Fiamma Nirenstein, giornalista e scrittrice, in collegamento da Gerusalemme, commenta il caso di Naza, il film di Yuval Abraham e Rachel Szor premiato con il Premio speciale della giuria alla Mostra del cinema di Venezia.
In premessa la giornalista ricorda che Israele è un Paese diviso, la cui democrazia non è in discussione, e che la campagna per le elezioni parlamentari del 27 ottobre è molto accesa, con un elettorato spaccato a metà e un esito incerto.
Secondo Nirenstein il film non è un documentario, perché i 24 testimoni restano nell'oscurità e non se ne conoscono nomi, ruoli e … fonti.
Contesta in particolare la testimonianza secondo cui l'Esercito avrebbe deciso di uccidere fino a 500 civili per colpire un comandante di Hamas e avrebbe atteso il rientro a casa delle famiglie per colpire.
Osserva che il 7 ottobre nel film non viene mai citato e che l'accusa di pulizia etnica, come quella di genocidio, non trova riscontro nei numeri e nei fatti.
La giornalista racconta di essere entrata nelle strutture dove operano i sistemi di intelligenza artificiale descritti nel film e di avervi incontrato i consulenti legali che seguono l'Esercito e valutano la proporzionalità degli attacchi.
Aggiunge che più volte operazioni sono state fermate per la presenza di bambini, pur riconoscendo che questo non è sempre possibile e che bambini sono stati uccisi.
Definisce il film una riproposizione dell'accusa del sangue, cita Vasilij Grossman e lo confronta con la serie Fauda, che a suo giudizio racconta la guerra in modo più aderente alla realtà.
Sulle reazioni in Israele, ricorda la risposta del capo di stato maggiore, la proposta di revocare la cittadinanza ai registi, che ritiene non avrà seguito, e le parole dell'ex ostaggio Eliya Cohen (pronuncia: Elìa Coen), e chiede che i testimoni si mostrino a volto scoperto.
La seconda parte riguarda la visita di Mohammed bin Salman al Cairo da al-Sisi, che secondo la giornalista consolida una nuova alleanza tra i due Paesi sunniti.
Riad è in difficoltà per gli attacchi degli Houthi, che possono bloccare lo stretto di Bab al-Mandab e colpiscono gli oleodotti sauditi, e ha chiesto aiuto al Comando centrale statunitense, con una richiesta specifica di informazioni di intelligence a Israele.
Nirenstein ricorda il legame posto da Trump tra il nucleare civile saudita e la normalizzazione con Israele, e la condizione dello Stato palestinese posta da Riad.
Osserva che il patto firmato da poco con Turchia e Pakistan non ha portato aiuti all'Arabia Saudita.
Infine la giornalista si sofferma sui rapporti tra Turchia e Siria, rafforzati dall'incontro tra i ministri degli Esteri.
Damasco conta sul sostegno anche militare di Ankara, mentre alla Turchia interessano la questione curda e il confine siriano con Israele.
Secondo Nirenstein la Siria cerca però anche rapporti con l'Europa e il Mediterraneo orientale, compreso un accordo con Cipro, in colloqui che hanno coinvolto Grecia, Egitto e il direttore generale del ministero degli Esteri italiano.
Cipro, Grecia e Israele hanno rapporti tesi con la Turchia, e il Mediterraneo, conclude la giornalista, è oggi uno dei tavoli più importanti, sul quale l'Italia gioca un ruolo significativo.
In premessa la giornalista ricorda che Israele è un Paese diviso, la cui democrazia non è in discussione, e che la campagna per le elezioni parlamentari del 27 ottobre è molto accesa, con un elettorato spaccato a metà e un esito incerto.
Secondo Nirenstein il film non è un documentario, perché i 24 testimoni restano nell'oscurità e non se ne conoscono nomi, ruoli e … fonti.
Contesta in particolare la testimonianza secondo cui l'Esercito avrebbe deciso di uccidere fino a 500 civili per colpire un comandante di Hamas e avrebbe atteso il rientro a casa delle famiglie per colpire.
Osserva che il 7 ottobre nel film non viene mai citato e che l'accusa di pulizia etnica, come quella di genocidio, non trova riscontro nei numeri e nei fatti.
La giornalista racconta di essere entrata nelle strutture dove operano i sistemi di intelligenza artificiale descritti nel film e di avervi incontrato i consulenti legali che seguono l'Esercito e valutano la proporzionalità degli attacchi.
Aggiunge che più volte operazioni sono state fermate per la presenza di bambini, pur riconoscendo che questo non è sempre possibile e che bambini sono stati uccisi.
Definisce il film una riproposizione dell'accusa del sangue, cita Vasilij Grossman e lo confronta con la serie Fauda, che a suo giudizio racconta la guerra in modo più aderente alla realtà.
Sulle reazioni in Israele, ricorda la risposta del capo di stato maggiore, la proposta di revocare la cittadinanza ai registi, che ritiene non avrà seguito, e le parole dell'ex ostaggio Eliya Cohen (pronuncia: Elìa Coen), e chiede che i testimoni si mostrino a volto scoperto.
La seconda parte riguarda la visita di Mohammed bin Salman al Cairo da al-Sisi, che secondo la giornalista consolida una nuova alleanza tra i due Paesi sunniti.
Riad è in difficoltà per gli attacchi degli Houthi, che possono bloccare lo stretto di Bab al-Mandab e colpiscono gli oleodotti sauditi, e ha chiesto aiuto al Comando centrale statunitense, con una richiesta specifica di informazioni di intelligence a Israele.
Nirenstein ricorda il legame posto da Trump tra il nucleare civile saudita e la normalizzazione con Israele, e la condizione dello Stato palestinese posta da Riad.
Osserva che il patto firmato da poco con Turchia e Pakistan non ha portato aiuti all'Arabia Saudita.
Infine la giornalista si sofferma sui rapporti tra Turchia e Siria, rafforzati dall'incontro tra i ministri degli Esteri.
Damasco conta sul sostegno anche militare di Ankara, mentre alla Turchia interessano la questione curda e il confine siriano con Israele.
Secondo Nirenstein la Siria cerca però anche rapporti con l'Europa e il Mediterraneo orientale, compreso un accordo con Cipro, in colloqui che hanno coinvolto Grecia, Egitto e il direttore generale del ministero degli Esteri italiano.
Cipro, Grecia e Israele hanno rapporti tesi con la Turchia, e il Mediterraneo, conclude la giornalista, è oggi uno dei tavoli più importanti, sul quale l'Italia gioca un ruolo significativo.
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