15 GIU 2014
rubriche

Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella

RUBRICA | di Massimo Bordin - Radio - 17:00 Durata: 2 ore 2 min
A cura di Enrica Izzo
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Puntata di "Conversazione settimanale di Massimo Bordin con Marco Pannella" di domenica 15 giugno 2014 condotta da Massimo Bordin che in questa puntata ha ospitato Marco Pannella (presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito), Massimo Bordin (giornalista di Radio Radicale).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Politica, Radicali Italiani.

La registrazione video di questa puntata ha una durata di 2 ore e 2 minuti.

Questa rubrica e' disponibile anche nella sola versione audio.
  • Introduzione

    Massimo Bordin

    giornalista di Radio Radicale

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La situazione di guerra in Iraq torna sui media e le iniziative radicali degli scorsi anni sul Medioriente. La presenza del Dalai Lama in Italia. La situazione di Beppe Grillo e il successo a Livorno. Pannella dedica un commento iniziale alla presenza online dei Radicali: "Abbiamo siti dove si sfogano dei veri anti-Radicali, e hanno diritto di farlo visto che per ora manteniamo aperti i nostri siti a questo tipo di contributo"
    17:00 Durata: 6 min 55 sec
  • Pannella sulla visita del Dalai Lama in Italia: "So che non è affatto dispiaciuto del giudizio che do delle sue iniziative recenti: faranno data, come testualmente dico, non nella piccola cronaca di questo tempo, così come nel 1941 nessuno poteva immaginare che avrebbe fatto data il Manifesto di Ventotene. Non è un caso che non ho letto, anche da parte di grandi osservatori - tra virgolette - qualificati di politica internazionale, che abbiano mostrato di accorgersi di questa iniziativa che io ritengo faccia data". La risposta anti indipendentista del Dalai Lama da diffondere anche in Catalogna e Veneto

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Sul Dalai Lama: "Non sono andato e per il momento quindi non l'ho visto. Anche George Soros in questi giorni è a Roma e non è detto che io lo veda, nel senso che non ho urgenze. Sicuramente lo vedrò. Gli ho fatto un invito a che lui seguisse alcune cose, so che lo ha ricevuto e ne ho la testimonianza. Sto spesso fuori ed è vero che lui e sua moglie tutte le altre volte che li ho visti non sono mai stato io che ho atteso che loro si manifestassero, ma c'è questa abitudine che sono io che vado a trovarli e via dicendo. In questo momento non l'ho fatto ancora". "La visita del Dalai Lama va benissimo. Lui viene abbastanza spesso in Italia. Normalmente passa tra Bolzano e Trento perché, come noto, lo Statuto di quella regione è da ormai 5 anni un punto di riferimento verso Pechino e anche all'interno del dibattito. L'anno scorso è andato invece in Lucania dove sono andato, abbiamo fatto un comizio di fatto insieme. Adesso so che non è affatto dispiaciuto del giudizio che do delle sue iniziative recenti: faranno data, come testualmente dico, non nella piccola cronaca di questo tempo, così come nel 1941 nessuno poteva immaginare che avrebbe fatto data il Manifesto di Ventotene. Non è un caso che non ho letto, anche da parte di grandi osservatori - tra virgolette - qualificati di politica internazionale, che abbiano mostrato di accorgersi di questa iniziativa che io ritengo faccia data". La risposta anti indipendentista del Dalai Lama da diffondere anche in Catalogna e Veneto, secondo Pannella. "Trovo inaudito e ne sono addolorato, del fatto che solo io e noi Radicali cogliamo il valore di questa uscita del Dalai Lama, seguita da quella degli Uiguri, che qualche caratteristica di novità non sono io che me la invento". Il dialogo tra Pannella e Dalai Lama, dieci anni fa, sul futuro di Israele: "Lui oggi dice che vuole una Costituzione più democratica anche per gli Han, non solo per i tibetani, e quindi un qualche nesso, calcolando che poi l'anno scorso in Lucania nel comizio comune ci fu già un accenno da parte sua… Per cui non era sorprendente la coraggiosa posizione che ha preso. Lui allora mi disse: sono d'accordo in una prospettiva, quella radicale, ma temo che le immolazioni rischiano di aumentare visto che c'è questo senso di disperazione rispetto alla possibilità di avere un modo diverso di sperare con proposte diverse. In realtà quando lui ha fatto questa clamorosa scelta e l'ha annunciata, seguito da Rebiya Kadeer, mi dicono semmai che le immolazioni sono scomparse per due settimane". "Da parte cinese non ci sono state reazioni specifiche. Invece pare che sono io maniaco che questo fatto è un fatto nuovo per tutta l'area che chiameremmo 'Unpo', cioè quella dei popoli non rappresentati. E' un fatto. Non è come accadeva con Israele e Palestina in cui avevamo un partito o un partitello con questa posizione; qui è lui che ha una posizione nuova e che coinvolge sicuramente non solo i vietnamiti e altri, ma anche i mongoli e altri". L'ipotesi di "Stati Uniti delle Cine". "E' indubbio che la Cina, a livello millenario, è il nome prevalente di una buona parte di quella area dell'Oriente e anche delle popolazioni coinvolte. Lui conferma questa posizione, ne sono lieto: e mi risulta anche adesso che in qualche misura ci sono dei dissensi nell'area; il dissenso di un'altra componente religiosa di area buddista che si duole e denuncia che il Dalai Lama e i tibetani non consentono loro un'adeguata libertà di propaganda della loro setta e componente". "Mentre non si segnala nessuna manifestazione, né qui né in Tibet, sulla posizione del Dalai Lama che non vuole più l'indipendenza". "L'impostazione e la strategia radicale, non a caso ho evocato che il Dalai Lama era interessatissimo alla posizione del Partito sul Medioriente. Uno Stato comune ma con garanzie di libertà" che perfino alcuni palestinesi potrebbero non avere in un nuovo Stato palestinese
    17:06 Durata: 17 min 1 sec
  • La situazione mediorientale, la campagna radicale "Iraq libero" e il ruolo chiave dell'Iran nell'area. L'evoluzione iraniana "positiva" con l'elezione alla presidenza di Hassan Rouhani nel 2013 è stata "ritardata dall'aggressione americana", secondo Pannella. "Lo stesso Obama, non rendendo pubbliche le responsabilità di Bush", così come in Inghilterra il rallentamento dei lavori della Commissione Chilcot, hanno frenato - secondo Pannella - una normalizzazione. "Io credo che si sottovalutino i popoli, e non credo di essere un populista". "C'è da sperare che alla fine in Medioriente non prevalgano logiche che sono quelle più massimaliste, più nucleariste, e quest'altra roba. Certamente oggi questo pare confermarsi e si può attribuire più o meno a volontà diplomatiche di Obama o comunque a un assieme di altri fatti"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La situazione irachena. Pannella: "Voglio ricordare che già il seminario 'Bruxelles 1' era centrato proprio sul problema della ragion di Stato o ragion di Partito contro lo Stato di diritto e i diritti umani. Su questo Matteo Angioli è a Londra, ha avuto molti contatti, e avremo quindi adesso - non sappiamo se a luglio o a settembre - in occasione della pubblicazione degli atti, un rilancio con presenze anche scientifiche molto importanti e impegnate. Soprattutto Angioli è stato ed è ancora a Londra in questi giorni, credo, dove ha preso molti contatti, anche perché da due giorni, perfino in Inghilterra, sono venute delle reazioni di fronte alle dichiarazioni di Blair delle ultime 48 ore". "L'aggressione Bush-Blair è stata un fatto negativo rispetto alle possibilità di sviluppi civili e democratici all'interno del Medioriente". La connessione con la situazione iraniana e con l'evoluzione delle posizioni dei Curdi. "La posizione che ha prevalso nel mondo curdo, nelle sue varie componenti, è quella che potremmo dire 'democraticista', potremmo dire, perché si è posta all'interno della situazione iraniana: le posizioni più 'radicali' dei curdi hanno aiutato". "Emma ancora l'anno scorso diceva che il problema è che perfino i sunniti, che sono molto presenti, hanno dei riflessi interni che dovremmo vedere quali finiranno per prevalere". Sullo scontro tra Qatar e Arabia Saudita. L'evoluzione iraniana "positiva" con l'elezione alla presidenza di Hassan Rouhani nel 2013 è stata "ritardata dall'aggressione americana". "Lo stesso Obama, non rendendo pubbliche le responsabilità di Bush", così come in Inghilterra il rallentamento dei lavori della Commissione Chilcot, hanno rallentato - secondo Pannella - una normalizzazione. Il caso dei Mojahedin del Popolo e la loro interlocuzione coi Radicali. "Io credo che si sottovalutino i popoli, e non credo di essere un populista. Quando a un certo punto il popolo iraniano ha a che fare con Obama che continua a coprire al 100 per cento l'operato di Bush e Blair, non consente nemmeno agli americani di conoscere i documenti…". "C'è da sperare che alla fine in Medioriente non prevalgano logiche che sono quelle più massimaliste, più nucleariste, e quest'altra roba. Certamente oggi questo pare confermarsi e si può attribuire più o meno a volontà diplomatiche di Obama o comunque a un assieme di altri fatti". "Uno scetticismo rispetto alle evoluzioni politiche dell'Iran è doveroso fino a un certo punto, ma è stato anche un alibi criminale e delinquenziale che non è emerso perché né in Inghilterra né negli Stati Uniti la verità è venuta fuori su quella politica di aggressione, avvenuta grazie al tradimento dei due Governi ai danni dei loro Parlamenti. Questo indebolisce sicuramente le potenzialità di scelta verso il mondo democratico, non solo dei popoli iraniani ma anche dei governanti iraniani". Ragionamenti sull'evoluzione politica iraniana, da Mossadeq (primo ministro iraniano dal 1951 al 1953) a Khomeini (Guida Suprema dell'Iran dal 1979 al 1989). "Adesso anche quelli che erano assolutamente scettici sulla possibilità di una evoluzione endogena iraniana, in definitiva opposta a quella che l'aveva contraddistinta negli ultimi due decenni, beh questa non è adeguatamente aiutata dall'immagine degli Stati Uniti e di Obama. Ma credo che sia serio, e in questo anche Washington è d'accordo, cercare di vedere se la contraddizione iraniana rispetto a posizioni estremistiche e anti americane possa prevalere". Ancora sui Mojahedin del Popolo e sul Qatar. La dissoluzione del nazionalismo laico arabo
    17:23 Durata: 48 min 22 sec
  • Ancora sul metodo non indipendentista proposto dal Dalai Lama: "Devo dire che il fatto che io ritenessi possibile questa assunzione rivoluzionaria di posizione - poi vedremo quanto peserà - del Dalai Lama e anche di Rebiya Kadeer, beh devo dire che noi forse avremmo potuto di più col Governo Letta. Avremmo potuto lasciare meno isolati i nostri vietnamiti. Purtroppo devo dire che li si è persa una necessità umana, con i nostri, ivi compreso il cambogiano con cui comunque i rapporti restano buoni". "Come Partito, ho un po' risentito di questa mancanza di fiducia verso i nostri compagni un po' 'sgheciati' vietnamiti, cambogiani…"

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La situazione israeliana e la perdita progressiva di potere del premier Benjamin Netanyahu secondo Pannella: "Per questo ho fiducia che questa 'cosettina' del Dalai Lama, questa impostazione per cui 'voglio una Costituzione democratica' pure per il nemico, in realtà se riesco ad andare a Barcellona come Partito, andrò a dire: scusatemi, certo è una vergogna, con le nostre e le vostre tradizioni, è il Dalai Lama che ci indica la strada. Che cazzo volete l'esercito catalano? Perché la posizione storica nostra radicale non è mai stata aperta a tutto. Abbiamo sempre cercato di guardare il possibile. E devo dire che il fatto che io ritenessi possibile questa assunzione rivoluzionaria di posizione - poi vedremo quanto peserà - del Dalai Lama e anche di Rebiya Kadeer, beh devo dire che noi forse avremmo potuto di più col Governo Letta. Avremmo potuto lasciare meno isolati i nostri vietnamiti. Purtroppo devo dire che li si è persa una necessità umana, con i nostri, ivi compreso il cambogiano con cui comunque i rapporti restano buoni". "Come Partito, ho un po' risentito di questa mancanza di fiducia verso i nostri compagni un po' 'sgheciati' vietnamiti, cambogiani…". La parabola di Demba Traore, eletto segretario del Partito Radicale nonviolento, transnazionale e transpartito, e le sue scelte errate secondo Pannella
    18:12 Durata: 6 min 12 sec
  • Pannella sull'operato di Renzi: "Oggi ritengo che perfino adesso il grande leader, il presidente del Consiglio, segretario del Partito e presidente di non so che cosa, in realtà tenta di fare anche cose specifiche ma consistenti, anche positive. Stasera io ricomincio e cerco di dare una mano: il problema fondamentale di un salto di qualità, direi 'propagandistico' e 'indennitario', dell'Italia – che oggi continua a essere 67esima al mondo per fiducia che gli fa il mondo imprenditoriale – è un'operazione che va compiuta. Se si individuasse qual è la causa principale per cui siamo inchiodati a questa situazione maledetta": "Se noi difendiamo il Terzo Stato italiano, finalmente, è l'unico modo per risolvere anche il problema del lavoro finalmente". La proposta radicale degli anni 80 di una delocalizzazione incentivata delle imprese in Nord Africa; i rapporti con Berlinguer

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    Sulla situazione italiana e in particolare sulla situazione del presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Pannella: "Adesso pare che anche i grillini si stanno convincendo che bisogna avere buoni rapporti con questo qua", cioè con Renzi. "Sono contento di avere, prima ancora con il Governo Letta, detto che fosse importante la continuità di Governo. Non di quello, ma che non si ignorasse quanto a qualsiasi Governo occorre dare un tempo perché riesca a fare il 30 o 50 per cento di quanto sta tentando di fare. Perciò dissi: [a fronte di] qualsiasi cosa che comporti la crisi di Letta, ero d'accordo invece che occorresse continuità di Governo, pur senza simpatie eccessive. Oggi ritengo che perfino adesso il grande leader, il presidente del Consiglio, segretario del Partito e presidente di non so che cosa, in realtà tenta di fare anche cose specifiche ma consistenti, anche positive. Stasera io ricomincio e cerco di dare una mano: il problema fondamentale di un salto di qualità, direi 'propagandistico' e 'indennitario', dell'Italia – che oggi continua a essere 67esima per la fiducia che gli fa il mondo imprenditoriale – è un'operazione che va compiuta. Forse per questo cercherò di parlare con Soros domani o dopodomani. Se si individuasse qual è la causa principale per cui siamo inchiodati a questa situazione maledetta": "Se noi difendiamo il Terzo Stato italiano, finalmente, è l'unico modo per risolvere anche il problema del lavoro finalmente". La proposta radicale degli anni 80 di pianificare una "delocalizzazione" delle imprese italiane nei Paesi mediterranei del Nord Africa. Le critiche al ministro degli Interni, Alfano, "esposto a tutte le tentazioni demagogiche". A oscurare le proposte radicali sulle delocalizzazioni "ha giocato l'antidemocrazia italiana. Io non sono riuscito mai una volta ad avere un dibattito su questo e su tutte le altre cose che avevamo intuito. Il riflesso è stato: questo e questi sono riusciti a convincere la base cattolica, e quello che conta di più anche la base comunista, delle loro posizioni. Malgrado ci fossero Ruini e un Berlinguer diverso da come lo immaginano oggi. Se avessi potuto parlare, avrei raccontato una cosa molto bella di Berlinguer. Ma quale? Quando lui, con io militare, mi riceve perché stavo facendo lo sciopero della fame, mi riceve su a Botteghe Oscure. Un pochettino giocava il fatto che ero particolarmente magro e mi dice: ma tu cosa vuoi da noi? Io dissi: una sola cosa, dimenticati della Udi, la vostra Unione delle Donne; mi basterebbe che tu annunci adesso - era aprile, maggio - che alla ripresa della nuova legislatura proporrete una vostra cosa sull'aborto". "Lui a un certo punto mi guarda e dice: andiamo. Andiamo nella stanza di lavoro, dove ci aspettava tutto il suo stato maggiore, e lui annuncia: mi sono convinto che in effetti sia opportuno che noi annunciamo ora che presenteremo sull'aborto un nostro progetto. Un fatto di importanza enorme. Solo Enrico poteva accettare di fare una cosa del genere, perché conoscevo gli altri che erano a quel tavolo, persone come Romano Ledda…". Le lettere di Togliatti appena raccolte in un libro e il suo atteggiamento verso il giornalismo liberale. La presentazione del libro di Esmail Moades mercoledì 18 giugno, al Partito Radicale, organizzata da Nessuno Tocchi Caino con la presenza dell'ex ministro degli Esteri Giulio Terzi
    18:18 Durata: 17 min 25 sec
  • L'informazione e la censura dei Radicali: "Dobbiamo stare attenti, perché ci siamo abituati a essere cancellati dalla vita politica del nostro Paese". I dati sugli ascolti "consentiti" agli italiani: "Da 20 anni il nostro ascolto è uguale a zero". Il confronto con Beppe Grillo. "Abituarsi può essere letale non solo e non tanto per noi, ma per la realtà italiana". Indro Montanelli e i Radicali

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    L'informazione e la censura dei Radicali. L'appello di Nenni, Parri e "tutto quello che c'era in Italia in quel momento di prestigioso, escono fuori con una dichiarazione: non è possibile che Pannella faccia lo sciopero della sete, quando il problema che i Radicali pongono è fondamentale". "Quell'appello determinò un tale sconvolgimento, anche all'interno della Rai, per cui entrarono in Parlamento non solo i Radicali ma anche Lotta Continua e altri. Era il 1976. Questo per fare un confronto con l'Italia di oggi. Perché dobbiamo stare attenti, perché ci siamo abituati a essere cancellati dalla vita politica del nostro Paese". I dati sugli ascolti "consentiti" agli italiani: "Da 20 anni il nostro ascolto è uguale a zero". Il confronto con Beppe Grillo. "Abituarsi può essere letale non solo e non tanto per noi, ma per la realtà italiana". Matteo Renzi? "Io in questo momento non ho nessuna fiducia, e devo dire anche pochissima simpatia, nella persona. Perché la persona sono anche le cose alle quali crede. La sua storia. Io vorrei dire a molti che si ritengono eredi nati del grande giornalista di destra, Indro Montanelli, a cominciare da Travaglio. Devo dire che ho riflettuto: quando passo sotto dove lui è stato l'ultimo anno, ci passo apposta e guardo quella finestra. Devo riconoscere in Feltri, a volte, davvero, cose che ricordano il meglio - anche - di Indro Montanelli. Rispetto per esempio alle nostre lotte sulla giustizia e sul diritto lui ha preso posizioni sicuramente… Se fosse dipeso da lui, il povero Silvio non si sarebbe fatto chiavare come si è fatto chiavare. Se adesso stessimo per tenere i 12 referendum (quelli radicali su giustizia e diritti civili, ndr) sottoscritti da Silvio Berlusconi, quando disse 'd'accordo anche sulla continuità del Governo Letta da tenere presente', che cosa succedeva a questa sinistra? Una sinistra che Renzi pubblicamente aveva rifiutato di firmarne anche uno solo? E con tutto quello che lui dimostra rispetto al problema posto dalla Cedu, dal Presidente della Repubblica, cioè di dare valore ai valori, tra cui il diritto". Pannella risponde a Renzi che dice "il popolo mi ha fatto fiducia": "Sono 8 milioni su 50 milioni di elettori. L'80 per cento degli elettori non l'ha votato". "Uno che riesce, nella situazione di disinformazione che c'è, a prendere il 18-20 per cento degli elettori… Nessuno glielo dice! Quando si sente il 40 per cento… E' importante dire: sì, certo, tu sei andato bene, ma nel momento in cui non sono andati a votare in tanti". Ancora sulla questione giustizia e su quanto sia necessario per far compiere un salto di qualità all'Italia anche agli occhi degli investitori mondiali: "Mi auguro che ancora una volta come Radicali riusciremo a consentire al nostro avversario presidente del Consiglio di avere un successo che poi sicuramente, se ci sarà, non sarà attribuito a noi. Perché non si può aspettare ulteriormente"
    18:35 Durata: 18 min 35 sec
  • Conclusioni

    Marco Pannella

    presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito)

    La giornalista francese Marcelle Padovani e il giudice Giovanni Falcone. Pannella: "Lei sale sull'aereo e trova Falcone e me. Perché è noto, credo, che non mi detestasse. Tutt'altro. Io ricordo anche di cosa parlammo. Adesso la Padovani scrive: c'era anche Pannella che andava a dare la tessera onoraria a Michele Greco. Quindi questa cosa viene fuori. Io invece so che Falcone, se andavo a dare la tessera… Lei accusa questo Pannella che porta la tessera d'onore al capo della mafia. E Pannella ci va accompagnato da Falcone. E lei non riesce a parlare con Falcone che è infastidito da Pannella". Bordin rileva tutti gli errori di fatto scritti dalla giornalista francese. Ad aver preso la tessera radicale, sua sponte, per esempio, era Pippo Calò. "Vorrei dire una cosa a Marco Travaglio - dice Pannella - visto che anche lui è stato allievo ed è nato con Montanelli. Vorrei ricordare che Indro Montanelli, nei due anni prima di morire, a più riprese aveva anche scritto testualmente: con Pannella, con questi Radicali, sento aria di bucato. Una volta gli telefonai e gli dissi: ma sei proprio un frocione! Perché scrisse: se posso augurarmi di riposare in pace, è potermi riposare accanto a questo qua. Dove 'questo qua' ero io. Io gli dissi: ma sei un frocione, adesso vuoi stare con me nell'eternità?!". "A volte per lui importava la storia e la vita della gente. Lui individuava, conoscendoci bene come fumatori, drogati e froci e tutte le altre cose, per lui era importante giudicare le cose gravi dalla vita, dal tempo, non da una cosa o dall'altra". "Grazie Indro Montanelli", conclude Pannella
    18:54 Durata: 7 min 43 sec