04 MAG 1999

Intervento di Emma Bonino, commissaria europea, sugli aiuti umanitari dell'UE in Kosovo

STRALCIO | - Parlamento Europeo - 16:38 Durata: 7 min 32 sec
A cura di Andrea Maori
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Registrazione video di "Intervento di Emma Bonino, commissaria europea, sugli aiuti umanitari dell'UE in Kosovo", registrato a Parlamento Europeo martedì 4 maggio 1999 alle 16:38.

Sono intervenuti: Emma Bonino (commissaria europea).

Tra gli argomenti discussi: Aiuti Umanitari, Bosnia, Burocrazia, Commissione Ue, Consiglio Europeo, Finanziamenti, Iv, Kosovo, Macedonia, Milosevic, Montenegro, Ong, Parlamento Europeo, Rifugiati, Rocard, Serbia, Stato, Unione Europea.

La registrazione video ha una durata di 7 minuti.

Questo contenuto è disponibile anche nella sola versione audio.
  • Emma Bonino

    commissaria europea

    Signor Presidente, credo sia la seconda o la terza volta che affrontiamo questo argomento. Iniziero da lei, presidente Rocard. Non so quale sia stato il grade di informazione degli Stati membri dell’Unione o di quelli che siedono nel Consiglio atlantico. Quello che io le posso dire è che la Commissione. almeno a livello urnanitario, cosi come tutte le agenzie umanitarie, non é stata informata dagli Stati mernbri, che pure siedono nei Consiglio atlantico oltre che nell'Unione europea, Nessuno è stato messo al corrente, informato di eventuali piani o di eventuali informazioni. Credo anzi che, dal punto di vista umanitario, si tratti di un problema di coordinamento. Onorevoli parlamentari, la generosità individuale, anche degli Stati membri, é una cosa sacrosanta ma rende il coordinamento quasi impossibile. E' molto diiffcile, anche per l'l-ICR, riuscire a organizzare centinaia di ONG, finanziate da donazioni private, oltre tutte le strutture dei quindici Stati membri, mobilitati a giusto titolo, oltre agli altri donatori dall’altra parte dell’Atlantico, più canadesi, norvegesi, giapponesi, eccetera. Il ruolo del coordinamento, vi assicuro, è molto facile invncarlo, un pò più difficile svolgerlo, anche perché ognuno, giustamente, ha anche l'esigenza della visibilità politica, su cui siamo tutti d’accordo. Alla fine ci sono, evidentemente, interessi che non coincidono. Come evitare la duplicazione degli aiuti, visto che quasi nessuno é informato di che cosa fanno gli Stati membri? Come evitare errori dovuti a generosità ma a poca esperienza? Difiicile, per esempio, informare, awertire o prevenire qualcuno di allestire campi dove non sono sostenibili perché nella fretta nessuno si consulta. Con questo intendo dirvi che non c'è a tutt'oggi, una forte limitazinoe di finanziamenti di progetti umanitari. C’é un grave limite di coordinamento, di disciplina e di scelte di priorità. Credo che da questo punto di vista il compito dell‘ICR, il nostro cioè, non sia dei piu facili. Un secondo punto che mi é stato chiesto. e sul quale stiamo lavorando, é il problema piu importante, quello cioé dello sheltering. E' vero che le cose piu visibili sono i campi in tragiche condizioni, ma gli onorevoli deputati devono sapere che la stragrande maggioranza dei deportati sono ospitati da famiglie poverissime albanesi o macedoni, come tutti sanno, e che uno dei maggiori sforzi che stiamo compiendo é l‘aiuto dato alle farniglie proprio per evitare l'insorgere di tensioni sociali e per evitare che, dopo un mese di accoglienza generosa, essi vengano cacciati creando problemi sociali. Un’altra attivité in cui siamo molto impegnati sono, soprattutto, i preparativi in vista dello scenario peggiore, cioé l'inverno. Almeno per una parte di questi rifugiati, quello che stiamo facendo è il recupero di case in mattone, di centri collettivi in modo da poter evacuare prima possibile la stragrande maggioranza dei deportati che si trovano sotto le tende e dar loro condizioni sanitarie, igieniche o, perlomeno, climatiche più accettabili. Vanno focalizzati anche altri tre elementi pericolosi da tenere in considerazione: il prirno è la Macedonia, per il problema politico che essa rappresenta. Tuttavia, pur coscienti del problema politico del governo macedone, credo che non sia accettabile e non lo sia stato in alcune occasioni l'atteggiamento del governo macedone alla frontiera nei confronti dei deportati. Credo che, pur comprendendo la sua difficoltà, una violazione delle convenzioni umanitarie non sia accettabile per nessuno. ll secondo elemento è il Montenegro. Ritengo che non vada dimenticato in questa sede che in Montenegro si trovano più di 70 mila deportati che sono delle vere e proprie bombe umane. Essi non sono i rifugiati che siamo abituati a conoscere, sono bensì deportati, sono delle bombe umane usate se, quando e dove decide Milosevic. E se decide d1 inviare una bomba umana di centomila persons contro il Montenegro, questo costituirà dawero anche un problema di destabilizzazione politica. Un altro aspetto che non va dimenticato riguarda la Bosnia che è già in una situazione cosi difficile, ha ricevuto cinquantamila rifugiati, questa volta serbi. ll terzo elemento su cui lavoriamo é rappresentato dagli sfollati serbi in territorio serbo, cui abbiamo proweduto con degli interventi specifici. Mi rechero di nuovo nei prossimi giorni nella regione, ma vi pregherei di aiutarci a trasmettere questo messaggio: oggi l'elemento fondamentale dell'aiuto umanitario é dato dalle scelte prioritarie, dalla disciplina e dal coordinamento, altrimenti temo che anche la grande generosità di tutti finisca in una grande confusione. Due ulteriori considerazioni, forse di ordine piu politico. Onorevoli colleghi, io credo che quando i nostri genitori hanno optato a favore della Comuunità europea, l’hanno fatlo per due ragioni: mai piu la guerra tra di noi e mai piu Auschwitz. Oggi dobbiamo scegliere tra queste due eventualità, perché escluderle entrambe non é stato possibile. Si chiede una soluzione politica. Bene, che cosa abbiarno fatto in questi ultimi dieci anni se non ricercare con Milosevic una soluzione politica? Anche troppo abbiamo fatto, a mio modestissimo awiso: da una conferenza all'altra, da una riunione diplomatica all’altra, da un incontro di Ginevra all’altro. Mi si consentira comunque che e meglio tardi che mai. Probabilmente e tardi - sono d’accordo che é troppo tardi ma basta far l'elenco da Osiek a Vukovar, da Sebrenica a Sarajevo, da Bihac a Tuzla e a quante altre vergogne, che non hanno trovato reazioni. Non e possibile dire che, siccorne non interveniamo ovunque, non interveniamo neanche sotto casa nostra. Credo che su questo sia ben chiaro quali siano le responsabilità, almeno delll‘Unione europea, di risolvere non tanto i problemi della Tasmania quanto quelli sotto casa nostra. Se non abbiamo neanche questo coraggio, se riteniamo che essere europei sia condividere una moneta comune, un pò di agricoltura e, perché no?, un pò di pesca ma non condividere questi valori, cioe il rifiuto della pulizia etnica almeno nel nostro continente, non ha piu neanche senso chiamarci europei.
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