Il vertice di Pechino apre con Xi che cita la trappola di Tucidide, il concetto di Graham Allison sulla guerra tra potenza dominante e potenza emergente, ma l'invito è alla cautela: "Questo rapporto è un rapporto in divenire che andrà visto sul medio lungo periodo.
"La chiave è l'asimmetria temporale tra i due leader.
Trump ragiona a orizzonte mid - term, Xi guarda al 2050.
Il punto di convergenza, per ora, è l'Iran, dove entrambi hanno … bisogno di sbloccare la situazione.
Trump per poter dire di aver ottenuto risultati, Pechino perché "di quel petrolio ha bisogno".
L'Europa resta ai margini: l'accordo sugli investimenti con la Cina è congelato, e mentre Macron, Starmer, Merz e Sanchez si sono tutti recati a Pechino negli ultimi mesi, Meloni non va in Cina dal luglio 2024.
Sul fronte europeo, la fine dei veti di Orbán è un passo avanti, ma "cade anche un alibi." Lo dimostra il caso delle sanzioni ai coloni israeliani approvate questa settimana.
"Orbán era evidentemente in parte un disturbatore, ma era in parte anche un alibi," perché la minoranza di blocco sull'accordo di associazione UE - Israele si forma facilmente anche senza Budapest, con Germania e Italia più altri due paesi.
Sul Regno Unito, la crisi di Starmer va inquadrata in una cornice più lunga.
Sei primi ministri tra il 2016 e il 2026, gli stessi di un quarantennio precedente.
Il bipartitismo si sgretola su più fronti: Farage a destra, i Verdi di Polanski a sinistra, i partiti indipendentisti che guidano tre parlamenti regionali su quattro.
E il paradosso finale: "Chi ottiene grandi successi è chi la Brexit l'aveva proposta e non aveva mantenuto le promesse", un meccanismo che ricorda il ritorno di Trump dopo il primo mandato.
Quanto ai Verdi di Polanski, i quotidiani britannici li descrivono come "verdi che non parlano di ambiente": i loro successi sono stati ottenuti su temi di politica estera e sulla critica a Israele, con un elettorato giovane e urbano.
Un partito che assomiglia alla France Insoumise di Mélenchon più che alla tradizione green di Caroline Lucas.
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