16 LUG 2010
intervista

Matrimoni gay: Marilisa D'Amico commenta la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo

INTERVISTA | di Emiliano Silvestri - Milano - 16:13 Durata: 12 min 49 sec
Scheda a cura di Enrica Izzo
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La Corte Europea dei diritti dell'uomo ha deciso, il 24 giugno 2010, sul ricorso n°30141/04, (Schalk e Kopf vs.

Austria) in relazione agli artt.

8 (diritto alla vita privata e familiare), 12 (diritto di sposarsi), 14 (divieto di discriminazione) della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

Sentenza ambigua e interlocutoria: aperta all'evoluzione della società e attenta alla discrezionalità degli Stati.

Importantissima l'affermazione della dignità di famiglia per le coppie omosessuali.

Sempre più singolare la situazione dell'Italia.


"Matrimoni gay: Marilisa D'Amico commenta la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo" realizzata da Emiliano Silvestri con Marilisa D'Amico (professoressa).

L'intervista è stata registrata venerdì 16 luglio 2010 alle ore 16:13.

Nel corso dell'intervista sono stati discussi i seguenti temi: Austria, Convenzione Ue, Corte Costituzionale, Corte Europea Dei Diritti Dell'uomo, Diritti Civili, Diritti Umani, Discriminazione, Europa, Famiglia, Italia, Legge, Maternita', Matrimonio, Nizza, Omosessualita', Paternita', Societa', Ue, Unioni Civili, Unioni Di Fatto.

La registrazione audio ha una durata di 12 minuti.

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  • Marilisa D'Amico

    professoressa

    Ordinario di Diritto Costituzionale presso l'Università Statale di Milano La Corte Europea dei diritti dell'uomo doveva decidere sul ricorso n° 30141/04, (Schalk e Kopf contro Austria). I due cittadini austriaci, che si erano visti rifiutare l'unione matrimoniale, chiedevano se fosse contrario ai principi europei il mancato riconoscimento del diritto al matrimonio anche tra persone dello stesso sesso. I ricorrenti facevano riferimento in particolare agli artt. 8 (diritto alla vita privata e familiare), 12 (diritto di sposarsi), 14 (divieto di discriminazione) della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Nella sentenza del 24 giugno2010, la Corte di Strasburgo ha dato una risposta molto simile a quella della Corte costituzionale italiana. Da una parte - importantissima affermazione - ha riconosciuto la dignità e il valore di "famiglia" all'unione tra coppie dello stesso sesso. D'altra parte ha riconosciuto discrezionalità al legislatore statale: ha cioè negato che l'Austria abbia violato la normativa europea poiché ogni Stato può scegliere se introdurre l'istituto del matrimonio oppure inserire una diversa fattispecie, che comprenda il riconoscimento di diritti e doveri per coppie dello stesso sesso, sulla base della nozione di famiglia. Permane un margine di ambiguità: si riconosce che non devono sussistere discriminazioni tra coppie eterosessuali e omosessuali e, contemporaneamente, si consente ai singoli Stati di inserire nella legislazione qualcosa di diverso dal matrimonio per le coppie dello stesso sesso. Successivamente all'approvazione della Convenzione è entrata in vigore la Carta (di Nizza) dei diritti fondamentali dell'Unione Europea (pubblicata nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee il 18 dic 2000). Al capo II: "Libertà", nell' Articolo 9, dal titolo: "Diritto di sposarsi e di costituire una famiglia", la Carta di Nizza recita: "Il diritto di sposarsi e il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio". Si coglie in questo articolo la volontà di operare una equiparazione e far rientrare nel concetto di famiglia anche tutte le fattispeci nazionali relative a unioni tra persone dello stesso sesso. Molto importanti due affermazioni della Corte Europea: a) ritiene che l'art. 9 della Carta di Nizza debba servire da criterio interpretativo per leggere in senso evolutivo l'art. 12 della Convenzione. b) sembra sostenere che, qualora un numero maggiore di Paesi europei introducesse il matrimonio omosessuale, potrebbe essere ritenuto non più conforme ai principi europei il divieto di matrimonio tra persone dello stesso sesso. La pietra miliare di questa sentenza - così com'era successo con la sentenza 138/2010 della Corte Costituzionale italiana - è il riconoscimento alla coppia omosessuale della sua condizione di coppia. Rimane il problema di fondo: il riconoscimento del diritto al matrimonio, non semplicemente all'unione civile; Il raggiungimento di una uguaglianza piena (con i suoi riflessi, per esempio, sulla genitorialità) da parte di gruppo discriminato che fa del matrimonio un simbolo, per non sentirsi persone di serie b. La corte opportunamente ha fatto riferimento all'evoluzione della legislazione. In una sentenza del primo aprile, relativa a una questione di fecondazione eterologa, la Corte europea aveva fatto riferimento a un concetto di "famiglia europea" che è concetto ampio e diversificato, in cui non c'è più un modello unico. Dopo l'introduzione del trattato di Lisbona, e il recepimento della carta dei diritti fondamentali, la Corte europea dei diritti dell'uomo si trova a gestire, mentre aumenta la rilevanza delle sue decisioni, un difficile equilibrio. Lo spazio dei diritti europei viene lasciato ai giudici quando dovrebbe essere invece oggetto di una scelta politica. (L'ingresso di nuovi Paesi nell'Unione ha comportato arretramenti nelle decisioni sulle politiche di genere, cosa succederà quando giudici di questi Stati modificheranno la composizione delle attuali Corti?) Sempre più singolare la situazione dell'Italia, priva di un istituto che riconosca l'unione tra persone dello stesso sesso
    16:13 Durata: 12 min 49 sec