Oikonomia
Buongiorno gli scrutatori perché oggi ci occupiamo della sentenza con cui la Consulta ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di una norma del decreto salva Italia approvato dal Governo Monti nel due mila undici
Norma con la quale era stata bloccata la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici in base all'inflazione
Per gli anni due mila dodici e due mila tredici escludendo soltanto i trattamenti che erano fino a tre volte la pensione minima di circa cinquecento euro mensili
La decisione della Consulta in attesa di milioni di pensionati di vedersi rimborsati mancati adeguamenti negli scorsi anni hanno causato un problema non da poco per il Governo
Già oggi in Consiglio dei Ministri si discuteranno le misure necessarie per rispettare la sentenza anche se l'esecutivo ha fatto capire che il rimborso non sarà generalizzato intenderà escludere gli assegni pensionistici molto più alti del minimo
Ieri il Presidente del Consiglio Matteo Renzi annunciato infatti che dal primo agosto quattro milioni di pensionati riceveranno più o meno cinquecento euro a testa e ha aggiunto scriveremo una nuova norma rispetto al blocco dell'indicizzazione
Che restituirà a una parte dei pensionati una parte dei soldi chiuse virgolette
Il premier pure fatto capire che le risorse necessarie per finanziare questo rimborso verranno per un ammontare di circa due miliardi dalla somma che l'esecutivo aveva pensato finora di poter utilizzare per il contrasto alla povertà
Un'affermazione quest'ultima che rimanda ancora una volta la questione redistributive soprattutto generazionale collegata al dossier tensioni in Italia
La scorsa volta abbiamo ricordato le antiche critiche del Premio Nobel Franco Modigliani un sistema previdenziale come il nostro cosiddetto a ripartizione in cui i lavoratori di oggi pagano i contributi non per se stessi quando diventeranno inattivi materie attuali inattivi
Con un'operazione di evidente trasferimento intergenerazionale il reddito dei giovani di oggi diventa un reddito per i più anziani di oggi
Modigliani preferiva un sistema capitalizzazione invece con i contributi dei lavoratori di oggi che si accumulano per costituire un capitale che poi viene investito dall'organismo pubblico nelle proposte del Nobel scomparso nel due mila tre
Che può generare il reddito necessario per il momento in cui i giovani saranno invecchiati
Il fatto che oggi i ragazzi si dica costretto a pagare i rimborsi e i pensionati con i soldi accantonati per combattere la povertà fa presagire un aggravamento dello squilibrio generazionale del welfare italiano
Come se non bastasse il sistema di finanziamento attuale delle pensioni la Banca d'Italia infatti nella sua indagine più recente sui bilanci delle famiglie italiane
Ci ha ricordato che tra il due mila dieci del due mila dodici quindi già durante la crisi il reddito equivalente si è ridotto per tutte le classi di età tranne per coloro con più di sessantaquattro anni per i quali è rimasto sostanzialmente invariato
Si conferma dunque scrive la Banca d'Italia anche in questa rilevazione il trend relativamente più favorevole le classi anziane
Dal mille novecentonovantuno al due mila dodici il reddito equivalente degli individui anziani sale in termini relativi dal novantacinque al centoquattordici per cento della media generale
Anche per coloro che hanno fra cinquantacinque sessantaquattro anni la posizione relativa migliora più diciotto punti percentuali
Nelle classi di età più giovani invece conclude Banca d'Italia il reddito equivalente diminuisce significativamente rispetto alla media generale in particolare il calo di circa quindici punti percentuali per le persone tra diciannove e trentaquattro anni
E dodici punti percentuali per quelli tra i trentacinque e i quarantaquattro anni chiuse virgolette
Pur rispettando il parto in toto la sentenza della Consulta non si rischia di aggravare ancora questa tendenza secondo molti è così e tra questi c'è Sandro Brusco economista della Stone i buchi nella rete che sul blog non è solo l'America ha proposto alcune strade per correggere il tiro
Innanzitutto Brusco ipotizza di ricalcolare gli assegni pensionistici in essere con lo stesso criterio che si utilizza oggi cioè il criterio contributivo
Ancora con la riforma Amato nel novantadue infatti il beneficio pensionistico veniva calcolato partendo dalla media delle retribuzioni più alte ricevute nella vita lavorativa
Con la riforma Dini del novantacinque in modo graduale poi in maniera radicale con la riforma Forneria invece l'assegno pensionistico è commisurato i contributi versati lungo l'arco della vita attiva
Ricalcolare oggi tutte le pensioni in essere con questo secondo criterio potrebbe comportare la riduzione di alcuni assegni pensionistici
I risparmi secondo Brusco dovranno essere usati per abbassare le tasse sul lavoro e impresa una seconda ipotesi è quella di modificare l'IRPEF riducendo le detrazioni per i redditi da pensione aumentando le detrazioni per i redditi da lavoro dipendente e lavoro autonomo
Infine Brusco ipotizza una ridistribuzione indiretta mediante cambiamento del mix fiscale e fa l'esempio dell'IdV che per come è attualmente strutturata è una tassa sul possesso degli immobili
Per la determinazione dell'ammontare dell'imposta scrive Brusco e irrilevante se il proprietario lo acquisito questi immobili accendendo un mutuo che sta ancora pagando o se invece non ha debiti che gravano su di esso
Si potrebbe cambiare l'imposta rendendola un'imposta sulla ricchezza netta legata all'immobile determinando la base imponibile come data dal valore dell'immobile meno il valore del mutuo che il proprietario deve ancora pagare
Dato che le classi di età più anziane hanno debiti nettamente inferiori a quelli delle classi di età più giovani questo cambiamento provocherebbe in media uno slittamento della pressione fiscale nei più giovani gli anziani
Più in generale dunque mutamenti del sistema fiscale che riducono i contributi sociali risultano maggiormente favorevole lavoratori
Sono tutte ipotesi che cercano di ristabilire un minimo di giustizia intergenerazionale un tema sollevato fra i primi dall'economista inglese Arthur Cécile Ticu
Nato nel mille ottocentosettantasette scomparso nel mille novecentocinquantanove conosciuto per il suo impegno in quella che è stata definita economia del benessere
Scriveva nel mille novecentotrentadue APQ c'è un ampio accordo sul fatto che lo Stato debba proteggere in qualche misura gli interessi del futuro contro gli effetti delle nostre preferenze irrazionali a favore di noi stessi a discapito dei discendenti
E chiaramente compito del Governo che il garante delle generazioni di non nati come pure dei suoi attuali cittadini sorvegliare e se necessario legiferare
Per difendere le risorse naturali e finite in un Paese contro una sconsiderata spoliazione
Grazie dell'ascolto da Marcovalerio Loprete la pubblico i Comuni attorno a lunedì prossimo nel frattempo su Twitter cautele Marcovalerio lp















