La registrazione audio di questa puntata ha una durata di 5 minuti.
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Rubrica
Dibattito
16:00
09:30
10:00 - Viterbo
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critico letterario e scrittore
Buongiorno da critica militante uscito da del G un testo di Curzio Malaparte
Giornale di uno straniero a Parigi curato ottimamente da Michelangelo fagotti Monica Zanardo testo scritto tra il mille novecentoquarantasette il quarantotto in gran parte in un francese in puro steso alla brava in quella Parigi dove Malaparte mancava da quattordici anni anni dell'esilio in Italia chi definisce con una delle sue cupezze in un cito miserabile paese di schiave in cui non si dorme mai al sicuro anni di carcere
Di confino per lui di guerra e di equivoci
La Francia per Malaparte diventata casa nel mille novecentoquattordici nella sua adolescenza di volontario della Grande Guerra ma forse è il caso per tutti almeno Parigi con quell'odore qui definito tiepido di pane tostato che anche noi conosciamo eppure muovendosi tra salotti teatri periferie Corso si accorge che qualcosa di essenziale è cambiato umiliati dalla recente occupazione ai francesi o sembrano parti cipolle oppongono troppo arrogantemente la resistenza
Ma la parte sostiene che in realtà il ma chi non riscatta l'onta del mille novecentoquaranta ma continua la guerra del mille novecentoquaranta contro i tedeschi
I combattenti dice sono stati gli stessi solo diversità e questa idea riecheggia l'esordio di viva Caporetto
Però anche lui si accorge che la vecchia Francia e travolta ma da una folla piccolo borghese di cui Sartre e la maschera maschera filosofica
Che in metropolitana non si ferma nemmeno di fronte a cicale ho l'impressione scrive di essere un francese perduto in una folla di stranieri un'altra utenza
Questa folla però gli sembra insieme un'altra razza in cui il nutrimento materiale ideologico ha mutato i lineamenti consueti la razza marxista che pure lo seduce
La sua vera crociata si concentra sul Cartesio n-esimo che ha tolto la magia la Francia sulla crudeltà come effetto della metafisica in particolare tedesca ma Curzio sa anche che esiste un'altra crudeltà più sua
Quella che viene dagli uomini dalla coscienza di dover morire
Ed a loro piacere nel provocare e consolare la sofferenza e a proposito di ciò che tocca più da vicino si trova lì continua a respingere l'accusa di collaborazionismo
Con compiacimento al solito descrive la figura orgogliosa che gli capita di fare negli altri incontri interlocutori invariabilmente più Greppi si tratti di Mauriac perfino di carne
In soldoni ancora quello del frondista e nei giornali risaltano anche altri suoi tratti tipici anche qui Curzio rivela francesi e polacchi chi sono davvero anche qui tutti i grandi personaggi a partire da Roosevelt sono malati o folli anche quei dittatori hanno un aspetto sterminio i ritratti delle amiche sono beni riflessi noto ritratto anche qui l'autore sovrappone alla Storia maiuscola la sua storia personale in questo senso sottolinea l'affinità concerto primo anche qui trionfano la cristologia decadente l'anima di trazione meccanica dei personaggi le anfore che fanno scivolare a poco a poco le analogie proprio più crude in una sorta di Menia sonnolenta lo scarta faccio del giornale è un ponte tra Caputo e la pelle
Il libro di lì a poco uscito in Francia lo si riscontra da parecchie scene tra l'altro dal ritorno del conte de Fuksas in un raccontino che è una beffa macabra
Nelle loro note in appendice fagotti e Zanardo sottolineano che il giornale si assottiglia via via che Malaparte registra il fallimento del suo tentativo di rilancio pubblico Oltralpe
Respinto a Parigi a Parigi come a Roma il poligrafo tornerà in Italia quest'opera insomma non è autonoma cosa che però in una certa misura vale per tutto ma la parte ed ecco il problema
Critico che ci viene incontro secondo me fin dalla bozza di prefazione un giornale dice l'autore non è una mera raccolta di notte ieri si chiama deve avere la logica di un racconto
Che Curzio sovrappone voi alla logica della vita teatralmente ecco sono tutti questo aggiustamento come dimostra esemplarmente rapire ricordo racconto sul mille novecentotrentotto rischia anche di fargli perdere insieme la verità documentari la verità poetica in nome di un arrotondamento retorico che scorre troppo ligio questa prosa fin troppo armoniose lottizzata dall'orrore risulta meno stucchevole se tradotta in una lingua straniera come osservò la Capria davanti agli elogi eccessivi radicati da Kundera alla pelle purtroppo oggi mi sembra che sia proprio
L'arrotondamento retorico un po'falso di Malaparte a sedurre la nostra cultura così come la falsa onnipotenza dei suoi alter ego mai colti di sorpresa dalla realtà invece sempre fin troppo pronti
A dominare la con un motto di spirito anche per questo forse mi sembra così liberatore invece l'auto ironia di un appunto preso a Chamonix cito
Salvo il breve romanzo la teleferica macchinista mi chiede lei e lo scrittore italiano che abita al via Scelli è vero
Sì rispondo come va in Italia non c'è male più o meno come qui ci sono scioperi rivolte la vita è cara la confusione è massima ma ne usciremo il popolo italiano buonsenso proprio come il popolo francese
E qui l'uomo ribatte non si tratta di questo
Vorrei sapere come vanno in Italia le teleferiche a risentirci venerdì prossimo
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