26 GEN 2026
intervista

Il mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri Paleotti

INTERVISTA | di Ada Pagliarulo - RADIO - 11:26 Durata: 24 min 23 sec
A cura di Simone Sapienza
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Fmi e Banca Mondiale rivedono al rialzo rispetto alle precedenti previsioni, i dati sulla crescita globale.

In entrambi i casi se ne enfatizza la 'resilienza' e la 'stabilità', malgrado il clima di incertezza generato dalle politiche protezionistiche di Trump.

Ma a leggere bene gli outlook, i rischi si intravvedono ed è utile guardare agli effetti che i dazi potranno avere in un futuro non troppo lontano.

Certamente l'economia mondiale dimostra resilienza, con una crescita prevista per il 2026 intorno al 3,3 per cento.

E altrettanto buoni sono i dati dell'economia Usa e della Cina.

Ma gli shock
geopolitici possono avere tempi diversi per produrre i loro effetti.

A contenere l'impatto delle tariffe trumpiane è la loro diversificazione, poiché sono diversi per merce, per settore, per Paese.

Finora sono state le imprese statunitensi a pagarne gli effetti: hanno compresso i loro profitti, ma prima o poi i dazi di scaricheranno sui consumatori, provocando un rialzo dell'inflazione.

A contribuire alla crescita Usa sono soprattutto i grandi investimenti nell'IA, che hanno provocato un boom borsistico.

Ma solo il 10 per cento degli americani possiede azioni delle grandi compagnie tecnologiche.

Timori per l'esplosione di una bolla Ai.

Ma se pure non avvenisse, una pur modesta correzione dei titoli provocherebbe un calo degli investimenti tecnoligici, della crescita Usa e di conseguenza di quella mondiale.

Inoltre il settore manufatturiero Usa non cresce e l'occupazione diminuisce.

Anche nel caso cinese, la crescita si attesta intorno al 5 per cento e quindi sembrerebbe che l'impatto dei dazi non ci sia stato.

Ma in realtà è sempre l'export a tenere in piedi l'economia: solo che le merci cinesi, trovando l'ostacolo delle tariffe negli Usa, sono dirottate verso altri mercati, come l'Ue, l'America Latina e i mercati asiatici.

Agli Usa servirebbero politiche caute, che sono lontane dalla mentalità di Trump.

Una politica monetaria prudente, seguendo le diretttive della Federal Reserve di cui va salvaguardata l'indipendenza; evitare tagli delle imposte; tenere sotto controllo il deficit; mettere un freno alle politiche protezionistiche dei dazi, peraltro minacciati e applicati in modo erratico, generando incertezza.

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