramente commosso l'ultima pagina perché ho capito che i come aveva fatto il suo percorso era soddisfatto del suo percorso.
Tante altre cose, insomma, c'è anche un nipote, le generazioni che si avvicendano, e quindi c'è questa questo passaggio della delle consegne tra un bisnonno, è un nipote che è un povero un po'un po'voluto e, ed è, ed è il senso della storia di quello che siamo e che vogliamo continuare ad essere fortemente Elena Lowenthal, il tempo di chissà Einaudi,
E con questi chissà, invitiamo a leggere il libro, perché è sul tema dei chissà
Grazie grazie Elena grazie a voi un buon proseguimento con i programmi di radio radicale.
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